Video Content Strategy: perché è utile e come realizzarla

In questo articolo, dedicato alla creazione di una strategia di contenuti video per il proprio marketing aziendale, analizzeremo una serie di aspetti pratici e teorici.

Daremo una definizione di video strategy e ne definiremo i vantaggi. Quindi, offriremo una guida alla creazione di una strategia di Video Marketing sui propri canali aziendali, andando a definire anche le tipologie di video da usare, i fattori da tenere in considerazione e gli errori che più comunemente vengono commessi, in questo ambito.

Parleremo anche di come produrre video per il marketing e in che modo pianificarne la distribuzione sui canali più appropriati.

Sei pronto ad iniziare il tuo viaggio? Si parte.

Video Marketing e Video Strategy: definizione e vantaggi

Iniziamo con il dare una definizione sintetica, ma esaustiva, di Video Content Strategy o, in italiano, Strategia di Contenuti Video.

In breve, si tratta di un piano che definisce l’approccio di un’azienda alla creazione, distribuzione e misurazione dell’impatto dei contenuti video.

Questo implica:

  • Identificazione del pubblico target
  • Definizione degli obiettivi
  • Selezione dei tipi di video da creare
  • Determinazione dei canali di distribuzione
  • Misurazione dell’efficacia della strategia

Una strategia di contenuto video è, di fatto, una strategia di contenuti (o attività di content marketing) che vede, al centro, contenuti di natura video anziché, per esempio, contenuti di natura testuale. Pertanto, può essere utilizzata per vari scopi e, come ogni attività di marketing, può aiutare la tua azienda ad aumentare la brand awareness, oppure può contribuire a generare lead e, in ultima analisi, guidare le vendite. Il tutto, a seconda delle tipologie di contenuti video prodotti e, prima ancora, degli obiettivi di marketing definiti in fase di ideazione della strategia.

Ad ogni modo, approfondiremo tutte le tematiche sopra menzionate, dedicando ad ogni argomento un apposito paragrafo.

Prima di procedere, però, diamo spazio ai vantaggi intrinseci di una Video Content Strategy e cerchiamo di individuare le ragioni che dovrebbero spingere la tua azienda ad attivarsi in questo senso, oltre che le possibilità di ritorno offerte da attività di questo tipo.

Occorrente per costruire una video content strategy per il marketing.

 

Perché costruire una video content strategy?

Prima di scendere nel dettaglio dei vantaggi offerti da una video marketing strategy, cerchiamo di fornire un quadro generale sulla situazione attuale, per comprendere come si stanno muovendo il mercato e le aziende che vi operano producendo contenuti video.

Riportiamo di seguito alcuni concetti tratti da un lungo e dettagliato articolo, redatto da HubSpot, sul tema. Citeremo, di volta in volta, i punti a nostro avviso più rilevanti, a supporto della nostra argomentazione (qualora fossi interessato ad approfondire, puoi trovare La Guida definitiva al Video Marketing al link fornito). 

Contenuti video: un rapido sguardo alla loro evoluzione

Guardando al Video Marketing dal punto di vista della sua evoluzione e della storia recente, possiamo individuare i seguenti momenti:

  • 2005: tutto ha inizio con il lancio di YouTube.
  • 2009: Google acquista YouTube, integrandolo nel motore di ricerca e tra gli strumenti SEM a disposizione dei marketer. I video ora hanno una rilevanza SEO e costituiscono un canale di advertising profittevole. E continuano a crescere come spazio di produzione contenuti da parte di youtuber e influencer che sempre più spesso scelgono quel formato e quella piattaforma per i propri contenuti.
  • Con smartphone e computer sempre più potenti, realizzare video è sempre più “facile” (anzi, il video diventa un formato accessibile, perché di facile c’è ben poco, altrimenti non staremmo scrivendo questo articolo).
  • Nel 2019 – 2020 la pandemia di Covid19 cambia tante cose, compreso il nostro modo di vivere internet e di consumare contenuti video. Negli USA il consumo di media online cresce del 215%, secondo uno studio pubblicato da Nielsen.
  • Nel 2022 si stima che il pubblico trascorra almeno 19 ore / settimana (dati forniti da Hubspot in questa pubblicazione) a fruire di video online. Motivo per cui, ignorare questo mondo, questo spazio, questo modo di comunicare… è qualcosa che brand e aziende non possono più fare. Bisogna comunicare con i video, perché i video sono il futuro. Anzi, il presente. 

Video Marketing e social network

Ecco un altro ottimo motivo per scegliere il formato video come supporto per una content strategy aziendale: è il secondo tipo di contenuto più popolare sui social media per aumento dell’engagement.

Basti pensare all’investimento fatto da tante piattaforme, nel recentissimo passato, per andare incontro alla tendenza: YouTube e TikTok sono sempre state incentrate sul formato video, e realtà come Instagram e Facebook hanno fatto molti passi nella medesima direzione, per conformarsi a questa tendenza di mercato.

I video si sono configurati e si stanno consolidando come la principale tipologia di contenuto sui Social Network. E, vista l’importanza che i social network hanno, nel marketing di qualsiasi azienda, è facile comprendere quanto i video meritino di diventare centrali nella tua strategia di comunicazione. 

Video Marketing e SEO (Search Engine Optimization)

Anche la SEO figura tra gli ambiti nei quali il marketing video può portare un miglioramento. In particolare, contenuti video ospitati su siti aziendali e landing page concorrono ad aumentare le conversioni e le vendite:

  • Il 31% dei marketer aggiunge il video alle pagine web per migliorare la SEO (secondo questo articolo di HubSpot). I siti web, infatti, vedono un miglioramento nella loro posizione media nei motori di ricerca quando presentano contenuti video, perché questi contribuiscono ad aumentare il tempo di permanenza medio degli utenti sul sito.
  • In una raccolta delle statistiche di marketing più significative del 2022, redatta da HunSpot, si apprende che più del 60% dei marketer afferma che il costo di acquisizione dei clienti è aumentato. Allo stesso tempo, l’83% dei marketer video afferma che il video li aiuta a generare lead.

Come fare in modo che un video aiuti il proprio sito a performare meglio nei motori di ricerca? La domanda richiede una risposta complessa che, forse, meriterebbe un articolo a sé. Tuttavia, riportiamo qui di seguito un po’ di consigli che possono costituire un buon punto di partenza. Siccome stiamo parlando di video e SEO, i seguenti consigli riguardano video pubblicati sul sito aziendale, su una landing page o su YouTube (sono esclusi, invece, i video caricati sui social network, per i quali valgono regole un po’ diverse):

  • Rendi il video facilmente fruibile su desktop (e laptop), tablet e mobile.
  • Aggiungi titoli, descrizioni, tag e metadati rilevanti (ottimizzati per le parole chiave per le quali vuoi che il video sia indicizzato).
  • Includi una breve trascrizione del contenuto video.
  • Crea video di lunghezza appropriata (a volte dovranno essere brevissimi “tips”, altre volte dovranno essere lunghissime “recensioni”… per chiarirti le idee, esegui una ricerca sui tuoi clienti e sui tuoi competitor, per capire la preferenza dei primi e le strategie messe in atto dai secondi… ad ogni modo, di questo parliamo anche più avanti, nell’articolo).
  • Su YouTube, usa miniature personalizzate che inducano le persone a guardare il video. Invece di permettere a YouTube di selezionare le miniature, utilizza un software di editing video per scegliere i fotogrammi video più appropriati ed editarli in miniature efficaci.
  • Includi una chiara CTA, che sia visibile e facile da comprendere (usa pulsanti interattivi e link nel video e nella descrizione).

Video Marketing per gli utenti mobile: il futuro del video per il marketing.

 

Video Marketing e utenti mobile

Ulteriore aspetto che sembra privilegiare il consumo di contenuti video riguarda l’hardware attraverso il quale, sempre più persone, ne fruiscono. Ovviamente stiamo parlando di smartphone, perché sembra che gli utenti mobile costituiscano una forza trainante per il consumo di video.

  • Secondo uno studio di Statista, il 77% di coloro che hanno partecipato al sondaggio utilizza un dispositivo mobile o un tablet per guardare video online.
  • Facebook afferma che è 1,5 volte più probabile che le persone guardino video ogni giorno su uno smartphone che su un computer. 

Video Marketing: autorevolezza e fiducia

Il marketing video è ottimo per educare e costruire fiducia. Mentre il 91,9% degli utenti sono contenti di guardare qualsiasi tipo di video, il 31,3% vuole video tutorial e il 29,8% vuole video educativi.

Le opzioni sono anche infinite quando si parla di servizi offerti al team o agli esterni. Basti pensare alle seguenti tipologie di video per farsi una chiara idea:

  • video di onboarding
  • video per conoscere il team
  • video di supporto
  • storie di clienti soddisfatti / video recensioni

I dati sono chiari. Per avere successo, la tua azienda ha bisogno di una solida strategia di marketing video. Pertanto, vediamo come puoi fare per realizzare una strategia efficace 

Come creare una Strategia Video sui canali aziendali? 

L’importanza di darsi degli obiettivi chiari nel Video Marketing

Prima di iniziare a creare video, è importante definire gli obiettivi del video marketing. Quali risultati si desidera ottenere?

  • Aumentare la consapevolezza del marchio?
  • Generare lead?
  • Vendere prodotti o servizi?

Una volta che si conoscono gli obiettivi, è possibile creare video che siano progettati per raggiungerli. 

Scegliere la tipologia di video marketing

Esistono molti tipi diversi di video marketing che possono essere utilizzati dalle aziende. Alcuni dei tipi più comuni includono:

  • Video di presentazione del prodotto o servizio: questi video sono progettati per fornire informazioni sui prodotti o servizi di un’azienda.
  • Video tutorial: questi video insegnano agli spettatori come utilizzare prodotti o servizi.
  • Video di testimonianze: questi video presentano casi d’uso reali di prodotti o servizi.
  • Video di intrattenimento: questi video sono progettati per divertire e coinvolgere gli spettatori.

Per esplorare le tante, tantissime tipologie di video presenti online al servizio di marketer e aziende, rimandiamo ad un elenco di ben 12 diverse tipologie di video, presente all’interno della Guida Definitiva al Video Marketing realizzata da HubSpot e già citata in precedenza. 

Individuare i canali di video marketing

Dopo aver individuato le tipologie di video migliori per la propria strategia e, naturalmente, dopo aver realizzato di video, bisogna andare a distribuirli sulle piattaforme più appropriate.

Ma, come fare ad individuare le piattaforme? Molto dipende dalla presenza web della tua azienda, dagli obiettivi prefissati, dalla tipologia di pubblico. Di questo scriveremo più avanti, nel dettaglio. Per ora, suggeriamo solo alcune delle piattaforme che potrebbero ospitare i tuoi video, per dare un’idea di massima:

  • Sito web dell’azienda
  • Social media (TikTok, Instagram)
  • Pubblicità programmatica (Video Advertising)
  • Canali di streaming video (YouTube) 

Crea i video e pianificazione la loro distribuzione

Una volta che si conoscono gli obiettivi e i tipi di video che si desidera creare, è possibile iniziare creare i video veri e propri, pianificandone le uscite sui canali più appropriati, creando un Piano Editoriale.

Come per ogni altro tipo di contenuto, anche quando si lavora con contenuti video è importante dedicare del tempo al brainstorming e allo sviluppo di nuove idee creative, tenendo sempre in considerazione aspetti come: il target, gli obiettivi, i messaggi che si ha intenzione di trasmettere, e via dicendo…

Qui di seguito ti forniremo una serie di consigli pratici e suggerimenti per creare una “killer strategy” per i tuoi contenuti video. Per ogni consiglio elencato di seguito forniremo una descrizione dettagliata e, ove necessario, link e fonti per un ulteriore approfondimento.

Donna che elabora una video content strategy.

 

Consigli pratici per creare una Video Content Strategy 

Cerca di capire al meglio il tuo pubblico di riferimento

Solitamente, aziende e marketer hanno un’idea più o meno chiara di quello che può essere il loro “pubblico di riferimento”. Questa consapevolezza, solitamente, è il frutto di esperienze e di interazioni con i clienti, ma è possibile farne qualcosa di ancor più dettagliato e “scientifico”.

Una maggiore comprensione dei “pain points”, delle preferenze, delle abitudini di comportamento del proprio pubblico, infatti, può costituire un grandissimo vantaggio per un’azienda, perché la metterebbe nella condizione di poter creare contenuti sempre più personalizzati e, pertanto, sempre più in grado di influenzare positivamente lead e clienti. Inoltre, comprendere meglio il tuo pubblico ti aiuterà a definire obiettivi più appropriati, nonché modalità di comunicazione (messaggi, tone of voice) sempre più calzanti.

Il nostro consiglio è quello di utilizzare i dati a tua disposizione (e, magari, anche l’aiuto di esperti) per andare a definire le “buyer personas” della tua azienda e, sulla base di queste, produrre strategie (di marketing e di contenuti) realmente “data driven”. 

Definisci gli obiettivi e le metriche (o KPIs)

Impostare degli obiettivi è relativamente semplice. Più complesso è comprendere quali obiettivi possono portare benefici, in che modo possono farlo, e quali parametri possono essere misurati per comprendere se si sta lavorando efficacemente per il raggiungimento dei suddetti obiettivi.

Ecco perché ti consigliamo di definire i tuoi obiettivi utilizzando uno dei modi più popolari: si tratta della metodologia S.M.A.R.T., nata degli Anni ’80 e sopravvissuta (con qualche ritocco) alla prova del tempo.

Questo metodo propone di definire obiettivi che rispettino 5 caratteristiche (ognuna delle quali è rappresentata, in inglese, da una delle 5 lettere dell’acronimo S.M.A.R.T.):

  • Specific (Specifico): un obiettivo, per essere tale, deve essere chiaro e preciso. Niente di generico (es.: fare dei video) è ammesso! Solo obiettivi chiari e dettagliati (es.: realizzare video per raccontare i plus dei nostri servizi).
  • Measurable (Misurabile): gli obiettivi devono poter essere, in qualche modo, misurati. Di solito, insieme agli obiettivi si definiscono anche i KPI: Key Performances Indicator… indicatori quantitativi e numerici in grado di definire se si sta lavorando bene o male, in relazione all’obiettivo che si vuole raggiungere (es.: realizzare 20 video da 30 secondi l’uno per raccontare i 20 benefici che il nostro servizio può portare al nostro pubblico di riferimento).
  • Attainable (Raggiungibile o, se vogliamo sempre usare la lettera A: Abbordabile): un obiettivo deve essere qualcosa di ragionevolmente raggiungibile (es. Realizzare 100 video entro la fine della settimana… non è qualcosa di attainable!).
  • Relevant (Rilevante): un obiettivo, per essere tale, deve essere importante per il progetto e non deve costituire uno spreco di tempo e/o risorse.
  • Time-Bound (Legato al tempo): un obiettivo deve avere una scadenza, una deadline, un momento in cui si dovrà decidere se è stato raggiunto o meno. Nessun obiettivo è eterno! 

Scegli il messaggio di marketing e il tipo di video

Una volta chiariti gli aspetti relativi a “buyer personas” e “obiettivi di marketing SMART” sarà molto più semplice definire il messaggio di marketing (che dovrà essere coerente con quanto definito) e, di conseguenza, sarà più semplice definire il tipo di video, che dovrà adattarsi alla perfezione al tipo di messaggio individuato.

Naturalmente, ogni strategia è una cosa a sé e, in questo caso, è difficile fornire regole generali, che si adattino ad ogni situazione. Tuttavia, proviamo a fornirti degli esempi di messaggi di marketing e di tipologia di video, per aiutarti a farti un’idea delle possibilità.

  • Tipologie di messaggi di marketing:
    • Offri soluzioni a problemi concreti: i contenuti video sono il miglior mezzo per mostrare soluzioni. È ciò che la maggior parte dei potenziali clienti cerca – soluzioni efficaci ai loro problemi. I video devono presentare il tuo brand, il tuo prodotto o il tuo servizio come risolutore di problemi.
    • Evidenzia l’unicità del brand: Il tuo prodotto o servizio non deve essere qualcosa di incredibile, ma deve essere migliore di quanto offerto dalla concorrenza. La tua unicità deve emergere dai contenuti video: ecco perché ti consigliamo di evidenziare “come il tuo prodotto è migliore di quello degli altri”.
    • Umanizza il tuo messaggio di marketing: Aggiungi elementi creativi ed emotivi per rendere il tuo contenuto più attraente per il pubblico. Racconta una storia, anziché mettere in scena un semplice, banale spot pubblicitario. Invoglierai le persone a interagire con il contenuto e li spingerai a creare un legame emotivo con il tuo marchio.
  • Tipologie di video content:
    • Dimostrazioni di prodotto: Video che mostrano il prodotto, le sue caratteristiche, il suo funzionamento.
    • Video esplicativi: Video che spiegano concetti complessi (magari suddividendoli in concetti più semplici e più facilmente affrontabili). Video di questo tipo possono essere guide, how-to, tutorial e possono essere ospitati sul sito come importanti risorse destinate agli utenti del tuo servizio / prodotto.
    • Live Streaming: I video in diretta attirano più spettatori rispetto ai contenuti registrati. I live stream sono più personali, autentici e coinvolgenti. Invita il pubblico a porre domande o commenti sul video per aumentare l’engagement.
    • Social proof e recensioni: Video con testimonianze, recensioni, unboxing mostrano le esperienze di altre persone con il tuo prodotto o servizio. Questo fa sì che altre persone si immedesimino e provino fiducia nei confronti del marchio e dei suoi prodotti.
    • Cultura aziendale: Video di questo tipo sono utili per parlare dell’etica, della filosofia, dei valori ai quali il tuo marchio di ispira. Questo tipo di video concorre a migliorare e a umanizzare il tuo brand.
    • Influencer: collaborare con esperti e influencer aiuta ad aumentare l’esposizione del brand. Questi video sono ideali in contesti advertising e, naturalmente, sui social network. Ovviamente è fondamentale selezionare influencer affini al tuo brand, sia dal punto di vista del settore nel quale operano, sia dal punto di vista dei valori dei quali questi influencer si fanno portatori.

Individua i giusti canali di distribuzione per una strategia di Video Content Strategy Marketing.

 

Individua i giusti canali di distribuzione

Ogni piattaforma ha le sue peculiarità (tecniche e stilistiche). Quindi, in realtà la scelta del canale non è qualcosa che si fa dopo aver realizzato i video. È qualcosa che avviene nel momento in cui si definiscono messaggio e target, perché (soprattutto online) contenuto, forma e canale di comunicazione sono intrinsecamente legati e si condizionano fortemente a vicenda.

Ancora una volta, dunque, di seguito forniamo esempi e spunti di riflessione che possono essere utili in fase di brain-storming, durante la creazione della propria strategia di Video Content Marketing, tenendo presente, come abbiamo detto, che questa scelta deve essere compiuta prima (anzi, contemporaneamente alle altre scelte), e non solo una volta arrivati a questo punto.

  • Dovresti pubblicare video in tutti i luoghi possibili? (Es.: YouTube, Instagram, Landing Page, Sito aziendale…). La risposta a questa domanda può derivare solo da due fattori: l’analisi dei competitor (per capire che cosa stanno facendo gli altri) e la comprensione del tipo di contenuto (che, a seconda della sua natura, sarà più adatto ad alcune piattaforme, piuttosto che ad altre).
  • Hai bisogno di una pagina di destinazione speciale per ospitare il video? (Ancora: dipende dall’obiettivo del video e da come è realizzato… tutorial, spot, how-to e unboxing richiedono “luoghi” diversi, per esistere).

Per rispondere alle domande poste sopra puoi provare così:

  • Come già detto, esegui una ricerca sui competitor: impara da loro, evita di compiere i loro errori e fa’ meglio di loro!
  • Studia il comportamento dei tuoi clienti (per capire che cosa cercano e dove sono più attivi) e dà loro quello che cercano, proprio dove lo cercano. 

Impegnati per essere coerente e costante

Creare un video occasionale non aiuterà a raggiungere gli obiettivi di marketing o gli obiettivi aziendali. Se desideri essere coerente nel tuo impegno di video marketing, devi avere un piano chiaro ed essere costante.

In questo modo, i visualizzatori abitudinari sapranno quando aspettarsi il tuo prossimo video. I motori di ricerca, invece, premieranno il tuo posizionamento medio, valutando la coerenza dei tuoi contenuti come prova dell’autorevolezza del tuo brand per un determinato argomento.

Ecco perché nella tua Video Content Strategy devi definire il numero di video che prevedi di pubblicare settimanalmente o mensilmente, i tipi di video, i canali di distribuzione e le tecniche di promozione… il tutto, nel modo più accurato possibile.

E se pensi di avere bisogno di aiuto, puoi sempre affidarti ad esperti che ti accompagnino in questo viaggio! 

Misura i risultati della tua Video Content Strategy

Evviva! Stai pubblicando i tuoi video su più piattaforme. Sei regolare nella produzione di nuovi contenuti e le idee non ti mancano. Ora, serve solo un’ultima cosa… bisogna capire se tutto questo sta portando risultati, o meno.

Ma come si fa a comprendere se una Video Content Strategy sta ottenendo i risultati sperati? È relativamente semplice: come abbiamo detto sopra, quando parlavamo di obiettivi e KPIs, se avrai fatto per bene il tuo lavoro, saprai con certezza se i video pensati per raggiungere un certo obiettivo (es.: ottenere visualizzazioni per diffondere i valori del marchio) stanno andando nella direzione sperata (es.: aumento delle visualizzazioni… il tuo Key Performance Indicator).

Piuttosto, come puoi fare per raccogliere i dati da sottoporre ad analisi? Questa domanda non ha una risposta univoca, perché piattaforme diverse dispongono di strumenti diversi per la raccolta dei dati. In breve, puoi utilizzare gli strumenti di insights messi a disposizione da LinkedIn, Meta (Facebook, Instagram), YouTube. A questi ultimi puoi affiancare gli strumenti analitici del sito, come GA4, per comprendere meglio come si comportano le persone che visualizzano i video presenti sul tuo sito.

Puoi, puoi incrociare i dati e raffinare le analisi sempre più… con un po’ di tempo e un po’ di esperienza. 

Gli esperti di Video Content Strategy

Il mondo dei video ti affascina, ma ti spaventa anche un po’? Perché non ne parliamo? possiamo affiancarti nelle fasi di creazione, sviluppo e gestione della tua prossima Video Content Strategy? Che ne dici?

Arrivano due nuovi bandi per lo sviluppo delle PMI Italiane

Ottime notizie per le PMI italiane. Sono in arrivo due nuovi bandi che supporteranno le aziende di piccola e media dimensione nel nostro paese.

In questo breve articolo scopriremo insieme due prossimi bandi: Bando Digital Export 2023 e Bando Marchi 2023.

Entrambi i bandi si dedicano al medesimo gruppo di riferimento (Piccole e Medie Imprese), seppur con segmentazione geografica e merceologica differente.

In questo articolo analizzeremo i due bandi e scopriremo:

  • Chi può beneficiare
  • Tipi di spese ammissibili
  • Modalità di erogazione del contributo
  • Modalità di partecipazione

Iniziamo con il primo bando…

Uomo in magazzino che legge sul tablet il Bando Digital Export 2023.

Bando Digital Export 2023

Il Bando Digital Export 2023 arriva in supporto di tutte quelle aziende sul territorio romagnolo che desiderano migliorare o sviluppare da zero la loro componente internazionale con l’ausilio di strumenti digitali.

Chi può beneficiare

Il Bando Digital Export 2023 si rivolge a tutte le micro, piccole e medie imprese con sede operativa e/o legale in Emilia-Romagna in ambito manifatturiero.

Le imprese beneficiarie del contributo, alla data di presentazione della domanda e fino alla liquidazione dell’aiuto, devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

  • Essere regolarmente costituite e iscritte al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente entro il 31.12.2020, senza vincoli di fatturato
  • Avere sede legale e/o operativa in Emilia-Romagna, con esclusione di unità locali qualificate come magazzino o deposito, conformemente a quanto riportato nella visura camerale aggiornata alla data di presentazione della domanda.
  • Essere in regola con il pagamento del diritto annuale della Camera di Commercio di riferimento
  • Appartenere ai seguenti settori di attività economica: classificazione Istat Ateco 2007 – sezione C attività manifatturiere divisioni dalla 10 alle 33. In caso di codice ATECO non aggiornato, dall’oggetto sociale iscritto in visura camerale si dovrà evincere un’attività coerente con i settori ammissibili

Sono escluse: 

  • Imprese beneficiarie di contributi a valere sul Bando “Digital Export – Anni 2021 e 2022” che hanno rinunciato al contributo senza darne comunicazione nelle modalità e tempistiche definite dai rispettivi bandi;
  • Le società strumentali, controllate da Pubbliche Amministrazioni o altri soggetti pubblici.

Interventi e spese ammissibili:

Sono ammessi i progetti volti a realizzazione di operazioni di internazionalizzazione, promozione e commercializzazione presentati dalle singole imprese. I progetti possono essere rivolti ad un massimo di 2 paesi esteri che presentino somiglianze per segmenti target o zona geografica.

Le aziende devono essere conformi ad almeno 2 dei seguenti ambiti:

  • Sviluppo delle competenze interne attraverso l’utilizzo in impresa di T.E.M. e D.E.M.
  • Realizzazione di incontri B2B e B2C in presenza o virtuali a distanza, in Italia o all’estero;
  • Partecipazione a fiere e convegni internazionali;
  • Realizzazione di attività di marketing digitale;
  • avvio e sviluppo della gestione di business on line;
  • traduzione dei contenuti del sito web aziendale nella lingua estera dei Paesi target.
  • potenziamento dei materiali promozionali e di marketing nella lingua estera dei Paesi target.

Più nel dettaglio, sono ammissibili le seguenti tipologie di spesa:

  • Servizi di consulenza
  • Spese per viaggi di lavoro e soggiorni annessi
  • Allestimento e affitto di spazi per scopi promozionali
  • Posizionamento SEO e email marketing
  • Posizionamento su piattaforme virtuali (marketplace, smart payment)
  • Traduzione dei testi per il sito web
  • Revisione e traduzione di materiale promozionale offline

Erogazione del contributo per il Bando Digital Export 2023 per il supporto attività di esportazione.

Modalità di erogazione del contributo

Il contributo minimo andrà da un minimo di 5.000 €, a un massimo di 10.000 €.

L’entità massima dell’agevolazione non può superare il 50% delle spese ammissibili. I contributi sono concessi nell’ambito del regime de minimis e non saranno cumulabili. La dotazione finanziaria totale ammonta a 1.441.880,22 €.

Modalità di partecipazione

Le domande potranno essere inviate a partire dalle ore 12:00 del 9 ottobre 2023 e fino alle ore 14:00 del 27 ottobre 2023 attraverso lo sportello on line “Contributi alle imprese”, all’interno del sistema Webtelemaco di Infocamere – Servizi e-gov. La procedura di selezione dei progetti proposti sarà di tipo valutativo a graduatoria secondo il punteggio assegnato in base ai criteri indicati nell’appendice 1 del bando.

Bando Marchi+, 2023

Il Bando Marchi+ 2023 mira a favorire la registrazione di marchi comunitari per le aziende italiane. Scopriamo insieme le linee di intervento, i soggetti coinvolti e la totalità della sovvenzione.

Chi può beneficiare

Le agevolazioni sono disponibili per microimprese, piccole imprese o medie imprese. Affinché possano beneficiare di queste agevolazioni, queste devono soddisfare i seguenti requisiti di ammissibilità al momento della presentazione della domanda:

  • Deve essere presente una sede legale e operativa in Italia.
  • Devono essere regolarmente costituite, iscritte nel Registro delle Imprese e attive.
  • Devono essere i titolari del marchio oggetto della domanda di partecipazione.

Inoltre ogni azienda beneficiaria deve rispondere alle due seguenti misure:

MISURA A

  • Aver effettuato, a decorrere dal 1° gennaio 2020, il deposito della domanda di registrazione presso EUIPO del marchio oggetto dell’agevolazione e aver ottemperato al pagamento delle relative tasse di deposito;
  • Aver ottenuto la registrazione, presso EUIPO, del marchio dell’Unione europea oggetto della domanda di partecipazione. Tale registrazione deve essere avvenuta in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione;

MISURA B

Aver effettuato, a decorrere dal 1° gennaio 2020, almeno una delle seguenti attività:

  • Il deposito della domanda di registrazione presso OMPI di un marchio registrato a livello nazionale presso UIBM o di un marchio dell’Unione europea registrato presso EUIPO e aver ottemperato al pagamento delle relative tasse di registrazione;
  • Il deposito della domanda di registrazione presso OMPI di un marchio per il quale è già stata depositata domanda di registrazione presso UIBM o presso EUIPO e aver ottemperato al pagamento delle relative tasse di registrazione;
  • Il deposito della domanda di designazione successiva di un marchio registrato presso OMPI e aver ottemperato al pagamento delle relative tasse di registrazione;

Inoltre…

L’azienda deve aver ottenuto la pubblicazione della domanda di registrazione sul registro internazionale dell’OMPI (Madrid Monitor) del marchio oggetto della domanda di partecipazione. La pubblicazione della domanda di registrazione del marchio sul registro internazionale dell’OMPI (Madrid Monitor) deve essere avvenuta in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione.

Quali sono i settori economici di rierimento?

Quali sono i settori economici di riferimento?

b – Estrazione di minerali da cave e miniere

c – Attività manifatturiere

d – Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata

e – Fornitura di acqua, reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento

f – Costruzioni

g – Commercio all’ingrosso e al dettaglio; riparazione di autoveicoli e motocicli

h – Trasporto e magazzinaggio

i – Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione

j – Servizi di informazione e comunicazione

k – Attività finanziarie e assicurative

l – Attività immobiliari

m – Attività professionali, scientifiche e tecniche

n – Noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese

o – Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria

p – Istruzione

q – Sanità e assistenza sociale

r – Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento

s – Altre attività di servizi

t – Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico; produzione di beni e servizi indifferenziati per uso proprio da parte di famiglie e convivenze

u – Organizzazioni ed organismi extraterritoriali

Interventi e spese ammissibili per il bando marchi+ 2023

Interventi e spese ammissibili:

Misura A – Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi dell’Unione europea presso EUIPO:

  1. Progettazione della rappresentazione.
  2. Assistenza per il deposito.
  3. Ricerche di anteriorità.
  4. Assistenza legale per azioni di tutela del marchio in risposta a opposizioni seguenti al deposito della domanda di registrazione.
  5. Tasse di deposito presso EUIPO

Misura B – Agevolazioni per favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI attraverso l’acquisto di servizi specialistici.

  1. Progettazione della rappresentazione;
  2. Assistenza per il deposito.
  3. Ricerche di anteriorità.
  4. Assistenza legale per azioni di tutela del marchio in risposta a opposizioni/rilievi seguenti al deposito della domanda di registrazione;
  5. Tasse sostenute presso UIBM o EUIPO e presso OMPI per la registrazione internazionale.

Infine tutte le spese per essere in linea devono:

  1. Risultare da fatture emesse a decorrere dal 1° gennaio 2020 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione, intestate all’impresa richiedente l’agevolazione;
  2. Essere state sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2020 e comunque in data antecedente la presentazione della domanda di partecipazione dall’impresa richiedente l’agevolazione che deve aver provveduto direttamente al relativo pagamento esclusivamente mediante bonifico bancario o postale, RIBA, carta di credito;
  3. Riguardare attività e servizi effettuati direttamente dagli stessi soggetti che emettono le fatture di cui alla lettera a. che devono essere titolari di partita iva nonché in possesso dei requisiti previsti per ciascun servizio di cui al presente articolo. Non sarà ritenuta in nessun caso ammissibile la spesa fatturata da un soggetto diverso da quello che ha svolto le attività e i servizi;
  4. Qualora le spese siano state effettuate da soggetti diversi dalla impresa richiedente l’agevolazione, dovranno risultare da questa rimborsate al soggetto che le ha effettuate – esclusivamente mediante bonifico bancario o postale, RIBA, carta di credito – prima della presentazione della domanda.

Modalità di partecipazione al Bando Marchi + 2023

Modalità di partecipazione

Se un’impresa intende richiedere l’agevolazione per più marchi, è necessario presentare una domanda separata per ciascuno di essi. Se viene presentata una sola domanda per più marchi, questa sarà considerata inammissibile.

Tuttavia, è possibile presentare una singola domanda che copra entrambe le Misure A e B per lo stesso marchio. La domanda di partecipazione può essere presentata a partire dalle 9:30 del 21 novembre 2023 e fino alle 18:00 del 21 novembre 2023. Inoltre, se ci sono risorse finanziarie residue, è possibile presentare domande aggiuntive dalle 9:30 alle 18:00 nei giorni lavorativi successivi, dal lunedì al venerdì, fino a esaurimento delle risorse disponibili.

Le risorse sono assegnate seguendo un processo valutativo basato sull’ordine cronologico di presentazione utilizzando la procedura informatica.

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Brainstorming: allenare la creatività e trovare idee vincenti.

Immaginate la scena: una ragazza è immobile, alla scrivania, intenta a fissare un punto qualsiasi del monitor che, magari, è persino spento. Un uomo, in un parco, se ne sta su una panchina a fissare lontano, difficile dire quanto lontano… tra le dita ha una penna, con la quale continua a giocherellare. Una signora elegante, in un bar, fissa il vortice bianco e beige del suo caffellatte: una galassia lenta, con bollicine chiare e pianeti di polvere di caffè.

Può sembrare impossibile, ma queste tre persone stanno facendo tutte la stessa cosa. Stanno vagando con la mente, stanno combattendo con i pensieri in cerca di qualcosa. Tutte e tre stanno cercando un’idea. Anzi, una buona idea.

Se le situazioni sopra descritte ti sono familiari, allora sai perfettamente che cosa significa cercare di trovare, nella propria mente, qualcosa di innovativo, unico, diverso. La soluzione ad un problema… anzi, di più: una soluzione alla quale nessuno ha mai pensato prima.

In questo articolo parleremo proprio di questo: delle idee (quelle buone), di come è possibile incentivarne la nascita e, in particolare, di alcune metodologie che ti potranno aiutare nello sviluppo di nuove idee (con particolare attenzione alle tecniche di brainstorming, delle quali avrai sicuramente già sentito parlare, magari senza dare troppo peso a qualcosa che, invece, meriterebbe molta, molta più attenzione).

Prima di cominciare, però, cerchiamo di gettare alcune fondamentali premesse, a partire dalla risposta alla fatidica domanda: “Ma come vengono in mente le idee?”

 

Ma come ti è venuto in mente?

 

Ma come ti è venuto in mente?

Le buone idee sono spesso viste come un dono del cielo, qualcosa che arriva all’improvviso e che non si può controllare. Ma in realtà, il processo di ideazione è più complesso di quanto si possa pensare.

Esistono due teorie principali sull’origine delle idee: la prima sostiene che le idee nascano da un vero sforzo mentale, mentre la seconda afferma che le idee provengano da forze al di fuori del nostro controllo.

  • Da un lato, è vero che le idee possono venire in mente in modo spontaneo, senza che ci sia un reale sforzo mentale. Questo è ciò che accade quando ci troviamo in un momento di relax e di apertura mentale, quando la nostra mente è libera di vagare e di associare liberamente idee e concetti.
  • Dall’altro lato, le buone idee non nascono dal nulla. Esse sono il risultato di un processo di elaborazione e di riflessione, che richiede tempo e impegno.

In questo processo, un ruolo importante lo giocano le nostre esperienze, le nostre conoscenze e le nostre convinzioni. Quando ci troviamo di fronte a un problema, la nostra mente cerca di trovare una soluzione che sia coerente con le nostre conoscenze e convinzioni.

Per questo motivo, è importante essere sempre aperti a nuove esperienze e a nuove conoscenze. Più cose sappiamo, più possibilità abbiamo di trovare idee innovative… anzi, generalizzando ancor di più: più “viviamo”, più aumentiamo la possibilità di avere idee. La creatività, infatti, è spesso descritta come il processo tramite cui si collegano tra loro esperienze, concetti e brandelli di conoscenza raccolti durante le proprie esperienze di vita (passeggiate o letture, film al cinema o chiacchierate con amici). I diversi stadi del processo creativo coinvolgono più parti del cervello e la corteccia prefrontale gioca un ruolo preponderante nella scoperta spontanea e libera di nuove relazioni tra i vari concetti.

Proprio per quanto scritto sopra, vi è chi è convito che, per essere creativi, sia importante essere disposti a sperimentare e a rischiare.  

Ecco alcuni suggerimenti per stimolare la creatività e la produzione di buone idee o, meglio ancora, per creare le condizioni necessarie affinché “la magia” possa compiersi.

  • Cerca di essere il più aperto possibile a nuove esperienze. Non aver paura di provare cose nuove e di uscire dalla tua zona di comfort.
  • Esponiti a nuove idee e conoscenze. Leggi libri, articoli, blog e guarda documentari. Partecipa a corsi e workshop.
  • Sperimenta e rischia. Non aver paura di provare cose nuove e di fallire.
  • Condividi le tue idee con gli altri. Il confronto con gli altri può aiutarti a sviluppare e migliorare le tue idee.

 

Una medicina contro i blocchi creativi

I consigli sopra riportati, per quanto possano sembrare “ovvi”, costituiscono un ottimo viatico per la creatività e una vera e propria medicina per i “blocchi creativi”: quei momenti nei quali, nonostante gli sforzi e l’insistenza, la nostra mente sembra proprio non voler collaborare.

Se ti è mai capitato di provare un “blocco creativo”, saprai quanto può essere frustrante (specialmente se dalle tue idee dipendono le sorti di una campagna pubblicitaria, di un’azienda, o di un nuovo servizio in fase di sviluppo). Per fortuna, oltre ai consigli riportati sopra, sono stati compiuti tanti studi alla ricerca di metodologie e pratiche in grado di aiutare il nostro cervello ad essere creativo e, pertanto, a sviluppare idee innovative.

Nel seguente paragrafo parleremo di una delle tecniche forse più famose, il brainstorming. Prima di vedere di che cosa si tratta, come è possibile adoperare questo metodo e quali sono le sue varianti più popolari, dedichiamo poche righe al suo ideatore.

Brainstorming: una medicina per i blocchi creativi

 

Brainstorming: chi lo ha inventato e come funziona?

Il brainstorming è una tecnica di gruppo usata per generare idee innovative e soluzioni creative ai problemi. Inizialmente ideata dal pubblicitario Alex Faickney Osborn nel 1939, la tecnica è stata successivamente sviluppata e perfezionata. Tuttavia, nel 1939 Osborn iniziò a sviluppare metodi “creativi” che aiutassero a risolvere problemi (creative problem-solving): inizialmente sviluppò il concetto di “organized ideation”, ma i partecipanti delle sue sessioni iniziarono a chiamare quei momenti “brainstorm session”. Un termine molto fortunato, che sarebbe stato destinato a durare nel tempo.

L’obiettivo del brainstorming è quello di creare un ambiente in cui le persone si sentano libere di esprimere idee senza essere giudicate. In una sessione di brainstorming, i partecipanti vengono invitati a esprimere qualsiasi idea che venga loro in mente, anche se sembra poco pratica o irrealizzabile. L’idea è di raccogliere il maggior numero possibile di idee, senza limitarsi.

Il brainstorming può essere svolto in gruppo o individualmente. Nei gruppi, un moderatore guida la sessione, mentre i partecipanti sono invitati a parlare e a generare idee. L’importante è che non ci siano giudizi o critiche alle idee proposte. In seguito, le idee raccolte possono essere valutate e selezionate per essere sviluppate ulteriormente.

Il brainstorming è stato reso popolare dal libro “Applied Imagination” di Alex Osborn, pubblicato nel 1953. Nel libro, Osborn descrive il brainstorming come una tecnica per stimolare la creatività e la generazione di idee innovative. Da allora, la tecnica del brainstorming è stata ampiamente utilizzata in molti campi, tra cui il business, l’istruzione, la psicologia e l’arte.

Naturalmente, il brainstorming è un metodo e, come ogni metodo, è limitato, fallace e non adatto a tutti. Ognuno di noi “funziona” in modo diverso, anche nella produzione di idee creative: per questo ci sono tecniche di brainstorming che funzionano per alcuni ma sono del tutto inefficaci per altri.

In linea generale, però, ciò che il brainstorming si propone di fare è qualcosa di cui tutti potremmo, potenzialmente, beneficiare:

Il brainstorming combina un approccio rilassato e informale alla risoluzione dei problemi con il pensiero laterale. Incoraggia le persone a elaborare pensieri e idee che, a prima vista, possono sembrare un po’ folli. Alcune di queste idee possono essere trasformate in soluzioni originali e creative a un problema, mentre altre possono dar vita a ulteriori idee. Questo approccio aiuta a sbloccare le persone, facendole uscire dai loro soliti modi di pensare.
(Fonte: mindtools.com/brainstm.html)

Ora, però, cerchiamo di capire come funzionava il processo di brainstorming nell’idea originale di Osborn e, poi, parliamo di qualche utile “caso particolare”, per cercare di fare il più possibile nostro questo incredibile strumento creativo.

Come si fa brainstorming? Principi, regole, applicazioni.

 

Come si fa brainstorming? Principi, regole, applicazioni. 

 

I due princìpi base del brainstorming

I due principi del brainstorming, secondo Alex Osborn, sono la sospensione del giudizio e la produzione di una grande quantità di idee.

  • La sospensione del giudizio è fondamentale per stimolare la creatività e permettere ai partecipanti di esprimere idee anche al di fuori dei canoni tradizionali
  • La produzione di una grande quantità di idee massimizza le possibilità di trovare una soluzione innovativa e creativa al problema in questione.

 

Il brainstorming ha solo quattro regole…

Ecco le 4 regole del Brainstorming: 1) Produrre idee in grandi quantità. 2) Sospendere il giudizio critico. 3) Accogliere idee selvagge. 4) Combinare e migliorare le idee prodotte.

 

Brainstorming: un concetto tutto da approfondire

Per approfondire gli aspetti più tecnici del brainstorming, così come questo è stato concepito originariamente, consigliamo di approfondire l’argomento a partire dai link forniti di seguito: 

https://en.wikipedia.org/wiki/Brainstorming

Per avere esempi concreti di come usare il brainstorming, invece, suggeriamo questi due approcci, forniti da Google all’interno di video ufficiali dedicati a questo tema:

https://www.youtube.com/watch?v=z4qRwnS1wms 

https://www.youtube.com/watch?v=eJo-22lvPRI 

 

Perché il brainstorming fa bene alle aziende?

Alla luce di quanto detto fino ad ora, la risposta alla domanda dovrebbe nascere spontaneamente nella tua mente. Però, vogliamo suggerire comunque degli spunti, perché non vada perso nulla del grande potenziale racchiuso nella metodologia di brainstorming. Naturalmente, il nostro elenco è ristretto e ben lontano dall’esaurire tutte le modalità e i contesti di utilizzo del brainstorming.

In un contesto aziendale, il brainstorming può essere utilizzato per:

  • Generare nuove idee per prodotti, servizi o campagne di marketing
  • Risolvere problemi complessi che richiedono soluzioni innovative
  • Migliorare i processi interni dell’azienda
  • Sviluppare strategie di business

Inoltre, il brainstorming può aiutare a migliorare la comunicazione all’interno del team e a creare un ambiente di lavoro più collaborativo e creativo.

In particolare, vediamo in che modo si può utilizzare il brainstorming per trovare nuove idee di marketing. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Coinvolgere il team di marketing e altre figure chiave dell’azienda nella sessione di brainstorming
  • Definire chiaramente l’obiettivo della sessione di brainstorming e il pubblico di riferimento
  • Utilizzare tecniche di brainstorming come la produzione di una grande quantità di idee, la sospensione del giudizio e la propensione ad accogliere idee “selvagge” o “estreme”
  • Valutare le idee prodotte e selezionare quelle più promettenti per essere sviluppate ulteriormente
  • Creare un piano d’azione per implementare le idee selezionate

Brainstorming: quale approccio scegliere?

 

Brainstorming: quale approccio scegliere?

Come abbiamo accennato sopra, esistono varie modalità di brainstorming e differenti approcci a questa metodologia. E di continuo si inventano nuovi modi per portare questo “sistema di generazione di idee creative” in contesti sempre nuovi e in ambienti sempre più competitivi.

Qui di seguito, forniamo una breve panoramica di quelle che sono alcune delle possibili modalità di brainstorming. Ancora una volta, l’elenco non pretende di essere esaustivo di un argomento che, come abbiamo visto, è vivo e in costante evoluzione. Qui di seguito, però, troverai degli ottimi spunti e dei buonissimi punti di partenza, per iniziare a muovere i tuoi primi passi in questo affascinante mondo fatto di creatività e nuove, potentissime idee.

  • Nominal Group Technique: I partecipanti scrivono le loro idee in modo anonimo. Un facilitatore raccoglie le idee e il gruppo vota su ciascuna di esse. Le idee vengono distillate attraverso il voto. Le idee più votate possono essere ulteriormente sviluppate in sottogruppi, che poi ritornano al gruppo principale per una classificazione finale. Questo processo di brainstorming è altamente strutturato e richiede un facilitatore esperto.
  • Group Passing Technique: In un gruppo di persone disposte in cerchio, ogni persona scrive una idea su un foglio di carta e lo passa al successivo, il quale aggiunge ulteriori pensieri. Questo processo continua finché ogni persona riceve nuovamente il proprio foglio originale, a questo punto è probabile che il gruppo abbia ampiamente sviluppato ogni idea.
  • Team Idea Mapping Method: Questo metodo si basa sull’associazione. Ogni partecipante genera idee individualmente, che vengono poi combinate in una mappa delle idee comuni. Durante questa fase di consolidamento, i partecipanti possono scoprire un’interpretazione comune del problema e generare nuove idee tramite associazioni. Una volta catturate tutte le idee, il gruppo può stabilire le priorità e/o intraprendere azioni.
  • Directed Brainstorming: Il brainstorming diretto è una variante che funziona bene quando lo spazio delle soluzioni è noto in anticipo. Ogni partecipante riceve un foglio di carta con una domanda specifica e produce una risposta. I fogli vengono poi scambiati casualmente tra i partecipanti, che sono incaricati di migliorare l’idea ricevuta sulla base dei criteri iniziali. Questo processo può essere ripetuto per tre o più round. È stato dimostrato che il brainstorming diretto aumenta notevolmente la produttività dei gruppi.
  • Guided Brainstorming: Il brainstorming guidato prevede una sessione strutturata in cui i partecipanti riflettono su un argomento specifico sotto vincoli di tempo e prospettiva. I partecipanti adottano diverse prospettive mentre contribuiscono alle idee su una mappa mentale centrale. Alla fine della sessione, emergono idee classificate per ulteriori sviluppi, ricerche e azioni future. Questo processo porta a una chiara comprensione di cosa fare dopo.
  • Individual Brainstorming: Il brainstorming individuale coinvolge la generazione di idee in situazioni solitarie. Questo può includere tecniche come la scrittura libera, la libera esposizione delle idee, l’associazione di parole e la creazione di mappe mentali. Il brainstorming individuale è spesso utilizzato in scrittura creativa ed è risultato essere più efficace del brainstorming di gruppo tradizionale.
  • Question Brainstorming: Questo processo coinvolge la generazione di domande anziché di risposte immediate o soluzioni a breve termine. Le risposte alle domande formano il quadro per la costruzione di futuri piani d’azione. Dopo la creazione della lista di domande, è possibile stabilire una priorità per raggiungere la migliore soluzione in modo organizzato.

 

Non solo brainstorming: le quattro fasi del processo creativo

Per concludere questo nostro lungo articolo dedicato al brainstorming vogliamo dare spazio anche ad altre metodologie pensate per agevolare la creatività e migliorare la produzione di idee vincenti. In particolare, vorremmo soffermarci sul lavoro di Graham Wallis, ideatore del “Processo Creativo”, da lui suddiviso in quattro fasi chiave, ciascuna con il suo scopo unico.

Ecco le quattro fasi del processo creativo: 1) Preparazione. 2) Incubazione. 3) Illuminazione. 4) Verifica.

 

Per ognuno di questi quattro stadi forniamo, di seguito, una breve descrizione, affinché tu possa provare, oltre al brainstorming, anche questo approccio alternativo alla produzione di idee.

  • Preparazione: Il primo stadio, la Preparazione, è fondamentale per il successo dell’intero processo creativo. Questa fase inizia con la chiara identificazione dell’obiettivo che stai cercando di raggiungere. Ad esempio, stai cercando di ideare un nuovo slogan accattivante o di guadagnare denaro extra? Una parte essenziale della Preparazione è la definizione di limiti chiari. Chiediti quanto denaro hai a disposizione, quale sia il tuo limite di tempo e a quale pubblico si rivolgerà la tua idea. Questi limiti ti guideranno nella fase di Verifica. Per rendere il probleoncreto, formula domande chiave. Ad esempio, “Come posso guadagnare € 1000 per finanziare due mesi di vacanza?” o “Come posso raggiungere 10.000 nuovi proprietari di gatti con una campagna pubblicitaria per le vacanze?”. Se stai lavorando su un problema aziendale, considera un’analisi SWOT per valutare i vantaggi e gli svantaggi, sia interni che esterni. Inoltre, la ricerca è cruciale in questa fase. Utilizza strumenti come Google, Google Trends, Reddit e Quora per raccogliere informazioni e risposte alle tue domande. Esplora anche soluzioni esistenti per il problema.

 

  • Incubazione: Nel secondo stadio, l’Incubazione, dai alla tua mente il tempo di elaborare l’idea e fare connessioni tra tutti gli elementi raccolti nella fase di Preparazione. Questa fase può avvenire in modo passivo o attivo. Non sentirti in colpa se sembra che non stai facendo progressi durante l’Incubazione. A volte, allontanarsi da un problema per un po’ può portare a connessioni inattese. Consenti alla tua mente di vagare e di riflettere sul problema.

 

  • Illuminazione: L’Illuminazione è il momento “eureka!” in cui una nuova idea inizia a prendere forma. Questo è il culmine del processo creativo, quando vedi un’idea che sembra promettente. Questi momenti di ispirazione possono arrivare all’improvviso, spesso quando meno te lo aspetti. La mente è più propensa a tali ispirazioni quando il lobo frontale non è completamente occupato. Quindi, prenditi il tempo per distogliere la mente da un problema, facendo compiti domestici o altre attività che lasciano spazio alla creatività. Durante l’Illuminazione, cerca di catturare rapidamente le idee che ti entusiasmano. Tieni un diario delle idee a portata di mano o utilizza app dedicate. Non lasciare che queste idee sfuggano, poiché spesso sono passeggere e preziose.

 

  • Verifica: Nella fase finale, la Verifica, metti alla prova le tue idee per assicurarti che soddisfino realmente i requisiti definiti nella fase di Preparazione. Questo stadio richiede oggettività e il coraggio di affrontare domande difficili. Se necessario, elimina le idee che non funzionano o cerca di adattarle per renderle efficaci. Inoltre, esamina come idee simili sono state sviluppate in passato. Impara dagli altri e migliora, se possibile, quello che già esiste. La mancanza di certezza non dovrebbe spaventarti. A volte, le idee più stravaganti possono portare a risultati sorprendenti.

 

Naxa: il tuo partner creativo ti aspetta

Il mondo della creatività e delle metodologie di brainstorming ti affascina, ma ti spaventa? Perché non ne parliamo? Possiamo diventare il tuo partner di fiducia e supportarti nello sviluppo delle tue idee o, perché no, nella ricerca di nuove idee di comunicazione e marketing.

Google Performance Max: fare Adv con l’AI

Introduzione a Google Performance Max

Se lavori in un’agenzia di advertising, sei un marketer o – semplicemente – sei un imprenditore molto attento alle novità e ai nuovi prodotti Google Ads, allora avrai già sentito parlare delle campagne Performance Max di Google Ads.

Si tratta di una nuova tipologia di campagne pubblicitarie in grado di migliorare la tua strategia attraverso la potenza dell’automazione e del machine learning. Di fatto, si tratta di un interessante mix tra lo strumento Google Ads (che continua ad esistere e a funzionare come sempre, per chi lo desidera) e quella che, forse un po’ impropriamente, potremmo definire “intelligenza artificiale” (a questo proposito, abbiamo realizzato un articolo dedicato alle AI e a quello che possono fare… o che già stanno facendo per noi. Se ti interessa, dai un’occhiata!).

Con l’avvento della tecnologia e l’aumento della concorrenza, gli inserzionisti si trovano spesso a dover affrontare il dilemma tra il tempo necessario per gestire le campagne pubblicitarie e la necessità di ottenere risultati. 

In questo scenario, le Performance Max si presentano come una soluzione innovativa che consente di semplificare il processo di pubblicazione degli annunci e di migliorare la performance degli stessi.

Le campagne Performance Max sono state introdotte al Google Marketing Live, nel 2021, con l’obiettivo principale di aiutare i marketer a generare lead, incrementare le vendite online e le visite in negozio. Pertanto, sono campagne fortemente finalizzate al reperimento di contatti e/o alla vendita di prodotti, tramite store fisici o virtuali.

Ma cosa rende le Performance Max così efficaci? Come funzionano e in che modo possiamo sfruttarle al meglio per raggiungere i nostri obiettivi di marketing? In questo articolo, cercheremo di rispondere a queste domande, analizzando nel dettaglio le caratteristiche delle Performance Max e fornendo consigli pratici su come creare e gestire le campagne.   

Cos’è Google Performance Max?

Iniziamo cercando di spiegare un po’ meglio di che cosa si tratta. In pratica, Google Performance Max è un tipo di campagna che si concentra sul raggiungimento degli obiettivi dell’account.

Grazie a questo nuovo formato di campagne advertising, gli inserzionisti possono aumentare le conversioni utilizzando una singola campagna capace di coprire diversi canali sulla rete di Google, creando un vero e proprio funnel di conversione (per quanto riguarda i canali coperti da Google Performance Max, dedichiamo un paragrafo a questo argomento, più avanti, in modo da elencarli tutti, scendere maggiormente nel dettaglio e fornire un link di approfondimento).

Questa tipologia di campagna è studiata per ottenere più conversioni, ottimizzando costantemente il rendimento degli annunci su tutti i canali utilizzando Smart Bidding: un’offerta automatica basata sull’intelligenza artificiale di Google (la stessa intelligenza della quale potreste aver sentito parlare utilizzando le campagne Shopping… anche a Smart Bidding dedichiamo un paragrafo, di seguito, perché l’argomento merita di essere approfondito).

Questa nuova modalità di campagna si aggiunge alle opzioni già disponibili all’interno di Google Ads, che mantiene tutte le sue funzionalità distintive. In questo modo, i professionisti del marketing hanno la flessibilità di scegliere se avviare ulteriori tipi di campagne o optare per l’approccio Performance Max, in cui l’intelligenza artificiale di Google gestisce una serie di parametri chiave.

Se sei interessato ad approfondire l’argomento Google Ads, ti consigliamo di consultare la pagina dedicata sul nostro sito e, naturalmente, il portale messo a disposizione da Google per comprendere meglio ed adoperare al massimo questo strumento. 

Continua a leggere per conoscere vantaggi e svantaggi di questa tecnologia, prima di creare la tua prima campagna con Google Performance Max!

 

Le reti coperte da Google Performance Max

Uno dei maggiori punti di forza di Performance Max è che ci consente di pubblicare annunci sull’intera Rete di Google a partire da una singola campagna che, adattandosi grazie al machine learning, “sceglie autonomamente” i network potenzialmente più vantaggiosi.

A seconda degli obiettivi da noi impostati la campagna eseguirà degli adattamenti automatici, andando a sfruttare le reti messe a disposizione, cercando di utilizzare quelle più performanti per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Ad esempio, qualora stessi promuovendo un e-commerce e puntassi a massimizzare il numero delle vendite, ecco che la campagna tenderà autonomamente a investire maggiormente sulla rete Shopping.

Le reti coperte da Google Performance Max. 1) Display 2) Discovery 3) Shopping 4) G mail 5) YouTube

E la rete di ricerca (o search network) che fine ha fatto?

La rete di ricerca di Google Ads rimane disponibile e utilizzabile come sempre. Tuttavia, con Google Performance Max, la creazione di campagne sulla rete di ricerca differisce, poiché non è consentito l’inserimento manuale di parole chiave, una pratica comune tra i marketer durante la configurazione delle campagne su Google Ads nella rete di ricerca.

Le nuove Google Performance Max, infatti, adoperano l’AI e fanno meno delle parole chiave, poiché queste ultime vengono dedotte da una analisi dei contenuti di: 

  • pagine di destinazione (o landing pages)
  • risorse caricate
  • feed di prodotto (in caso di campagne shopping).

Tramite questa analisi, la AI di Google Performance Max individua le query degli utenti che hanno maggiore possibilità di conversione e – di conseguenza – crea annunci testuali rilevanti, poiché capaci di soddisfare le necessità degli utenti

Ecco perché queste campagne, per quanto basate su parole chiave, differiscono dalle classiche campagne Google Ads su Search Network. 

Per approfondire meglio la tua conoscenza del Google Network, consulta questo link ufficiale, ricco di informazioni e di approfondimenti.

La ricerca che fine ha fatto?

 

Smart Bidding & Smart Creatives

Smart Bidding è una tecnologia avanzata di offerta automatica basata sull’intelligenza artificiale di Google. Questo sistema fa offerte in tempo reale per ogni asta pubblicitaria, riducendo notevolmente la necessità di gestire manualmente le offerte. L’obiettivo è ottenere risultati migliori all’interno del tuo budget.

Smart Creatives è un sistema di pubblicità dinamica che utilizza l’intelligenza artificiale per creare automaticamente annunci personalizzati per i tuoi utenti in tempo reale. Questo significa che, basandosi su informazioni come le preferenze e le attività online dei tuoi utenti, Smart Creatives crea annunci altamente pertinenti che possono aumentare significativamente le tue conversioni.

Queste due tecnologie sono disponibili per le campagne Performance Max e possono lavorare insieme in modo sinergico:

  • Smart Bidding si concentra sull’ottimizzazione delle offerte, garantendo che vengano fatte in tempo reale e siano competitive.
  • Smart Creatives si occupa della creazione degli annunci, adattandoli alle preferenze degli utenti.

Utilizzando entrambe le tecnologie, puoi ottenere annunci altamente pertinenti e offerte competitive simultaneamente. I vantaggi includono:

  • Maggiore efficienza nell’ottimizzazione delle offerte.
  • Precisione nell’individuare il pubblico giusto al momento giusto.
  • Risparmio di tempo e denaro, grazie all’automatizzazione dei processi complessi della pubblicità online.

Inoltre, le tipologie di Smart Creatives includono:

  • Annunci Responsive per Display: Carica i tuoi elementi grafici e le informazioni necessarie, e Google Ads genererà annunci per la rete di display di Google.
  • Annunci di Ricerca Dinamici: Questo formato utilizza il contenuto del tuo sito web per indirizzare gli annunci, aiutando a coprire le lacune delle tue campagne basate su parole chiave.
  • Annunci di Ricerca Responsive: Questi annunci si adattano per mostrare messaggi più rilevanti ai tuoi clienti.

Se desideri ulteriori informazioni su Smart Bidding e Smart Creatives e su come il machine learning di Google Performance Max può migliorare le tue campagne pubblicitarie, puoi consultare una delle guide ufficiali di Google.

Smart Biddding e Smart Creatives.

Vantaggi di Google Performance Max

Come abbiamo già avuto modo di vedere, le Perfomance Max di Google possono portare vantaggi ulteriori rispetto ad altre tipologie di campagne. Li elenchiamo qui di seguito, come promemoria:

  • Automazione: utilizzando Smart Bidding, tutti i processi di offerta e di annunci sono automatizzati e autogestiti direttamente dalla campagna stessa. Lo stesso di può dire, in un certo senso, per le creatività, che ora possono essere gestite da Smart Creatives.
  • Segnali del pubblico: consentono di indirizzare gli algoritmi di machine learning nella giusta direzione, per risparmiare tempo e massimizzare l’efficacia delle campagne.
  • Campagne incentrate sugli obiettivi: per aiutarti a raggiungere i tuoi obiettivi di marketing.

In poche parole, le campagne Google Performance Max hanno il grosso vantaggio di essere semplici da impostare, richiedono poca gestione e modifiche nel tempo, e in teoria promettono un ritorno sull’investimento grazie alla “gestione automatica” da parte del machine learning di Google.

La documentazione ufficiale di Google, tra i plus di questa nuova tecnologia elenca una serie di aspetti che riportiamo, sintetizzati, qui di seguito. Naturalmente, se sei interessato ad approfondire ti rimandiamo alla documentazione ufficiale, oppure ti invitiamo a contattarci, per ricevere una consulenza dedicata.

I vantaggi di Google Performance Max: 1) Trova più clienti che effettuano conversioni. 2) Incrementa il valore. 3) Acquisisci informazioni dettagliate.

Svantaggi di Google Performance Max

Qui riportiamo alcuni consigli, dedicati soprattutto agli utenti alle prime armi. Questi, non conoscendo il funzionamento di Google Performance Max, potrebbero più facilmente cadere in alcune piccole “trappole”.

  • Impostazione Conversioni: se non hai impostato correttamente le conversioni sul tuo account, Google potrebbe non essere in grado di assicurare prestazioni adeguate.
  • Analisi andamento campagne: non è sempre facilissimo interpretare – e, quindi, sfruttare – tutti i dati che è possibile ottenere dai report. Occorre un po’ di esperienza.
  • Affidarsi troppo all’automazione: bisogna prestare molta attenzione a come vanno impostate le campagne all’inizio, perché il margine di manovra, una volta creata la campagna, è ridotto.
  • Perdita di controllo: essendo campagne automatizzate, potrebbero non piacere a chi ama “mettere le mani nei dati” per ottimizzare autonomamente tutto. Bisogna essere pronti ad accettare che il machine learning “faccia la sua magia”.Come creare una campagna Google Performance Max.

Come creare una campagna Performance Max

Attivare questa tipologia di campagne è abbastanza semplice e veloce. Qui di seguito forniamo una serie di passaggi, arricchiti con consigli e (ove necessario) approfondimenti, per darti una rapida guida (semplificata) all’importazione delle campagne Google Performance Max.

(Attenzione: fai sempre riferimento ai contenuti originali e al composer delle campagne di Google, perché alcune informazioni potrebbero variare, nel corso del tempo.) 

Definizione dell’obiettivo delle campagne

È importante stabilire gli obiettivi di conversione a livello di account, poiché saranno utilizzati da Google Performance Max per stabilire le offerte automatiche e perseguire risultati basati, appunto, sugli obiettivi generali impostati all’inizio.

Se, ad esempio, devi sponsorizzare un’attività locale, selezionerai l’obiettivo “Promozioni e visite ai negozi locali”. Se invece vuoi promuovere le vendite di un e-commerce, selezionerai “vendite”. Sì… sembra semplice e forse lo è, ma è bene prestare attenzione e sapere fin da subito che cosa si vuole ottenere, per evitare di commettere errori in fase di partenza.  

Selezione della campagna Performance Max

Dopo aver selezionato gli obiettivi di conversione, dovrai selezionare la tipologia di campagna “Performance Max” e, qualora volessi attivare una campagna destinata alla vendita prodotti, nella medesima pagina dovrai indicare anche il feed di prodotti di riferimento. 

Impostare budget e offerta delle campagne

Seleziona il budget giornaliero e la strategia di offerta. In un primo momento è sempre consigliabile impostare “conversioni”. Per ottenere maggiori consigli e approfondimenti, a questo proposito, consigliamo di fare riferimento ai link forniti al termine del paragrafo. 

Impostazioni generiche

Come è ovvio, dovrai selezionare anche la lingua della tua campagna e la sua geolocalizzazione (lo spazio geografico all’interno del quale essa sarà attiva, dal momento del lancio). 

Asset Performance Max

A questo punto non bisogna fare altro che completare la propria campagna, andando a caricare gli “asset” necessari, ovvero i link e i contenuti testuali e video-fotografici necessari per realizzare gli annunci veri e propri e per guidare gli utenti verso i propri prodotti, servizi, landing pages, ecc. Qui di seguito, un breve elenco degli asset richiesti:

 

Gli asset di Google Performance Max. 1) Url finale di destinazione. 2) Immagini. 3) Video. 4) Logo. 5) Titoli. 6) Titoli Lunghi. 7) Descrizioni. 8) Nome attività. 9) Estensioni.

 

Come abbiamo già detto, le inserzioni vengono mostrate automaticamente su tutte le reti pubblicitarie di Google, a patto che l’inserzionista carichi le creatività (immagini, testo, video) necessarie per tutte le tipologie di campagna Google Ads. Il mancato caricamento di uno specifico asset comporta, ovviamente, l’impossibilità di far comparire la campagna in determinati network (ad esempio, se non carichi le immagini nel formato 960×1200, la campagna potrebbe non sfruttare appieno le potenzialità delle Discovery).

Per approfondire l’argomento “assets” e capire in che modo il machine learning può aiutarti, creando asset appositi per la tua campagna, consulta il link. 

Indicatori di pubblico

Completiamo la campagna andando a definire l’indicatore di pubblico: il punto di partenza del targeting della campagna. Per andare a compilare gli indicatori di pubblico dovremo combinare una serie di dati. Questo ci permetterà di definire il miglior pubblico possibile al quale rivolgere i nostri annunci. Per andare a definire il pubblico possiamo selezionare anche una sola di queste impostazioni:

  • segmenti personalizzati
  • dati proprietari
  • interessi
  • dati demografici

Per queste campagne, il targeting si basa esclusivamente su indicatori, che verranno presi in considerazione dal machine learning in un primo momento, ma successivamente saranno ottimizzati autonomamente. Quindi, consideriamo questo passaggio come un “primo passo”, destinato a modificarsi e a “crescere” con il proseguimento della campagna. 

Riepilogo e pubblicazione

Concludiamo la pubblicazione della campagna visualizzando il riepilogo finale. Molto utile per verificare, una volta ancora, se abbiamo inserito tutti i dati correttamente e se stiamo creando una campagna Performance Max che davvero risponde alle nostre esigenze e agli obiettivi di marketing prefissati.

Ti basterà cliccare su “pubblica” per attivare la campagna e iniziare a verificarne l’andamento tramite gli strumenti di insight e di analisi dei dati.

Google Partner Premier Naxa

 

Google Performance Max: approfondisci l’argomento

In questo paragrafo forniamo un breve elenco di scenari e di situazioni nelle quali è bene preferire Google Performance Max. Inoltre, ti forniamo un po’ di link ad approfondimenti e a guide ufficiali. 

Quando è consigliato ricorrere a Performance Max?

Le campagne Performance Max sono la soluzione migliore se:

  • Hai obiettivi pubblicitari e di conversione specifici (aumentare le vendite online, generare lead, ecc.).
  • Vuoi massimizzare il rendimento della tua campagna e non hai limitazioni riguardo al canale / network sul quale pubblicare la campagna.
  • Vuoi accedere facilmente a tutti i canali pubblicitari di Google con un’unica campagna.
  • Vuoi guadagnare un valore di conversione e una copertura aggiuntivi oltre a quelli generati dalle campagne sulla rete di ricerca basate sulle parole chiave. 

Performance Max, link e approfondimenti

Per conoscere meglio questo strumento di Google ti consigliamo una serie di link, indicando anche perché potrebbero esserti utili.

 

Cerchi un Google Partner? Sei nel posto giusto!

Se hai bisogno di supporto nella creazione delle tue campagne Performance Max, oppure sei in cerca di qualcuno che possa impostarle e gestirle per te, perché non ci chiami? Il team Naxa sarà lieto di ascoltare le tue esigenze e di fornirti tutto il supporto necessario!

Costruire una strategia CRM di successo

Che cos’è un CRM?

Prima di spiegare perché dovresti implementarlo in azienda, quali sono gli enormi vantaggi e quali i pericoli in agguato durante il percorso, cerchiamo di chiarire che cosa si cela dietro queste tre lettere.

Con la sigla CRM, acronimo di Customer Relationship Manager, si indicano una serie di strumenti e di pratiche che, se messe in atto correttamente, aiutano le aziende a gestire meglio i propri contatti e farne un uso più proficuo

In particolare, come vedremo, i CRM sono utilissimi per coltivare i rapporti con i propri clienti, stabilendo relazioni di valore che, nel lungo periodo, portano enormi vantaggi, non solo in termini di vendite, ma anche di reputazione e di percezione di un marchio. 

Per avere un’idea più chiara di che cosa sia un CRM, per chi volesse meglio comprendere questo termine così “sfumato” – sospeso tra strumento e tecnica, tra teoria e sua applicazione tramite l’uso di software e strumenti – suggeriamo i seguenti link:

perché dovrei implementare un crm

 

Perché dovrei implementare un CRM?

Questa domanda può sembrare superflua o, quantomeno, tendenziosa, dal momento che la risposta potrebbe essere, semplicemente: perché può costituire un vantaggio. Eppure, il “perché” della scelta di un CRM non deve essere inteso solo come ricerca del fine ultimo (aumento del fatturato), ma anche come individuazione di motivazioni intermedie che, se portate a livello consapevole, si possono rivelare davvero determinanti per la riuscita di una strategia di implementazione e di utilizzo di un CRM in azienda.

Ma, quindi, perché dovresti implementare un CRM (e la strategia che sta dietro a questo sistema) all’interno della tua azienda? Sicuramente, per gli indubbi vantaggi che può portare (ai quali dedichiamo un intero paragrafo, più avanti), tra i quali figurano anche le motivazioni economiche. Basti pensare che, secondo uno studio di Forrester, la ROI dell’implementazione di un CRM in azienda può addirittura superare il 200% dell’investimento.

Al di là di questo, però, vi sono anche una serie di “giusti motivi” che devono guidare l’implementazione di un CRM in azienda. Anche a questi dedichiamo un paragrafo nel quale esploriamo una serie di casistiche nelle quali i CRM non portano i risultati attesi, perché implementati per le motivazioni sbagliate, tra le quali figurano:

  1. Obiettivi poco chiari
  2. Scelta di un CRM non “tagliato” per la propria realtà aziendale
  3. Errate motivazioni che portano all’implementazione
  4. Aspettative irrealistiche

Prima di trattare questi argomenti, però, dovresti porti la domanda che dà il titolo al paragrafo successivo: a che cosa serve un CRM?

a che cosa serve un crm

 

A che cosa serve un CRM?

La risposta più breve, essenziale e stringata a questa domanda potrebbe essere:

Un CRM serve a gestire e coltivare le relazioni con i clienti, su larga scala

E, dopo una risposta così, potresti anche chiederti: sì, ok… ma, in che senso? Cerchiamo di fare chiarezza…

Immaginatevi di dover gestire sempre più contatti di un numero sempre più alto di clienti che hanno acquistato i vostri prodotti e che hanno intrattenuto, con il vostro marchio, i rapporti più disparati. Avrete gli entusiasti, quelli che acquistano una volta e scompaiono, quelli che tornano ogni anno, ecc. Ogni cliente con le sue peculiarità, le sue esigenze, le sue abitudini di acquisto.

Avere un CRM aggiornato significa avere un luogo nel quale registrare tutto questo, per farne buon uso. Ad esempio, inviando comunicazioni dedicate ad ogni segmento, così da fornire, ad ogni tipologia di cliente, soltanto le informazioni che saranno più rilevanti e interessanti. Lo stesso vale, ovviamente, per offerte commerciali personalizzate, sconti speciali, promozioni create appositamente per un certo gruppo di clienti.

ll software CRM aiuta a costruire relazioni migliori con i clienti e a migliorare le vendite e la fidelizzazione attraverso conversazioni significative con i clienti attuali e potenziali.

Però… non sempre i CRM hanno successo, no? Certo… come tutte le cose. Ma perché, a volte, l’uso dei CRM non porta i risultati sperati? Abbiamo cercato di riassumere, nel paragrafo successivo, le motivazioni più comuni, per metterti in guardia da situazioni come quelle descritte.

perché e quando un crm non porta i risulatati

 

Perché (e quando) un CRM non porta risultati?

Adottare un CRM in azienda non è sinonimo di successo e di aumento del fatturato. 

Vi sono casi in cui il CRM non porta i risultati sperati e – non spaventarti! – accade molto più frequentemente di quanto immagini. 

Vi sono diversi studi di Forrester che parlando di due marchi su tre che si dicono insoddisfatti del loro CRM dopo soli due anni di utilizzo. Come tutti i dati, però, anche questi devono essere analizzati e contestualizzati, a cominciare dalle ragioni che portano all’insoddisfazione.

Ora, se non hai voglia di leggere i punti che seguono, nei quali esploriamo le motivazioni che portano un CRM a non portare risultati (o a portarne di scarsi), ti forniamo la risposta breve, qui sotto.

Se un CRM non funziona è perché lo stai usando male!

Sì, capiamo che forse è un’affermazione un po’ provocatoria. Ecco perché ti consigliamo di leggere l’analisi che segue… anche se non ne hai voglia! Troverai considerazioni e spunti molto utili, per non commettere errori nelle fasi di scelta, implementazione e uso del CRM all’interno della tua azienda!

 

Strategia errata e nessun obiettivo chiaro

I marchi spesso implementano un sistema CRM senza avere una chiara comprensione di ciò che vogliono raggiungere. Di conseguenza, compiono un grande investimento in un software che dovrebbe aiutarli… senza però avere consapevolezza di come questo possa, effettivamente, aiutarli.

Ad esempio, molte aziende vedono nel CRM un software magico, che “funziona da solo”, e si limitano ad installarlo, anziché studiarne il funzionamento e portare in azienda la “filosofia di nurturing dei clienti”. 

Altro malinteso comune consiste nel vedere il CRM come un’altra parte del software che aumenta l’efficienza, quando in realtà ha come unico scopo quello di rendere più efficiente la gestione delle relazioni con i clienti (e, quindi, aiuta ad efficiente, ma un particolare segmento di uno specifico processo).

Un altro errore consiste nel sottovalutare le potenzialità del sistema e vedersi costretti a far fronte ad un improvviso aumento delle richiesta, senza aver prima preparato il terreno per questa eventualità… sicuramente molto auspicabile, ma anche foriera di non poche difficoltà se imprevista e non programmata.

 

Approccio errato di tipo “one-size-fits-all”

Come accade in molti ambiti, specialmente quando si parla di tools e metodologie, anche per le soluzioni CRM esistono molteplici brand, con un ventaglio di soluzioni molto variegate, che si differenziano per modalità di funzionamento, complessità, funzionalità offerte e via dicendo.

La scelta del CRM più adatto alla propria azienda, in questo scenario così vario, è fondamentale. E, attenzione, la scelta non deve ricadere soltanto sul CRM più adatto a soddisfare le proprie esigenze, ma anche su quello più facile da inserire all’interno dei processi aziendali (processi gestionali, ma anche processi informatici… si pensi, ad esempio, la possibilità di interfacciare tra loro più tools, o più piattaforme web con il suddetto CRM). La sola scelta del CRM è, di per sé, un passo delicato e difficoltoso. Per certi aspetti tanto quanto l’utilizzo del CRM scelto. Commettere un errore all’inizio (illudendosi che “un CRM vale l’altro”) può comportare grossi, grossi problemi nelle fasi più avanzate di implementazione in azienda e di utilizzo dello strumento.

Un altro errore molto comune è quello di individuare un software e di scegliere un “pacchetto standard” nella speranza di risparmiare qualche soldo, salvo poi accorgersi che quel particolare pacchetto è completamente insufficiente per soddisfare le reali esigenze dell’azienda.

C’è molto da considerare prima di scegliere un sistema CRM. Devi tenere in considerazione molteplici fattori, come il tuo budget, gli obiettivi e le specifiche funzionalità che stai cercando. 

Altrettanto importante è considerare le capacità del tuo stack tecnologico. Il tuo CRM dovrebbe essere in grado di integrarsi. Ecco perché non ha senso investire in qualsiasi CRM: hai bisogno di una soluzione personalizzata che si adatti alle tue esigenze. 

 

Implementazione di un CRM, ma per le ragioni sbagliate

Troppo spesso, i CRM vengono utilizzati per l’intelligence aziendale, invece di concentrarsi sul miglioramento delle relazioni con i clienti. Il che, ad essere onesti, è comprensibile. I sistemi CRM presentano così tante funzionalità e metriche diverse, che può essere facile perdere di vista l’obiettivo. Questo rende ancora più cruciale concentrarsi sulla finalità della tua implementazione CRM: costruire relazioni durature con i clienti. Tutto il resto è un extra, ma non è il motivo principale per portare la filosofia CRM nella tua azienda. 

 

Coltivare aspettative irrealistiche

Il panorama dei CRM è cambiato radicalmente dagli anni ’70 (quando il concetto ha fatto la sua prima comparsa nel mondo business). 

Oggi, i sistemi CRM sono impiegati per soddisfare una serie di obiettivi per diversi team (ad esempio IT, marketing, vendite, contabilità). Aspettarsi così tanto dal tuo CRM – o da qualsiasi sistema software per quella materia – porterà solo ad una grande delusione. Perché… il CRM non è una soluzione miracolosa! Il suo obiettivo è aiutarti a rafforzare le tue relazioni con i clienti e, per farlo, richiede studio, impegno e un po’ di fatica. Sforzi che saranno sicuramente ripagati, ma che devono essere – innanzitutto – compiuti, per poter sperare di raggiungere i propri obiettivi.

perché tutti parlano bene dei crm

Perché tutti parlano bene dei CRM?

A questo punto, potresti chiederti “Se un CRM può fallire, richiede impegno, necessità di tanto apprendimento… perché tutti ne parlano così bene?“. E la risposta è semplicissima: “Perché, se usato bene, un CRM porta tantissimi vantaggi!“.

Qui sotto riportiamo i principali benefici che un CRM può portare in azienda. Un elenco breve, che tocca i punti giusti per convincerti ad andare avanti e scoprire, finalmente, che cosa devi fare per portare la filosofia CRM nella tua azienda, in modo che questa si riveli efficace e fruttuosa.

Ancora qualche riga, e poi ci siamo. Ecco qui i principali vantaggi che un CRM può portare. 

 

Un CRM può aumentare il tuo fatturato

Automatizzando le attività, razionalizzando i tuoi processi di vendita e accelerando i tuoi pipeline di vendita, il tuo sistema CRM può aiutare ad aumentare le conversioni e creare le condizioni per aumentare le probabilità di successo del team vendite.

Allo stesso tempo, un sistema CRM può migliorare i risultati degli sforzi di marketing, consentendoti di monitorare e istituire relazioni profonde con i lead, attivare campagne di advertising in modo più efficiente e migliorare la collaborazione tra i team vendite e marketing. 

 

Acquisire (e utilizzare) informazioni preziose sui clienti

Memorizzando i dati dei clienti in un unico luogo, i sistemi CRM ti offrono un facile accesso a informazioni importanti sui tuoi clienti. Utilizzando queste informazioni, avrai una migliore comprensione delle esigenze e delle preferenze dei tuoi clienti. Questo ti aiuterà ad acquisire nuovi clienti, ma anche a mantenere ottimi rapporti con i già clienti, ai quali potrai offrire prodotti e servizi sempre più pertinenti con le loro esigenze. 

 

Il CRM massimizza l’efficienza

I sistemi CRM non solo aiutano a mantenere le relazioni con i clienti, ma rendono anche più efficiente la collaborazione tra i team interni, centralizzando i tuoi dati sui clienti e automatizzando i flussi di lavoro. 

Ciò ti dà più tempo per concentrarti su altre attività di maggiore priorità, rendendo più efficienti i processi interni e di comunicazione verso l’esterno.

crm di successo come implementarlo

 

CRM di successo: come implementarlo?

Finalmente ci siamo. Abbiamo capito che cosa sia un CRM, quali sono gli errori più comuni che le aziende commettono quando decidono di implementarne uno, e quali sono gli interessanti vantaggi che queste tecnologie possono portare.

Finalmente è tempo di capire come implementare, nella tua azienda, un CRM di successo! 

 

Costruisci una strategia chiara e definita

La tua strategia CRM è un piano a livello organizzativo guidato da specifici obiettivi:

  • Relazioni più solide con i clienti
  • Aumento del fatturato
  • Aumento dei profitt

Tieni presente che il CRM non è solo una preoccupazione IT, bensì una priorità a livello esecutivo (tante aziende faticano a comprendere questa cosa, e falliscono nell’implementazione del CRM). La gestione delle relazioni con i clienti è una questione strategica e come tale deve essere trattata. 

 

Seleziona un CRM adeguato alle tue esigenze

Prima di mettersi alla ricerca di un CRM è bene capire che cosa si vuole ottenere, perché i CRM fanno di tutto. Ma tu hai bisogno di un CRM che faccia quello che ti serve davvero

Ricorda: il CRM non può chiarirti le idee. Piuttosto, devi avere le idee per effettuare una scelta ponderata del tuo prossimo software CRM.

Per aiutarti nel processo di chiarimento delle tue idee, prova a porti le seguenti domande. Soltanto trovando le risposte potrai dire di sapere davvero che cosa stai cercando…

  • Cosa stai cercando in un CRM?
  • Come ti aiuterà a raggiungere i tuoi obiettivi?
  • Quali dipartimenti e team lo utilizzeranno?
  • Per quale scopo sarà utilizzato? 

 

Preparati ad investire nel cambiamento

Investi nella formazione, nell’implementazione e nella gestione del cambiamento. Come ogni nuovo sistema, l’implementazione del tuo CRM porterà con sé alcuni cambiamenti organizzativi.

Prima di introdurre un CRM in azienda, assicurarti che i membri del tuo team siano tutti allineati. Organizza un adeguato processo di gestione del cambiamento per aiutare con la formazione e l’onboarding dei tuoi dipendenti. Il cambiamento può essere difficile per molte persone, quindi è importante ricordare ai vari team come un CRM potrà aiutarli nel loro lavoro e in che modo tornerà utile ad ognuno. 

 

Misura le performance

Imposta chiaramente i parametri per misurare le performance dell’implementazione del CRM.

Ci sono molte metriche che puoi utilizzare per misurare le prestazioni. Qui di seguito, ne elenchiamo alcune sulle quali puoi iniziare a porre maggiore attenzione:

  • turnover dei clienti
  • costo di fidelizzazione del cliente
  • engagement dei clienti

Ricordati sempre che le metriche che scegli di misurare (dette anche KPIs: Key Performance Indicators) dovrebbero basarsi su ciò che stai cercando di raggiungere. Per questo è fondamentale avere obiettivi chiari (come abbiamo detto all’inizio di questo paragrafo). 

 

Dai priorità alle relazioni giuste

Utilizza il tuo sistema CRM per identificare i tuoi clienti ad alto valore (quelli più importanti per la tua crescita della tua azienda). Chiaramente, le relazioni con i clienti ad alto valore sono quelle che devi cercare di coltivare e di valorizzare, mantenendo un contatto costante, fornendo loro informazioni, offerte, spunti per continuare ad interagire con il tuo marchio e con ciò che esso ha da offrire. 

 

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Se sei interessato ad attivare una strategia CRM nella tua azienda, ma non vuoi improvvisare, chiedi a dei professionisti. Il team Naxa sarà lieto di offrirti una consulenza e di guidare il tuo business in questo mondo.

Intelligenza artificiale: fedele aiutante o fine della creatività?

Introduzione

Quello dell’intelligenza artificiale sembra essere, se non l’unico, uno dei più dibattuti temi dell’ultimo periodo

Complice di questa grande diffusione del termine e dei vari servizi che si affidano a più o meno abili intelligenze artificiali, il grande successo ottenuto da Chat GPT, progetto sviluppato da Open AI che, in brevissimo tempo, si è guadagnato popolarità, ma anche critiche (come spesso accade in questi casi).

Prima di addentrarci in questo ginepraio di nomi, problematicità e tecnicismi, però, cerchiamo di capire di che cosa stiamo parlando.

Dopo aver chiarito che cosa si intende con AI, quali sono le più diffuse e di che cosa si occupano (o dicono di potersi occupare), cercheremo di capire se questi strumenti possono dirsi dei “partner creativi”, oppure dei “killer creativi”… robot che prenderanno il posto di scrittori, musicisti, videomaker, illustratori, attori, speaker… lasciando tutti senza lavoro.

Intelligenza artificiale: di che cosa si tratta?

Iniziamo dalla definizione (o meglio, dalle definizioni) di Intelligenza Artificiale. 

Tra quelle reperite, condividiamo con voi quelle che, a nostro parere, meglio inquadrano la questione, mantenendola all’interno dei suoi confini accademici:

  1. «L’intelligenza artificiale è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e sistemi di programmi software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, a un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.» (Marco Somalvico) – (Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_artificiale)
  2. «L’IA sfrutta computer e macchine per imitare le capacità decisionali e di risoluzione dei problemi della mente umana.» – (Fonte: https://www.ibm.com/it-it/topics/artificial-intelligence)
  3. «L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività. L’intelligenza artificiale permette ai sistemi di capire il proprio ambiente, mettersi in relazione con quello che percepisce e risolvere problemi, e agire verso un obiettivo specifico. Il computer riceve i dati (già preparati o raccolti tramite sensori, come una videocamera), li processa e risponde. I sistemi di IA sono capaci di adattare il proprio comportamento analizzando gli effetti delle azioni precedenti e lavorando in autonomia.» – (Fonte: https://www.europarl.europa.eu/news/it/headlines/society/20200827STO85804/che-cos-e-l-intelligenza-artificiale-e-come-viene-usata)

 

Da queste definizioni si evince come, almeno per il momento, molti concordino su una definizione di AI intesa come “sistema in grado di imitare il ragionamento umano”. Definizione che chiama in causa almeno due concetti importantissimi: quello di “umano” (stiamo progettando qualcosa che possa imitare noi umani e, pertanto, qualcosa che dovrà essere simile e noi); quello di “imitazione” (stiamo progettando qualcosa che “sembri” umano, qualcosa che imiti processi, senza necessariamente disporre di auto-coscienza e consapevolezza).

In realtà, la situazione è un po’ più complessa di così, e il dibattito su che cosa sia (o debba essere) una AI è aperto, variegato e tutt’altro che concluso. Basti pensare che, dal punto di vista filosofico, è aperto e acceso il dibattito che vede contrapposte due tipologie di AI, definite “AI forte” e “AI debole”:

  • Nel caso della “weak AI” (intelligenza artificiale debole) si ipotizza una macchina programmata con regole ben definite che le consentano di comportarsi in modo intelligente. Sostanzialmente, una macchina che imita, simula l’intelligenza, la riproduce, ma senza avere consapevolezza di quello che sta facendo.
  • Nel caso della “strong AI” (intelligenza artificiale forte), invece, vi è chi sostiene che sia possibile realizzare una macchina che agisca in modo intelligente perché cosciente di come realmente si comporta. Questa è la posizione di chi sostiene che le macchine potranno diventare (o siano già diventate) senzienti e auto-coscienti.

Approfondire l’argomento Intelligenza Artificiale

Per chi volesse approfondire ulteriormente, riportiamo qui sotto alcuni link a fonti e ad articoli dai quali vi consigliamo di cominciare quello che, se deciderete di intraprenderlo, si rivelerà un lungo e affascinante viaggio in territori ancora non del tutto esplorati!

L'intelligenza artificiale oggi

 L’Intelligenza Artificiale, oggi

A cosa servono i software progettati con Intelligenza Artificiale?

Sicuramente il termine intelligenza artificiale che vediamo circolare su blog e social è molto meno legato a ricerche accademiche e dibattiti filosofici e, per contro, molto più simile agli svariati servizi (software, tools, strumenti digitali) che, grazie all’uso di una AI possono svolgere uno o più compiti. 

Le intelligenze artificiali delle quali sentiamo parlare nei Reel di Instagram e nei video su TikTok sono da intendersi, quindi, molto più vicine al loro “effetto”, piuttosto che alla loro “essenza” di software alla ricerca dell’imitazione perfetta del ragionamento umano. 

Non che non vi sia, dietro queste app e questi tool una ricerca di questo tipo, sia chiaro. Ma il concetto di AI divenuto mainstream è una versione espressa e concentrata della complessità e della difficoltà che il concetto di AI “pura” si porta appresso.

Pertanto, ora cercheremo di capire che cosa sono queste “AI” divenute popolari, che cosa sanno fare, e perché spaventano tanto alcuni creativi, portandoli sul punto di chiedersi: «Le intelligenze artificiali ci porteranno via il lavoro?».

Per rispondere alla domanda posta qui sopra, però, capiamo prima  a cosa servono i software più popolari progettati con l’intelligenza artificiale .

Brevissima premessa: c’è molta più AI in giro di quanto non si pensi!

Premessa un po’ più lunga: ci sono applicazioni, strumenti, software, elettrodomestici che, al loro interno, integrano una AI (o una sedicente tale), con lo scopo di automatizzare o ottimizzare processi. In alcuni casi, naturalmente, si dice che qualcosa è mosso da una AI solo per questioni di mero marketing, proprio perché in questo periodo il termine è divenuto pop e domina la discussione online e offline. In generale, però, teniamo presente che il nostro robot aspirapolvere, il frigorifero che ci avvisa quando il cibo è in scadenza, la lavatrice che riconosce i tessuti del bucato e adegua di conseguenza il tipo di lavaggio… sono tutte intelligenze artificiali. Solo che, forse, fanno “meno scena” di altre e, quindi, di queste non si parla più di tanto. Eppure, crediamo sia bene tenere a mente la loro esistenza e la loro “limitatezza”, perché può ricordarci quanto, alla fine, una AI sia solo un software, estremamente complesso, che svolge un task. E nulla più. Almeno, per ora…

Ma veniamo alle AI più popolari, elenchiamole, e cerchiamo di capire di che cosa si occupano. Qui di seguito ne nominiamo alcune e, poi, al termine del paragrafo, forniamo qualche link per chi volesse scendere ancora più a fondo e addentrarsi sempre più in questo mondo popolato da amichevoli bot.

intelligenza artificiale chat gpt dove tutto è iniziato

Chat GPT (by Open AI): ove tutto ebbe inizio

Chat GPT è un modello di elaborazione del linguaggio naturale basato su GPT, ovvero Generative Pre-trained Transformer, una tecnologia di deep learning sviluppata da OpenAI. Il modello Chat GPT è stato creato per simulare una conversazione con un essere umano, utilizzando l’elaborazione del linguaggio naturale per comprendere il contesto e generare risposte appropriate. Questo modello è stato sviluppato da OpenAI, un’organizzazione di ricerca nell’ambito dell’intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, Sam Altman e altri imprenditori del settore. Chat GPT è stato presentato nel 2019 come parte di una serie di modelli di GPT sviluppati da OpenAI.

Oggi, Chat GPT viene utilizzato in una varietà di applicazioni, dalle chatbot alle risposte automatiche alle email. La sua capacità di elaborare il linguaggio naturale lo rende un’opzione convincente per migliorare l’esperienza del cliente e semplificare i processi aziendali. Non solo, oggi Chat GPT è il “motore” di tanti altri servizi che, grazie all’uso della API pubbliche possono sfruttare la potenza e le capacità di questo modello linguistico, per erogare servizi più specifici ai propri utenti.

In sintesi: Chat GPT è una AI in grado di recepire una richiesta da parte dell’utente e generare un output in formato testo.

 

Bard: la risposta di Google a Open AI

Bard è un’IA sviluppata da Google nel 2020 per la scrittura. La sua funzione principale è quella di aiutare gli utenti a scrivere testi di qualità, fornendo suggerimenti per migliorare la grammatica, lo stile e la struttura del testo.

Bard è stata creata da un team di ricercatori di Google, guidati da Andrew Dai. La sua tecnologia è basata sulle reti neurali, un approccio all’IA che si ispira alle connessioni neuronali del cervello umano.

L’obiettivo di Bard è quello di migliorare la qualità della scrittura online e di rendere la scrittura più accessibile a tutti. Con l’uso dell’IA, gli utenti possono scrivere testi di alta qualità in modo più efficiente e con meno sforzo, migliorando così la loro produttività.

 

Midjourney: generatore di immagini

Midjourney è un software basato sull’intelligenza artificiale che utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale, il machine learning e il deep learning per generare immagini a partire da input testuali.

È stato lanciato nel luglio 2022 ed è stato creato da un team di sviluppatori di Midjourney, un laboratorio di ricerca fondato nel 2022, con l’obiettivo di cambiare il modo in cui le persone interagiscono con l’arte.

Per ottenere un’immagine, l’utente deve inserire degli input testuali chiamati prompt. Midjourney restituisce quattro immagini a partire da ogni prompt. Midjourney è stato utilizzato da artisti e interior designer, ma può essere utilizzato da chiunque voglia creare opere d’arte digitali.

 

Perplexity: il motore di ricerca con l’intelligenza artificiale

Perplexity AI è un motore di ricerca basato sull’intelligenza artificiale, che utilizza modelli di linguaggio per fornire risposte precise alle domande degli utenti. È stato creato nel 2022 da Srinivas, Denis Yarats, Johnny Ho e Andy Konwinski, ex membri di OpenAI, Meta, Quora, Bing e Databricks. Il suo obiettivo è quello di fornire risposte più complete e accurate rispetto ai motori di ricerca tradizionali, grazie alla sua capacità di citare le fonti delle informazioni fornite.

Perplexity AI utilizza il modello GPT-3 di OpenAI per la sua architettura. Inoltre, può essere utilizzato come chatbot grazie alla sua capacità di conversare con gli utenti tramite l’apprendimento automatico e l’elaborazione del linguaggio naturale.

Tra le sue funzionalità ci sono la generazione di riassunti istantanei, la possibilità di porre domande rapide dalla barra degli strumenti e la capacità di rispondere alle domande degli utenti in tempo reale.

tra le sue funzionalità intelligenza artificiale

 Per approfondire: quali e quante AI esistono?

Se vi sentite pronti ad andare oltre il concetto di AI ed esplorare l’universo degli Agenti Autonomi, allora vi consigliamo di leggere questo articolo dedicato all’argomento:

https://www.melablog.it/chatgpt-e-superato-e-ce-gia-di-meglio-ecco-autogpt/

Qui di seguito, invece, riportiamo un elenco di AI suddiviso in base alle loro “capacità creative” (per la creazione di questo elenco abbiamo preso in considerazione le seguenti capacità creative: produzione testuale, produzione video, produzione di immagini, produzione di brani musicali).

Quali intelligenze artificiali esistono? Che cosa possono fare?

Elenchiamo di seguito un po’ di AI, divise per “capacità creative”. Ognuna ha il suo link e, se deciderete di cliccarci sopra… buon viaggio! 

Intelligenze artificiali per la scrittura di testi
  • Hypotenuse AI: è un assistente di scrittura che utilizza l’intelligenza artificiale per generare idee e contenuti.
  • Copy.ai: è un software di copywriting che utilizza l’intelligenza artificiale per scrivere testi.
  • Jarvis.ai: è un assistente di scrittura che utilizza l’intelligenza artificiale per creare contenuti.

Intelligenze artificiali per la produzione di immagini

  • Stable Diffusion: utilizza l’intelligenza artificiale per generare opere d’arte.
  • Midjourney: già citata in questo articolo, è una AI che produce immagini e fotografie.
  • Bing: sì, perché anche il motore di ricerca di casa Microsoft ha integrato la potenza di Chat GPT, sia per la produzione di testi, sia per la.
  • Dall E: prodotto dalla già citata OpenAI, questo software è capace di realizzare immagini a partire da prompt testuali. 

Intelligenze artificiali per la produzione di video

  • Lumen5: è un software che utilizza l’intelligenza artificiale per creare video a partire da testi.
  • Synthesia: altro software che crea video da prompt. Con speaker ed effetti video. 

Intelligenze artificiali per la produzione di musica

  • AIVA: è un’AI che crea musica originale in base alle preferenze dell’utente.
  • MusicLM: prodotto di casa Google che è in grado di produrre un brano musicale sulla base di una descrizione fornita dall’utente. Assolutamente affascinante, lo si può approfondire da questo link. 

Intelligenze Artificiali: creatività potenziata o concorrenza sleale

 Intelligenza Artificiale: creatività potenziata o concorrenza sleale?

Come abbiamo già scritto, i software di AI sono molto diffusi e da molto tempo, in ambiti che, però, non hanno mai ottenuto la popolarità raggiunta dalle chat generative di Open AI e Google (per citare i due casi più eclatanti, ma sopra ne abbiamo menzionati altri, anche in ambiti diversi dalla produzione testuale).

Oggi, però, le capacità dell’IA hanno penetrato le industrie creative causando una significativa trasformazione. L’integrazione di software di intelligenza artificiale nel mondo creativo sta rapidamente stravolgendo ogni cosa, aprendo nuove possibilità, innestando tuttavia anche forti dubbi in chi si chiede se, un giorno, non vi sarà più spazio per gli artisti, perché faranno tutto i robot.

L’intelligenza artificiale: il miglior amico del creativo

Cerchiamo ora di capire in che modo è possibile adoperare i software di intelligenza artificiale come “acceleratori di creatività”, o come “fedeli compagni”. 

Nel paragrafo successivo, invece, affronteremo tematiche quali il rischio per i posti di lavoro, le controverse questioni relative al diritto d’autore e al plagio, e altre tematiche strettamente connesse con la produzione automatica (rapidissima e incontrollata) di contenuti creativi.

Ma iniziamo dalle cose belle: l’intelligenza artificiale è il miglior amico dell’artista! Basta seguire queste semplici regole…

 

Datti un obiettivo chiaro

Anche se a volte sembra magia, l’intelligenza artificiale è uno strumento e, come tale, va utilizzato. Quindi, deve esserti chiaro che cosa vuoi, e devi sapere che cosa chiedere all’AI per ottenere risposte pertinenti. 

Avere una visione di ciò che si vuole ottenere, infatti, rende più facile decidere che cosa si allinea con il risultato desiderato e che cosa, invece, ha bisogno di ulteriori manipolazioni.

 

Attua una collaborazione flessibile con l’AI

L’AI può essere un potente partner nel tuo processo creativo

Usa l’AI come strumento per supportare le tue idee creative e spingere i tuoi limiti, ed immagina che sia una sorta di aiutante, con il quale è importante attuare un processo iterativo. 

Lavora “insieme” all’intelligenza artificiale, per sviluppare le tue idee, perfezionarle, modificarle, rivederle. Non aspettarti che sia buona la prima, e non accontentarti del primo risultato ottenuto.

 

Sviluppa le tue abilità di “prompting”

Ovvero, allenati a creare dei “prompt” sempre più precisi e funzionali, capaci di farti ottenere esattamente quello che ti aspetti da una intelligenza artificiale. 

Non hai idea di che cosa sia un prompt? 

Un prompt è l’input che dai all’AI (ciò che le chiedi, le parole che usi per chiederglielo, il livello di dettaglio che raggiungi nel descrivere le tue richieste)

Sviluppare le proprie abilità di prompt engineering può fornire un maggiore controllo nel processo creativo, e consente di avere output sempre più vicini a quello che si ha in mente, riducendo così le iterazioni uomo-AI (delle quali parlavamo sopra) necessarie per passare dall’idea al risultato creativo.

 

Sperimenta e impara

Questo consiglio vale per tutto: dal tennis ai giochi di carte, dal marketing alla cucina. E l’intelligenza artificiale non fa eccezione, perché anch’essa, come ogni altro prodotto umano, è in costante evoluzione. Pertanto: sperimenta con diversi strumenti basati su AI, per trovare quello che funziona meglio per te. E se qualcosa non va come vuoi, sperimenta altrove… male non può fare!

intelligenza artificiale il peggior nemico del creativo

 L’intelligenza artificiale: il peggior nemico del creativo!

Ogni creativo deve prestare attenzione a quello che esce da una AI, perché gli errori e le imprecisioni sono sempre dietro l’angolo.

Le intelligenze artificiali a volte “inventano un po’ troppo”, creando output stralunati, commettendo imprecisioni, scrivendo vere e proprie bugie.

Qui di seguito vediamo un po’ di best practices per “non farsi fregare” dalle AI…

Non fidarti mai soltanto delle Intelligenze Artificiali

Sebbene l’AI possa essere uno strumento potente nel processo creativo, è importante educarsi su come usarlo efficacemente. Una comprensione limitata delle limitazioni dell’AI può ostacolare la tua creatività ed efficienza. E, come abbiamo detto, non sempre dicono il vero (a volte sbagliano, a volte inventano, quindi… è sempre bene verificare che non stiano commettendo inesattezze).

Non sacrificare la creatività per l’efficienza

L’AI può aiutarti a risparmiare tempo e risorse, ma non dovrebbe andare a discapito della tua creatività. Non lasciarti tentare dall’usare l’AI per automatizzare interamente il processo creativo, la creatività e l’intuizione umana sono ancora cruciali per produrre un lavoro originale.

 

Non trascurare gli aspetti etici

L’AI solleva questioni etiche, come il pregiudizio e la privacy, che devono essere affrontate. Non ignorare questi problemi, piuttosto prendi provvedimenti per risolverli. 

Anzi, se hai voglia di iniziare ad approfondire l’argomento, consigliamo qui di seguito un paio di link che affrontano due o tre tematiche davvero molto, molto interessanti:

 

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PMI: sfide eccezionali e come affrontarle

Introduzione e fonti

Questo articolo tratta dei grandi sconvolgimenti che hanno reso il mercato un “mare in tempesta”, offrendo spunti per aiutare le PMI a mettere in atto cambiamenti strutturali necessari ad affrontare il futuro, nonché regole e consigli per gestire attività di B2B in questo periodo così complesso e povero di certezze. 

 

In particolare, si analizzano i quattro cambiamenti strutturali più significativi che le PMI si trovano ad affrontare, nonché i quattro pilastri della vendita B2B che le aziende dovrebbero tenere in considerazione per costruire la propria strategia di vendita.

Per la stesura di questo articolo abbiamo fatto affidamento sul nostro e-book “Competitività nel B2B: 4 punti strategici per spaccare il mercato”, a sua volta strutturato e ispirato all’interessantissimo articolo “Strategia PMI – Guida alla competività B2B, edizione 2023 – Combattiamo nei mercati più difficili della storia. La tua azienda è armata per affrontarli?”. Oltre a queste, che consideriamo quali fonti principali (forniamo i link alla fine dell’articolo, nel paragrafo dedicato), abbiamo utilizzato altre fonti e altri riferimenti, che saranno segnalati di volta in volta.

lo scenario guerre e virus

Lo scenario: guerre & virus

Il mercato è sempre stato qualcosa di fluido e mutevole. Un mare in costante movimento, del quale solo pochi e attenti naviganti sapevano interpretare i segni e leggere i comportamenti. Con l’avvento del digital, prima, e con il susseguirsi di una serie di eventi imponderabili quanto catastrofici, il mercato è divenuto, negli Anni Venti del secondo millennio, un vero e proprio mare in tempesta.

In questo scenario le PMI (piccole e medie imprese) si trovano a dover navigare, molto spesso senza una guida, incontrando ostacoli e sfide che rischiano di compromettere profitti e posti di lavoro, quando non è a rischio addirittura la loro stessa esistenza.

Per questi motivi, tanti imprenditori sono alla costante ricerca di metodologie e tecniche efficaci per affrontare le sfide che il mercato pone dinanzi a loro. Sfide che, come abbiamo detto, dal 2019 al 2023 si sono contraddistinte per la loro particolare intensità.

In questo articolo, oltre a definire un po’ meglio quali grandi sconvolgimenti hanno reso il mercato un “mare in tempesta“, offriremo anche uno spunto per aiutare le PMI a mettere in atto cambiamenti strutturali necessari ad affrontare il futuro, nonché regole e consigli per gestire attività di B2B in questo periodo così complesso e povero di certezze.

Per cominciare, però, parliamo di come la Pandemia Globale di Covid-19, prima, e lo scoppio della guerra Russo-Ucraina, poi, hanno mutato per sempre alcuni aspetti dei mercati internazionali. 

La Pandemia Globale di Covid-19

Ad alcuni sembreranno passati secoli, ad altri, invece, sembrerà che lo spettro del Covid-19 sia ancora presente tra noi. Ad ascoltare alcuni, pare tutto un ricordo lontano. Per altri, invece, il virus corre veloce e muta, ancora ed ancora, in Paesi più o meno distanti dal nostro. Quello che è certo, però, è che la cicatrice – lasciata dai lockdown e dalla paura, dalla chiusura delle aziende e dagli ospedali intasati di malati – è ancora fresca. Quella stessa cicatrice ha lasciato un segno profondo nel tessuto industriale italiano, principalmente costituito da PMI, e ha portato ad enormi cambiamenti economici strutturali, non solo in Italia, ma all’intero pianeta.

Prima della pandemia, i paesi asiatici erano “la fabbrica del mondo”, a seguito della delocalizzazione delle produzioni praticata da piccole, grandi e grandissime aziende occidentali. Con il Covid-19, però, il delicato sistema delle catene di fornitura mondiale (le famose “supply chain”) è saltato, portando a una serie di conseguenze che hanno avuto un forte impatto sulla produzione, sull’economia e sulla vita di miliardi di persone:

  • produzioni rallentate
  • trasporti bloccati
  • tempi di consegna incredibilmente dilatati

Ai punti sopra elencati si è aggiunta anche l’inflazione, che ha costretto molte aziende a rendersi conto di come la dipendenza da fornitori unici (e lontani) sia qualcosa di troppo, troppo rischioso. 

Il conflitto Russo-Ucraino

Lo scoppio del conflitto Russo-Ucraino, che è andato subito configurandosi, de facto, come una “guerra Europea”, ha avuto grandissime implicazioni sui mercati, perché ha coinvolto due Nazioni responsabili della produzione e/o dell’esportazione di materie prime fondamentali in tantissime supply chain (fattore, questo, che si è riverberato su altre Nazioni, non direttamente o indirettamente coinvolte con il conflitto).

La conseguenza immediata, della quale sono ancora visibili le onde d’urto sui mercati globali, è stata la crisi energetica: ovvero, un improvviso aumento di costi dell’energia, dovuti ad una serie di fattori concomitanti (dall’aumento dei costi imposti dalla Russia ad una serie di speculazioni avvenute sui mercati, pervasi da paura, incertezza, e una buona dose di avidità).

A questo proposito c’è chi crede che, nel lungo termine, andrà a modificarsi la struttura di fornitura dell’energia in Europa. I costi dell’energia cresceranno per almeno 2 o 3 anni e il mercato russo sarà escluso ancora per molto tempo dai rapporti con l’Europa. 

Guerre & Virus: approfondire lo scenario

Per approfondire ulteriormente le tematiche trattate nei paragrafi precedenti, vi invitiamo a consultare le seguenti fonti. Inoltre, vi ricordiamo di consultare anche approfondimenti e fonti presenti in coda a questo articolo:

  • «Il mondo postglobale […] non offre interpretazioni inoppugnabili, né evoluzioni ben definite; l’incertezza si sta sostituendo sempre più alla probabilità e al rischio misurabile», si legge in un interessante approfondimento apparso sul Sole24Ore, intitolato Pandemia, clima, guerra, economia: le quattro crisi dell’età postglobale, nel quale si cita un rapporto stilato dal Centro Einaudi. Il pezzo è del 2022, ma racconta molto bene quello che è accaduto e l’impatto che gli eventi hanno avuto sul mercato e sulle aziende. 
  • Nell’articolo “Fuga dalle news: come pandemia e guerra hanno cambiato il nostro rapporto coi media”, invece, si esplora principalmente il tema dei contenuti e della perdita di fiducia nelle news da parte dei cittadini. In questo articolo, però, vi sono interessanti spunti grazie ai quali è possibile ragionare su come evolverà il mercato, specialmente se considerato sempre più dominato dall’informazione, nell’accezione più ampia del termine (un’accezione dai significati molteplici: news, ma anche pubblicità, racconto, ma anche storytelling). In particolare, uno dei possibili scenari futuri è così descritto: “Lo scenario Trionfo dei contenuti, prevede che i possessori dei contenuti siano i trionfatori della transizione di mercato. Anche qui dovranno integrare la catena del valore, sottraendo i contenuti alle piattaforme e distribuendoli con propri canali raggiungendo i consumatori direttamente.”. L’articolo è disponibile cliccando su questo link.
  • “Lo scenario geoeconomico mondiale è dominato dalle estreme tensioni e incertezze generate dall’invasione russa in Ucraina. L’impatto sull’attività economica agisce come uno shock di offerta profondo, al momento difficilmente quantificabile, perché il quadro è in continua evoluzione.”, si legge in un rapporto di previsione realizzato dal Centro Studi Confindustria. Il documento fa riferimento al periodo della primavera 2022, ma costituisce comunque un valido punto per approfondire la questione e la propria conoscenza su eventi che, seppur divenuti già “Storia”, fanno comunque parte di una Storia che ha ancora pesantissime ripercussioni sul presente. Il testo, disponibile in PDF, si intitola L’ECONOMIA ITALIANA ALLA PROVA DEL CONFLITTO IN UCRAINA.

l impatto strutture e cambiamenti

L’impatto: strutture & cambiamenti

Analizzando lo scenario sopra descritto, funestato da guerra e pandemia – e da ciò che queste hanno portato, nei mercati globali – siamo giunti ad identificare alcuni punti che meritano una particolare attenzione.

In particolare, in questa parte dell’articolo ci concentreremo nell’analizzare quelli che, a nostro parere, sono i quattro cambiamenti strutturali più significativi che le PMI si trovano (e si troveranno) ad affrontare.

Oltre a questo, abbiamo anche voluto identificare quelli che abbiamo definito come “I Quattro Pilastri della Vendita B2B“, ovvero punti essenziali (da comprendere e da mettere in atto) per sperare di poter trarre il massimo da un momento storico che, come abbiamo visto, riserva particolari sfide per le Piccole e Medie Imprese del tessuto imprenditoriale italiano.

Per ognuno dei due macro-argomenti sopra descritti abbiamo dedicato un paragrafo, al termine del quale proporremo una breve checklist, riportando, in forma sintetica, i contenuti chiave, nella speranza di poter offrire agli imprenditori uno strumento rapido e di facile accesso per iniziare, fin da subito, a cercare le proprie modalità e i propri sistemi per far fronte alla volatilità del mercato.

 

Analizziamo i 4 cambiamenti strutturali del mercato 

Quali sono, dunque, i quattro cambiamenti strutturali che il mercato ha subito e che ogni imprenditore (e, quindi, ogni Piccola e Media Impresa) si trova a dover affrontare, per cercare di “andare avanti” e di continuare a produrre risultati e utili, con la propria impresa?

Qui di seguito elenchiamo gli ostacoli che noi abbiamo individuato e, per ognuno di essi, riportiamo considerazioni, consigli e strategie utili per affrontarli al meglio. 

Differenziarsi agli occhi dei clienti

Le persone, oggi più che mai, sono costantemente bombardate di informazioni e offerte commerciali.  Per emergere nel mercato è fondamentale differenziarsi con un beneficio, una specializzazione, un’esperienza o una promessa di valore unica e diversa da tutto il resto.

Ecco perché la prima sfida è: differenziarsi per evitare di essere sostituibili (e, quindi, sostituiti).

Tutto questo si aggiunge ad un cambiamento che il digital ha portato nella mente dei consumatori. Le persone, infatti, sono esasperate dalle incertezze dell’epoca e non sono più tolleranti… hanno fretta (tutti abbiamo fretta, ammettiamolo) e la fiducia è un bene sempre più prezioso (difficilissimo da conquistare, ma facilissimo da perdere). Ecco perché le persone si aspettano velocità (nell’erogazione dei servizi, o nella consegna dei prodotti) e, poiché tutti noi siamo sempre più assorti in più attività contemporaneamente (specialmente quando siamo online, ma non solo), o troviamo in fretta ciò di cui abbiamo bisogno, oppure, semplicemente, passiamo oltre…

Oggi le persone “passano oltre”. Differenziarsi in un istante, ai loro occhi, significa convincerli a “non passare oltre”. Significa farli rimanere. 

Una visione oggettiva del mercato

Un’altra sfida che le PMI si trovano costrette ad affrontare è quella di mantenere una visione oggettiva del mercato.

L’esperienza in un determinato settore o mercato è fondamentale, ma può portare anche a vicoli ciechi (o bias, direbbe qualcuno).

Se si è troppo “dentro” la propria azienda, settore o realtà, è facile perdere la visione completa dell’intero scenario o dimenticarsi di considerare la percezione o le sensazioni del pubblico.

Ecco perché gli imprenditori, oggi più che mai, devono cercare di aprire i propri orizzonti a spingersi oltre i confini di ciò che conoscono (o ritengo di sapere). Il mondo è cambiato velocemente, e cambierà sempre più in fretta e, mai come in questa epoca, sapere è potere. Conoscere significa prevedere quello che potrebbe accadere e, in qualche modo, poterlo anticipare.  

L’esperienza (utente) vale più del prodotto

La crescente importanza dell’esperienza dell’utente rispetto alla qualità del prodotto è un’altra sfida per le PMI.

Oggi la qualità dei prodotti o dei servizi, da sola, non basta per emergere: ciò che conta per i clienti è l’esperienza di acquisto, la fruizione del prodotto / servizio e la gratificazione che la soluzione del loro problema iniziale porta. Specialmente se questa soluzione deriva, appunto, dall’acquisto di un prodotto o di un servizio.

Di certo, una PMI ha il dovere di offrire prodotti di qualità. Non stiamo dicendo di prediligere la forma a discapito del contenuto. Quello che diciamo è che, nel nuovo assetto che il mercato ha preso, prodotti di qualità privi di una solida struttura comunicativa – in grado di trasmettere agli utenti una percezione positiva – avranno sempre più difficoltà a suscitare curiosità e ad incontrare i favori delle persone.

Il consiglio che possiamo dare, a questo riguardo, può essere così riassunto: fate buoni prodotti, e fate in modo che la loro bontà possa essere percepita (anche grazie a tutti gli strumenti che marketing e comunicazione possono offrire, specialmente nell’era del digital).  

Il tempo delle analisi

È finita l’epoca dei “si è sempre fatto così” e dei “secondo me”.

Ora più che mai, le decisioni dovranno essere “data-driven” e frutto di attente analisi. Analisi che continueranno ad avere un margine di errore ed una certa aleatorietà, ma che comunque porranno le loro basi su una base di certezza o, almeno, di “alta probabilità”.

Tutto questo sarà possibile, come abbiamo già detto, grazie al digital e, soprattutto, grazie a quello che alcuni hanno definito come “il nuovo petrolio”, ovvero: i dati. Dati che sono generati e processati ogni istante e che, grazie ad una loro attenta lettura, possono permettere a PMI ed imprenditori di compiere scelte più oculate. Per affrontare “il tempo delle analisi”, le aziende dovrebbero comprendere come alcuni fenomeni impattano il loro settore, rivedere la loro strategia di competitività, sviluppare una progettualità di medio-lungo periodo, cercare aiuti e strumenti per affrontare i cambiamenti e investire nella formazione del team.

Inoltre, le PMI dovrebbero evitare di pensare che i mercati siano gli stessi di prima, di non considerare i competitor indiretti, di non adattare le strategie di vendita e marketing e di non prendere in considerazione il nuovo atteggiamento dei clienti. Infine, le PMI si trovano di fronte alla necessità di prendere decisioni strategiche basate sui dati anziché sulle opinioni personali. Mercati complessi richiedono un approccio strategico professionale, e prendere decisioni sulla base di sensazioni o esperienze personali non è più adatto al mercato di oggi.

In uno scenario di questo tipo è importante comprendere che anche una mancata vendita insegna sempre qualcosa. Analizzare le mancate vendite e sviluppare un approccio di vendita ben strutturato può fare la differenza. Da questo tipo di analisi, infatti, possono emergere lacune e problematiche legate alla vendita che, se adeguatamente corrette, possono contribuire a migliorare l’efficacia delle attività e delle strategie intraprese.

Oggi, le decisioni strategiche vanno prese sulla base dei dati frutto di analisi approfondite e mirate alle proprie esigenze. Per affrontare queste sfide, le PMI dovrebbero competere con una strategia e un marketing seri anziché solo con il prezzo o la qualità, e comprendere che ciò che si vende è la soluzione a un problema del cliente.

Recap: cambiamenti strutturali e soluzioni

  1. Il cliente ha cambiato visione: differenziarsi è fondamentale per emergere.
  2. La tua esperienza non vale più niente: se sei troppo immerso nella tua realtà, sei suscettibile di perdere la percezione del cliente.
  3. La qualità? Anche questa ormai vale zero: l’esperienza è ciò che conta per i clienti, non la qualità tecnico-funzionale di un prodotto o servizio.
  4. I “secondo me” e i “proviamo così” non funzionano più: le decisioni strategiche devono essere prese sulla base dei dati. La strategia e il marketing sono l’arma decisiva per emergere nei mercati iper-competitivi di oggi.

Analizziamo i 4 pilastri della vendita B2B

Analizziamo i 4 pilastri della vendita B2B

Le PMI si trovano ad affrontare numerose sfide, tra cui mercati ostici, trattative complesse e problemi inaspettati. 

Per superare queste difficoltà, è necessario adottare una strategia di vendita ben strutturata.

Per fornire alle PMI una struttura sulla quale costruire la propria strategia di vendita abbiamo individuato i quattro pilastri della vendita B2B. Ne forniamo una breve descrizione qui di seguito, corredando ognuno di essi i vantaggi e le opportunità che possono portare agli imprenditori e alle aziende.  

Definire il proprio target

Definire il proprio pubblico target è fondamentale per strutturare un’offerta di successo. 

La scelta di mirare ad un pubblico specifico permette di differenziarsi dai competitor e di non essere considerati come uno dei tanti. Inoltre, è importante identificare i decision maker all’interno delle aziende buyer e le persone che possono influenzarli, come collaboratori, soci e manager. 

Comprendere il “pain point” del proprio target

Ecco un’altra componente fondamentale della strategia di vendita! I pain point rappresentano la conseguenza concreta e sentita dei problemi che il cliente vuole risolvere. 

Comprendere i pain point del cliente permette di offrire soluzioni specifiche che risolvono il suo problema e di diventare un fornitore affidabile e fidelizzato. 

Vendere soluzioni specifiche

Vendere soluzioni passa attraverso la scelta di offrire una soluzione specifica al pain point del cliente. 

Nel B2B, la soluzione può essere rappresentata non solo da un prodotto o un servizio, ma anche dalla relazione con il fornitore, i tempi di risposta, l’assistenza e il supporto consulenziale. 

Stabilire una relazione con il target

Infine, stabilire una relazione con il cliente è fondamentale per entrare in contatto con il proprio buyer, fargli notare il pain point e mettere in tavola la propria soluzione. 

La relazione deve essere basata sulla conoscenza reciproca, la disponibilità a fare un’azione verso di sé (o riceverla, accogliendola) e il fatto che il buyer abbia un motivo per acquistare.

 

Approfondire l’impatto, per contrastarlo

Tra le azioni fondamentali che una PMI deve mettere in atto, per far fronte ai cambiamenti di mercato, figurano sicuramente quelli menzionati e quelli che riassumiamo di seguito:

  1. Fornire un servizio clienti eccellente: le PMI possono distinguersi offrendo un servizio clienti personalizzato e di alta qualità. Ciò può includere rispondere rapidamente alle richieste dei clienti, fornire assistenza post-vendita e creare relazioni durature con i clienti.
  2. Offrire prodotti o servizi unici: le PMI possono differenziarsi offrendo prodotti o servizi unici che non sono facilmente sostituibili da altri concorrenti. Ciò può includere prodotti personalizzati o servizi specializzati che soddisfano specifiche esigenze dei clienti.
  3. Utilizzare il marketing digitale: le PMI possono utilizzare il marketing digitale per raggiungere nuovi clienti e differenziarsi dai concorrenti. Ciò può includere la creazione di un sito web professionale, l’utilizzo dei social media per promuovere i prodotti o servizi e l’invio di newsletter informative ai clienti.
  4. Collaborare con altre PMI: le PMI possono collaborare con altre aziende per offrire prodotti o servizi complementari. Ciò può aiutare a differenziarsi dai concorrenti e ad aumentare la visibilità del marchio.

Per approfondire questi argomenti, consigliamo le seguenti pubblicazioni e, in particolare: 

  • Il paragrafo “Nuove sfide in uno scenario in costante evoluzione”, all’interno del documento redatto da Deloitte e Fondazione Politecnico di Milano. Il documento, intitolato “Driving Through Challenging Times” è dedicato al mondo automotive, ma presenta lucide analisi sugli scenari e su problematiche che possono essere considerate trasversali e più mercati e, pertanto, degne di nota e di attenzione. 
  • Il capitolo “​​IMPRESE, PROSUMER E MARKETING”, all’interno della pubblicazione realizzata da IPSOS intitolata “ITALIA 2023 – CATENACCIO ALL’ITALIANA – UN PAESE IN DIFESA, PRONTO AL CONTRATTACCO E ALLA RICERCA DI UN FUTURO”. In questo capitolo si può leggere: “La comunicazione è estremamente cambiata negli ultimi 20 anni ed ancor più negli ultimi 10, con l’arrivo di social e smartphone. Le grandi aziende hanno investito nelle nuove forme di comunicazione, diventando protagoniste dei social e delle nuove tecnologie che utilizzano le potenzialità della connessione mobile e già guardano al Metaverso. Ha quindi senso chiedersi se la rivoluzione tecnologica nel marketing e nella comunicazione abbia ampliato o ridotto la distanza tra Corporation e PMI. E se e come sia cambiato il modo di comunicare delle PMI negli ultimi 20 anni, quando il millennio era agli inizi, l’Euro appena arrivato, e la ferita delle torri gemelle ancora viva.”. Questa l’introduzione al saggio “Come comunicano le Pmi?” (di David Parma e Andrea Alemanno), approfondimento interessante e consigliato a tutti gli imprenditori e agli amministratori di PMI. 

Come adattarsi al nuovo scenario

Come adattarsi al nuovo scenario?

Le PMI si trovano di fronte a molte sfide nel mercato attuale, ma un nuovo approccio può aiutare a superarle. In particolare, è fondamentale concentrarsi sulla cura del proprio approccio alla strategia, al marketing e alla vendita, piuttosto che solo sull’implementazione di nuovi strumenti. Infatti, concentrarsi solo sugli aspetti superficiali può essere pericoloso e impedire alla PMI di crescere ed evolversi.

Quattro passi che le PMI devono compiere per adattarsi

Qui di seguito riportiamo quelli che, a nostro parere, sono i quattro passi che le PMI devono compiere per adattarsi ai nuovi scenari e ai cambiamenti del mercato. Per ognuno di questi tre punti forniamo un breve approfondimento e una descrizione dei benefici che questo tipo di attività possono portare alle aziende. 

Stop alla procrastinazione

Chiediti perché continui a procrastinare la tua evoluzione Tutte le aziende vogliono crescere (si presume), ma non tutte sono disposte a evolversi e mettersi in gioco. E anche quando vogliono farlo, non sempre ci riescono.

Ci sono 2 fattori che possono far rimandare continuamente l’evoluzione:

  1. si tende ad avere un approccio attivo verso il progresso solo quando si sente l’urgenza di farlo (risolvere un problema imminente)
  2. l’attenzione dell’azienda è concentrata solo sull’implementazione di nuovi strumenti (questo punto è la diretta conseguenza del precedente) 

Mantieni il focus su strategia, marketing, vendita

Il miglior modo per evolversi e crescere è invece non perdere di vista la cura del proprio approccio alla strategia, al marketing e alla vendita. Concentrarsi solo sugli aspetti più superficiali (l’implementazione di strumenti) può essere pericoloso. 

Concentrarsi sul percorso d’acquisto

Il percorso d’acquisto del cliente può essere rappresentato dal funnel (ne avrai già sentito parlare 1.000 volte). Le tappe più importanti del percorso d’acquisto sono 7:

  1. Awareness – Consapevolezza: consapevolezza che può essere vista sotto 2 punti di vista:
  • il cliente è consapevole di avere una determinata necessità
  • il cliente è consapevole che la tua azienda esiste (la conosce)
  1. Interest – Interesse: interesse per il suo problema da risolvere o interesse in eventuali soluzioni (prodotti, servizi o marchi).
  2. Consideration – Considerazione: considerazione delle possibili soluzioni e valutazione delle alternative
  3. Demo – Prova: tappa non obbligatoria. Si tratta di una prova gratuita di un determinato prodotto o servizio. Può essere strategico valutare l’inserimento di una demo nella propria offerta.
  4. Purchase – Acquisto: la vendita. Il lead diventa cliente a tutti gli effetti. Ma attenzione: l’obiettivo non deve mai essere vendere “one shot”, una sola volta.
  5. Repetition – Ripetizione: la ripetizione dell’acquisto. Il cliente è sulla via della fidelizzazione.
  6. Advocacy – Evangelizzazione: il cliente fidelizzato si fa carico della promozione del brand. Ne parla con colleghi, superiori, amici, familiari. Il passaparola è il canale marketing più potente al mondo, da sempre. 

Le Sette Domande per impostare la strategia

Per aiutare le aziende e le PMI a impostare una strategia vincente abbiamo creato un percorso, composto da 7 domande. Rispondendo a queste domande gli imprenditori possono accedere alle informazioni e al know-how necessari per strutturare la propria strategia vincente.

 

  1. Come offrire al cliente le soluzioni che gli servono davvero? E come comunicarglielo?
    È il ruolo del marketing operativo: definire a chi vendere, cosa vendere, a che prezzo, che valore offrire, cosa comunicare, come differenziare il brand, come posizionarsi, su che canali promuoversi…
  2. Come trasformare l’interesse in acquisto? È il ruolo del reparto sales.
    Il commerciale entra in gioco quando il cliente ha già percorso le prime tappe del percorso d’acquisto (guidato nel funnel dal marketing operativo). I reparti marketing e sales devono quindi lavorare in sinergia se vogliono massimizzare le performance (mandare agenti in appuntamenti “a freddo” non è il massimo).
  3. Come fidelizzi il cliente dopo la vendita?
    Molte aziende sono più concentrate nel trovare nuovi clienti che nel coltivare e “coccolare” quelli che già hanno. Concentrarsi sulla fidelizzazione del cliente è fondamentale, sia per aumentare il suo lifetime value, o LTV, (il valore che il cliente porta all’azienda durante la sua “vita da cliente”), sia per sfruttare la buona pubblicità che questo può fare (il passaparola della fase “advocacy” del funnel).
  4. Perché il cliente dovrebbe sceglierti?
    È la domanda da 1 milione di dollari, la chiave per fare business. E si lega ad altre domande:

    1. Come ti vede il cliente rispetto alla concorrenza?
    2. Come sei posizionato nella sua mente?
    3. Che storia racconta il tuo brand? Che significati? Che valori? 

Tutto questo si lega al tuo posizionamento di mercato, o posizionamento competitivo. Definendolo in modo chiaro potrai davvero trasformare i tuoi clienti target in clienti fidelizzati, diventando insostituibile e aumentando il tuo valore in modo esponenziale.

  1. La tua strategia è in linea con il tuo posizionamento competitivo?
    Avere una strategia significa sapere quali obiettivi vuoi raggiungere e come vuoi farlo. Questo deve essere in armonia con il tuo posizionamento. Dato che questa è la risposta alla domanda “perché i clienti dovrebbero scegliermi?”, sviluppare una strategia coerente con questa risposta ti permetterà di sfruttare proprio la spinta del tuo pubblico per crescere.
  2. Su cosa basi le tue decisioni? Opinioni o analisi concrete?
    Abbiamo parlato nel capitolo 2 dell’importanza del basarsi su dati e analisi piuttosto che su sensazioni ed esperienza. È particolarmente importante ricordarsi di questo nel momento in cui andiamo a definire:

    1. il tuo cliente target
    2. i tuoi competitor
  3. Come gestisci marketing e vendite nel concreto?
    Gestire in modo equilibrato ed efficace i reparti marketing e sales è cruciale per il successo di un’azienda. Spesso manca un processo commerciale-marketing integrato, con reparti che collaborano in modo coordinato, o una persona che si occupa veramente di marketing (non il commercialista, tecnico informatico o il cugino adibito a marketing manager).

approfondimenti e fonti

Approfondimenti e fonti

Come anticipato ad inizio articolo, di seguito le due fonti principali di questo testo e, in particolare, la guida Naxa: 

ebook strategia PMI light (1).pdf

 

Guida che, come abbiamo detto, è ispirata nella struttura e nei contenuti (così come questo articolo) a questa guida di Strategia PMI.

 

Scegli i professionisti del marketing

Le PMI possono superare le sfide del mercato attuale adottando un nuovo approccio centrato sulla cura della strategia del marketing e della vendita, basandosi sui dati e sulle analisi concrete, gestendo in modo equilibrato i reparti marketing e sales e definendo azioni concrete per rispondere alle domande. 

A volte, però, c’è bisogno di qualcuno che le aiuti a compiere il primo passo… per questo, ci siamo noi con il nostro team di esperti e di professionisti

Se hai domande, o se sei deciso a cambiare l’approccio della tua PMI al nuovo assetto dei mercati, contattaci. Saremo lieti di accompagnarti verso il futuro della tua azienda

Facebook o Instagram? Su quali canali dovresti essere presente con il tuo brand e perché

La scelta delle piattaforme social da presidiare è la condizione preliminare per eccellenza per tutte le imprese che decidono di investire nel social media marketing – e non si tratta quasi mai di una decisione semplice!

Le possibilità di comunicazione digitale sono oggi numerosissime, e i canali che possono trasformarsi nel megafono di un’impresa davvero molti, ma è altrettanto vero che non sono tutti uguali. Se, da un lato, l’importanza di una social media strategy per il business è ormai assodata, dall’altro è opportuno che tale strategia sia definita con attenzione già in fase preliminare, ossia a partire dai profili da costruire e dalle piattaforme da presidiare, perché possa davvero funzionare.

Per quanto riguarda le piattaforme, le organizzazioni possono oggi scegliere da un carnet davvero ampio: Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, TikTok, YouTube e molti altri. Ciascuno di questi strumenti ha un obiettivo comune – permettere agli utenti di condividere contenuti con il loro pubblico – ma anche le proprie feature, il proprio target di riferimento e il proprio paradigma comunicativo. Per esempio, alcune piattaforme prevedono la possibilità di pubblicare testi più lunghi (Facebook o LinkedIn), altre sono invece piattaforme di microblogging (Twitter); alcune si focalizzano sulla qualità delle immagini (Pinterest, Instagram), altre ancora sono perfette per chi vuole condividere video brevi o lunghi (TikTok, YouTube) e via discorrendo.

L’individuazione del corretto canale social consiste nella comprensione di quale di essi potrà veicolare al meglio i messaggi che l’azienda desidera comunicare, riuscendo al contempo a intercettare un segmento di utenza interessante.

L’analisi e definizione di quest’ultima sono, di riflesso, assolutamente cruciali nella fase preliminare di scelta della piattaforma: chi sono i destinatari dei tuoi servizi o prodotti? Quali sono le loro caratteristiche demografiche e di comportamento? Dove si trovano? Sono state realizzate le schede dei buyer persona, ossia gli “identikit” che rispecchiano la perfetta simulazione dei tuoi lead/clienti ideali?

Allo stesso tempo, per scegliere la piattaforma social più indicata è importante sapere a priori cosa si vuole comunicare e come. Vediamo quindi quali sono i principali obiettivi che le aziende si pongono con la loro presenza sui social media.

 

 

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Gli obiettivi delle aziende sui social media

Gli obiettivi di un’azienda che sceglie di presidiare una o più piattaforme social possono essere molteplici, e dovrebbero – esattamente come la scelta dei canali – essere sempre il risultato una precisa analisi preliminare. Per intenderci, fare social media marketing perché tutti gli altri lo fanno non è una strategia, ma un errore! Al contrario, l’immediata messa a fuoco sui “goal” permetterà di strutturare una comunicazione mirata e di moltiplicare il potenziale di risultato.

Tra gli obiettivi più comuni delle organizzazioni presenti sui social media figurano:

  • L’incremento della reputazione della marca, ossia la cosiddetta Brand Reputation.
  • L’aumento della consapevolezza della marca da parte del target di riferimento e la fidelizzazione, ossia la Brand Awareness e Brand Loyalty.
  • L’aumento della consapevolezza di uno o più prodotti, ovvero la Product Awareness.
  • La lead generation.
  • L’incremento delle interazioni con i lead, ossia l’engagement.
  • La generazione di traffico verso un sito web o uno shop online.
  • Il lancio o la promozione di nuovi prodotti o servizi.
  • La vendita di prodotti o servizi.
  • L’assistenza al cliente.

Come senza dubbio avrai intuito, una volta inquadrati quali tra questi obiettivi fanno parte della strategia digitale della tua impresa, sarà molto più facile valutare se le caratteristiche della piattaforma social da presidiare ben si sposano con essi.

Entriamo ora più nello specifico di due dei canali social più conosciuti e utilizzati dalle aziende – Facebook e Instagram – per evidenziarne le feature, le peculiarità e gli obiettivi strategici che possono soddisfare.

Si tratta di due piattaforme tra le più utilizzate in Italia (rispettivamente con percentuali dell’80,4% e del 67% secondo il dossier “Global Digital Report 2021”) e che rimangono, ancora oggi e nonostante la disponibilità di tanti altri social media, tra le assolute favorite delle organizzazioni di qualunque dimensione e settore.

 

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facebook il gigante dei social per aziende

 

Facebook: il “gigante” dei social per aziende grazie ai molteplici strumenti di marketing

C’è chi dice che Facebook sia un social media ormai “spompato”, ma in realtà è tutt’altro che così. Il gigante lanciato da Mark Zuckerberg nel 2004 continua ancora oggi a dominare tutti gli altri, quantomeno per l’ampia disponibilità di strumenti di marketing che mette a disposizione dei suoi utenti.

Moltissime aziende scelgono di presidiarlo per una serie di ragioni: la massiccia quantità di utenti (si stima che siano, mensilmente, due miliardi e settecento milioni), l’ampiezza di formati e contenuti che è possibile condividere (testi, foto, video, link, stories, reel) e i già citati strumenti di marketing, che consentono azioni mirate di social media advertising. Dal punto di vista della fotografia degli utilizzatori tipo, è un social media che ospita prevalentemente una fascia demografica dai 25 ai 34 anni ma che resta molto utilizzato anche dagli utenti over-35.

Se, da un lato, il principale limite di Facebook è quello di essere una piattaforma in tutto e per tutto generalista, con un target orizzontale e molto variegato (al contrario ad esempio di LinkedIn, nato per, destinato a, e frequentato dai professionisti), dall’altro essa rimane la più conosciuta al mondo e continua a offrire un potenziale di visibilità molto elevato.

A quali aziende è suggerito il presidio di Facebook? Gli obiettivi che tale piattaforma permette di raggiungere sono molteplici:

  • Miglioramento della Brand Awareness e Loyalty.
  • Customer Care puntuale e preciso.
  • Raccolta di lead profilati, con preziose informazioni sugli utenti disponibili negli Insight.
  • Monitoraggio della concorrenza.
  • Comunicazioni one-to-one con lead e clienti grazie a Messenger.
  • Aumento dell’engagement e delle possibilità di conversione, specialmente se il target da colpire è Consumer.
  • Aumento della reputazione della marca.
  • Lancio efficace di startup, nuovi prodotti e nuovi servizi.
  • Creazione di community affiatate.
  • Creazione di report precisi e dettagliati.
  • Social Media Marketing, grazie alla disponibilità di Facebook Ads.

In definitiva, Facebook è una piattaforma che virtualmente qualunque azienda può presidiare con successo studiando una strategia di comunicazione ad hoc.

Pur essendo adatta anche per imprese B2B e B2B4C (con alcune limitazioni), rimane ideale in particolare per le organizzazioni che offrono servizi e prodotti al cliente finale (B2C).

 

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Instagram: tutto il potere delle immagini

Come è ormai noto, Instagram è di proprietà di Meta – la stessa azienda che possiede anche Facebook. Questi due social media fanno quindi parte della medesima, grande famiglia (che include, peraltro, anche WhatsApp e Messenger). Tuttavia, rispetto al “fratello” maggiore, Instagram continua ancora oggi a mantenere la propria unicità, e non ci riferiamo esclusivamente al fatto che non preveda link cliccabili nei post!

Al cuore di Instagram c’è l’impatto visivo dei contenuti che vengono condivisi, siano essi immagini o video. Il suo obiettivo, prima ancora di parlare, è quindi quello di mostrare poiché i post, i reel, le stories e igTV si basano proprio su questo tipo di formati.

Ecco quindi che la tua azienda dovrebbe scegliere di presidiare Instagram se dispone di una buona quantità di materiali fotografici e video di alta qualità, o se il suo punto di forza è proprio il design. Ricorda inoltre che, se in passato l’utenza di questa piattaforma era mediamente molto giovane, gli iscritti attuali (oltre 1,2 miliardi) hanno raggiunto un’età media più alta. Dal punto di vista del range, Instagram ospita oggi utenti tra i tredici anni e gli over-65.

Oltre a quanto elencato finora, ti suggeriamo di strutturare la tua strategia di social media marketing su Instagram se:

  • Ritieni che le tue immagini e i tuoi video abbiano un enorme potere comunicativo.
  • Desideri comunicare in modo rapido e immediato, prevalentemente utilizzando strumenti visivi.
  • Vuoi dialogare direttamente con i tuoi utenti (potrai utilizzare le Stories e i messaggi privati).
  • Hai esigenza di migliorare la tua Brand Reputation.
  • Vuoi avere accesso a blogger e influencer con cui creare potenziali partnership al fine di intercettare un segmento di target più ampio.
  • Vuoi investire in pubblicità (Meta permette la gestione simultanea delle pagine Facebook e Instagram dalla medesima piattaforma di business management).
  • Desideri monitorare il gradimento degli utenti nei confronti dei tuoi prodotti.
  • Vuoi incrementare l’engagement con il tuo pubblico.
  • Vuoi suscitare una reazione emozionale alla tua proposta commerciale.
  • Vuoi vendere a un’utenza B2C.

Proprio in virtù dell’impatto visivo di questa piattaforma, Instagram si dimostra da sempre vincente per le aziende che operano in particolari settori che puntano moltissimo al look, come il Fashion, i gioielli, i cosmetici, i viaggi, il lusso, l’interior design e via discorrendo.

Va da sé che potrai anche scegliere di presidiare sia Instagram che Facebook se i tuoi obiettivi di business sono convergenti rispetto alle feature delle due piattaforme: un social non esclude l’altro! Dovrai però farlo creando una strategia di content coordinata che permetta di sfruttare l’unicità e i punti di forza di questi canali, simili ma allo stesso tempo diversi.

Si tratta del cosiddetto calendario editoriale.

 

 

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calendario editoriale perchè creare il giusto content mix

 

Calendario editoriale: perché creare il giusto content mix e organizzare i contenuti è fondamentale

Il calendario editoriale è il piano di contenuti che ti proponi di pubblicare sui tuoi canali social: si tratta quindi di un documento che definisce, illustra e programma la tua agenda di posting ed è assolutamente vitale per il successo della tua strategia di social media marketing!

Organizzare i contenuti che desideri condividere sulle tue piattaforme è importante tanto quanto individuare il social media più adeguato alla tua attività, perché ti permetterà di:

  • Pianificare anticipatamente le tue uscite nel rispetto delle tue esigenze di business.
  • Definire la tua strategia di storytelling.
  • Pubblicare con costanza invece che “navigare a vista”.
  • Formulare a priori il corretto content mix, ossia la sinergia tra diverse tematiche da condividere con i tuoi utenti, in modo da creare un profilo interessante, ingaggiante e non ripetitivo.
  • Coordinare le tue attività sui diversi canali di marketing della tua azienda.
  • Rispondere in modo più flessibile ed efficace ad eventuali imprevisti.
  • Identificare e definire il percorso di storytelling che i tuoi utenti dovranno seguire.
  • Scegliere argomenti, contenuti multimediali e tono di voce adeguati a un determinato target o a una specifica piattaforma.
  • Sapere in anticipo quando lancerai un determinato prodotto o comunicherai particolari informazioni.
  • Tenere traccia delle tue pubblicazioni nel tempo.
  • Analizzare i progressi fatti.
  • Risparmiare tempo e risorse!

Ricorda che disporre di un corretto content mix, ben pianificato e studiato in anticipo, può essere una condizione cruciale per il successo della tua attività sui social media così come per la credibilità di brand che desideri costruire. Gli utenti digitali attuali sono infatti estremamente percettivi e comprendono facilmente se un’azienda presente sui social sta comunicando in modo attento, pianificato e calibrato o se, al contrario, presidia i suoi profili in modo casuale e inefficace.

In allegato a questo articolo, ti offriamo quindi la possibilità di scaricare gratuitamente i template per i tuoi calendari editoriali Facebook e Instagram: abbiamo realizzato per te un comodo documento in cui potrai raccogliere tutti i contenuti che intendi pubblicare sui tuoi canali social, secondo la frequenza più adatta al tuo business (ricorda che è meglio pubblicare meno contenuti di maggiore qualità, piuttosto che contenuti quotidiani di scarsa qualità!), e organizzare al meglio il tuo lavoro.

Infine, non dimenticare che qualunque strategia di social media management e social media advertising funziona al massimo del suo potenziale quando è strutturata e gestita con il supporto di marketer specializzati: il team Naxa è pronto a offrirti tutta la sua consulenza!

 

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Automazione dei processi aziendali in fiera

Chiunque lavori in un’azienda che partecipa alle fiere nazionali e internazionali, pensando alla parola “fiera” sarà pervaso da un brivido di terrore misto a sconforto. Perché? Perché le fiere sono eventi che richiedono moltissime risorse, ma non sempre promettono di restituire un risultato soddisfacente.

Mettere in piedi un fiera è uno sforzo incredibile, non solo dal punto di vista logistico e progettuale, ma anche dal punto di vista del coordinamento delle persone che vi prenderanno parte, e dal punto di vista della comunicazione, che va preparata e utilizzata in modo (si spera) efficace.

Oltre a questo, però, c’è qualcosa che accomuna tutte le fiere, non solo nello spazio (in Italia o all’estero), ma anche nel tempo (quelle del passato, quelle del presente e probabilmente quelle del futuro): non sono mai cambiate. Le fiere sono, da sempre, sostanzialmente la stessa, identica cosa.

Oltre a descrivere la stessa fatica nell’organizzare le fiere, infatti, migliaia di aziende descrivevano anche lo stesso output, sempre: spese ingenti, migliaia di nominativi raccolti dei quali, però, solo una piccola parte viene lavorata, mentre il resto è perduto per sempre…inutilizzato, nonostante l’immane fatica fatta per raccogliere ognuno di quei contatti.

Proprio da questo è nata l’esigenza di cambiare radicalmente il modo di fare le fiere e, qui in Naxa, il nostro team ha sviluppato un prodotto che si propone di aiutare le aziende a “digitalizzare” le fiere, per andare ad ottimizzare proprio quei processi di raccolta di lead e di conversione degli utenti.

La lead generation in fiera

Grafica della Lead Generation

Durante le fiere, il processo di acquisizione segue un pattern di questo tipo:

  1. Si incontrano tantissime persone.
  2. Si parla con tante persone.
  3. Si fissa un appuntamento con alcune persone.
  4. Si convertono in clienti poche…pochissime persone!

E, molto spesso, non si ha una strategia per intervenire su tutte quelle persone che, lungo questo funnel, si sono “perse per strada”.

Proprio su questi contatti “incrociati” e mai convertiti Naxa lavora, con un sistema che accompagna prima, durante e dopo l’evento, grazie ad una strategia multi-canale che integra strumenti di sales / marketing tradizionali e digitali.

 

 

 

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Automazione in fiera: alla conquista dei dati

Le fiere sono cambiate, digitalizzandosi in modo da rispondere alle esigenze di un mondo ormai iper-connesso. Ignorare questo fatto significa non comprendere in che direzione sta andando il mercato e, soprattutto, significa decidere di non sfruttare le tante opportunità che il digital può offrire, anche in situazioni “ibride”, ovvero caratterizzate da un incontro tra digitalizzazione e attività prettamente analogiche, quali le fiere di settore sono sempre state, perché fatte di incontri, strette di mano, scambi di idee e contrattazioni su prodotti ed offerte economiche…

Le aziende che partecipano oggi agli eventi di settore possono beneficiare di innovazioni tecnologiche importanti, studiate per rendere il flusso di visitatori più rapido. Un esempio è rappresentato dall’impiego dei QR Code che registrano l’ingresso ai vari stand grazie a lettori dedicati. Il tutto, a beneficio del monitoraggio delle diverse attività e di un’immensa mole di dati raccolti, relativi ai visitatori e agli espositori.

Tuttavia, i dati così generati, raccolti, scambiati… rimangono di proprietà dell’organizzatore delle kermesse, e non delle imprese! Però, proprio per queste ultime è importantissimo, anzi fondamentale, raccogliere informazioni utili su lead, visitatori, clienti, così da poterle utilizzare anche successivamente.

Vantaggi dell’automazione dei processi, nelle fiere

Grafica che rappresenta un gruppo di persone

Tra le ragioni per le quali un’azienda dovrebbe automatizzare i processi aziendali in fiera, vale la pena soffermarsi sui seguenti:

  1. Aumento del numero di lead generati: migliore è la gestione dei processi e dei dati, migliore è l’esperienza offerta all’utente e, quindi, più alta è la probabilità di ottenere lead (e, poi, che questi si convertano in contatti interessati e, magari, in clienti).
  2. Ampliamento del proprio database: sistematizzando e automatizzando i processi non si corre più il rischio di “perdersi” i contatti delle persone incontrate in fiera. In questo modo si arricchisce il database aziendale con nuovi lead e con preziose informazioni che li riguardano. Questo aiuta a coltivare rapporti commerciali (nel rispetto dei nuovi scenari di privacy che si sono delineati a partire dal GDPR).
  3. Ottimizzazione delle comunicazioni sales & marketing: grazie a tutta una serie di possibilità offerte dalle tecnologie esistenti (email automatizzate, reminder commerciali, comunicazioni personalizzate e fortemente mirate, perché basate sui dati raccolti in precedenza).

 

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Una fiera ottimizzata: prima, durante e dopo!

Al fine di ottimizzare i processi di lead generation e lavorazione dei contatti raccolti, abbiamo sviluppato un processo in tre fasi, che copre tutti e tre i momenti nei quali si sviluppa una fiera: il prima, il durante e il dopo. In ognuno di questi tre momenti si possono compiere specifiche azioni, finalizzate alla ottimizzazione della propria presenza in fiera, con un conseguente miglioramento dei risultati che l’evento può portare all’azienda.

Questi tre momenti sono tutti costruiti tenendo in mente la cosa più importante: il lead. È proprio questo l’aspetto che fa da collante tra i tre momenti e costituisce il fulcro attorno al quale ruotano tutte le attività da svolgersi.

Qui di seguito offriamo una schematizzazione dei tre momenti, fornendo per ognuno le attività che suggeriamo di svolgere per ottenere il massimo da ogni momento della fiera.

Prima della fiera: arrivare con lo spirito giusto

In questa fase bisogna cercare di preparare il mood dei miei lead. Come? Grazie alla diffusione, sui propri canali, di messaggi che indichino la presenza dell’azienda in fiera, che segnalino lo stand, i prodotti che saranno presentati, le modalità per fissare un appuntamento.

Per quanto concerne contatti presi direttamente con i lead, è bene schedulare appuntamenti chiari e organizzati, predisponendo le agende dei sales in modo che possano dedicare ad ogni lead tutto il tempo che serve. Per capire quanto tempo dedicare ad un lead è molto utile studiarli tutti, conoscerli, e capire chi di loro è più promettente. In questo modo i sales potranno impegnare il loro tempo in modo più consapevole (e, anche, più proficuo).

Durante la fiera: accrescere il proprio sapere

Il lavoro degli agenti è stato ottimizzato nella prima fase, ora hanno a disposizione strumenti che migliorano tantissimo le loro opportunità. Tuttavia, il momento della fiera può essere utile per arricchire il proprio database, raccogliendo ulteriori informazioni sui lead e collezionando dati che potranno tornare utili in futuro.

Raccogliere informazioni sui lead, come i loro pain point, le preferenze e le necessità, apre la strada a una serie di iniziative che inizieranno dopo la fiera.

Dopo la fiera: è il momento di rimanere in contatto (nurturing)

L’interazione personalizzata durante l’evento dovrebbe essere sempre seguita da interazioni e azioni di nurturing personalizzate anche dopo l’evento.

Tutti i lead, i clienti e i prospect i cui dati sono stati raccolti e digitalizzati allo stand possono ora essere coinvolti con contenuti e azioni dedicate.

Qui entra in gioco l’Automation, di cui facciamo qualche esempio:

  1. E-mail di ringraziamento.
  2. Qualche giorno dopo: newsletter verticalizzata su particolari segmenti di utenti, che include anche un invito all’azione (in questo modo, si mantiene viva l’attenzione dei contatti raccolti durante l’evento, creando un rapporto di fiducia nel tempo). Ad esempio, si potrebbero inviare:
    1. una mail di follow-up che ringrazia i partecipanti per il loro interesse e che li invita a scaricare una brochure o a visitare il sito web per ulteriori informazioni.
    2. In seguito, una newsletter che approfondisce ulteriormente il tema trattato durante l’evento e che offre contenuti rilevanti per il business dell’utente.
  3. L’automazione dei processi è utile anche per gestire i lead che non hanno ancora compiuto l’azione desiderata, per esempio, quelli che non hanno scaricato la brochure. In questo caso, si può inviare un’altra mail che li invita a compiere l’azione che hanno precedentemente ignorato o a partecipare ad un’altra iniziativa.

Attenzione: il catalogo non è un regalo!

Mano che porge un regalo

Ci sembra doveroso inserire questo paragrafo, perché si potrebbe ritenere ragionevole, a seguito di una fiera, l’invio del proprio catalogo aziendale ai vari lead. Ora, il catalogo è sicuramente qualcosa di utile e, magari, anche di gradito…ma non è quel “qualcosa” che fa scattare un sincero interesse nel lead, portandolo un po’ più vicino alla fatidica “conversion”.

Il nostro consiglio è quello di inviare qualcosa di realmente utile. Un info-prodotto, un tool, uno strumento digitale capace di risolvere realmente un problema del nostro lead. Qualcosa che sia utile e che fissi, nella mente del lead, a livello razionale e irrazionale, il fatto che il nostro brand lo ha aiutato concretamente, con qualcosa di più di un “semplice” elenco dei prodotti e dei servizi. Immaginate di inviare ai lead un gadget. Ma un gadget digitale (tracciabile, utile a raccogliere dati anche per voi) e, soprattutto, utile!

Immaginate di inviare un gadget che avreste piacere di ricevere voi per primi. Non qualcosa che finirà in un cassetto, dimenticato, ma qualcosa che cambierà, anche poco, la routine del vostro lead, ricordandogli costantemente che siete stati voi a risolvere quel problema. Questo è nurturing. Questo è sapersi giocare un gadget in modo interessante. Questo è uso del digital in modo intelligente.

Automatizziamo la prossima fiera?

L’automazione dei processi aziendali in fiera è un approccio vincente per massimizzare le performance, sviluppare relazioni con i prospect, arricchire il database e raccogliere dati preziosi.

Grazie alla digitalizzazione delle fiere, è possibile acquisire e lavorare sui dati in modo più efficiente, generando un maggior numero di lead e ampliando il proprio database aziendale.

Naxa ha sviluppato un sistema che accompagna prima, durante e dopo l’evento, grazie ad una strategia multi-canale che integra strumenti di sales / marketing tradizionali e digitali.

Se vuoi saperne di più sull’automazione della lead generation in fiera e scoprire come può aiutare la tua azienda, contattaci.

 

 

 

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Come ottimizzare il tuo sito web in chiave SEO

SEO: che cos’è e come funziona?

Parlare di SEO potrebbe forse sembrare qualcosa di ovvio a molti. Eppure, ci sono persone – e di conseguenza aziende – che, pur conoscendo la Search Engine Optimization (SEO è appunto il suo acronimo), per diverse ragioni non hanno mai approfondito l’argomento.

Oggi più che mai,  moltissime attività di marketing e di vendita passano dai motori di ricerca: parlare di SEO ha quindi ancora senso, così come istruire le aziende e i professionisti sulle modalità di ottimizzazione di un sito per i motori di ricerca, sulle migliori tecniche SEO e sulle attività pratiche da compiersi per rendere il proprio sito (o il proprio blog, la propria landing page) a prova di SEO.

Prima, però, una definizione. Se già sai di che cosa stiamo parlando… salta al paragrafo successivo.

Definiamo la Search Engine Optimization (SEO)

Mani che tengono uno schermo virtuale

La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è un processo complesso e continuo che consiste nell’attuazione di una serie di tecniche finalizzate a migliorare il posizionamento di un sito web all’interno dei risultati organici dei motori di ricerca, come Google, Bing, Yahoo! Search e altri.

La SEO è fondamentale per aumentare la visibilità di un sito web sui motori di ricerca e, di conseguenza, attrarre un maggior numero di utenti.

Come funziona la SEO?

In parole semplici, i motori di ricerca utilizzano algoritmi per indicizzare i siti web e mostrare i risultati più pertinenti e rilevanti per una determinata ricerca.

La SEO, quindi, si occupa di ottimizzare il sito web affinché sia rilevante per alcune parole chiave, ovvero quei termini che gli utenti digitano nei motori di ricerca per trovare informazioni.

Tuttavia, la SEO non è un’attività semplice, poiché richiede una conoscenza approfondita delle dinamiche dei motori di ricerca, dei comportamenti degli utenti e dei fattori che influenzano il posizionamento organico di un sito web.

Inoltre, la SEO non è un processo statico, ma dinamico e continuo, poiché i motori di ricerca aggiornano costantemente gli algoritmi che utilizzano per indicizzare i siti web, e i competitor cercano continuamente di migliorare il loro posizionamento.

Pertanto, per ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca, è necessario attuare una strategia SEO efficace, che preveda, tra l’altro:

  • L’analisi del sito web (per individuare eventuali errori, criticità tecniche, opportunità di miglioramento tecniche e/o contenutistiche)
  • La scelta delle parole chiave corrette (ovvero le query che meglio descrivono il proprio prodotto/servizio, ma anche quelle più utilizzate dagli utenti per cercare ciò che offriamo).
  • L’ottimizzazione dei contenuti (non solo i testi, ma anche immagini e video; non solo i testi che “si vedono” su un sito, ma anche quelli che non si vedono, ma sono recepiti dai motori di ricerca, come Page Title, Meta Description, ecc.)
  • La gestione dei link (in entrata, in uscita, e interni al sito).
  • Il monitoraggio delle performance (per capire se la nostra attività SEO sta funzionando e se la nostra strategia di posizionamento organico è corretta).
  • L’aggiornamento costante del sito web (eseguito anche alla luce del precedente punto, il monitoraggio, e quindi “data-driven”, quando più possibile).

Quali sono le migliori tecniche SEO?

Prima di esaminare più in dettaglio le azioni concrete che è possibile svolgere su un sito web  per ottimizzarlo dal punto di vista SEO, parliamo di strategie possibili e, in particolare, analizziamo i due approcci più noti. La premessa da fare è che queste tecniche non si escludono a vicenda ma, al contrario, possono operare in sinergia per un posizionamento organico ottimale.

Grafica della SEO on-pageGrafica della SEO off-page

Vediamo in breve di che cosa si tratta. Passeremo poi a un elenco dettagliato della attività pratiche che si possono svolgere sul proprio sito per migliorarne l’indicizzazione sui principali motori di ricerca.

On-Page SEO

Con il termine On-Page SEO si intende tutto l’insieme di strategie di ottimizzazione messe in pratica all’interno delle pagine del sito da posizionare nella SERP (SERP: Search Engine Results Page, ovvero, la pagina restituita dal motore di ricerca quando viene inserita una chiave di ricerca al suo interno).

Di questa macro-categoria, ad esempio, fanno parte l’attività di ottimizzazione SEO del codice HTML e l’ottimizzazione dei contenuti del sito web.

Ottimizzazione del codice HTLM

Grazie all’applicazione di tecniche di sviluppo web specifiche, è possibile ottimizzare il codice HTML di un sito web per renderlo più leggibile e comprensibile per i motori di ricerca, migliorando così il posizionamento organico del sito.

Una delle prime cose da fare è utilizzare tag HTML appropriati e corretti, in modo da garantire un’organizzazione efficiente e semantica dei contenuti del sito. Ad esempio, il tag Title è un elemento chiave per l’ottimizzazione SEO del codice HTML, poiché consente di specificare il titolo di una pagina web ai motori di ricerca.

Un altro elemento importante per la SEO del codice HTML è la definizione di titoli e descrizioni delle pagine, che devono essere chiari e coerenti con il contenuto della pagina stessa. Inoltre, è importante aggiungere attributi Alt alle immagini del sito, in modo da descrivere il contenuto dell’immagine ai motori di ricerca e aiutare gli utenti con problemi di accessibilità.

Anche la gestione dei link interni ed esterni è un aspetto fondamentale dell’ottimizzazione SEO del codice HTML. I link interni devono essere utilizzati in modo coerente e logico, mentre i link esterni devono essere selezionati con attenzione e provenire da siti autorevoli e affidabili.

Altro elemento importante per l’ottimizzazione SEO del codice HTML è la velocità di caricamento delle pagine web. Un sito web veloce e reattivo è considerato più utile e pertinente dai motori di ricerca, e offre una migliore esperienza di navigazione agli utenti.

Ottimizzazione dei contenuti

Un altro aspetto decisivo per il buon posizionamento di un sito web è l’ottimizzazione dei contenuti. In linea generale, questi dovrebbero essere:

  • Unici e originali, cioè non copiati da altre parti.
  • Utili e interessanti.
  • Aggiornati e al passo con i tempi.
  • Contenenti le corrette parole chiave (da integrarsi nel testo in modo naturale e non “over-optimised”: non dovranno quindi essere eccessive nel numero né inserite in modo inappropriato, nella speranza di “ingannare” i motori di ricerca… o, peggio, gli utenti).

Più avanti, nel corso dell’articolo, vedremo in dettaglio quali azioni sono consigliate per ottimizzare i contenuti e il codice del proprio sito, così da renderlo a prova di SEO.

Off-Page SEO

Al buon posizionamento di un sito contribuiscono anche strategie e pratiche esterne a esso: ci riferiamo, nello specifico, alla gestione dei link in entrata.

Google ritiene che le pagine web più linkate siano le più meritevoli e importanti. Questa convinzione, però, non si limita a un mero aspetto numerico: il motore di ricerca, infatti, prende in considerazione anche l’autorevolezza delle pagine di provenienza dei link. C’è di più: Google considera anche la spontaneità dei link.

Proprio da quest’ultimo aspetto nasce la distinzione tra link building e link earning: il primo concetto fa riferimento all’insieme di pratiche finalizzate a ottenere link anche in maniera non spontanea, come ad esempio il guest blogging e tecniche ancor più artificiose (e ormai sistematicamente penalizzate dal motore di ricerca) quali lo scambio di link e lo spam. Il secondo termine, invece, fa riferimento ad un processo organico, che fa sì che utenti del web, in modo del tutto spontaneo, inseriscano nei loro contenuti link a pagine autorevoli proprio perché le reputano utili per i propri lettori.

Ottenere link alla propria pagina web in maniera naturale e, quindi, conforme alle regole di Google non è facile: il consiglio è produrre contenuti di qualità, che vengano apprezzati dagli utenti e, di conseguenza, linkati.

Come ottimizzare un sito in chiave SEO?

Grafica che rappresenta la keyword research

Ora vediamo, dal punto di vista pratico, quali attività sono consigliate per migliorare il posizionamento organico del proprio sito nelle SERP dei motori di ricerca. Approfondiamo i concetti e le tecniche che reputiamo più importanti, lasciando al lettore il compito di informarsi (e di formarsi) autonomamente: come già precedentemente indicato, la SEO è materia complessa e in costante aggiornamento, che richiede anni per essere padroneggiata e professionisti veri per essere messa in atto.

Analisi SEO

L’analisi del sito web è il primo passo per comprendere la situazione attuale e individuare le aree di miglioramento.

In particolare, è importante verificare:

  • la struttura del sito (ossia se i contenuti sono presentati in maniera logica agli utenti e ai motori di ricerca)
  • la velocità di caricamento (più veloce è un sito, meglio è per gli utenti e per il motore)
  • il design (che non è soltanto l’aspetto, ma anche l’usabilità)
  • la navigazione e l’usabilità (un sito deve essere gradevole, ma anche comprensibile e facile da utilizzare, rispettando criteri di ergonomia e di User Experience e User Interface Design)

Scelta delle parole chiave

La scelta delle parole chiave è un altro aspetto fondamentale della SEO. Bisogna selezionare le parole chiave più rilevanti per il proprio sito web e per il proprio business, e utilizzarle in modo strategico nei titoli, nei tag, nei contenuti e nella struttura del sito.

Le keyword sono la chiave!

Le parole chiave sono effettivamente il motore che alimenta il tuo sito web. Senza uno studio sulle parole chiave e una relativa ricerca e comparazione, non è possibile attuare un’adeguata strategia SEO di ottimizzazione, e quindi nemmeno raggiungere una buona posizione nella prima pagina dei risultati di Google.

Questo processo non è di sicuro uno dei più immediati, perché presuppone un lavoro di brainstorming iniziale e poi di analisi attraverso strumenti appositi.

Tuttavia una volta individuate le parole chiave il gioco è fatto: basterà “soltanto” monitorare il loro andamento con alcuni strumenti, come Google Analytics, Google Search Console, o altri toolSEO (una semplice ricerca online permetterà di scroprire che il web ne è pieno).

A ogni keyword la sua pagina!

Il passo successivo consiste nello scegliere e nell’abbinare la keyword con la relativa pagina web.

In questo modo ogni pagina del tuo sito acquisirà ranking per una determinata parola e questo permetterà di ottenere posizionamenti organici differenti in base al tipo di ricerca effettuata.

Più keyword specifiche utilizzi per l’ottimizzazione delle pagine del tuo sito, migliore sarà il posizionamento organico che potrai ottenere.

Ottimizzazione dei contenuti

Grafica che rappresenta il lavoro online

L’ottimizzazione dei contenuti è un altro aspetto importante della SEO, poiché essi sono il motivo per cui gli utenti visitano un sito web.

A seguire elenchiamo alcune azioni che possono essere compiute per ottimizzare i propri contenuti.

Sbarazzati dei contenuti duplicati!

I contenuti duplicati non sono di certo una buona strategia SEO, anzi: sono un vero e proprio disastro a livello di posizionamento. Google infatti apprezza e tende a favorire i siti che mostrano costanza nella produzione di contenuti originali, quindi non copiati né duplicati.

Ad esempio, la pratica di copiare interamente una frase, magari da un altro blog, può comportare una penalizzazione da parte di Google per il sito che la riproduce. Questo perché il motore di ricerca tende a privilegiare il contenuto originale rispetto a quello copiato su più siti web. Lo stesso vale per i siti e-Commerce, che spesso fanno grande uso di contenuti duplicati per le descrizioni dei prodotti (descrizioni che, spesso, sono prese dai siti dei produttori). Non rielaborando questi testi, tutti gli e-Commerce che vendono un determinato prodotto si ritrovano ad avere pagine completamente identiche. Questo approccio ai contenuti porta a pesanti penalizzazioni da parte di Google, tra cui anche quella di finire in fondo alle pagine dei risultati.

Ecco che quindi diventa fondamentale “pulire” il proprio sito dai contenuti duplicati e, per quanto possibile, ottimizzare descrizioni o testi (per sapere se un testo è duplicato, ci sono strumenti appositi, online. Ad esempio, consigliamo Copyscape).

Mantieni il ranking con le parole chiave!

Come detto in precedenza, le keyword sono fondamentali per il posizionamento organico di un sito web, e questo si evince anche dal massiccio uso che se ne fa.

Perché il tuo sito rimanga saldo nella sua posizione – e non scivoli verso il fondo della SERP con il passare del tempo – devi imparare a sfruttare al massimo le parole chiave.

Ciò significa che, oltre ad abbinare la parola chiave ad una pagina, dovrai inserirla anche:

  • Nella URL
  • Nel title tag
  • Nel titolo della pagina (il Page Title)
  • Nella Meta Description, che spesso viene dimenticata, pur essendo importantissima. Si tratta di quella piccola descrizione che appare sotto il titolo proposto nei risultati delle pagine di Google. Quella cortissima descrizione, che non può essere lunga più di 156/160 caratteri, ha una grossa responsabilità: quella di catturare la curiosità dell’utente e portarlo a cliccare sulla pagina in questione. È quindi fondamentale elaborare Meta Description accattivanti, che stimolino la voglia di saperne di più, e che ovviamente contengano la keyword e la call to action.
  • Nel contenuto della pagina (all’interno del testo visibile agli utenti)
  • Nella descrizione delle immagini (il tag alt-text). La ragione? Insieme ai video, costituiscono la forma di comunicazione online più immediata. Ecco perché è fondamentale arricchire i propri contenuti di immagini che siano utili ed Ciò permetterà ai tuoi contenuti di aver maggiore rilevanza e accuratezza.

Gestione dei link

La gestione dei link è un fattore estremamente importante per la SEO, poiché può influenzare significativamente il posizionamento organico di un sito web sui motori di ricerca. Ci sono diversi tipi di attività di linking che possono essere utilizzati per ottimizzare la presenza online di un’azienda:

  1. Inbound linking. Questa attività consiste nell’ottenere link di qualità provenienti da siti web affidabili e autorevoli. I motori di ricerca valutano la qualità dei link in ingresso per determinare la rilevanza e l’autorevolezza di un sito web. Pertanto, è importante concentrarsi sulla creazione di link di qualità per migliorare il posizionamento sulle SERP.
  2. Outbound linking. Oltre alla creazione di link in ingresso, è importante anche offrire link verso altri siti web affidabili e utili. Questa attività di outbound linking può influenzare positivamente la reputazione online dell’azienda, poiché dimostra che si è a conoscenza delle informazioni presenti sul web e si vuole fornire un servizio completo e accurato ai propri utenti.
  3. Internal linking. Questa attività consiste nel creare collegamenti tra le diverse pagine di un sito web, al fine di migliorare la navigazione degli utenti e l’indicizzazione dei motori di ricerca. Un’efficace attività di internal linking può aiutare i motori di ricerca a comprendere la struttura del sito web, migliorando così la rilevanza e il posizionamento sui motori di ricerca.

Monitoraggio

Infine, il monitoraggio delle performance e l’aggiornamento costante del sito web sono fondamentali per garantire un buon posizionamento organico sui motori di ricerca. Bisogna monitorare il traffico del sito, le parole chiave, i link in ingresso e le eventuali penalizzazioni, e apportare le modifiche necessarie per migliorare la SEO del sito.

Inoltre, bisogna aggiornare costantemente il sito web con nuovi contenuti, nuove informazioni e nuove funzionalità, per mantenere l’interesse degli utenti e dei motori di ricerca.

Rendiamo li tuo sito a prova di SEO?

L’ottimizzazione SEO è un aspetto fondamentale per il successo di un sito web. Seguire le migliori pratiche e le tecniche più efficaci può fare la differenza tra essere trovati dai propri clienti o rimanere invisibili sui motori di ricerca. Sei pronto ad aumentare la visibilità del tuo sito? Contattaci per ricevere supporto nell’ottimizzazione SEO del tuo sito web.