Nuovo sito web? Ecco come dovrebbe essere la tua SEO strategy

Se, fino ad alcuni anni fa, l’acronimo SEO era noto quasi esclusivamente agli addetti ai lavori (ossia ai marketer), la sua definizione e la sua importanza in una strategia di marketing sono oggi almeno familiari anche alle aziende che si trovano a strutturarla (o richiederla!). La Search Engine Optimization è infatti fondamentale per garantire che un sito web sia visibile sui motori di ricerca e possa intercettare correttamente gli utenti che cercano specifici servizi, prodotti o informazioni

Sintetizzando quanto più possibile, la SEO è l’insieme delle pratiche finalizzate a ottimizzare un sito web per i motori di ricerca – come Google, Bing o Yahoo, solo per citarne tre – al fine di migliorare il posizionamento delle sue pagine tra i risultati di ricerca organica (ossia la SERP, Search Engine Results Page), che vengono visualizzati quando un utente effettua, appunto, una ricerca. 

La SERP mostra una lista di link organici, annunci pubblicitari, snippet in evidenza, elementi multimediali e altre informazioni rilevanti correlate alla query di ricerca dell’utente. È dunque il principale punto di contatto tra gli internauti e i risultati delle ricerche online, e gli algoritmi dei motori di ricerca determinano quali risultati vengono visualizzati e in che ordine.

Perché la SEO è imprescindibile per qualunque sito web.

Perché la SEO è imprescindibile per qualunque sito web

I motivi per cui la SEO è assolutamente indispensabile per il successo di un sito web sono diversi. Il primo è naturalmente legato alla visibilità online: dal momento che la maggior parte del traffico sul web è generata attraverso i motori di ricerca (a tal proposito, dai un’occhiata a questo report di HubSpot), un posizionamento ottimale aumenta la visibilità del sito e amplifica la possibilità di essere trovati da utenti interessati.

Il secondo è connesso a fiducia e credibilità: gli utenti tendono infatti a fidarsi di e ad affidarsi a siti web che appaiono tra i primi risultati di ricerca, percependoli come più autorevoli e attendibili (Backlinko segnala che i siti in prima posizione hanno addirittura dieci volte più probabilità di ricevere un click rispetto a quelli posizionati in decima posizione). Inoltre, un buon posizionamento SEO aumenta significativamente il traffico organico verso il sito, e con esso le opportunità di conversione e raggiungimento degli obiettivi di business prefissati.

Il fattore della competitività dovrà anch’esso essere tenuto in considerazione: in un panorama digitale sempre più affollato e agonistico, la concorrenza per l’attenzione degli utenti è infatti molto alta. La SEO permette di competere efficacemente, garantendo al sito web una visibilità e una presenza online costanti e rilevanti, soprattutto sul medio-lungo periodo.

Infine, non dimentichiamo la user experience: la SEO non riguarda solo l’ottimizzazione dei motori di ricerca, ma anche l’ottimizzazione dell’esperienza degli utenti sul sito web. Migliorare la navigabilità, la velocità di caricamento delle pagine, la struttura dei contenuti e la loro qualità contribuisce a migliorare il modo in cui i visitatori fruiscono il sito.

Sintetizzato in passaggi sequenziali, questo processo può essere illustrato come segue:

  • Analisi preliminare della situazione di partenza: è prima di tutto importante comprendere la situazione attuale del sito web, valutando la sua performance SEO, identificando eventuali problemi o criticità e analizzando la concorrenza per individuare “dos” e “don’ts” che potrebbero rivelarsi interessanti a livello strategico.
  • Definizione degli obiettivi: sarà poi necessario stabilire gli obiettivi specifici che si vogliono raggiungere con la strategia SEO. Essi possono includere il miglioramento del posizionamento esistente, l’aumento del traffico organico con finalità di brand awareness, la generazione di lead, la massimizzazione delle possibili conversioni, il presidio del mercato rispetto a specifiche parole chiave e altro ancora. 
  • Ricerca delle keyword: uno dei pilastri fondamentali della SEO è la ricerca delle parole chiave. Questo processo consiste nell’identificare le parole e le frasi più rilevanti utilizzate dagli utenti durante le ricerche online relative al settore di riferimento del sito web.
  • Ottimizzazione on-page: riguarda l’ottimizzazione dei singoli elementi delle pagine web, come il contenuto, i titoli, le meta description, le URL e le immagini, al fine di renderli più pertinenti e rilevanti per le parole chiave target.
  • Ottimizzazione off-page: oltre all’ottimizzazione on-page, è sempre importante lavorare anche sull’ottimizzazione off-page, che comprende attività esterne al sito web come la costruzione di link di qualità (link building), l’engagement sui social media e la gestione delle recensioni online.
  • Creazione di contenuti di qualità: la definizione e stesura di contenuti rilevanti, informativi e qualitativamente eccellenti è essenziale per attrarre e coinvolgere gli utenti, oltre che per migliorare il posizionamento organico del sito web.
  • Monitoraggio e analisi dei risultati: infine, è importante monitorare costantemente le performance del sito web utilizzando strumenti analitici, valutando l’efficacia delle strategie implementate e apportando eventuali aggiustamenti in base ai risultati ottenuti.

Contenuti di qualità: al cuore di una strategia SEO di successo

Ricordiamo che la qualità dei contenuti è al cuore di qualunque strategia SEO di successo: non è un caso che si dica che “content is king”! 

Creare contenuti di qualità significa assicurarsi che non siano solo ottimizzati per i motori di ricerca, ma anche – e soprattutto – informativi, pertinenti e coinvolgenti per gli utenti. Oltre che coesi (ossia legati da un filo conduttore logico e comprensibile) e coerenti con le tematiche da trattare, i contenuti dovranno inoltre essere originali e unici, evitando il plagio di content preesistenti: dovranno quindi offrire un oggettivo valore aggiunto rispetto ad altri contenuti sullo stesso argomento. 

All’interno di un contenuto di qualità, le parole chiave verranno integrate in modo naturale, logico e organico, senza forzature né ripetizioni eccessive. In più, l’aggiunta di elementi multimediali come immagini, video, grafici o infografiche potrà arricchire il contenuto e renderlo ancora più interessante e coinvolgente per gli utenti.

Come la grafica del sito può influenzare la SEO

A rivestire una notevole importanza nel successo di una strategia SEO è anche la grafica del sito web. Essa genera infatti un impatto sotto diversi punti di vista, primo fra tutti quello della user experience (UX): una buona grafica contribuisce a migliorare l’esperienza complessiva dell’utente sul sito web, influenzando positivamente il tasso di rimbalzo, il tempo trascorso sul sito e altre metriche di coinvolgimento, che a loro volta possono avere un impatto positivo sul posizionamento organico.

La grafica influenza anche la velocità di caricamento del sito web. Se troppo pesante o scorrettamente ottimizzata, essa potrà ad esempio provocare un rallentamento, peggiorando l’UX e condizionando negativamente la SEO. Dal momento che i motori di ricerca tengono conto della velocità di caricamento come fattore di ranking, un sito web con una grafica leggera e veloce avrà maggiori probabilità di posizionarsi correttamente tra i risultati di ricerca.

Per quanto riguarda l’aspetto dell’architettura del sito, un’interfaccia ben progettata può contribuire a una migliore struttura di navigazione e a un flusso delle informazioni più chiaro e intuitivo. Ciò faciliterà la navigazione degli utenti e dei motori di ricerca attraverso il sito web, migliorando l’indicizzazione e la comprensione del contenuto. Contestualmente, anche l’inserimento di testo alternativo per le immagini (alt text) si dimostrerà un elemento importante per l’accessibilità del sito web e per la SEO, perché permetterà ai motori di ricerca di comprendere meglio ciò che le immagini mostrano, migliorandone indicizzazione e posizionamento.

Infine, va menzionato il cruciale aspetto della mobile responsiveness: la grafica del sito web deve sempre essere ottimizzata per dispositivi mobili, ossia deve garantire una visualizzazione e un’esperienza utente coerenti su diversi device e dimensioni dello schermo. La mancanza di un design responsive influenza negativamente la SEO poiché i motori di ricerca favoriscono i siti web che offrono una buona esperienza anche da smartphone e tablet.

Perché affidarsi a consulenti SEO professionisti.

Perché affidarsi a consulenti SEO professionisti

Affidarsi a professionisti esperti in SEO può davvero fare la differenza nel successo del tuo sito web: una consulenza SEO specializzata ti aiuterà infatti a identificare la tua nicchia di posizionamento e le opportunità di miglioramento in termini di esperienza utente, a sviluppare una strategia ad hoc e a monitorare i progressi nel tempo in modalità data-based. 

Il supporto di consulenti SEO sarà anche vantaggioso in termini di tempo e risorse dedicati alla tua strategia di marketing: strutturare e mettere in atto una SEO strategy richiede infatti investimenti e monitoraggio costanti, e delegare queste attività a professionisti ti permetterà di risparmiare tempo prezioso, concentrandoti su altre attività chiave del tuo business.

Naxa ha iniziato la propria attività nel 2007 proprio come SEO agency e, in diciassette anni, ha aiutato centinaia di aziende di vari settori e dimensioni a ottenere un posizionamento eccellente per keyword informative e transazionali, contribuendo attivamente al successo del loro business. Oggi, è un’agenzia di comunicazione integrata che ha ampliato la sua rosa di servizi senza però perdere la competenza tecnica acquisita negli anni.

Vieni a prendere un caffè da noi e parliamo della SEO che può favorire al meglio il tuo business! 

Cos’è l’AI-generated internet?

Con il termine AI-generated internet ci si riferisce alla crescente presenza di contenuti generati dall’intelligenza artificiale sul web. Essenzialmente, ci troviamo quindi di fronte a un numero progressivamente maggiore di contenuti prodotti non da esseri umani, ma da algoritmi di generazione del linguaggio, reti neurali e altre tecnologie AI.

Per “contenuti” si intende, in questo caso, un po’ di tutto: articoli blog, testi SEO, notizie su giornali online e webzine, recensioni, descrizioni di prodotti e persino content multimediali come immagini, clip musicali e video che possono essere utilizzati per scopi educativi, informativi, di marketing o meramente creativi.

L’AI-generated internet non è quindi un possibile sviluppo tecnologico, ma una realtà già presente sul web che navighiamo ogni giorno e sta rivoluzionando il modo in cui i contenuti online vengono creati e consumati

Se, da un lato, esso permette di realizzare un’enorme quantità di contenuti in modo rapido, riducendo i costi e accelerando i processi di produzione, l’altra faccia della medaglia è fatta di nuove sfide e questioni etiche legate all’autenticità, alla qualità e alla responsabilità dei contenuti stessi. 

Come ChatGPT ha reso l’AI-generated internet una realtà

Anche se l’intelligenza artificiale esiste da decenni, a cambiare le regole del gioco è stato ChatGPT, il modello di lingua sviluppato da OpenAI e basato sull’architettura GPT (Generative Pre-trained Transformer). 

In estrema sintesi – e anche se ormai tutti sanno come funziona – ChatGPT è addestrato a generare testi coerenti e contestualmente rilevanti in risposta a un input di testo umano. Può inoltre simulare una conversazione human-to-human rispondendo a domande, offrendo informazioni e considerazioni e partecipando a dialoghi sugli argomenti più disparati.

L’influenza di ChatGPT sull’AI-generated internet è significativa, e le ragioni sono facilmente intuibili: dal momento che il modello può produrre testo semantico e coerente, viene ormai utilizzato sempre più su larga scala per realizzare contenuti di ogni tipo, dagli articoli blog alle risposte a FAQ, dalle e-mail automatizzate alla newsletter, dai post destinati ai social media alle strategie di marketing, e molto altro ancora.

Le aziende che scelgono di utilizzare ChatGPT in collaborazione con – o, nei casi peggiori, addirittura in sostituzione di – professionisti umani lo fanno per diversi motivi, primo fra tutti la riduzione dei costi legati alla creazione di contenuti. A questo vantaggio va associata la rapidità tipica del modello, che permette alle aziende di mantenere elevati ritmi di produzione eliminando le fasi di revisione e finalizzazione dei contenuti (o quantomeno limitandone l’esigenza). Ecco quindi che, senza aumentare la loro forza lavoro, le organizzazioni possono ora disporre di uno strumento nato per generare e gestire anche grandi volumi di contenuti in tempi incredibilmente ridotti. 

Tuttavia, non è tutto roseo come sembra, anzi. Tipicamente, i contenuti generati dall’AI senza un’attenta e accurata opera di supervisione e revisione umana sono caratterizzati da inesattezze, imprecisioni, errori grossolani in termini di sintassi e linguaggio e persino vera e propria disinformazione. Il principale rischio legato all’AI-generated internet è proprio questo: il degrado complessivo dei contenuti presenti sulla rete e le conseguenze che tale deterioramento qualitativo potrebbe avere sugli utenti. 

Come l’AI-generated internet potrebbe portare al peggioramento della qualità dei contenuti

Come l’AI-generated internet potrebbe portare al peggioramento della qualità dei contenuti

Secondo quanto dichiarato a Mashable da Nader Henein, vicepresidente della società di consulenza gestionale Gartner, il rischio che l’AI-generated internet porti al peggioramento sistematico della qualità dei contenuti è concreto, soprattutto a lungo termine. 

I LLM (“Large Language Model”, un tipo di modello di intelligenza artificiale progettato per comprendere e generare testo in modo avanzato utilizzando tecniche di machine learning, in particolare l’addestramento su grandi quantità di dati testuali) si nutrono infatti reciprocamente di contenuti e, di riflesso, la qualità di questi ultimi è destinata a peggiorare, come se fosse la fotocopia di una fotocopia di un’immagine.

Henein spiega che la prima versione di ChatGPT è stata l’ultimo modello ad essere addestrato su contenuti interamente prodotti da essere umani, e che ogni modello successivo si riferisce invece a dati di addestramento con contenuti generati dall’intelligenza artificiale, non solo difficilissimi da tracciare, ma anche da verificare. Il risultato è una crescente inaffidabilità, e il rischio futuro è una rete piena di “dati spazzatura”.

“Perdiamo qualità e precisione dei contenuti e, allo stesso tempo, perdiamo anche la diversità,” commenta Heinen, “tanto che tutto tende a somigliare a sé stesso in una sorta di apprendimento incestuoso. I LLM sono una grande famiglia in cui ciascun membro consuma i contenuti degli altri. È una specie di impollinazione incrociata e, con il passare delle generazioni, i contenuti-spazzatura supereranno quelli di qualità.”

In sintesi, dal momento che i contenuti generati dall’AI immessi sulla rete senza alcuna supervisione sono ormai sempre più numerosi – oltre che risultato di LLM addestrati a loro volta su contenuti prodotti dall’AI – il futuro del web potrebbe essere totalmente omogeneo, completamente inaffidabile e molto noioso

L’AI e il problema della tutela della privacy e della proprietà intellettuale

C’è poi un altro importante fattore da considerare, quando si parla di AI-generated internet: quello legato alla tutela della privacy e della proprietà intellettuale. È già noto che l’intelligenza artificiale cerchi di replicare l’arte (immagini e video, ma anche intere opere letterarie) senza richiedere alcun permesso agli autori, così come che l’aspetto e la voce delle celebrità vengano riprodotti senza il loro consenso e compenso.

In quest’ultimo caso ci stiamo naturalmente riferendo al deep fake, la tecnica di manipolazione dei media che utilizza l’intelligenza artificiale, in particolare le reti neurali generative (GAN), per creare contenuti digitali falsi, come video, immagini o audio, in cui il volto o la voce di una persona vengono sostituiti con quelli di un’altra persona. Il termine “deep fake” deriva dalla combinazione delle parole “deep learning” (apprendimento profondo) e “fake” (falso).

Se, da un lato, già esistono leggi sul copyright, sulla privacy e sulla proprietà intellettuale che dovrebbero proteggere da tali violazioni, nella pratica la questione è più spinosa: ciò che viene pubblicato in rete è, essenzialmente, incontrollabile e quasi incancellabile. Alcuni artisti ne sono pienamente consapevoli e stanno cercando di risolvere in modo alternativo: un esempio è Grimes, che ha scelto di offrire accordi di compartecipazione alle entrate ai creatori di musica basata sull’AI. Dal punto di vista politico, è stata invece introdotta negli US la proposta di legge No Fakes Act, che dovrebbe proteggere i personaggi pubblici dalle repliche generate dall’Artificial Intelligence. 

Difficilmente queste soluzioni saranno sufficienti, ma quantomeno segnalano il tentativo di gestione di una problematica che rischia di aggravarsi sensibilmente con l’aumentare della precisione di queste tecnologie: il rischio è, infatti, che ben presto le celebrità “replicate” non siano più distinguibili da quelle reali, con conseguenze preoccupanti e facilmente immaginabili. Le applicazioni dei deep fake possono variare, ma sono comunque particolarmente utilizzate per creare video falsi di personaggi famosi, politici o personalità pubbliche che sembrano pronunciare o fare cose che in realtà non hanno fatto. Questa tecnologia può quindi essere utilizzata per scopi dannosi come la diffusione di disinformazione, la manipolazione politica o il cyberbullismo.

Cosa dicono i ricercatori in merito al calo della qualità nei contenuti AI-generated.

Cosa dicono i ricercatori in merito al calo della qualità nei contenuti AI-generated

A monte, tuttavia, il problema su cui i ricercatori sembrano concentrarsi di più è legato al già citato calo della qualità dell’AI-generated internet, considerato particolarmente insidioso. 

Secondo uno studio recentemente pubblicato dall’università tedesca Gutenburg, “questo ciclo di addestramento autoconsumante inizialmente migliora sia la qualità che la diversità dei contenuti. Tuttavia, con il progredire delle generazioni dei modelli, l’output è inevitabilmente destinato a degenerare in termini di diversità, poiché il tasso di degenerazione dipende dalla proporzione tra dati reali e dati prodotti dall’AI.”

Relativamente al degrado dei modelli di AI addestrati su dati a loro volta generati dalle macchine, vi sono poi altri due articoli accademici pubblicati nel 2023 che sono giunti alla stessa conclusione. Il primo riguarda una ricerca condotta da un team di ricercatori di Oxford, Cambridge, Imperial College London e dalle università di Toronto e di Edimburgo, secondo i quali “l’impiego di contenuti generati da modelli nella fase di addestramento genera difetti irreversibili nei modelli risultanti.” Tale criticità prende il nome di “collasso del modello”.

Il secondo paper si riferisce invece a uno studio condotto dalle università di Stanford e Rice, e afferma che “senza dati reali sufficienti in ogni generazione di un ciclo autofago (ossia risultato di autoconsumo, NdR), i futuri modelli generativi sono condannati a vedere la loro qualità (precisione) e diversità (richiamo) diminuire progressivamente.”

A queste ricerche va aggiunta infine la scoperta fatta dagli utenti di Google Scholar, che hanno analizzato una serie di documenti accademici individuando in essi la frase “come modello linguistico AI” (traducibile in pratica come: “porzioni di documenti o interi documenti sono stati scritti da chatbot come ChatGPT”). Ci troviamo quindi di fronte addirittura a paper scientifici generati dall’intelligenza artificiale che potrebbero essere considerati come riferimenti autorevoli da siti di notizie e blog. 

La reazione ambivalente dei colossi Big Tech all’AI-generated internet

Chiarito cos’è l’AI-generated internet e quali ripercussioni potrà avere sul medio-lungo termine, esaminati i (comprensibili) timori dei ricercatori e i rischi per la qualità complessiva delle informazioni in rete, non resta che capire come intendono regolarsi i colossi di Big Tech

Il loro atteggiamento è, almeno per il momento, piuttosto ambivalente: da un lato, i grandi brand tecnologici sembrano intenzionati ad abbracciare le oggettivamente straordinarie potenzialità dell’intelligenza artificiale; dall’altro desiderano controllarne per quanto possibile la portata e le conseguenze. 

Amazon, ad esempio, già dispone di una funzionalità di AI che fornisce riepiloghi delle recensioni dei prodotti, mentre sia Google che Microsoft offrono agli utenti strumenti che facilitano la stesura di e-mail. Indeed, società tecnologica che gestisce uno dei più grandi motori di ricerca di lavoro al mondo, ha lanciato nel settembre 2023 un tool che permette ai recruiter di creare descrizioni di opportunità lavorative con il supporto dell’AI. E poi ci sono ovviamente le grandi piattaforme che consentono agli utenti di generare immagini create dall’intelligenza artificiale, come Midjourney e DALL-E3

Ecco quindi che i giganti tecnologici di cui tutti ci avvaliamo quotidianamente offrono già contenuti AI-generated o servizi che consentono agli internauti di crearli. Ed è su tutti questi – e, per ora, solo questi – che i brand intendono mantenere una sorta di supervisione e controllo

Il problema maggiore è tuttavia rappresentato dagli autori di articoli click-bait e dagli innumerevoli siti che pubblicano continuamente contenuti di scarsa qualità per generare profitti, inficiando non solo l’attendibilità delle informazioni, ma anche i risultati della SEO. Inutile precisare che gli utenti del web devono potersi fidare dei risultati dei motori di ricerca, e che se questi ultimi diventeranno un giorno del tutto inaffidabili, significherà che saremo ormai immersi in un oceano di dati spazzatura

Cosa aspettarsi dal futuro, quindi?

È possibile che, ben presto, aumentino le cause intentate dai proprietari di opere intellettuali plagiate e cannibalizzate dall’AI, così come che i siti web più autorevoli nascondano i loro contenuti di qualità dietro paywall, e che le informazioni più attendibili provengano dalle newsletter dedicate agli abbonati. Le battaglie su copyright e licenze sono inevitabilmente destinate ad aumentare, e assieme ad esse la diffusione di strumenti come Nightshade, un tool “invisibile” che tutela le immagini protette da licenza tentando di corrompere i modelli addestrati su di esse. 

Allo stesso modo, è plausibile che vengano presto sviluppati nuovi e sofisticati strumenti di watermark e verifica per impedire lo scraping, e che quotidiani come l’Associated Press stabiliscano accordi chiari con aziende come OpenAI

Dal momento che l’intelligenza artificiale non scomparirà, ma anzi continuerà ad evolvere, è ora più che mai essenziale che tale evoluzione segua una direzione più etica e trasparente

Cosa cambia in tema privacy e tutela dei dati nel 2024

Il 2024 sarà un anno importante in termini di privacy e tutela dei dati, al cuore dell’ecosistema digitale e considerati ormai imprescindibili non solo per il mercato, ma anche per la società nel suo complesso. 

C’erano già state alcune interessanti avvisaglie alla fine del 2023, quando Meta aveva annunciato ai suoi utenti europei (centinaia di milioni) che vi erano solo due opzioni per continuare a utilizzare i suoi servizi: abbonarsi e pagare un canone mensile oppure acconsentire all’utilizzo della profilazione per la diffusione di messaggi pubblicitari. 

Viste le premesse, diventa dunque essenziale rispondere con tempestività a interrogativi cruciali connessi alla legalità dei modelli di business che si basano sulla profilazione, poiché c’è chi ritiene che il diritto alla privacy diventerà presto un privilegio riservato solo a chi può permetterselo: una sorta di “servizio premium” invece che una prerogativa fondamentale e inalienabile dell’essere umano (e quindi gratuita). 

Dal modello “Pay or OK” all’affermazione dell’AI come fenomeno di massa.

Dal modello “Pay or OK” all’affermazione dell’AI come fenomeno di massa

Sebbene quello di Meta sia un modello di business ormai consolidato, tanto da essere da tempo impiegato anche da diversi editori online, tale approccio porta inevitabilmente ad alcune riflessioni. Come ben espresso da Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali, in un recente intervento sul sito del Garante Privacy: “Lecito o illecito? Una risposta è urgente e difficilmente si potrà fare a meno di individuarla già nei primi mesi del 2024. Se si dice di sì, il rischio, è che il diritto alla privacy diventi un diritto per soli ricchi perché, naturalmente, a questi ultimi costa di meno dire di no a che i propri dati personali siano trattati per finalità pubblicitarie e accettare di pagare qualche euro al mese. E, però, la privacy è un diritto fondamentale che dovrebbe essere universale ovvero garantito allo stesso modo a tutti, a prescindere, tra l’altro, da ceto sociale e conto in banca.”

Ma il modello “Pay or OK”, ormai diffusissimo anche tra i quotidiani digitali italiani, non sarà il solo a gestire i dati degli utenti in questo nuovo anno. Il 2024 sarà infatti incentrato ancor più del 2023 sull’intelligenza artificiale generativa, sulla sua diffusione capillare e, in definitiva, sulla sua affermazione come fenomeno di massa

Nuovamente, è Guido Scorza a mettere nero su bianco i dubbi di tanti internauti: “È lecito o no pescare a strascico da internet miliardi di dati personali riconducibili a miliardi di persone per addestrare algoritmi di intelligenza artificiale come accaduto sin qui?”

La questione è senza dubbio complessa. Una risposta affermativa implicherebbe accettare la trasformazione dei dati personali in risorse commerciali controllate da poche società, senza il consenso esplicito degli interessati. D’altra parte, rispondere negativamente potrebbe mettere a repentaglio lo sviluppo futuro dell’intelligenza artificiale, poiché al momento non è chiaro se esistano alternative efficaci per addestrare determinati tipi di algoritmi senza l’utilizzo massiccio di dati personali. In tale contesto, le indagini nei confronti di OpenAI per il servizio ChatGPT3 in Italia e l’azione della task force dell’EDPB in Europa assumono un ruolo fondamentale nel delineare le prospettive future.

E sebbene non esistano ancora risposte certe e definitive alle tante incertezze legate all’etica e alla sicurezza dei sistemi di AI (o addirittura di deepfake e impersonificazione), le istituzioni iniziano comunque a reagire. Un esempio è il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), che ha recentemente ricevuto l’approvazione definitiva dal Consiglio dell’UE, segnando una milestone importante nella regolamentazione di questa tecnologia in Europa. 

Il tema della cybersecurity e della sua gestione.

Il tema della cybersecurity e della sua gestione

Anche le sfide legate alla cybersecurity diventeranno progressivamente più complesse nel corso del 2024. Le ultime statistiche indicano infatti che la criminalità digitale è diffusa e in costante aumento, tanto che le aziende sono da tempo consapevoli che non si tratta più di evitare di esserne vittima, quanto piuttosto di rispondere nel modo adeguato e di ridurre il rischio di cyber-attacchi. 

Oggi, la digitalizzazione che permea ormai ogni settore richiede l’implementazione di misure preventive secondo il principio del “security by design“. E sebbene incidenti gravi e recenti come quello di Westpole, alla fine del 2023, dimostrino la complessità nel garantire la sicurezza in un contesto di servizi esternalizzati, la protezione dei servizi cloud continua a essere considerata cruciale. La gestione della sicurezza, sia a livello aziendale che normativo, sembra addirittura destinata a subire un’esternalizzazione ancora maggiore nel corso del 2024, con l’implementazione di approcci basati sulla cyber-security fin dalla fase di design.

L’anno in corso potrebbe segnare anche la fine delle autenticazioni basate solo sulle password, che verranno progressivamente sostituite da sistemi multi-fattore, più adatti a ridurre i rischi legati alle violazioni della sicurezza.

Infine, il 2024 segnerà l’applicazione, in Italia e in tutta l’UE, della Direttiva NIS2 relativa alla sicurezza informatica in settori finora poco normati, imponendo il rispetto di specifici criteri che dovranno essere recepiti entro il prossimo ottobre. Ad essa vanno aggiunti il Cyber Resilience Act, chiamato a introdurre misure di sicurezza obbligatorie per tutti i prodotti digitali sul mercato, e il Data Act, che promuove l’innovazione e mira ad eliminare le barriere per l’accesso ai dati

Gli obiettivi di “Privacy & Measurement” fissati da Google per il 2024.

Gli obiettivi di “Privacy & Measurement” fissati da Google per il 2024

Per quanto riguarda invece la gestione della privacy e il trattamento dei dati da parte di Google, il gigante di Menlo Park si pone tre obiettivi per il 2024: l’adozione di soluzioni AI, il rafforzamento delle relazioni con i propri clienti e l’integrazione di nuove tecnologie a tutela della privacy (come Privacy Sandbox). 

Questo è quanto emerso da una recente tavola rotonda con i media, nel corso della quale Google ha delineato i propri propositi in tema di misurazione delle campagne pubblicitarie e protezione dei dati degli utenti sottolineando l’importanza dell’intelligenza artificiale nella pubblicità digitale e addirittura il suo ruolo potenziale nel miglioramento della privacy online.

Relativamente alla deprecazione dei cookie di terze parti, Google avverte che la qualità dei dati diventerà più che mai cruciale per l’efficacia dell’AI: in fase di test, Privacy Sandbox sembra migliorare la privacy online, ma ci sarà comunque bisogno di ulteriori soluzioni per adeguarsi a una realtà priva di cookie di terze parti

Nella gestione efficace del cambiamento, Big G evidenzia anche l’importanza di strumenti di misurazione e pubblico incentrati sulla privacy per gli inserzionisti. Tra i più interessanti figurano Google Tag, che mira a semplificare la gestione e migliorare la qualità dei dati; Consent Mode, che personalizza il comportamento dei tag Google in base al consenso dell’utente; Google Analytics 4, progettato per offrire una visione completa dei percorsi dei clienti garantendo la privacy; ed Enhanced Conversions, uno strumento che facilita la comprensione dell’efficacia delle campagne di marketing nel rispetto della privacy.

Eliminazione dei cookie di terze parti: i cinque consigli di Google sulla Privacy.

Eliminazione dei cookie di terze parti: i cinque consigli di Google sulla Privacy

Karen Stocks, VP of Global Measurement & Audience Solutions di Google, offre in conclusione cinque consigli chiave che tutti i marketer dovrebbero seguire per rispettare le sempre più stringenti normative sulla privacy, in special modo in vista della già citata eliminazione dei cookie di terze parti, prevista per la seconda metà dell’anno. 

  • Priorità al tagging: si tratta di una fase cruciale, perché costituisce il fondamento su cui si basa una strategia di misurazione efficace. Il tagging consente agli inserzionisti di valutare le prestazioni dei loro siti web e delle loro campagne, misurare le conversioni e raccogliere dati di prima parte in modo accurato e responsabile. Un solido sistema di tagging è dunque essenziale per ottenere le informazioni necessarie per prendere decisioni strategiche e ottimizzare gli investimenti di marketing.
  • Consenso prima di tutto: ottenere il consenso al trattamento dei dati è fondamentale. Anche quando questo non è garantito, gli inserzionisti possono comunque continuare a personalizzare gli annunci utilizzando dati di prima parte e l’intelligenza artificiale di Google. Il Consent Mode permette agli inserzionisti di implementare una struttura di consenso adatta per scopi di misurazione e pubblicità. Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale richiedono meno dati per fare previsioni e integrare eventuali lacune, supportando i professionisti del marketing nell’ottimizzazione dei risultati delle loro campagne.
  • Strategie basate sui dati di prima parte: i dati di prima parte diventeranno cruciali per il futuro della misurazione e della pubblicità. In un contesto in continua evoluzione, sviluppare e consolidare strategie basate sui dati di prima parte è quindi di vitale importanza, specialmente considerando che i consumatori, nel loro percorso online, utilizzano diversi dispositivi e sono quindi più difficili da raggiungere.
  • Semplificazione della gestione e dell’uso dei dati: attualmente, meno di un terzo dei professionisti del marketing integra efficacemente i dati di prima parte su tutti i canali. Google Ads Data Manager semplifica notevolmente questo processo, permettendone una più facile gestione e monitoraggio. Lo strumento raccoglie infatti tutti i controlli di gestione dei dati in un’unica piattaforma, permettendo di massimizzare i ricavi e ottenere risultati migliori per l’azienda.
  • Azione immediata: con l’imminente eliminazione dei cookie di terze parti da parte di Chrome, è essenziale valutare quanto la strategia di misurazione attuale dipenda ancora da tali cookie. È quindi opportuno cominciare ad adottare soluzioni future-proof come le conversioni avanzate (Enhanced conversions) e Google Analytics 4.

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Le sfide che i marketer devono affrontare nell’implementazione di soluzioni AI

L’Intelligenza Artificiale è sempre più parte integrante delle strategie e attività di marketing, e questa tendenza è destinata a crescere ancora nel prossimo futuro.

La ragione è legata ai numerosi e oggettivi vantaggi che tale rivoluzionaria tecnologia porta ai team di marketing, a cominciare dall’automazione delle attività ripetitive (con conseguente – e ingente – risparmio di tempo e risorse) fino al supporto attivo nello studio di strategie e campagne (con conseguente aumento della produttività).

I vantaggi, oltre a quelli già citati, includono anche l’incremento di precisione e personalizzazione, la velocità, l’agilità, la creatività e, ovviamente, l’innovazione.

Le sfide e le resistenze dei team di marketing nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale.

Le sfide e le resistenze dei team di marketing nell’adozione dell’Intelligenza Artificiale

Tuttavia – e nonostante i benefit finora elencati – l’adozione di soluzioni AI non è ancora trasversale nelle divisioni marketing delle aziende. La ragione, secondo gli esperti di settore, è legata alle sfide che incorporare tale tecnologia comporta.

La challenge principale – ereditata dal passato anche a causa di report come quello pubblicato da McKinsey nel 2017 – è il timore che l’Intelligenza Artificiale possa sostituire in toto il personale umano. Ciò genera inevitabilmente pregiudizio e resistenza nella sua adozione, e ritarda la comprensione del suo incredibile potenziale.

Si tratterebbe però di una paura ingiustificata. Secondo quanto dichiarato di recente dal CEO di Napier, Mike Maynard, infatti: “L’Intelligenza Artificiale sostituirà inevitabilmente alcuni aspetti del marketing tradizionale, ma nel complesso si tratterà di compiti noiosi e banali, come l’analisi, di cui la maggior parte di noi non è comunque granché entusiasta. La verità è che, sebbene l’Intelligenza Artificiale possa potenzialmente automatizzare determinati compiti e migliorare l’efficienza, è improbabile che possa rimpiazzare completamente i team di marketing nel prossimo futuro.”

Vediamo ora a seguire gli altri timori che i marketer devono superare per un’ottimale integrazione dell’Artificial Intelligence nei loro flussi di lavoro quotidiani.

 

L’AI potrebbe intralciare la creatività e creare dipendenza

Secondo HubSpot, il 64% dei marketer ritiene che l’Intelligenza Artificiale generativa potrebbe alterare o addirittura ostacolare la creatività del team. Contemporaneamente, però, il 36% di essi concorda sul fatto che l’AI potrebbe stimolare la creatività di coloro che la utilizzano.

Il superamento di questi timori passa, a nostro avviso, dalla modalità con cui si interpreta il contributo dell’Artificial Intelligence: non una tecnologia che sostituisce il talento dei creativi, ma che lo affianca e lo nutre, contribuendo al “pensiero laterale” e permettendo alla creatività di fluire più liberamente.

Allo stesso tempo, sebbene l’88% degli intervistati ritenga che l’AI generativa sia oggi irrinunciabile per qualunque reparto marketing, il 67% teme che il team potrebbe diventare dipendente da essa. In questo senso, Ascend2 sottolinea che tale dipendenza potrebbe interessare ben il 47% dei percorsi parzialmente automatizzati.

È possibile però osservare questo scenario da un’altra prospettiva: il 47% di percorsi automatizzati porta certamente più vantaggi rispetto alla totale assenza di automazione.

La curva di apprendimento richiede tempo.

La curva di apprendimento richiede tempo

Per ottenere il massimo dall’AI, è necessario sapere come offrire prompt di eccellente qualità: in pratica, bisogna conoscere le domande da formulare e sapere come porle in funzione di diversi obiettivi.

La curva di apprendimento per fornire input ottimali è un traguardo inevitabile per i team marketing, che devono quindi aggiungere le “lezioni di AI” alla lista delle loro (tante) cose da fare. Come ogni competenza e abilità, anche questa richiede infatti tempo per essere appresa e praticata al meglio e ciò viene percepito come una sfida da molte aziende.

Proviamo di nuovo a osservare il problema da un’altra prospettiva: il tempo impiegato per sfruttare l’enorme potenziale dell’Intelligenza Artificiale non è nulla se paragonato ai vantaggi che questa potrà garantire – né ai guadagni che porterà all’impresa. Anche solo in termini di risparmio di tempo, infatti, si ritiene che nella creazione di contenuti di valore l’AI possa “tagliare” fino a tre ore e dieci minuti di attività del team: perché rinunciarvi?

Bisogna creare processi ad hoc e rimanere sempre aggiornati

Un’altra delle sfide che i marketer devono affrontare per un’ottimale adozione dell’AI riguarda la creazione di processi ad hoc che coinvolgano tutti i membri del team, senza alcuna eccezione.

Molte aziende ritengono difficoltoso dare vita a flussi di lavoro che garantiscano un modus operandi analogo per ogni dipendente e che possano essere standardizzati e verificati: ciò richiederebbe infatti anche la definizione e stesura delle inevitabili best practices da seguire, oltre che la loro sistematica adozione.

A questo va aggiunta la necessità di mantenersi costantemente aggiornati, perché l’AI è una delle tecnologie che evolvono a ritmi più vertiginosi. L’attenzione alle nuove tendenze, il relativo adeguamento delle best practices e lo studio delle priorità negli investimenti sono timori che gli specialisti del marketing dovranno progressivamente superare, fino al punto da considerare gli upgrade e update dell’IA al pari di quelli delle piattaforme social, di Google Analytics o del CRM aziendale, solo per citarne alcuni.

Le informazioni generate potrebbero essere imprecise.

Le informazioni generate potrebbero essere imprecise

È, al momento, uno dei maggiori limiti di qualunque Intelligenza Artificiale: la produzione di informazioni imprecise o addirittura inesatte.

I marketer valutano questa criticità come importante nell’adozione quotidiana della tecnologia, specialmente se si considera che circa il 50% di quelli intervistati si è trovato a dover gestire errori di questo tipo, con potenziali ricadute reputazionali e conseguenti perdite economiche.

La soluzione consiste, come già indicato in precedenza, in una adeguata formazione del personale e in un sistematico processo di verifica (il cosiddetto fact-checking) dei dati prodotti, in modo da ridurre al minimo il rischio di inesattezze.

I contenuti prodotti sono di scarsa qualità

È un altro oggettivo problema dell’Intelligenza Artificiale attuale: nella stragrande maggioranza dei casi, essa produce contenuti di scarsa qualità, con costruzioni sempre molto simili e testi poco approfonditi.

Tuttavia, se consideriamo questo limite come una sfida, il contenuto di base generato dall’AI diventa semplicemente un punto di partenza, e non di arrivo. Almeno il 45% dei marketer che segnala di utilizzare l’IA per la creazione di contenuti sembra averlo compreso, perché l’output ha prevalentemente due funzioni: ottenere idee da cui lasciarsi ispirare e riassumere il testo in pochi punti chiave.

Va da sé che, quando l’Artificial Intelligence sostituisce invece il talento umano nella creazione di testi o di immagini, senza alcuna modifica o implementazione, la qualità dei contenuti ne risentirà

Privacy e analisi dei dati

Per quanto riguarda il data analytics, l’Intelligenza Artificiale è oggi sempre più utilizzata per analizzare e comprendere il comportamento degli utenti. È quindi necessario trovare un equilibrio tra l’uso efficace dei dati per migliorare le esperienze dei clienti e il rispetto della privacy e della sicurezza dei dati degli utenti.

Le sfide da vincere nel breve-medio periodo non riguardano solamente la compliance con i vari regolamenti sulla privacy (come il GDPR in Europa o il CCPA in California), che impongono rigorosi requisiti di protezione dei dati personali, ma anche la riduzione del rischio di violazioni della sicurezza e di accessi non autorizzati.

A ciò va aggiunto il limite del cosiddetto “bias”: l’AI può infatti dare vita a contenuti non inclusivi e discriminatori se i dati utilizzati come input per gli algoritmi sono parziali o non rappresentativi. Tali output rischiano di danneggiare la reputazione dell’azienda e violare i principi di equità e inclusione.

In conclusione: integrare l’AI in un ambiente collaborativo è la migliore strategia.

In conclusione: integrare l’AI in un ambiente collaborativo è la migliore strategia

In conclusione, la migliore strategia per includere l’AI nelle attività di marketing delle aziende comporta l’adozione di politiche che favoriscano un’integrazione armonica, proattiva e priva di pregiudizi.

Coltivare un ambiente aperto al confronto nutre la fiducia e la collaborazione, e creare regole e buone pratiche per tutti i membri del team implementa l’efficacia e la sicurezza dei processi. In sintesi, è fondamentale che esista una sorta di “Codice di condotta dell’AI” che spieghi, in modo chiaro, cosa fare e cosa non fare con una tecnologia tanto potente.

Vuoi integrare l’Intelligenza Artificiale in azienda e garantirne l’acquisizione corretta da parte di tutta la tua area marketing? Ti aspettiamo in Naxa per offrirti consulenza e supporto in questo entusiasmante percorso.

Previsioni di vendita per il 2024: cosa dicono gli esperti

All’inizio di ogni nuovo anno il panorama economico e commerciale è inevitabilmente soggetto a cambiamenti, evoluzioni e adattamenti e, anche per il 2024, gli esperti di settore si sono già pronunciati in merito a quelle che saranno le tendenze da seguire per i reparti Sales. Dalle nuove tecnologie all’evoluzione dei modelli di consumo, è importante dedicarsi a un’analisi approfondita delle aspettative legate al mondo delle vendite del prossimo futuro per massimizzare il potenziale delle proprie attività.

La premessa da fare riguarda il complesso periodo sociopolitico che stiamo attraversando: non a caso, il 2024 si profila all’orizzonte come un anno cruciale per le dinamiche del mercato globale e, di riflesso, diventa più che mai centrale comprendere le aspettative di vendita per rimanere competitivi.

Vediamo quindi insieme cosa aspettarci nei mesi che verranno e in che modo i trend di settore potranno influire sulle scelte strategiche degli specialisti del Sales.

 

Sei tendenze da tenere d’occhio per un reparto Sales efficiente anche nel 2024

L’AI influenzerà in modo massiccio il settore delle vendite

Secondo un sondaggio del 2023 promosso da HubSpot, ben il 71% dei Sales Manager ritiene che l’intelligenza artificiale avrà un impatto significativo sulle modalità con cui i possibili acquirenti cercheranno (e sceglieranno) prodotti e servizi. Il 65% pensa che gli strumenti di AI generativa renderanno più semplice per gli utenti raccogliere dati sulle soluzioni delle diverse marche, e il 69% è convinto che l’impiego di questa tecnologia in fase di Consideration avrà un impatto significativo sul modo in cui le aziende vengono percepite dai potenziali clienti (e dunque sulla Brand Reputation).

Bisognerà adattarsi rapidamente a tale grande cambiamento, sia studiando a fondo questa rivoluzionaria innovazione tecnologica, sia comprendendo i nuovi percorsi d’acquisto e il modo in cui i prodotti vengono descritti dall’AI. Questo approccio sarà infatti necessario a rendere ancora più mirate le strategie commerciali, a rispondere ad eventuali obiezioni e ad aiutare i potenziali clienti a comprendere in modo approfondito il valore dell’offerta.

Il processo da compiere sarà duplice: da un lato, le aziende dovranno fare chiarezza in merito al modo in cui i consumatori utilizzano l’AI per reperire le loro soluzioni; dall’altro, il team di vendita dovrà a sua volta sfruttare la potenza dell’intelligenza artificiale per integrare la propria offerta e migliorare l’esperienza dei clienti.

In considerazione di questo nuovo trend, è più che mai importante che il reparto Sales si allei con l’area Marketing per analizzare in modo preciso le informazioni raccolte dall’Intelligenza Artificiale sui servizi e prodotti del brand. Il potenziale di questa partnership tra diverse divisioni è, tra l’altro, considerato chiave dal 25% dei professionisti delle vendite intervistati da HubSpot, e ritenuto essenziale per una maggiore redditività aziendale.

Il rapporto umano continuerà a essere centrale nelle decisioni d’acquisto.

 

Il rapporto umano continuerà a essere centrale nelle decisioni d’acquisto

Nonostante l’inarrestabile pervasività delle tecnologie digitali e il ruolo significativo giocato dall’AI, nel processo di vendita continuerà a mantenersi centrale il rapporto umano, in particolare nella fase di conversione: ciò significa che il contatto reale tra le persone – in special modo l’incontro faccia a faccia – sarà ancora considerato la strategia più efficace per concludere una vendita.

Dal momento che gli specialisti del Sales resteranno fondamentali nel processo d’acquisto dei consumatori, l’obiettivo sarà creare una connessione autentica e trasparente con i potenziali acquirenti, offrendo loro le informazioni giuste al momento giusto.

Affinare le capacità di vendita, con particolare attenzione alle tecniche di costruzione delle relazioni umane e della fiducia, è quindi una strategia da non sottovalutare per offrire ai consumatori l’empatia e la comprensione umana che l’AI non è in grado di concepire, né tantomeno di comunicare.

È il momento degli acquirenti invisibili: attenzione a chi influenza gli esiti delle trattative.

 

È il momento degli acquirenti invisibili: attenzione a chi influenza gli esiti delle trattative

Nel corso del 2024, i team di vendita dovranno concentrarsi per identificare in modo proattivo i cosiddetti acquirenti invisibili, ossia i decisori d’acquisto che non sono in primo piano ma che influenzano comunque il processo di conversione. Il 2023 si è rivelato un anno molto difficile per concludere le vendite, e una delle ragioni principali è legata proprio fatto che gli acquirenti invisibili – come i direttori finanziari, i team di sicurezza e gli IT manager – hanno sistematicamente respinto i nuovi acquisti.

Secondo il 33% dei professionisti del Sales intervistati da HubSpot, il numero di decisori occulti coinvolti nel processo di acquisto è significativamente aumentato nell’ultimo periodo, e il 28% di essi ritiene che il principale motivo per cui le vendite non sono state concluse sia legato proprio alla disapprovazione da parte di queste figure.

Come risolvere, dunque? Identificando gli attori chiave che non comunicheranno direttamente con i venditori ma avranno comunque un peso significativo nella conclusione degli accordi, e creando proposte commerciali che facciano apparire il prodotto o servizio attraente per tutti i soggetti coinvolti.

Il consolidamento del mercato modificherà il panorama dei SaaS

 

Il consolidamento del mercato modificherà il panorama dei SaaS

Nel 2024, ci si attende una competizione ancora maggiore nell’ecosistema dei Software as a Service: gli utenti, ormai pienamente consapevoli, richiedono infatti sempre più funzionalità, un ulteriore miglioramento del servizio e l’ottimizzazione delle risorse investite.

Ci troveremo quindi di fronte a un marcato consolidamento del mercato e un aumento delle fusioni e acquisizioni da parte delle aziende, sempre meno intenzionate a sostenere ingenti sforzi interni per soddisfare le mutevoli esigenze dei consumatori e più orientate invece a investire risorse in partnership aggiuntive.  

Per il successo a lungo termine, sarà necessario puntare su interazione e personalizzazione.

 

Per il successo a lungo termine, sarà necessario puntare su interazione e personalizzazione

Tra le tendenze di vendita più degne di nota per il 2024 molta attenzione viene riservata alle esperienze totalmente personalizzate, ritenute uno dei driver di crescita più centrali per le aziende.

Proprio in considerazione del recente rallentamento negli acquisti in ambito tecnologico – legato anche all’esubero dell’offerta in funzione della domanda – diventerà più che mai cruciale indagare e capire i reali bisogni degli utenti e personalizzare le proprie proposte commerciali con strategie customizzate, davvero capaci di risolvere i pain point.

Inoltre, è suggerito definire ROI in linea con le esigenze specifiche di ogni segmento di utenza: tale approccio favorisce un buy-in immediato, agevola le partnership a lungo termine e permette al potenziale acquirente di conoscere, già a monte, l’impatto che il suo acquisto potrebbe avere sulla sua impresa.

Il monitoraggio e l’organizzazione dei dati diventeranno imprescindibili.

 

Il monitoraggio e l’organizzazione dei dati diventeranno imprescindibili

Gli esperti della vendita ritengono che, nel 2024, il monitoraggio efficiente e la puntuale organizzazione dei dati con l’ausilio di CRM avranno un impatto significativo sugli esiti delle strategie commerciali.

Non si tratta di una nuova tendenza, quanto piuttosto della conferma di ciò che i professionisti del Sales avevano già riscontrato lo scorso anno: i Big Data sono oggi al cuore dell’interazione con i potenziali clienti, e gli insight che possono fornire non devono più essere ignorati.

In considerazione di questo, gli esperti della vendita dovranno acquisire competenze nell’analisi dei dati e nell’utilizzo di strumenti dedicati, così da strutturare strategie commerciali verticali basate sul reale coinvolgimento dell’acquirente, senza più limitarsi a una risposta diretta ai potenziali clienti.

Cosa aspettarsi, in definitiva, dal Sales del futuro?

In termini ancora più ampi – e dunque con una visione orientata al lungo periodo – sono molte le conclusioni che è possibile trarre a partire dalle tendenze di vendita attuali.

L’evoluzione delle figure Sales nei prossimi anni sarà quasi certamente caratterizzata da diverse trasformazioni. Nelle aziende più grandi possiamo ad esempio prevedere una più marcata compartimentazione dei ruoli, mentre le organizzazioni più piccole saranno alla ricerca di persone dai molteplici talenti e in grado di svolgere diverse funzioni. In modo trasversale, l’adattabilità diventerà sempre più cruciale, poiché l’efficacia delle vendite inizia prima del processo di conversione e la relazione commerciale continua dopo la chiusura della trattativa.

Gli strumenti di vendita avanzati saranno considerati alleati essenziali nello svolgimento delle attività quotidiane, soprattutto vista la rapidissima progressione nell’uso dell’intelligenza artificiale e la creazione di team multifunzionali. La competenza tecnologica diventerà, di riflesso, parte integrante della descrizione del lavoro, con una crescente dipendenza da e-mail, data analytics e intelligenza artificiale.

Desideri analizzare il tuo mercato e definire una strategia commerciale efficiente con il coinvolgimento di marketing e comunicazione? Ti aspettiamo in Naxa per parlarne.

Nuovi fondi per PMI e liberi professionisti, arriva il Bando Microcredito

E’ stato annunciato un nuovo bando per PMI e lavoratori autonomi presenti sul territorio lombardo. La dotazione finanziaria complessiva prevista dal bando è di € 24 mln per agevolare la promozione dello start-up di impresa con il coinvolgimento diretto degli operatori di microcredito convenzionati con Regione Lombardia.

La domanda dovrà essere presentata sulla piattaforma Bandi e Servizi dalle ore 10.30 del giorno 15 gennaio 2024.

Per saperne di più sui nuovi incentivi continua a leggere a leggere il blog!

 

Di che cosa si tratta?

Il bando in questione si rivolge a Piccole medie imprese e lavoratori autonomi con Partita IVA presenti sul territorio lombardo. Questo bando mira ad agevolare la promozione dello start-up di impresa con il coinvolgimento diretto degli operatori di microcredito convenzionati con Regione Lombardia.

 

Chi può partecipare al bando?

Come precedentemente accennato, i soggetti che possono partecipare al bando si suddividono principalmente in due:

  • Piccole Medie Imprese
  • Lavoratori autonomi con Partita IVA

 

Nello specifico:

a) Le PMI così come definite all’Allegato 1 del Regolamento (UE) n. 651/2014 del 17 giugno 2014 e s.m.i. in possesso dei seguenti requisiti:

  1. Siano regolarmente costituite, iscritte e attive da massimo 5 anni nel Registro delle Imprese (come risultante da visura camerale) alla data di presentazione della domanda di partecipazione all’avviso attuativo;
  2. Abbiano una sede legale e/o operativa oggetto dell’intervento in Lombardia (rilevabile nella visura camerale) al momento della presentazione della domanda di partecipazione all’avviso attuativo;

 

b) I lavoratori autonomi con partita iva individuale non iscritti al Registro delle Imprese in possesso dei seguenti requisiti:

  1. Abbiano dichiarato l’inizio attività da massimo 5 anni alla data di presentazione della domanda di partecipazione all’avviso attuativo ad uno degli uffici locali dell’Agenzia delle Entrate ovvero ad un ufficio provinciale dell’imposta sul valore aggiunto della medesima Agenzia come previsto dall’art. 35 del D.P.R.26/10/1972, n. 633 “Istituzione e disciplina dell’imposta sul valore aggiunto” e s.m.i. secondo le modalità ivi previste e abbiano la partita IVA attiva;
  2. Abbiano il domicilio fiscale in Lombardia come risultante dall’Anagrafe Tributaria presso l’Agenzia delle Entrate e come definito all’articolo 58 del D.P.R. 29/09/1973, n. 600 “Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi”.

 

Sia le PMI che i lavoratori autonomi di cui al punto precedente devono aver ottenuto al momento della presentazione della domanda di partecipazione all’avviso attuativo, una delibera di finanziamento di un’operazione di microcredito da uno degli Operatori di Microcredito convenzionato con Regione Lombardia ai sensi della D.G.R. 8 maggio 2023, n. XI/258, da presentare secondo il format che sarà previsto nello stesso avviso attuativo.

 

Quali sono le caratteristiche dell’agevolazione?

La dotazione finanziaria complessiva è di € 24 mln provenienti da  risorse dell’Asse I del PR FESR 2021-2027 di Regione Lombardia.

L’agevolazione sostiene complessivamente il 100% ed equivale ad un massimo di 75.000 € e un minimo di 15.000 €.

Qualora il soggetto beneficiario sia una Società a Responsabilità Limitata l’ammontare massimo dell’agevolazione potrà essere esteso ad un massimo di 100.000 €.

 

Il finanziamento regionale ha le seguenti caratteristiche: 

– importo pari al 40% delle spese ammissibili con un minimo di € 6.000 ed un massimo di euro 30.000, elevabile a € 40.000 nel caso di società a responsabilità limitata

– durata compresa tra un minimo di 8 semestri ed un massimo di 10 semestri, incluso il periodo di preammortamento fisso di 4 semestri ed escluso il preammortamento tecnico per arrivare alla prima scadenza fissa di rimborso

– rimborso a quota capitale costante con rate semestrali a scadenza fissa (25 marzo, 25 settembre)

– tasso fisso pari a 0%.

 

Il finanziamento dell’operatore di microcredito ha le seguenti caratteristiche:

– importo: pari al 60% delle spese ammissibili con un minimo di € 9.000 ed un massimo di € 45.000, elevabile a € 60.000 nel caso di società a responsabilità limitata

– durata compresa tra un minimo di 8 semestri ed un massimo di 10 semestri, incluso l’eventuale periodo di preammortamento massimo di 4 semestri ed escluso l’eventuale preammortamento tecnico per arrivare alla prima scadenza di rimborso

– rimborso a rata costante con rate mensili o trimestrali

– tasso fisso con TAN (Tasso Annuale Nominale) pari al massimo al 9%, determinato sulla base delle valutazioni di merito creditizio.

 

Come si partecipa al bando?

I partecipanti al bando possono presentare domanda per nome e per conto del singolo soggetto richiedente, esclusivamente online sulla piattaforma Bandi e servizi a partire dalle ore 10.30 del 15 gennaio 2024.

 

Dove posso trovare maggiori informazioni?

Per informazioni più dettagliate puoi consultare il documento ufficiale del bando, invece se hai bisogno di assistenza puoi direttamente rivolgerti ai contatti:

 

 

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Marketing, Social Media e SEO: tendenze per il 2024

Introduzione

L’evoluzione incessante del panorama digitale impone alle aziende di rimanere all’avanguardia, adattandosi alle nuove dinamiche del marketing, dei social media e dell’ottimizzazione dei motori di ricerca (SEO).

Nel 2024, diverse tendenze emergeranno come protagoniste chiave, delineando un futuro in cui tecnologia, esperienza utente e sostenibilità convergeranno, andando a definire in modo centra le strategie di comunicazione per le aziende e i brand.

In questo articolo cercheremo di andare a individuare gli aspetti chiave di 3 macro-concetti che, da sempre, sono fondamentali nel digital marketing di marchi e aziende:

 

  • SEO: la Search Engine Optimization, ovvero la creazione di contenuti realizzati per soddisfare gli utenti e, nel contempo, per andare incontro alle richieste dei motori di ricerca, per risultare meglio indicizzati e più facilmente individuabili dalle persone, grazie a ricerche con specifiche parole chiave.
  • SMM: il Social Media Marketing, ovvero le attività di promozione di contenuti, prodotti e idee, portate avanti sui canali social, tramite la produzione di contenuti (testuali, audio, video-fotografici) concepiti per risultare appropriati, accattivanti e stilisticamente in linea con quanto richiesto dalle piattaforme e dai loro (sempre più numerosi) utenti.

 

 

La SEO e le tendenze per il 2024

  

Pensare la SEO per il Web Semantico (o Web 3.0)

La transizione verso il Web Semantico, noto anche come Web 3.0, sta rivoluzionando la SEO. Oltre all’ottimizzazione basata su parole chiave, il focus si sposta sull’interpretazione del contesto e dell’intento dell’utente.

Nel 2024, le strategie SEO si evolveranno verso un linguaggio universale, considerando non solo la pertinenza ma anche la risonanza con le intenzioni degli utenti.

La profonda comprensione della semantica e dei modelli di dati diventa cruciale, trasformando il modo in cui le aziende si connettono con il pubblico attraverso le ricerche online.

 

SEO e User Experience (UX) con l’utente al centro

User Experience (UX) e SEO, una volta considerati mondi separati, convergono nel panorama digitale.

La crescente consapevolezza del ruolo fondamentale dell’esperienza dell’utente nell’indicizzazione dei motori di ricerca porta a una ridefinizione delle pratiche di design e architettura dell’informazione.

Nel 2024, per avere successo sarà richiesto un impegno crescente nel bilanciare contenuto di qualità, performance tecnica e design intuitivo.

Il tutto, per creare un ecosistemi digitale nei quali, al loro centro, vi sarà l’utente.

 

Voice Search: fare SEO per chi cerca con la voce.

Con l’aumento dell’interazione vocale tramite dispositivi intelligenti, la Voice Search emerge come una delle tendenze più disruptive del 2024.

Oltre alla comodità, la ricerca vocale richiede un ripensamento della strategia SEO. Infatti, non sarà più sufficiente ottimizzare le proprie piattaforme web per parole chiave specifiche. Sarà, invece, essenziale essenziale comprendere e anticipare le intenzioni degli utenti attraverso un’analisi dettagliata che, tra le varie cose, dovrà prendere in considerazione le seguenti porzioni di dati:

  • Le ricerche che appartengono alla “long tail”
  • Lo studio e l’impiego di keyword di nicchia
  • Lo studio delle query semantiche

La sfida, duplice, sarà quella di adattarsi alla nuova modalità di ricerca e, insieme, di garantire la facilità di comprensione dei contenuti per gli assistenti vocali.

 

Contenuti interattivi, ottimizzati per ogni dispositivo.

Infografiche animate, video a 360 gradi, realtà aumentata e realtà virtuale aumenteranno sempre più il coinvolgimento dell’utente, influenzando positivamente il tempo trascorso nel Web 3.0 (su un sito, nel caso della SEO, ma anche in ambienti che, probabilmente, saranno sempre più diffusi, come metaversi o piattaforme social sempre più evolute… ma delle previsioni per il social media marketing nel 2024 ne parliamo dopo!)

Per aziende e brand decisi ad ottenere sempre più visibilità nel 2024, la chiave sarà ottimizzare in modo impeccabile questi contenuti dinamici per l’indicizzazione sui motori di ricerca, rendendoli facilmente accessibili da ogni dispositivo: smartphone, sicuramente, così come tablet e computer e, perché no, anche visori di AR e VR.

La convergenza tra interattività delle piattaforme e ottimizzazione dei contenuti rappresenterà una delle frontiere più affascinanti e complesse della moderna SEO.

 

SEO e privacy: contenti mirati, ma dati riservati.

Nel 2024, la tensione tra “personalizzazione dei contenuti e degli annunci” e “privacy degli utenti” raggiunerà l’apice della SEO.

La personalizzazione di messaggi, contenuti, comunicazioni (resa possibile dai dati dettagliati ottenuti sul pubblico di riferimento), permetterà contenti veramente mirati. Tuttavia, aziende e brand dovranno proteggere i dati sensibili degli utenti, assicurando loro privacy e riservatezza.

Il dilemma, per la SEO, sarà dunque poter garantire messaggi personalizzarti (che miglioreranno l’esperienza utente) senza, però, compromettere la riservatezza dei dati.

La trasparenza e l’etica diventano elementi chiave per operare in questo intricato scenario, dove le leggi sulla protezione dei dati imporranno standard sempre più elevati.

 

Le tendenze sui Social Media per il 2024

Il Social Media Marketing (SMM) del 2024 si configura come una leva cruciale per il successo aziendale, dove la pertinenza si erigerà a chiave d’accesso per ottenere una relazione con il proprio pubblico. Allineare le campagne di SMM alle esigenze dei clienti, di fatti, diventerò prioritario per le aziende e i brand che vorranno intessere relazioni con il proprio pubblico.

 

Live Streaming e Shopping

Lo shopping in-stream e il live-streaming emergono come trend trainanti, semplificando il processo di acquisto direttamente dai post e offrendo un’esperienza coinvolgente e in tempo reale.

Facebook – con la sua ambizione di rendere gli acquisti online più realistici attraverso la tecnologia AR/VR – e X (ex Twitter) – con l’ipotesi di acquisti in-streaming tramite post – anticipano un futuro di interazioni più fluide e immediate, e apriranno la strada a questo tipo di approccio, per il 2024.

 

Il marketing e le sue cause

Il marketing orientato alla causa si farà strada, indicando una spostamento verso strategie autentiche, che saranno in perfetta sintonia con gli ideali, le esigenze e le preoccupazioni sociali dei consumatori.

Basti pensare a tematiche come il Climate Change o i Gender Studies, sempre più presenti nelle menti delle persone e, di conseguenza, sempre più presi in considerazione da brand e aziende, che decidono e decideranno di assorbire e di farne parte della loro Value Proposition.

 

Il futuro marketing poggerà sul passato

Analogamente, il richiamo alla nostalgia offre un modo efficace per stabilire connessioni emotive più forti, capitalizzando sulle esperienze passate in un mondo che cambia rapidamente.

In un contesto dove il cambiamento è la costante, la nostalgia si rivela un potente strumento di connessione emotiva. Il richiamo al passato, implicito nel trend del marketing nostalgico, offre alle aziende l’opportunità di stabilire legami profondi con il pubblico. Nel 2024, la scommessa sulle esperienze passate diventa un veicolo per creare una narrativa coinvolgente e autentica. A celebrare la storia, le imprese possono catturare l’attenzione del consumatore, capitalizzando sul desiderio di familiarità in un mondo sempre più dinamico. Attraverso il rinnovo di elementi retro, le aziende possono trasmettere un senso di continuità, affiancato alla promessa di innovazione. La chiave sta nel bilanciare l’antico e il moderno, creando un ponte tra la nostalgia e l’aspettativa di un futuro raffinato e stimolante.

 

Brevi, ma intensi. Il futuro su TikTok e Instagram.

La crescente preferenza per contenuti più brevi è evidente, con TikTok e Instagram che guidano il trend dei reel.

In questo scenario, la sfida per le aziende sarà creare messaggi chiari e coinvolgenti entro una finestra di attenzione media di 8 secondi.

L’era digitale del 2024 è caratterizzata da una crescente preferenza per la brevità e l’intensità, con piattaforme come TikTok e Instagram che guidano il trend. Contenuti più brevi si rivelano essenziali per catturare l’attenzione di un pubblico sempre più orientato alla fruizione veloce. La popolarità dei reel su TikTok e Instagram sottolinea l’efficacia di messaggi immediati e coinvolgenti, condensati in pochi secondi. In questo panorama, la sfida per le aziende è creare messaggi chiari e accattivanti entro una breve finestra di attenzione media di 8 secondi. Il futuro del marketing sociale si dipana attraverso contenuti che siano non solo sintetici ma capaci di suscitare un impatto emotivo duraturo, aprendo un nuovo capitolo dove la brevità diventa un’arte nella narrazione di brand e storie coinvolgenti.

 

Le Tendenze Globali dei Consumatori nel 2024

Oltre quanto sopra descritto circa le future tendenze di SEO e SMM per il 2024, riportiamo qui di seguito una serie di tendenze globali, che riguarderanno più direttamente i consumatori e il loro comportamento su tutte le piattaforme digitali (e non).

Il panorama delle Tendenze Globali dei Consumatori offre una prospettiva affascinante sulle dinamiche che guideranno il comportamento dei consumatori nel 2024.

Questi pilastri chiave riflettono una società sempre più influenzata dalla tecnologia e dall’incertezza, delineando sfide e opportunità per le aziende in un ambiente in costante mutamento. Queste previsioni per il 2024 costituiscono un’ottima base sulla quale ottimizzare le strategie della propria azienda e rendere le competenze sopra espresse, ancora più funzionali e di successo.

 

Il marketing porrà gli esseri umani al centro

In un mondo saturo di algoritmi, l’importanza delle competenze umane e delle emozioni emergerà come un faro guida.

Nel 2024, le aziende che comprenderanno e integreranno questo aspetto nell’interazione con i consumatori avranno un grande vantaggio competitivo.

La personalizzazione dei servizi, l’empatia e l’interconnessione umana saranno valori fondamentali per conquistare la fiducia dei consumatori e rendere sempre più forti i valori di brand e aziende.

 

L’umanità, oltre il denaro.

La rivalutazione di ciò che è veramente importante influenzerà i desideri e le necessità dei consumatori, ridefinendo il concetto di valore.

Nel 2024, le aziende dovranno andare oltre il semplice aspetto monetario e concentrarsi su elementi significativi per i consumatori, quali:

  1. sostenibilità
  2. etica aziendale
  3. impatto sociale

Questi criteri diventeranno determinanti nella percezione del valore di brand e aziende da parte dei consumatori. Per questo motivo, dedichiamo ad ognuno di essi un paragrafo di approfondimento, qui di seguito:

  1. Sempre più green (senza washing): L’integrazione della sostenibilità diventerà sempre più una priorità essenziale, poiché consumatori e aziende si confronteranno con la necessità di dover sopravvivere in un contesto climatico in evoluzione. Nel 2024, le imprese dovranno affrontare la sfida di adottare pratiche sostenibili in modo tangibile, non solo come strategia di marketing, ma come parte integrante delle loro operazioni. La responsabilità ambientale sarà centrale nella percezione e nelle scelte dei consumatori.
  2. Accrescere il valore della cooperazione: Il 2024 vedrà marchi e consumatori collaborare in nuovi modi per affrontare l’incertezza, cercando soluzioni positive. La co-creazione e la partecipazione del consumatore diventeranno ancora più rilevanti. Aziende orientate al futuro dovranno sviluppare strategie di coinvolgimento che incoraggino un dialogo aperto, coltivando relazioni di fiducia e trasparenza. In un panorama digitale in costante evoluzione, l’adattamento a queste tendenze diventerà cruciale per il successo a lungo termine, richiedendo una costante riflessione e una certa prontezza nell’affrontare e nell’abbracciare il cambiamento. Elementi chiave, in questa prospettiva, saranno:
    • l’attenzione al valore
    • la costruzione di relazioni significative
    • l’adozione di prospettive positive
      Tutto questo aiuterà brand e aziende a guidare il proprio successo nel corso del 2024.
  3. Le relazioni vivranno il loro Rinascimento: L’abuso degli schermi e la crescente virtualizzazione della vita quotidiana spingeranno i consumatori a cercare nuove forme di intimità per il loro benessere fisico e mentale. Per questo motivo, le aziende che promuoveranno esperienze autentiche e relazioni significative prospereranno. Nel 2024, l’accento sulla qualità delle interazioni, sia online che offline, sarà cruciale per rispondere a questo bisogno umano fondamentale.

 

Anticipa le tendenze del 2024: scegli il partner giusto

Nel panorama dinamico e sempre in evoluzione del marketing digitale, le tendenze del 2024 delineano un futuro in cui la tecnologia, l’esperienza utente e la sostenibilità convergono, ridefinendo le strategie aziendali. Dal Web Semantico alla SEO incentrata sull’utente, dalle sfide della privacy all’innovazione nel Social Media Marketing, il 2024 sarà un anno cruciale per l’adattamento.

Se navigare attraverso queste nuove dinamiche sembra un’impresa ardua, ricorda che Naxa è qui per guidarti. Gli specialisti di Naxa sono pronti ad offrire supporto esperto nella comunicazione e nel marketing, aiutandoti a cogliere al meglio le opportunità offerte dal futuro digitale.

Customer Service e Chatbot: un’accoppiata vincente

Chatbot per Customer Service: a che cosa serve e perché è utile?

Nell’era digitale in cui viviamo, l’uso dei Chatbot per il Customer Service sta rivoluzionando il modo in cui le aziende interagiscono con i propri clienti. Ma cosa accade quando i clienti si sentono insoddisfatti dei servizi offerti dai Chatbot?

Una recente ricerca – basata su 35.000 interazioni con Chatbot di servizio presso un’azienda di telecomunicazioni – ha rivelato che molti consumatori si ritengono insoddisfatti del servizio fornito da questi sistemi autonomi (un punteggio di soddisfazione di 1 su 5), nonostante il loro sempre crescente utilizzo.

Questo articolo esplorerà il mondo dei Chatbot per il Customer Service, esaminando perché sono diventati così diffusi e come le aziende possono migliorare l’esperienza del cliente attraverso l’implementazione strategica dei Chatbot. Prima, però, dedicheremo un po’ di spazio al Customer Service, esplorandone il valore e la centralità all’interno delle aziende.

 

Indice:

 

Il ruolo cruciale del Customer Service nel business

Nel mondo degli affari, la soddisfazione del cliente è una priorità.

Il Customer Service svolge un ruolo cruciale in questo processo, poiché è responsabile dell’assistenza e del supporto ai clienti.

L’avvento delle tecnologie digitali ha ampliato il modo in cui le aziende affrontano il Customer Service.

Oltre ai tradizionali canali di comunicazione telefonica e via email, oggi le aziende si affidano sempre più ai social media. Piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram sono diventate non solo veicoli per la promozione del brand, ma anche canali vitali per l’interazione diretta con i clienti.

Al di là dei social media, altre tecnologie emergenti hanno contribuito a migliorare il Customer Service: i sistemi di gestione delle relazioni con i clienti (CRM) consentono alle aziende di tracciare e analizzare interazioni passate con i clienti, fornendo un quadro più completo delle esigenze e delle preferenze individuali.

A tutto questo, con l’avvento dell’intelligenza artificiale, si sono affiancati i Chatbot: intelletti sintetici con i quali le persone possono chattare, chiedendo loro informazioni, spiegazioni, delucidazioni sui prodotti e sulle loro esperienze di acquisto.

Proprio a questi ultimi dedicheremo l’intero articolo, cercando di capire che cosa sono, perché sono utili, e in che modo possono aiutare le aziende. Parlando proprio di “aiuto alle aziende”, la prima considerazione da fare riguarda l’insoddisfazione che alcuni hanno manifestato, nei confronti dei Chatbot (le abbiamo menzionate nel primo paragrafo). Infatti, affinché il servizio Chatbot sia soddisfacente, bisogna fare in modo che queste entità siano quanto più possibile ricettive, precise e capaci di dialogare con le persone. Strumenti automatizzati, banali (perché offrono sempre le solite 3 soluzioni) o incapaci di comprendere un problema sono solo ostacoli spiacevoli, sia per le aziende, sia per le persone che, anziché trovare in essi una soluzione, vi scorgono soltanto l’ennesimo problema.

 

Cosa sono i Chatbot per il Customer Service?

In questo paragrafo, esamineremo in dettaglio cosa sono i Chatbot per il Customer Service. Descriveremo come funzionano e come sono integrati nelle strategie di assistenza al cliente. Iniziamo, però, da una definizione semplice e chiara di Chatbot, in modo da definire ciò che intendiamo:

 

Chatbot: una definizione

Un Chatbot è un programma informatico alimentato da intelligenza artificiale (IA) che simula una conversazione umana attraverso l’uso di chat o testo. La loro implementazione nel contesto del Customer Service mira a offrire risposte immediate e soluzioni a domande comuni o richieste di assistenza.

 

Chatbot: migliorare il Customer Service in quattro mosse

Ora che abbiamo chiarito ciò che intendiamo, possiamo subito elencare alcune modalità per migliorare l’interazione tra Chatbot e clienti, così da contrastare l’insoddisfazione rilevata dall’analisi citata all’inizio.

Quindi, proviamo a delineare alcune strategie per ottimizzare l’efficacia dei Chatbot e trasformarli da entità digitali considerate un “problema” in una “soluzione aziendale”, in grado di potenziare la relazione tra brand e clienti.

Risposte rapide e migliori, grazie all’Intelligenza Artificiale

I progressi nei modelli di linguaggio avanzati (come GPT-4, Bard, e tanti altri, ai quali abbiamo anche   dedicato un articolo) consentono ai Chatbot di offrire servizi più veloci ed efficaci rispetto agli operatori umani. Le aziende possono addestrare i Chatbot su grandi quantità di dati proprietari, consentendo loro di rispondere con maggiore precisione e soddisfare le esigenze dei clienti in tempi più brevi.

 

Condividere benefici economici con i clienti

Condividere i benefici economici dell’automazione del servizio con i clienti può migliorare la percezione dei Chatbot. Questa condivisione può assumere molte forme, dalla concessione di sconti agli utenti che utilizzano il canale dei Chatbot, all’assegnazione di punti fedeltà o l’offerta di vantaggi esclusivi. Il tutto può avvenire anche direttamente all’interno della chat, in modo del tutto automatizzato (e sicuramente gradito da parte di chi, oltre a ricevere soluzioni al proprio problema, ottiene graditi benefici in termini economici).

 

Investire sui compiti nei quali i Chatbot possono eccellere

Concentrarsi su compiti che i Chatbot possono gestire in modo significativamente migliore rispetto agli operatori umani è fondamentale. Le aziende dovrebbero evitare l’automazione di compiti in cui i Chatbot possono solamente eguagliare le prestazioni umane e concentrarsi su compiti più semplici e ben definiti. In questo modo, i brand potrebbero presentare servizi eccellenti e palesemente di alto livello, rendendoli utili, graditi e ammirevoli per gli utenti.

 

Lavorare su interazioni basate su un linguaggio più umano

Rendere i Chatbot più “umani” nella loro interazione con i clienti è essenziale. I Chatbot che adottano uno stile conversazionale simile a quello umano, infatti, possono aumentare la soddisfazione del cliente e migliorare l’immagine del marchio. Questo perché, per quanto siano ammirevoli, i Chatbot possono costituire – per alcune persone – entità sospette, nelle quali non riescono a riporre fiducia. Un linguaggio umano consente, invece, di creare relazioni solide e affidabili, perché basate su modalità di interazione molto, molto simili a quelle che intercorrono tra gli esseri umani.

 

Rivoluziona il Customer Service: porta i Chatbot in azienda

Quanto abbiamo scritto sopra è chiaro ed evidente, e molti di noi, probabilmente, hanno avuto un’esperienza di comunicazione con un Chatbot. Questo perché i Chatbot per il Customer Service stanno rivoluzionando il modo in cui le aziende affrontano le esigenze dei clienti e si stanno diffondendo (specialmente se costruiti in modo efficace, nel rispetto della soddisfazione dei clienti).

Se implementati in modo strategico all’interno del Customer Service, i Chatbot possono migliorare notevolmente l’efficienza del supporto, lasciando agli operatori umani più tempo da dedicare ad interazioni più complesse e problematiche di più alto livello. Tutto questo, inutile dirlo, porta ad un rafforzamento della soddisfazione dei clienti, con una positiva ricaduta su aziende e brand che hanno deciso di investire in questa tecnologia.

 

Vuoi il tuo Chatbot? Chiedi al tuo partner: Naxa.

Per avere maggiori informazioni sul mondo dei Chatbot, o per esprimere le tue richieste nello sviluppo di un Customer Service avanzato, contattaci. Saremo lieti di ascoltare le tue richieste e di individuare la soluzione più adatta per la tua azienda.

Marketing: nascita e sviluppo della più grande influenza del nostro tempo

Benvenuti in un viaggio attraverso il misterioso passato e l’affascinante futuro del marketing.

In questo articolo, esploreremo le radici mitiche del marketing, le sue prime evoluzioni nel marketing moderno e ci immergeremo nelle quattro aree principali del marketing, da un focus sui prodotti all’attenzione ai valori umani. Ma non ci fermeremo qui. Guarderemo avanti, verso il Marketing 5.0: un mondo di automazione, intelligenza artificiale e personalizzazione estrema.

Quello che abbiamo delineato in queste righe vuole essere un racconto di come il marketing sia cresciuto in passato e di come cambierà nel corso del tempo. Un’opportunità per comprendere meglio il domani grazie a tutto quello che il passato ha ancora da raccontare. Ma iniziamo dalla domanda più importante: quando nasce il marketing?

Orologio da taschino sopra una mappa storica

Una storia molto difficile da raccontare

Raccontare la storia del marketing è complesso, perché le fonti sono disparate, talvolta concordi, talvolta in totale disaccordo. Inoltre, in un ambito affascinante come questo, non mancano leggende, miti, escatologie fantasiose e narrazioni che i marketer amano esibire, durante i convegni o nel mezzo di un workshop, per generare stupore nel loro pubblico.

Nonostante questo, abbiamo cercato di reperire le fonti più interessanti e più ricche di informazioni utili, per proporvi questo articolo che, speriamo, potrà risultare denso ma anche utile, ricco di informazioni e foriero di nuove e vincenti ispirazioni per il futuro.

Monte fuji in Giappone

Il passato mitico (e inesplorabile) del Marketing

Il passato del marketing è avvolto da un alone di mistero e leggenda. Spesso, siamo tentati di considerarlo una disciplina moderna, ma in realtà ha radici profonde che affondano nei secoli. In questo paragrafo, faremo un viaggio indietro nel tempo per esplorare le origini mitiche e inesplorate del marketing.

Le storie sulle origini del marketing ci portano al Giappone del 1636, quando un giovane quattordicenne di nome Mitsui Takatoshi si trasferì nella vivace Edo, l’odierna Tokyo, per lavorare nel negozio di tessuti di suo fratello. In quel momento, Takatoshi non poteva certo immaginare che avrebbe dato il via a un’incredibile avventura imprenditoriale che avrebbe portato, nel 1673, alla fondazione del negozio di tessuti Echigoya (ancora attivo oggi sotto il nome Mitsukoshi).

Questo fu il primo passo verso la creazione del Mitsui Group, una delle multinazionali giapponesi più longeve e potenti. La sua visione imprenditoriale lo portò a un’innovazione fondamentale: intervistare i potenziali clienti per comprendere le loro reali esigenze. Questo modello pionieristico stabilì il principio fondamentale del marketing moderno: i prodotti devono soddisfare le esigenze dei clienti.

È per questo motivo che, secondo Peter Drucker (considerato il padre del management) Mitsui Takatoshi è riconosciuto come l’inventore del marketing.

Non possiamo sapere con certezza se quella di Takatoshi sia una storia vera o una leggenda. Ma sappiamo per certo che è una di quelle storie che fa bene al cuore e dona coraggio a chi, oggi, decide di fare impresa. E, anche per questo, ci piace.

Nel prossimo paragrafo, esploreremo la nascita del marketing moderno negli Stati Uniti durante il periodo tra il 1910 e il 1930, concentrandoci sulle prime associazioni di marketing e sul contributo dell’economista italiano Giancarlo Pallavicini.

Grattacieli visti dal basso

Il marketing moderno

Ora che abbiamo esplorato le affascinanti origini mitiche del marketing, spostiamo la nostra attenzione sulla sua evoluzione verso la modernità.

In questo secondo paragrafo, analizzeremo il periodo che va dal 1910 al 1930, quando il marketing moderno iniziò a prendere forma negli Stati Uniti. Vedremo, inoltre, come le prime associazioni di marketing e l’economista italiano Giancarlo Pallavicini abbiano contribuito a plasmare questa disciplina.

Nel periodo tra il 1910 e il 1930, negli Stati Uniti, si assistette alla nascita delle prime associazioni di marketing, composte da accademici, professori e studiosi. Questi pionieri riconobbero la crescente importanza di applicare principi scientifici e organizzativi alle attività commerciali. In questo contesto, il marketing stava emergendo come una disciplina organica e scientifica.

Tra gli aspetti più interessanti che si possono menzionare, in questa parte della storia del Marketing, figurano sicuramente quattro momenti, che sono stati parte della storia dai primissimi anni del Novecento (il 1910, per la precisione) fino agli anni Cinquanta.

Nello specifico (e abbastanza in breve, perché ogni parentesi della storia del Marketing dedicherebbe un libro a parte, se non addirittura uno specifico percorso di approfondimento), ecco i quattro momenti della storia del marketing moderno che meritano di essere approfonditi:

 

1910: La nascita del marketing

Il 1910 segna il punto di partenza del marketing moderno. Questo movimento ha le sue radici negli Stati Uniti, in cui emersero le prime istituzioni legate al settore. La più antica tra queste è la National Association of Teachers of Advertising, costituita da professori e studiosi che riconobbero la crescente importanza di applicare principi scientifici e organizzativi alle attività commerciali.

 

1929: Un nuovo approccio al commercio

Il 1929, oltre ad essere un anno cruciale per la storia umana e finanziaria a causa della Grande Depressione, ha anche segnato un cambiamento nell’approccio al marketing. Questo periodo vide l’emergere di un nuovo modo di pensare al consumo, noto come l’American Way of Life, che promuoveva una visione più etica e sostenibile. Inoltre, fu il momento in cui iniziarono gli studi scientifici sulla grande distribuzione, anche se inizialmente erano incentrati principalmente sulla ricerca di mercato.

 

1935: National Association of Teachers of Advertising

Nel 1930 venne fondata l’American Marketing Society, la prima associazione dedicata al marketing che comprendeva sia accademici che professionisti del settore. Il marketing stava diventando sempre più scientifico, basato su analisi, confronti e test. Nel 1934, con la fondazione della National Association of Marketing Teachers, il marketing si distaccò dalla pubblicità come disciplina di studio e ricerca. Nel 1935, la National Association of Marketing Teachers propose una definizione di marketing che lo definiva come:

“L’insieme delle attività d’impresa realizzate al fine di governare e indirizzare il flusso di beni e servizi da chi produce a chi consuma.”

 

1950: Gli anni del boom

Salendo di 15 anni nel futuro, arriviamo al 1950, un periodo di boom economico noto come gli anni del secondo dopoguerra. In questo contesto, il consumo divenne un fenomeno di massa e si affermò la consapevolezza della necessità di strutturare una disciplina che organizzasse in modo sistematico la produzione, la distribuzione e la promozione. È in questo periodo che il marketing verticale prese piede: le aziende cercavano un flusso di comunicazione diretto con i propri clienti, concentrandosi principalmente sui prodotti e mirando a un pubblico pressoché indifferenziato. In questi anni, il marketing identificò i principi fondamentali su cui si basa l’approccio odierno, orientato a identificare e soddisfare i bisogni del pubblico attraverso prodotti e servizi.

Alla fine degli anni Cinquanta, poi, vi fu un altro, interessante contributo (significativo e meritevole di un approfondimento), poiché fu fornito dall’economista italiano Giancarlo Pallavicini.

 

I fondamenti del marketing management secondo Pallavicini

A partire dal 1959, Pallavicini intraprese studi approfonditi sulle ricerche di mercato, sottolineando l’importanza di comprendere il mercato e le esigenze dei clienti come fondamentale per il successo aziendale. Le sue idee e ricerche tracciarono i fondamenti del marketing management, che divennero essenziali per il marketing moderno.

L’approccio di Pallavicini è ben riassunto nella seguente citazione – tratta proprio da giancarlopallavicini.it – nella quale sono espresse le definizioni di marketing date dall’italiano. Concetti fondamentali che, in seguito, furono presi in considerazione anche da Kotler (L’elenco puntato e il corsivo sono nostri; il contenuto è stato conservato invariato, così come presente alla fonte: http://www.giancarlopallavicini.it/economia/marketing):

“Le origini del “concetto di marketing” si possono far risalire all’economista italiano Giancarlo Pallavicini, che nel 1959 sviluppò approfondimenti sulle ricerche di mercato, costituenti, di fatto, i primi strumenti di quello che divenne poi il marketing moderno, ripresi e sviluppati in un secondo tempo da Philip Kotler.”

 

Giancarlo Pallavicini introduce le seguenti definizioni:

 

“Il marketing viene definito come quel processo sociale e manageriale diretto a soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di creazione e scambio di prodotto e valori.”

“Il marketing management consiste invece nell’analizzare, programmare, realizzare e controllare progetti volti all’attuazione di scambi con mercati-obiettivo per realizzare obiettivi aziendali.”

“Esso mira soprattutto ad adeguare l’offerta di prodotti o servizi ai bisogni e alle esigenze dei mercati-obiettivo ed all’uso efficace delle tecniche di determinazione del prezzo, della comunicazione e della distribuzione per informare, motivare e servire il mercato.”

 

Nel prossimo paragrafo, esamineremo il ruolo cruciale di Philip Kotler nel definire le diverse ere del marketing, concentrandoci su quattro fasi chiave che hanno segnato l’evoluzione di questa disciplina.

Robot in fabbrica

Le Quattro Ere del Marketing

Dopo aver esaminato la nascita del marketing moderno grazie alle prime associazioni di marketing e alle ricerche di Giancarlo Pallavicini, è fondamentale comprendere come questa disciplina sia evoluta nel corso del tempo.

In questo terzo paragrafo, esploreremo le quattro ere principali del marketing, ciascuna caratterizzata da approcci distinti e da un diverso orientamento verso i clienti e i valori aziendali.

Il marketing ha attraversato quattro ere principali, ognuna delle quali ha contribuito a ridefinire il modo in cui le aziende si rapportano ai propri clienti e promuovono i loro prodotti e servizi.

 

Marketing 1.0 – Focus sul Prodotto

Questa era iniziale del marketing ha dominato fino agli anni ’90 del secolo scorso, caratterizzata da una produzione di massa. Durante questo periodo, l’attenzione era principalmente rivolta al prodotto stesso.

La comunicazione di marketing si concentrava sulle caratteristiche tecniche, le specifiche del prodotto e le funzionalità. L’obiettivo era soddisfare le esigenze di base dei consumatori attraverso una comunicazione di massa che utilizzava mezzi come giornali, radio e televisione. In questa fase, il prodotto veniva creato prima e poi si cercava un pubblico per venderlo.

Un esempio iconico di questa era è rappresentato dal Maggiolino della Volkswagen, un prodotto di massa ben noto.

 

Marketing 2.0 – Focus sui Bisogni dei Clienti

Con la nascita del World Wide Web nel 1991 e la diffusione di Internet alla fine degli anni ’90, il marketing ha subito una trasformazione epocale. Internet ha dato ai consumatori il potere di cercare rapidamente informazioni sui prodotti e i servizi.

La comunicazione di marketing si è spostata online, dando vita a un’era in cui il cliente è al centro. I prodotti sono stati studiati e costruiti per soddisfare i desideri dei clienti, e la comunicazione di marketing è diventata più individuale e bidirezionale. Prima del prodotto, ora viene il cliente.

L’accesso a Internet ha reso possibile la ricerca, il confronto e la discussione dei prodotti, inizialmente nei forum e successivamente sui social media.

 

Marketing 3.0 – Focus sui Valori Umani

Nel 2010, Philip Kotler ha introdotto il concetto di Marketing 3.0, noto come “From Products to Customers to the Human Spirit.” Questa era ha portato un cambiamento radicale nel modo in cui le aziende affrontano il marketing. L’obiettivo è diventato creare un benessere multidimensionale in un’ottica win-win, coinvolgendo mente, cuore e spirito dei clienti. Le aziende sono chiamate a produrre beni e servizi che non solo soddisfino le esigenze dei clienti ma che siano anche sostenibili ed etici.

In questa fase, il contatto con le aziende si è spostato dalle logiche razionali del cervello alle emozioni, con un’enfasi crescente sulla missione, la visione e i valori aziendali.

 

Marketing 4.0 – Focus sulle Relazioni Connesse

Nel 2017, Philip Kotler ha introdotto il Marketing 4.0, che rappresenta l’integrazione totale tra il marketing offline e il mondo digitale. Il cliente oggi interagisce con l’azienda attraverso numerosi punti di contatto reali e digitali, rendendo essenziale un’attenzione minuziosa a tutte le forme di comunicazione e interazione con i clienti e i potenziali clienti. Il viaggio del cliente può iniziare sui social media, passare attraverso il sito web del brand, le recensioni online e le interazioni fisiche in negozio. Questo rende il marketing altamente soggettivo e potenzialmente infinito.

Nel prossimo paragrafo, esploreremo il futuro del marketing con l’emergere del Marketing 5.0, che integra tecnologie avanzate come l’automazione, l’intelligenza artificiale e la realtà aumentata, aprendo nuove opportunità e sfide per le aziende.

Grafica che rimanda a un gruppo di persone stilizzate

Marketing: una storia, quattro orientamenti

Per correttezza bisogna dire che la visione delle Quattro Ere non costituisce l’unica modalità di descrivere e approfondire la storia del Marketing.

Tra le varie teorie e le posizioni di chi ha voluto spiegare un po’ meglio l’evoluzione di questa disciplina umana – così recente, eppure già così ricca di un passato – vi sono anche quattro diverse tipologie di “orientamento” che, appunto, cercando di rendere più chiaro ed esplicito in che modo, nel corso della sua storia, il Marketing abbia deciso di indirizzarsi (e di indirizzare le aziende, e i mercati, e il commercio) in approcci differenti, appunto.

Quattro direzioni che è utile approfondire, perché ognuna di esse contribuisce a renderci ancor più colti sul tema, ma soprattutto più consapevoli del percorso compiuto dal marketing, passato dalla produzione al prodotto, dalle vendite alle persone.

 

Orientamento alla produzione

Questa fase, che si estese dalla Rivoluzione Industriale fino alla Grande Depressione, era incentrata sulla massimizzazione della produzione e del profitto. Le aziende si concentravano sulla produzione su larga scala di prodotti standardizzati senza tener conto dei bisogni o della soddisfazione del consumatore.

 

Orientamento al prodotto

In questa fase, in cui c’era un aumento della concorrenza, le aziende iniziarono a differenziare i loro prodotti concentrandosi sulle caratteristiche e sulla qualità. Tuttavia, non tenevano ancora conto dei bisogni effettivi dei consumatori.

 

Orientamento alle vendite

Con la saturazione dei mercati e l’aumento della concorrenza, le aziende si sono concentrate sulla massimizzazione delle vendite e del fatturato. Questa fase ha visto l’uso di strumenti di marketing quali:

  • i prezzi
  • i sistemi di distribuzione
  • la comunicazione finalizzata alla stimolazione delle vendite.

Strumenti molto importanti, ma ancora distanti dall’ultimo e più importante aspetto: l’orientamento del cliente e, quindi, la sua importanza, la sua centralità, il suo essere fulcro, perno e motore centrale del marketing moderno.

 

Orientamento al cliente

L’evoluzione successiva – come abbiamo anticipato – ha portato all’orientamento al cliente, in cui le aziende hanno iniziato a comprendere e soddisfare i bisogni dei consumatori. Questa fase ha richiesto, tra le varie cose, una serie di attività e di azioni tipiche della modernità:

  • ricerche di mercato
  • segmentazione
  • targetizzazione
  • posizionamento

Da questo momento della Storia del Marketing è nato un momento di sempre maggior legame tra il mercato e le persone. Il legame tra gli individui e le attività del marketing è divenuto centrale.

Persona che utilizza un tablet virtuale

Il Futuro e la Quinta era del Marketing

Mentre abbiamo esaminato le quattro ere principali del marketing che hanno segnato la sua evoluzione, è importante guardare avanti verso ciò che il futuro potrebbe riservare a questa disciplina. Nel quarto paragrafo, esploreremo il Marketing 5.0, una fase emergente che incorpora tecnologie avanzate e comportamenti dei consumatori sempre più complessi.

Il Marketing 5.0 rappresenta il futuro del marketing e incorpora una serie di tecnologie avanzate e nuovi comportamenti dei consumatori. Questa fase è caratterizzata da una maggiore integrazione delle tecnologie digitali nelle strategie di marketing e dalle profonde connessioni tra le aziende e i consumatori. Ecco alcune delle tendenze e degli elementi chiave che definiranno il Marketing 5.0:

  1. Automazione: L’automazione delle attività di marketing sta diventando sempre più diffusa. Gli algoritmi e i sistemi di intelligenza artificiale consentono alle aziende di automatizzare processi come la segmentazione dei clienti, l’invio di messaggi personalizzati e la gestione delle campagne pubblicitarie.
  2. Bot e Intelligenza Artificiale: I chatbot e l’intelligenza artificiale stanno trasformando l’interazione tra le aziende e i clienti. Questi strumenti possono rispondere alle domande dei clienti in tempo reale, offrire assistenza personalizzata e persino gestire vendite e prenotazioni.
  3. Realtà Aumentata: La realtà aumentata sta diventando una parte sempre più importante del marketing. Le aziende utilizzano questa tecnologia per consentire ai clienti di “provare” i prodotti virtualmente prima di acquistarli, come ad esempio l’uso di applicazioni per la prova di mobili o vestiti.
  4. Big Data e Analisi: La raccolta e l’analisi dei dati sono diventate fondamentali per comprendere meglio i comportamenti dei clienti e adattare le strategie di marketing di conseguenza. Il marketing 5.0 si basa su dati accurati e analisi avanzate per prendere decisioni informate.
  5. Monitoraggio e Social Media: I social media continuano a svolgere un ruolo centrale nel marketing 5.0. Le aziende monitorano attentamente le conversazioni online per comprendere i sentimenti dei clienti e rispondere in modo proattivo alle loro esigenze e preoccupazioni.
  6. Personalizzazione Estrema: I consumatori si aspettano un’esperienza altamente personalizzata. Il marketing 5.0 si basa sulla capacità di offrire contenuti, prodotti e servizi altamente mirati e rilevanti per ciascun cliente.

Il Marketing 5.0 rappresenta un’opportunità entusiasmante per le aziende di adattarsi a un mondo in continua evoluzione.

Il ruolo del marketing oggi è quello di comprendere il contesto in continua evoluzione e di creare relazioni più profonde e personalizzate con i clienti, tenendo conto delle dinamiche sociali e tecnologiche.

L’orientamento contemporaneo del marketing va oltre il semplice “orientamento al cliente” ed è incentrato sull’individuo, la sua sfera emotiva e psicologica, e il dialogo digitale personalizzato.

Tuttavia, comporta anche sfide legate alla privacy dei dati, alla concorrenza sempre più feroce e alla necessità di rimanere aggiornati sulle ultime tecnologie e tendenze del settore.

 

Entra nell’Era del Marketing Naxa

Se vuoi portare la tua azienda nel futuro del marketing, se questa Quinta Era ti esalta (o ti spaventa), parlarne con dei veri professionisti potrà fare la differenza.

Vieni a trovarci e raccontaci le tue esigenze. Metteremo la nostra esperienza nell’ambito del marketing al servizio del tuo business.

Web Marketing: strategie per far crescere le PMI

Da un po’ di tempo a questa parte, il web marketing è diventato una componente essenziale per il successo delle piccole e medie imprese (PMI) nell’era digitale. Al punto che, ormai, un’affermazione come questa non fa più notizia.

Eppure, se è vero che oggi il web marketing è ben noto a PMI e imprenditori, è altrettanto vero che meno della metà delle PMI fanno uso delle risorse e degli strumenti che il digital mette a disposizione.

In questo blog – dedicato agli imprenditori e alle PMI che vogliano sfruttare al massimo la potenza del digital e, in particolare, i risultati che il web marketing può portare – esploreremo alcune delle migliori strategie di web marketing che è possibile adottare per aumentare la visibilità online, generare lead qualificati e far crescere il proprio business.

In particolare, dedicheremo un paragrafo di approfondimento ad ognuno dei contenuti elencati di seguito. Per ogni argomento elencheremo i vantaggi, una breve lista di best practices da mettere subito in pratica e (vista la complessità dei temi) forniremo link ad approfondimenti e contenuti più specifici e dedicati.

  • L’importanza del sito web, della sua ottimizzazione, dei contenuti di valore e delle attività di Search Engine Optimisation (SEO)
  • La centralità delle campagne di online advertising e il Search Engine Advertising come strumenti per far incontrare più facilmente la domanda del pubblico con l’offerta della tua PMI.
  • Le attività di Social Media Marketing (SMM), ovvero la produzione di contenuti per i social, la gestione di una community
  • Il Content Marketing e la produzione di contenuti coinvolgenti e interessanti per creare e mantenere un legame saldo con il proprio pubblico.
  • Le attività di nurturing e di diffusione di contenuti di valore tramite le mailing list aziendali, ovvero: l’Email Marketing.

A questo punto, non resta che cominciare ad affrontare tutti gli argomenti, dal primo all’ultimo, come fossero gradini di una scala che può portare la tua PMI dall’oggi al futuro. Dalla situazione attuale, al successo. Cominciamo.

 

Indice:

L’importanza di un sito web ottimizzato SEO per le PMI

L’importanza di un sito web ottimizzato SEO per le PMI

Secondo l’analisi condotta da SEMrush nel 2021, solo il 36% delle PMI italiane ha un sito web ottimizzato per i motori di ricerca. Questo dato rappresenta un’opportunità significativa per le PMI di distinguersi dalla concorrenza.

Ma perché è così importante avere un sito web ottimizzato SEO per una piccola o media impresa?

Un sito web ottimizzato è di vitale importanza, infatti può essere la prima impressione che molte persone avranno di te, e se non è ben ottimizzato, potresti perdere potenziali clienti. Ecco alcune ragioni chiave per cui un sito web SEO-friendly è cruciale:

  1. Visibilità online: Un sito web ottimizzato per i motori di ricerca appare più in alto nei risultati di ricerca, aumentando la visibilità della tua impresa. Ciò significa che le persone sono più propense a trovare il tuo sito quando cercano prodotti o servizi simili.
  2. Credibilità: Un sito web ben strutturato e ben ottimizzato trasmette professionalità e credibilità. I potenziali clienti tendono a fidarsi di aziende con una forte presenza online.
  3. Aumento del traffico qualificato: L’ottimizzazione SEO mira a far apparire il tuo sito davanti a persone realmente interessate ai tuoi prodotti o servizi. Ciò significa che il traffico che ricevi è più qualificato e più incline a convertire in clienti.
  4. Concorrenza: Se i tuoi concorrenti hanno siti web ottimizzati, potrebbero attirare clienti che altrimenti potrebbero scegliere te. Per stare al passo o superare la concorrenza, è fondamentale investire nell’ottimizzazione SEO.
  5. Mobile-friendliness: Con sempre più persone che navigano su internet tramite dispositivi mobili, è essenziale che il tuo sito sia ottimizzato per la visualizzazione su smartphone e tablet. Google premia i siti web mobile-friendly nei risultati di ricerca.
  6. Migliora l’esperienza utente: L’ottimizzazione SEO non riguarda solo i motori di ricerca, ma anche l’esperienza degli utenti. Un sito web ben strutturato, con pagine caricate velocemente e una navigazione intuitiva, rende felici i visitatori.

Come ottimizzare il sito aziendale per la SEO?

Ottimizzare il proprio sito aziendale in ottica SEO è qualcosa di complesso, pertanto forniamo solo alcuni piccoli suggerimenti nell’elenco riportato di seguito, in modo che possano fare da rapida checklist per chi volesse avvicinarsi all’argomento e iniziare a capire se il proprio sito necessiti, o meno, di un intervento SEO. Al termine dell’elenco forniremo link di approfondimento a contenuti più specifici sul tema.

  1. Ricerca delle parole chiave: Identifica le parole chiave pertinenti per il tuo settore e utilizzale in modo strategico nei tuoi contenuti. Contenuti che, naturalmente, dovranno essere di qualità e significativi per il tuo pubblico, in modo da attirare la sua attenzione, ma anche per risolvere i loro problemi (risultando, così, molto utili e graditi).
  2. Contenuto di alta qualità: Crea contenuti informativi e di valore per i tuoi utenti. Questo può includere articoli, guide, video e altro ancora.
  3. Ottimizzazione on-page: Assicurati che ogni pagina del tuo sito abbia un titolo, una descrizione e dei tag di intestazione ben ottimizzati. Utilizza URL amichevoli e assicurati che le immagini siano compresse e ottimizzate.
  4. Mobile optimization: Verifica che il tuo sito sia reattivo e che funzioni correttamente su dispositivi mobili.
  5. Link building: Costruisci un profilo di link di alta qualità, con link da fonti affidabili e pertinenti al tuo settore.
  6. Analisi e monitoraggio: Utilizza strumenti come Google Analytics e Google Search Console per monitorare le prestazioni del tuo sito e apportare miglioramenti continui.

Per approfondire l’argomento Search Engine Optimization e scoprire in che modo ottimizzare il sito web in chiave SEO ti consigliamo l’articolo al link. Oppure, puoi contattare il nostro team: saremo lieti di accogliere le tue esigenze e fornirti le soluzioni più adatte per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi.Pmi italiane online ads e search engine advertising.

PMI italiane: online adv e Search Engine Advertising (SEA)

Secondo uno studio condotto da Digital360 nel 2021, il 63% delle PMI italiane ha investito in campagne di pubblicità online. Google Ads e social media advertising sono stati identificati come i canali di pubblicità più utilizzati. Ma quali sono i vantaggi che l’online advertising può portare a una PMI e come è possibile 

avviare la prima campagna con successo?

  1. Targeting preciso: Con le piattaforme di advertising online, è possibile definire con precisione il pubblico a cui desideri rivolgerti. Questo ti consente di raggiungere esattamente le persone interessate ai tuoi prodotti o servizi.
  2. Controllo del budget: Puoi impostare un budget giornaliero o mensile per le tue campagne, il che ti permette di gestire in modo efficace le spese pubblicitarie e di ottenere un buon ritorno sull’investimento.
  3. Misurabilità: Uno dei principali vantaggi dell’online advertising è la possibilità di monitorare in tempo reale le prestazioni delle tue campagne. Puoi vedere quanti clic hai ottenuto, quante persone hanno visualizzato i tuoi annunci e quanto hai speso.
  4. Flessibilità: Puoi apportare modifiche alle tue campagne in qualsiasi momento in base ai risultati e alle tendenze emergenti. Questa flessibilità ti consente di adattarti rapidamente alle esigenze del mercato.
  5. Brand awareness: Le campagne online possono aiutarti a costruire la consapevolezza del tuo brand. Anche se le persone non effettuano un acquisto immediato, possono ricordarsi del tuo marchio per il futuro.

Search Engine Advertising: come iniziare?

Quello della SEA (Search Engine Advertising) è un argomento complicato: richiede competenze teoriche, ma anche anni di pratica, che consentono di configurare e ottimizzare al meglio le proprie campagne pubblicitarie su network quali, ad esempio, Google Ads.

Qui di seguito riportiamo qualche suggerimento molto sintetico e, al termine dell’elenco, link per chiunque volesse approfondire maggiormente questo argomento:

  1. Definisci gli obiettivi: Prima di iniziare, stabilisci chiaramente gli obiettivi della tua campagna. Vuoi aumentare le vendite, generare lead o aumentare la consapevolezza del brand? Gli obiettivi chiari ti aiuteranno a misurare il successo.1
  2. Conosci il tuo pubblico: Ricerca e comprendi il tuo pubblico di riferimento. Quali sono i loro interessi, le loro abitudini di navigazione e le loro esigenze? Queste informazioni ti aiuteranno a creare annunci più mirati.
  3. Scegli le piattaforme giuste: Seleziona le piattaforme di advertising online più adatte al tuo pubblico. Ad esempio, se il tuo target è presente su Facebook, concentrati su social media advertising; se stai cercando un pubblico più ampio, considera Google Ads.
  4. Crea annunci efficaci: Scrivi annunci accattivanti con una chiara call-to-action. Utilizza immagini di alta qualità e testa diverse varianti per vedere quali funzionano meglio.
  5. Monitora e ottimizza: Continua a monitorare le prestazioni delle tue campagne e apporta modifiche quando necessario. Puoi sperimentare con diverse parole chiave, budget e creatività per migliorare i risultati.
  6. Impara dalle analisi: Utilizza i dati raccolti per prendere decisioni informate. Identifica cosa ha funzionato e cosa no, e usa queste informazioni per migliorare le tue future campagne.

Puoi approfondire l’argomento online advertising con gli articoli gratuiti che puoi trovare al link. Altrimenti, puoi contattare gli specialisti Naxa che saranno lieti di supportarti e di rispondere alle tue domande.

Il social media marketing (SMM) e l’importanza dei social network per le PMI.

Il social media marketing (SMM) e l’importanza dei social network per le PMI

Secondo un’indagine condotta da We Are Social nel 2023, il numero di utenti regolarmente attivi sui social media è in continuo aumento: notiamo infatti una crescita del 3,0% tra il 2022 e il 2023. Questo dato mette a tacere quelle voci di “morte prossima” dei social media riconfermandole come scusa per fare clickbait. Inoltre, secondo l’analisi di Kantar nel 2021, il 57% delle PMI italiane ha affermato di utilizzare i social media per promuovere i propri prodotti o servizi. Questi dati testimoniano l’ampia diffusione dei social media in Italia e sottolineano l’importanza crescente di una presenza online strategica per le piccole e medie imprese.

Il social media marketing, tuttavia, offre numerosi vantaggi alle PMI italiane e, proprio per questo, è bene che ogni azienda prenda in considerazione i benefici di una strategia SMM (li elenchiamo nell’elenco seguente) e valuti i primi passi per dare inizio alla propria strategia di Social Media Marketing (alcuni consigli per cominciare sono contenuti nell’elenco successivo): 

I vantaggi del Social Media Marketing per le PMI

  1. Aumento della visibilità: I social media offrono un’ampia platea di potenziali clienti. Utilizzando piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter e LinkedIn, le PMI possono aumentare significativamente la loro visibilità online.
  2. Coinvolgimento del pubblico: I social network consentono alle PMI di interagire direttamente con il proprio pubblico. Questo coinvolgimento può creare legami più stretti con i clienti e migliorare la fedeltà al brand.
  3. Comunicazione diretta: Le PMI possono utilizzare i social media per comunicare direttamente con i clienti, rispondere alle domande e risolvere i problemi. Questo livello di servizio clienti personalizzato può fare la differenza nella fidelizzazione dei clienti.
  4. Promozione a basso costo: Le campagne pubblicitarie sui social media possono essere accessibili anche per le PMI con budget limitati. È possibile raggiungere un pubblico mirato senza dover investire grandi somme di denaro.
  5. Analisi e monitoraggio: Le piattaforme di social media forniscono strumenti di analisi avanzati che consentono alle PMI di monitorare le prestazioni delle loro campagne e adattarle in tempo reale.

Dar vita a una strategia di social media marketing efficace

Ecco da dove cominciare per avviare la strategia di Social Media Marketing per la propria PMI. Se sei interessato ad approfondire l’argomento, trovi link e approfondimenti al termine dell’elenco: 

  1. Definisci gli obiettivi: Prima di iniziare, stabilisci obiettivi chiari per la tua strategia di social media marketing. Vuoi aumentare il traffico al sito web, generare lead o migliorare la consapevolezza del brand? Gli obiettivi chiari ti guideranno nella pianificazione delle tue attività.
  2. Conosci il tuo pubblico: Ricerca e comprendi il tuo pubblico di riferimento. Quali sono i loro interessi, le loro esigenze e i loro comportamenti sui social media? Queste informazioni ti aiuteranno a creare contenuti mirati.
  3. Scegli le piattaforme giuste: Non è necessario essere presenti su tutte le piattaforme di social media. Concentrati su quelle che sono più adatte al tuo pubblico e ai tuoi obiettivi. Ad esempio, se il tuo target è prevalentemente B2B, LinkedIn potrebbe essere la scelta migliore.
  4. Crea contenuti di valore: Pubblica contenuti interessanti, informativi e coinvolgenti. Usa immagini di alta qualità e scrivi testi accattivanti.
  5. Mantieni una frequenza costante: Mantieni una presenza costante sui social media. Pianifica un calendario editoriale e cerca di pubblicare in modo regolare per mantenere il tuo pubblico coinvolto.
  6. Interagisci con il pubblico: Rispondi ai commenti, alle domande e ai messaggi privati in modo tempestivo. Il coinvolgimento diretto con il pubblico è fondamentale per costruire relazioni solide.
  7. Monitora e misura i risultati: Utilizza gli strumenti di analisi per monitorare le prestazioni delle tue campagne. Cosa ha funzionato meglio? Cosa può essere migliorato? Usa queste informazioni per ottimizzare la tua strategia nel tempo.

La centralità del Content Marketing per le PMI italiane.

La centralità del Content Marketing per le PMI italiane

Secondo uno studio condotto da Content Intelligence nel 2021, solo il 28% delle PMI italiane ha una strategia di content marketing strutturata. Tuttavia, l’importanza di una strategia di content marketing ben definita non può essere sottovalutata per le piccole e medie imprese italiane.

Ecco alcuni vantaggi chiave che una strategia di content marketing può portare alle PMI italiane:

  1. Aumento della visibilità: Creando contenuti di alta qualità e rilevanti per il tuo pubblico target, puoi migliorare la tua visibilità online. I motori di ricerca come Google tendono a premiare i siti web che forniscono contenuti informativi e utili.
  2. Generazione di lead: Il content marketing può aiutarti a catturare potenziali clienti interessati ai tuoi prodotti o servizi. Offrendo contenuti di valore, puoi incoraggiare i visitatori del tuo sito web a fornire informazioni di contatto.
  3. Posizionamento come esperto del settore: Creando contenuti informativi e autorevoli, puoi dimostrare la tua competenza nel settore. Questo può aiutarti a guadagnare la fiducia dei clienti e a posizionarti come leader di mercato.
  4. Fidelizzazione dei clienti: Il content marketing può mantenere i clienti impegnati e fedeli al tuo brand. Puoi fornire loro informazioni utili e consigli per utilizzare i tuoi prodotti o servizi in modo più efficace.
  5. Condivisione sociale: Contenuti interessanti e condivisibili possono essere ampiamente diffusi sui social media, aumentando la tua visibilità e raggiungendo un pubblico più ampio. 

Come fare Content Marketing per una PMI

Se i vantaggi elencati sopra hanno stuzzicato la tua curiosità, ecco alcuni consigli per avviare una strategia di content marketing in autonomia (e, dopo l’elenco, link utili per saperne di più e per approfondire l’argomento):

  1. Identifica il tuo pubblico: Prima di tutto, comprendi chi è il tuo pubblico target. Cosa cercano online? Quali sono le loro esigenze e i loro problemi? Queste informazioni ti aiuteranno a creare contenuti pertinenti.
  2. Scegli i formati di contenuto appropriati: Crea e condividi contenuti di valore, come articoli sul blog, guide pratiche, video tutorial e infografiche. Diversificare i formati di contenuto può attirare un pubblico più ampio.
  3. Focalizzati su argomenti rilevanti: I contenuti devono rispondere alle domande e ai bisogni del tuo pubblico. Concentrati su argomenti rilevanti per il tuo settore e la tua azienda.
  4. Utilizza le parole chiave: Per migliorare la visibilità sui motori di ricerca, utilizza parole chiave pertinenti nei tuoi contenuti. Ricerca le parole chiave più adatte e incorporale in modo naturale nei testi.
  5. Pianifica un calendario editoriale: Crea un piano editoriale per organizzare la produzione e la pubblicazione dei contenuti. Stabilisci una frequenza regolare per mantenere il tuo pubblico coinvolto.
  6. Promuovi i tuoi contenuti: Non limitarti a pubblicare i tuoi contenuti e sperare che siano trovati. Promuovili attraverso i social media, l’email marketing e la condivisione con influencer del settore.
  7. Misura e adatta: Utilizza strumenti di analisi per monitorare le prestazioni dei tuoi contenuti. Cosa funziona meglio? Cosa può essere migliorato? Usa queste informazioni per ottimizzare la tua strategia nel tempo.

Se vuoi approfondire l’argomento e sei in cerca di altri consigli su come creare una content marketing efficace per la tua PMI, prova a contattare il nostro team. Saremo lieti di accogliere le tue richieste e di fornirti tutte le informazioni necessarie per iniziare a ottenere il massimo dal web marketing.

PMI e Email Marketing in Italia.

PMI e Email Marketing in Italia

Secondo l’analisi di MailUp nel 2021, l’email marketing è uno dei canali più efficaci per le PMI italiane. Tuttavia, solo il 48% delle PMI italiane utilizza attivamente l’email marketing per comunicare con i propri clienti. Questo sottolinea il grande potenziale inutilizzato che l’email marketing può offrire alle piccole e medie imprese italiane.

Questi sono alcuni dei vantaggi direttamente legati alle attività di Email Marketing: 

  1. Comunicazione diretta: L’email marketing consente alle PMI di comunicare direttamente con i propri clienti, senza intermediari. Questo permette un dialogo personalizzato e un rapporto più stretto con il pubblico.
  2. Fidelizzazione dei clienti: Gli sforzi di email marketing possono essere mirati a mantenere i clienti attuali impegnati e fedeli. Invia aggiornamenti, offerte speciali e contenuti interessanti per mantenere viva l’interazione.
  3. Generazione di lead: Le campagne di email marketing possono essere utilizzate per catturare nuovi potenziali clienti. Ad esempio, puoi offrire un incentivo, come uno sconto o un ebook gratuito, in cambio dell’iscrizione alla tua lista email.
  4. Promozione di prodotti/servizi: Le PMI possono utilizzare l’email marketing per promuovere prodotti o servizi specifici. Questo è particolarmente utile per il lancio di nuovi prodotti o l’annuncio di offerte speciali.
  5. Misurabilità: Una delle principali vantaggi dell’email marketing è la possibilità di monitorare in modo dettagliato le prestazioni delle tue campagne. Puoi vedere chi ha aperto le email, chi ha cliccato sui link e altro ancora.

Ora che vantaggi sono chiari, potresti chiederti: “Come faccio a cominciare? Da dove inizio?”… se ti stai ponendo queste domande, trovi alcune best practices nell’elenco successivo e, al termine, link di approfondimento e fonti specifiche sul tema:

  1. Costruisci una lista di contatti: Raccogli indirizzi email di clienti attuali e potenziali. Chiedi l’iscrizione alla tua lista in modo trasparente e rispetta le leggi sulla privacy.
  2. Scegli una piattaforma di email marketing: Utilizza un servizio di email marketing affidabile che ti consenta di creare, inviare e monitorare le tue campagne. Alcune opzioni popolari includono MailChimp, Constant Contact e MailUp.
  3. Crea contenuti di valore: Scrivi email che siano rilevanti e interessanti per il tuo pubblico. Offri informazioni utili, notizie, offerte speciali o altro materiale che possa interessare ai tuoi destinatari.
  4. Personalizza le email: Utilizza il nome del destinatario e segmenta la tua lista in base alle preferenze e ai comportamenti. Le email personalizzate sono più coinvolgenti.
  5. Testa e ottimizza: Conduci test A/B per sperimentare con oggetti, messaggi e layout diversi. Usa i risultati per migliorare le prestazioni delle tue email.
  6. Rispetta le leggi sulla privacy: Assicurati di conformarti alle leggi sulla privacy, come il GDPR in Europa, e includi un link per la disiscrizione in ogni email.
  7. Misura i risultati: Utilizza gli strumenti di analisi della tua piattaforma di email marketing per monitorare il successo delle tue campagne. Fai attenzione ai tassi di apertura, di clic e di conversione.

Per approfondire il tema ti rimandiamo a questo contenuto, dedicato ai sei settori nei quali l’email marketing porta più risultati. Inoltre, ti invitiamo a contattare il nostro team per ricevere consigli dai nostri professionisti. 

Naxa: il digital partner delle PMI italiane

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