Come valorizzare un’azienda con il brand storytelling

Per un brand, lavorare sulla sua storia e sul racconto della sua storia è fondamentale per molteplici motivi. In questo articolo approfondiremo il tema dello storytelling aziendale e descriveremo i vantaggi, le modalità per conseguirlo al meglio e le ragioni che sottostanno al successo di una bella storia.

Oggi più che mai è necessario avere una storia

Nel mondo moderno, dove la connessione tra utenti e marchi è sempre più forte e consapevole, gli stessi brand devono rinnovare la narrazione personale per rimanere competitivi.

È necessario avere un punto di vista fresco e innovativo, ma anche intrecciare in modo coerente e fluido le storie del passato con il presente.

Non importa se il brand è un classico “heritage brand” che esiste da decenni o addirittura secoli, o se è un marchio più giovane. Ciò che conta è la capacità di raccontare la propria storia e di umanizzare il brand, in modo da creare un legame emotivo con gli utenti.

Tenete molto a bene questo concetto, perché ci torneremo spesso, di seguito…

La tua storia: unica, perché diversa da tutte le altre

Le storie hanno sempre affascinato le persone per le emozioni che suscitano e per la relazione che creano con le loro vite.

Molti marchi, tuttavia, non hanno ancora abbracciato il concetto fondamentale di “narrazione del proprio brand”, probabilmente per la “paura dell’ignoto” che accompagna tante aziende (il classico “ma non lo abbiamo mai fatto”), oppure per la mancanza di competenze specifiche all’interno del proprio staff.

Di certo, però, c’è che i brand cercano costantemente di differenziarsi dalla concorrenza, e il brand storytelling può essere proprio quella strategia capace di esprimere e valorizzare l’unicità di un’azienda (e, tra poco, vedremo come e perché). Il Brand Storytelling è fondamentale per creare un’identità distintiva, che può contribuire a costruire la fiducia degli utenti.

Non avere una lunga storia non vuol dire non avere una storia!

In passato, le persone guardavano alla storia dell’azienda per valutarne l’affidabilità.  I marchi con una lunga storia erano considerati stabili e affidabili, semplicemente perché… esistevano da tanto tempo, avevano un passato (spesso raccontato come glorioso) e rappresentavano un qualcosa che aveva attraversato gli anni. I marchi più giovani e più nuovi, invece, erano guardati con maggiore scetticismo.

Negli ultimi anni, però, questa percezione è cambiata.

Ciò che conta è l’equity del brand, ovvero la creazione di esperienze positive che spingano le persone a scegliere un brand rispetto a altri che offrono prodotti simili. Non è la storia passata di un brand a renderlo appetibile, ma anche la storia che un brand sa raccontare adesso, nel presente. Il racconto in quanto anticipazione di una esperienza coinvolgente è qualcosa di incredibilmente stimolante.

Heritage branding, in breve

Il brand storytelling offre un’opportunità unica per costruire un legame emotivo con le persone. Anche se un brand non ha una storia centenaria, può comunque sfruttare i principi della heritage branding per creare una narrazione coinvolgente e autentica.

Il concetto di heritage branding meriterebbe un articolo a sé. Tuttavia, ci sembra corretto farvi un accenno, spiegando a grandi linee di che cosa si tratta e quali sono i suoi principi base.

Con “heritage branding” si intende indicare una strategia di marketing che si concentra sulle radici storiche e culturali di un’azienda o di un prodotto. In un mondo sempre più globalizzato e omogeneo, fare heritage branding può essere un modo efficace per distinguersi dalla concorrenza e creare un legame emotivo con le persone. Qui di seguito i tre principi base di questa strategia:

  1. La storia dell’azienda o del prodotto deve essere considerata come un valore aggiunto. Gli anni di esperienza e di tradizione sono un patrimonio che può essere utilizzato per creare un’immagine distintiva e rafforzare la reputazione dell’azienda. (Ad esempio, una marca di abbigliamento che può vantare una lunga tradizione di produzione di tessuti di alta qualità può utilizzare questa storia per promuovere la propria eccellenza e la propria autenticità. In questo modo, la storia diventa un elemento distintivo che permette all’azienda di differenziarsi dalla concorrenza e di creare un valore aggiunto).
  2. La conservazione del patrimonio. Le aziende che utilizzano la heritage branding devono essere consapevoli della propria storia e delle proprie radici culturali, e devono impegnarsi per preservarle e valorizzarle. (Ad esempio, un’azienda di prodotti alimentari che utilizza ingredienti tradizionali e metodi di produzione artigianali deve fare in modo che questi elementi siano al centro della propria comunicazione e della propria immagine. In questo modo, l’azienda può creare un legame emotivo con quelle persone che si identificano con la tradizione e la storia dell’azienda).
  3. L‘evoluzione della tradizione. Le aziende che utilizzano la heritage branding non devono essere bloccate nel passato, ma devono essere in grado di evolvere e di adattarsi ai cambiamenti del mercato e delle tendenze. La tradizione non deve essere vista come un’ancora al passato, ma come un trampolino di lancio per innovare e creare nuovi prodotti e servizi. (Ad esempio, un’azienda di abbigliamento che utilizza tessuti tradizionali può creare nuovi modelli e design che rispettano la propria storia ma che sono anche al passo con le ultime tendenze. In questo modo, l’azienda può mantenere la propria identità e la propria storia, ma allo stesso tempo essere innovativa e al passo con i tempi).

Perché lo storytelling è importante?

Raccontare una storia accattivante, avvicina le persone ai valori fondamentali del proprio brand e le invita a interagire(“Questo è il tipo di business da cui voglio acquistare!”, o “Questo brand può davvero risolvere il mio problema!”).

Il brand storytelling, non è solo finalizzato ad attirare gli utenti. Una storia coinvolgente può attrarre e trattenere anche i migliori dipendenti, che guideranno la tua attività verso traguardi sempre più grandi e migliori.

Una storia accattivante farà del tuo brand un argomento di cui le persone vorranno parlare e che gli editori vorranno scrivere. In sintesi, lo storytelling non è solo un’opzione, ma un’opportunità per fare crescere il tuo brand e raggiungere i tuoi obiettivi aziendali.

Come acquisire consapevolezza sulla storia del proprio brand?

Prima di scrivere la propria storia, in quanto azienda, occorre maturare la consapevolezza di alcuni aspetti di sé e del modo in cui si approccia il mercato. Potremmo dire: prima di raccontare la propria storia bisogna conoscerla e conoscersi. Ri-leggersi per poi raccontarsi…

Storie fantastiche e dove trovarle

Per creare una narrazione coinvolgente, i brand devono prima trovare la propria storia.

Il brand story è composto da tutti gli elementi che definiscono il brand, tra i quali:

  • la storia dell’azienda
  • la missione
  • l’ispirazione (o visione)
  • la raison d’être (il why del quale abbiamo parlato nell’articolo dedicato al concetto di Golden Circle… se ve lo siete perso, cliccate sul link).
  • gli obiettivi
  • il pubblico di riferimento (o target)

Oltre a questo, bisogna anche considerare le persone, i luoghi e le idee che – tutti insieme – fanno di un brand ciò che è.

La storia di un brand funziona come le fondamenta che sorreggono un edificio, aiutandolo ad erigersi tra gli altri, sempre più in alto. E proprio come le fondamenta di un edificio, anche il brand storytelling può essere realizzato in vari modi, ma deve sempre essere “solido”, ovvero: “comunicato in modo coerente su tutti i media” e “continuo”, ovvero: privo di “vuoti” nella narrazione e nei valori espressi tramite la narrazione stessa.

Consapevoli di sé, diversi da tutti.

Acquisire consapevolezza sulla storia del proprio brand è un passo essenziale per distinguersi nella miriade di informazioni presenti sul mercato e creare un legame con gli utenti.

Innanzitutto, è necessario comprendere la missione del proprio brand e la propria posizione sul mercato.

Rispondere a queste domande, rivela informazioni vitali su ciò che rende il proprio prodotto diverso, interessante e attraente per gli altri. Inoltre, conoscere il proprio passato aiuta a capire dove si sta andando.

È importante raccontare la propria storia attraverso i personaggi principali che hanno contribuito alla creazione del brand, mostrando anche eventuali insuccessi che hanno portato alla nascita di successi.

Inoltre, è fondamentale riconoscere eventuali vuoti nella storia del brand, che spesso rappresentano le storie più interessanti, e saperli raccontare con onestà e trasparenza.

La consapevolezza della storia del proprio brand è una risorsa fondamentale per creare un’immagine distintiva e coinvolgente per i propri clienti, e deve essere una parte integrante della strategia di marketing di ogni azienda.

Come trovare il cuore del proprio storytelling aziendale?

Come abbiamo detto in precedenza, il cuore dello storytelling aziendale è costituito da tutte le cose che un’azienda è e fa, dalla sua storia alla sua mission, ispirazione, obiettivi, pubblico e raison d’être.

La storia della tua azienda deve risuonare con le persone a un livello che va oltre ciò che è tangibile, come la funzionalità, le caratteristiche e i benefici dei tuoi prodotti o servizi, per creare un profondo legame emotivo con il tuo pubblico.

Cinque consigli per creare un brand storytelling efficace

Creare un brand storytelling efficace richiede di seguire alcune metodologie e tecniche per rendere la storia del brand accattivante e coinvolgente per il pubblico di riferimento. Ecco alcuni utili consigli per comprendere meglio (e raccontare meglio) la propria storia aziendale:

  1. La storia delle origini – È importante partire dalla storia della nascita dell’azienda e scrivere un resoconto dettagliato, includendo aneddoti e fatti interessanti che hanno portato l’azienda fino a questo punto. Non importa se la storia sembra poco entusiasmante inizialmente, perché il pubblico apprezza le storie di successo che partono da umili origini e si possono sempre aggiungere elementi di storytelling per renderla coinvolgente in seguito.
  2. Il perché che muove l’azienda – In secondo luogo, è necessario definire una dichiarazione unica che spieghi perché l’azienda esiste e cosa la differenzia dai concorrenti. Questo è il secondo passo della storia del brand che guiderà la narrazione del brand mentre evolve. Questa dichiarazione dovrebbe essere in grado di posizionare il brand rispetto alla concorrenza e sottolineare i valori che l’azienda porta avanti.
  3. Bisogna conoscere chi si ha di fronte – Per costruire una storia del brand coinvolgente, è importante anche capire il pubblico di riferimento e cercare di stabilire un’empatia con esso. Ciò può essere fatto utilizzando tecniche di storytelling, come ad esempio l’uso di personaggi in cui il pubblico si può identificare (ne parliamo qui sotto) o la creazione di situazioni che suscitano emozioni e coinvolgono il pubblico.
  4. La tua azienda è un personaggio – Una volta definita la dichiarazione di intenti, è possibile costruire una narrazione più ampia attorno al brand, scegliendo il tipo di personaggio che il brand vuole rappresentare nella storia. Questo può essere il protagonista, il ribelle o un personaggio che possa creare un rapporto di fiducia e affidabilità con il pubblico di riferimento. Ad esempio, il brand può scegliere di essere un mentore che aiuta i suoi clienti a raggiungere il loro massimo potenziale.
  5. Infine, è importante sottolineare che la storia del brand è in continua evoluzione e va aggiornata regolarmente per adattarsi ai cambiamenti dell’azienda e del mercato. Mantenere la storia del brand attuale e in linea con i valori dell’azienda può aiutare ad aumentare l’interesse del pubblico e a migliorare il coinvolgimento.

In sintesi, per creare un brand storytelling efficace è necessario partire dalla storia dell’azienda, definire una dichiarazione di intenti unica, costruire una narrazione coinvolgente e aggiornare regolarmente la storia del brand per mantenere il pubblico interessato e coinvolto.

Se tutto questo è chiaro, potete già stappare la penna o aprire il laptop, temperare la matita o predisporre il vostro sistema di scrittura preferito e… lanciarvi in questo viaggio narrativo.

Se, invece, volete approfondire un po’ di più l’essenza dello storytelling, continuate a leggere.

Che cosa fa di una “storia” una “grande storia”?

Come sostiene Charlie Jones, esperto di brand storytelling, molte aziende commettono l’errore di concentrarsi sulla parte esteriore del brand, come il logo o la palette di colori, trascurando l’aspetto fondamentale della narrazione. Ogni brand ha una sua storia, ma quello che differenzia i grandi marchi è la capacità di farla emergere e di farla diventare il fulcro della propria immagine.

Funziona! Ma… come? Meccanismi dello storytelling.

Secondo Jonathan Gabay, brand psychologist che ha lavorato con grandi aziende come Dell ed Everlast, brand e consumatori sono “storie in corso”, e queste storie sono ciò che unisce tutti in un obiettivo comune.

Quando le persone si impegnano in una storia di un brand, il brand si posiziona come personaggio chiave nella narrazione e questo è ciò a cui le persone si associano. Man mano che la storia si evolve, le persone trovano attributi comuni tra loro e il brand, o caratteristiche alle quali aspirano, allo stesso modo in cui lo fanno con i personaggi di un libro o di un film.

Il brand storytelling funziona perché coinvolge emotivamente il pubblico, che si identifica con la storia e con il suo personaggio principale. La psicologia del brand storytelling è una tecnica che si basa sulla creazione di una narrazione che si sviluppa nel tempo, con l’obiettivo di creare un’identità del brand e una connessione emotiva con il pubblico. Inoltre, i brand possono utilizzare varie tipologie di personaggi all’interno della storia, come il “ribelle”, l’ “underdog” o il “detective”. Queste figure hanno dimostrato di funzionare bene per coinvolgere il pubblico, poiché rispecchiano archetipi che le persone riconoscono e con cui si identificano.

Inoltre, il brand storytelling è un’ottima tecnica per creare una connessione con il pubblico, poiché si basa sulla creazione di una narrazione che racconta la storia del brand nel corso del tempo. Come sottolineato nel paragrafo precedente, il brand storytelling è una tecnica che evolve e cambia nel tempo, seguendo la storia dell’azienda e l’evoluzione del mercato. Ad esempio, Apple è stata un’azienda che ha iniziato come una start-up e si è evoluta fino a diventare una delle aziende più grandi e di successo al mondo. Apple ha saputo sfruttare la propria storia di “underdog” e oggi posiziona se stessa come un marchio di lusso, ma continua a mantenere la propria storia di fondo come parte della narrazione del brand. In questo modo, Apple si posiziona come una marca in grado di offrire soluzioni innovative per coloro che cercano di raggiungere il successo, mantenendo comunque il proprio fascino da “società agli inizi”, in cui molte persone possono identificarsi.

Raccontiamo la tua grande storia, insieme

Se ti serve un aiuto, un contributo, una spinta creativa

Se cerchi qualcuno che possa aiutarti a raccontare la tua unica, inimitabile, grande storia, allora dovresti parlare con noi.

Lavoriamo ogni giorno con gli eventi che hanno reso grandi i nostri clienti e, facendone storie coinvolgenti, aiutiamo le aziende a diventare ancora più grandi e autorevoli sul mercato.

Contattaci, e saremo lieti di ascoltare quello che hai da raccontare.

Rebranding: quando a un’azienda serve una nuova veste

Guardi un logo che hai sempre visto, è sempre lui, ma ha qualcosa di diverso.

Oppure, la tua marca preferita un bel giorno ha un aspetto tutto nuovo!

Quelle sensazioni di familiarità messa in dubbio o di assoluto straniamento sono frutto della stessa attività, eseguita con diversa intensità. Si tratta del rebranding e, di tanto in tanto, le aziende hanno necessità di farlo…

In questo articolo ci occupiamo proprio di rebranding e, più nello specifico, delle opportunità (e dei rischi) che si celano al di là di questa attività così coraggiosa e delicata, a volte indispensabile, da svolgersi sempre con la massima attenzione. Cercheremo di approfondire l’argomento, fornendo una definizione e una descrizione di alcune tipologie di rebranding, un’analisi di benefici e rischi, e alcune linee guida per capire se una azienda ne ha bisogno e in che modo può mettere in moto un’attività di questo tipo.

Che cos’è il rebranding?

Il rebranding è un processo strategico che consiste nella riprogettazione dell’identità aziendale, tramite la trasformazione dell’immagine del brand attraverso la modifica di elementi, tra i quali menzioniamo i seguenti:

  • il logo
  • il nome
  • i colori aziendali
  • il payoff

Tale processo può essere attivato per diverse ragioni, tra cui la necessità di rinnovamento, l’adeguamento alle nuove tendenze del mercato, l’ampliamento del pubblico di riferimento, la fusione o l’acquisizione di altre aziende, e così via.

Il rebranding è qualcosa che va al di là del semplice cambio del logo o del nome. Infatti, richiede un processo di attuazione più articolato e complesso, nel quale concorrono tempi, risorse e pianificazione strategica.

Grafica che rimanda al concetto di rebranding

Esistono diverse tipologie di rebranding, tra cui il rebranding totale, il rebranding parziale, il rebranding conservativo e il rebranding rivoluzionario, a seconda del grado di modifiche apportate all’identità aziendale.

Il rebranding può essere attivato come un cambiamento proattivo per migliorare la reputazione e la percezione del brand sul mercato, o come un cambiamento reattivo per risollevare la reputazione del brand in seguito a un danno subito. In ogni caso, il rebranding è un’ottima soluzione per rimanere competitivi e aggiornati nel mercato, e può avere un impatto significativo sulla reputazione e sull’appeal dell’azienda.

Tuttavia, il rebranding è anche un processo costoso. Pertanto, la decisione di avviare un’attività di rebranding deve essere ben ponderata e basata su una pianificazione strategica accurata.

Quanti tipi di rebranding esistono?

Esistono diversi tipi di rebranding che un’azienda può adottare per raggiungere i propri obiettivi di marketing e migliorare la percezione del proprio brand da parte dei consumatori. Secondo l’articolo “Different Types of Rebranding” pubblicato su brandingmagazine.com, ci sono 4 principali tipi di rebranding.

Schema riassuntivo delle diverse tipologie di rebranding

In sintesi, esistono diversi tipi di rebranding che un’azienda può adottare in base ai propri obiettivi di marketing e alle sfide che deve affrontare.

L’adozione di una strategia di rebranding può portare a importanti benefici in termini di posizionamento sul mercato, ma deve essere pianificata con attenzione per evitare di danneggiare la reputazione del marchio.

Perché il rebranding è importante?

L’importanza del rebranding risiede nella capacità di far evolvere l’immagine dell’azienda e di farla crescere in modo competitivo. Il rebranding può aiutare le aziende a differenziarsi dalla concorrenza, a comunicare un nuovo messaggio al mercato e ad attrarre nuovi clienti. Inoltre, può essere utile per le aziende che vogliono cambiare la loro posizione sul mercato, ad esempio passando da un’immagine economica a una più premium. Infine, può essere utile alle aziende che stanno cercando di espandersi a livello internazionale, poiché il marchio deve essere adattato per funzionare in diversi contesti culturali e linguistici.

Come capire se bisogna effettuare un rebranding?

Il processo di rebranding non deve essere intrapreso senza una adeguata valutazione e pianificazione.

Esistono alcune situazioni in cui potrebbe essere necessario effettuare un rebranding, come ad esempio:

  • Cambiamento nel posizionamento dell’azienda: se l’azienda cambia il proprio target di riferimento o vuole essere associata a valori diversi, può essere necessario un rebranding.
  • Problemi di reputazione: se l’azienda ha subito una perdita di reputazione, un rebranding potrebbe essere necessario per ricostruire l’immagine dell’azienda.
  • Cambiamento del mercato: se il mercato in cui l’azienda opera cambia radicalmente, potrebbe essere necessario effettuare un rebranding per rimanere al passo con le tendenze del mercato.
  • Consolidamento del marchio: se l’azienda ha molteplici marchi, potrebbe essere necessario un rebranding per consolidare l’immagine aziendale sotto un’unica identità.
  • Cambiamento di proprietà o fusione: in caso di cambiamento di proprietà o di fusione, può essere necessario effettuare un rebranding per riflettere la nuova struttura dell’azienda.

Come abbiamo più volte già sottolineato: prima di intraprendere questo percorso, è importante condurre una ricerca di mercato, un’analisi della concorrenza e una valutazione dei rischi e dei benefici. Inoltre, l’azienda dovrebbe considerare il budget e il tempo necessario per attuare il processo di rebranding e assicurarsi di avere il supporto di tutti i dipendenti e degli stakeholder coinvolti. Ecco perché abbiamo dedicato il seguente paragrafo ai “rischi del rebranding”… leggete con attenzione, perché è importante!

Quando il rebranding è un rischio?

Il rebranding, come abbiamo già detto, può comportare dei rischi: un cambiamento troppo radicale può allontanare i clienti esistenti, mentre un rebranding non sufficientemente motivato può risultare poco credibile.

È un processo che richiede una pianificazione attenta e un’analisi approfondita del mercato, dei concorrenti e delle tendenze di consumo, al fine di ottenere i migliori risultati possibili.

Pertanto, non deve mai essere eseguito in maniera affrettata, senza studi, dati e strategie a supporto di questa decisione.

Quali sono i potenziali rischi che un’azienda corre, facendo rebranding?

Rebranding: tanto è importante, tanto è rischioso. Per questo motivo, come abbiamo già detto, deve essere anticipato da fasi di studio e di analisi, in modo da evitare di incorrere in errori e, successivamente, nelle gravi conseguenze che questi errori potrebbero portare.

Il rischio principale è quello di alienare la propria base di clienti esistente. Quando un’azienda cambia il suo nome, il logo o l’immagine pubblica, può essere difficile per i clienti riconoscerla e identificarla come la stessa azienda a cui sono abituati. Questo può portare alla perdita di clienti e di riconoscibilità dell’azienda.

Persona indecisa

Ma non solo il rapporto con i clienti è a rischio, perché un cattivo rebranding può coinvolgere anche i dipendenti, con conseguenze tutt’altro che trascurabili. A titolo di esempio riportiamo, qui di seguito, alcune problematiche che potrebbero verificarsi a seguito di una attività di rebranding gestita male, o in modo troppo approssimativo, o senza uno studio approfondito delle ragioni e delle modalità.

Confusione e incertezza

Molto spesso i dipendenti di un’azienda si identificano con la sua immagine. Un rebranding mal eseguito può causare confusione e incertezza all’interno dell’organizzazione, poiché i dipendenti potrebbero smettere di identificarsi in qualcosa divenuto, per loro, irriconoscibile. Questo porta a piccoli o grandi “malfunzionamenti”,  che possono andare da quelli più immateriali (un generale disamoramento dei dipendenti) a quelli più pratici (un calo nella produttività, nell’efficienza, della partecipazione lavorativa ed emotiva, a vari livelli).

Una storia che si perde

Se l’attività di rebranding dovesse risultare troppo radicale e, se a seguito di questa attività, il nuovo logo, il nuovo nome, i nuovi valori non dovessero essere più in linea con la storia e la tradizione dell’azienda… ecco che i dipendenti potrebbero sentirsi destabilizzati, poiché privati di una identità (e di un complesso set valoriale) a cui erano affezionati (o, più semplicemente, abituati).

Perdita di senso di appartenenza

Il senso di appartenenza all’azienda è un fattore che influenza notevolmente la motivazione dei dipendenti e la loro capacità di produrre risultati. Se l’azienda perde la sua identità, i dipendenti potrebbero sentirsi meno motivati e meno legati all’azienda stessa. Un clima di incertezza e di confusione può comportare effetti negativi sul morale dei dipendenti, che potrebbero perdere la fiducia nella direzione dell’azienda e nella sua capacità di guidare l’impresa verso il successo. Questo potrebbe facilmente tradursi in una serie di deficit dal punto di vista produttivo, organizzativo, creativo (a seconda della tipologia di azienda e di prodotto / servizio offerto).

Perdita della stabilità

Un cambiamento troppo radicale o troppo improvviso del brand può causare un senso di disorientamento nei dipendenti. In particolare, questo può accadere quando i dipendenti si aspettano di lavorare per un’azienda dotata di una certa stabilità e capace di trasmettere un senso di certezza del futuro. Un repentino rebranding potrebbe mettere in dubbio quanto detto prima e portare, così, i dipendenti a dubitare della solidità e della affidabilità del loro posto di lavoro.

Mancato coinvolgimento

La perdita di identità causata da un rebranding errato potrebbe comportare un impatto sul morale dei dipendenti, che potrebbero sentirsi meno motivati e meno legati all’azienda. Per questo motivo un’azienda dovrebbe coinvolgere (quanto possibile) i propri dipendenti nel processo di rebranding. Fare il contrario, infatti, potrebbe portare alla nascita di un senso di alienazione e di distanza tra la direzione dell’azienda e il personale. E, in questo clima, i dipendenti (affezionati al marchio e abituati a percepirlo in un certo modo) potrebbero sentirsi come se le loro idee e le loro opzioni non fossero prese in considerazione dalla direzione. Inutile dire che, questo, condurrebbe ad un diffuso senso di sfiducia e di malcontento.

Altri rischi legati ad una attività di rebranding “improvvisata” possono includere:

  • la perdita di valore del marchio
  • la mancanza di differenziazione dal punto di vista del mercato
  • l’insoddisfazione dei dipendenti
  • la possibilità di una mancanza di risposta o di comprensione da parte dei clienti

Tuttavia, se un rebranding è ben pianificato, eseguito e comunicato, può portare vantaggi significativi per l’azienda, come una maggiore visibilità, una maggiore rilevanza, una nuova identità, un rinnovamento della cultura aziendale, la coerenza tra l’immagine interna ed esterna e un rafforzamento della relazione con i clienti.

Verso il rebranding, un passo alla volta

Per effettuare un rebranding, è importante seguire alcuni passaggi fondamentali per garantire il successo dell’operazione.

Qui di seguito riportiamo un elenco dei passi principali, specificando che si tratta di una checklist molto semplificata e che, come abbiamo già detto, attività di questo tipo richiedono tempo, nonché il supporto di professionisti specializzati.

  1. Bisogna analizzare la situazione attuale dell’azienda, identificando i punti di forza e di debolezza del brand e valutando la percezione che il pubblico ha dell’azienda.
  2. Occorre definire gli obiettivi del rebranding, che potrebbero essere diversi a seconda della situazione, ad esempio aumentare la notorietà del brand, migliorare la reputazione dell’azienda o attrarre nuovi clienti.
  3. Una volta stabiliti gli obiettivi, si deve procedere con l’ideazione del nuovo brand, che deve essere coerente con la vision e la mission dell’azienda. In questa fase, è ancor più importante coinvolgere un team di professionisti che possa aiutare a definire l’identità visiva e verbale del nuovo brand, partendo dal logo fino alla scelta dei colori e dei font.
  4. Una volta definita la nuova identità del brand, occorre testarlo attraverso ricerche di mercato e focus group per verificare la reazione del pubblico e la sua efficacia nel raggiungere gli obiettivi stabiliti in precedenza.
  5. Infine, bisogna pianificare la comunicazione del nuovo brand, attraverso l’utilizzo di tutti i canali disponibili, sia online che offline, in modo da garantire la massima visibilità.

Grafica che rimanda all'idea di connubio tra innovazione, soluzione e strategia

In generale, alcuni consigli utili per un’attività di rebranding sono:

  • Coinvolgere un team di professionisti esperti nel settore per garantire la massima efficacia dell’operazione;
  • Definire obiettivi realistici e concreti, che possano essere raggiunti nel breve-medio periodo;
  • Coinvolgere il pubblico nel processo di rebranding, attraverso survey e focus group;
  • Creare un piano di comunicazione dettagliato per presentare il nuovo brand al pubblico in modo efficace e coinvolgente.

Ricapitoliamo… e parliamone!

Il rebranding è una strategia di marketing che implica la creazione di una nuova immagine per un’azienda o un prodotto, allo scopo di rinnovarne l’immagine e di raggiungere nuovi target di mercato. Esistono diversi tipi di rebranding, come il rebranding strategico, di razionalizzazione, di modernizzazione e di rilancio. Il rebranding può essere attivato per diversi motivi, ma deve essere pianificato attentamente per evitare rischi e costi eccessivi. Il rebranding richiede tempo, risorse e pianificazione strategica accurata, ma può avere un impatto significativo sulla reputazione e sull’appeal dell’azienda. La decisione di avviare un’attività di rebranding deve essere ben ponderata e basata su una pianificazione strategica accurata, considerando i pro e i contro del processo di rebranding e le esigenze specifiche dell’azienda.

Se questo percorso ti incuriosisce, oppure si rende necessario per la tua azienda, saremo lieti di mettere il nostro team a tua disposizione. Contattaci, e ti aiuteremo a rinnovare il tuo marchio, donandogli nuova luce e tanta, tanta visibilità.

Value Proposition: la guida definitiva per creare valore per i tuoi clienti

In termini semplici, la Value Proposition può essere definita come il valore che un’azienda offre ai propri clienti. Questo valore può essere espresso in diversi modi, come la qualità dei prodotti o servizi offerti, i prezzi competitivi, la gamma di prodotti disponibili, la qualità del servizio clienti o l’esperienza d’acquisto. Tuttavia, per essere realmente efficace, la Value Proposition deve andare oltre questi aspetti fondamentali e creare un’esperienza d’acquisto che sia veramente memorabile per i clienti.

In questo articolo forniremo una breve definizione di Value Proposition, per poi esplorare i vantaggi che la rendono essenziale per un’azienda e le modalità grazie alle quali è possibile realizzare una Value Proposition efficace e d’impatto.

Tutti i contenuti trattati all’interno di questo articolo possono essere approfonditi scaricando l’ebook dedicato: una vera e propria guida alla Value Proposition, alla sua importanza, e alle tecniche per realizzarne una efficace e d’impatto. 

Che cos'è la Value Proposition?

 

Che cos’è la Value Proposition?

La Value Proposition è uno dei concetti centrali del marketing moderno.
Si tratta di un insieme di peculiarità che un’azienda offre ai propri clienti, distinguendosi dalla concorrenza.
Ci sono molte ragioni per cui una Value Proposition potrebbe essere importante per un’azienda. Tra queste, possiamo sicuramente menzionare le seguenti:

  • Aumentare la fedeltà del cliente e la propensione all’acquisto ripetuto.
  • Differenziarsi dalla concorrenza per attirare nuovi clienti.
  • Aumentare i margini di profitto grazie alla maggiore percezione di valore da parte dei clienti.

Per creare una Value Proposition efficace, le aziende devono comprendere appieno le esigenze e le aspettative dei propri clienti. Ciò significa condurre ricerche di mercato approfondite, monitorare l’evoluzione del settore e analizzare i dati sui clienti. Solo in questo modo possono creare un’esperienza d’acquisto davvero unica e personalizzata per i propri clienti.

value proposition perché è importante

 

Value Proposition, perché è importante?

La Value Proposition è un concetto fondamentale per le aziende che desiderano distinguersi dalla concorrenza e trasmettere ai clienti quegli ideali, valori e concetti che le rendono uniche sul mercato. 

La creazione di una Value Proposition chiara e convincente è un processo fondamentale per l’azienda. Non solo permette di trasmettere i propri valori e concetti, ma può aiutare l’azienda a fare una scelta consapevole sulle priorità da seguire e sulle strategie da adottare.

Inoltre, la Value Proposition può avere un impatto significativo sulle scelte dei consumatori. Una buona Value Proposition può attirare nuovi clienti, migliorare la reputazione dell’azienda e aumentare la fidelizzazione dei clienti esistenti. Inoltre, può essere utilizzata per sviluppare nuovi prodotti o servizi che soddisfino le esigenze dei clienti e li aiutino a raggiungere i loro obiettivi.

Oltre a quanto detto sopra, la Value Proposition può costituire un’opportunità per l’azienda di distinguersi sul mercato. Una Value Proposition ben definita può aiutare l’azienda a differenziarsi dai suoi concorrenti e a creare una posizione unica nel mercato.

 

Tipologie di Value Proposition

Esistono diversi tipi di Value Proposition, ognuno dei quali è mirato a raggiungere un obiettivo specifico e adatto a diverse situazioni di business. Vediamo le tre principali tipologie.

  • Company Value Proposition: La Value Proposition dell’azienda è la promessa generale ai clienti basata sui valori fondamentali dell’azienda. Definisce l’essenza dell’azienda e il motivo per cui dovrebbe essere scelta dai clienti rispetto ai suoi concorrenti. Viene espressa in una dichiarazione di missione o in un manifesto aziendale e può essere comunicata attraverso messaggi pubblicitari, contenuti del sito web, campagne di marketing o eventi aziendali.
  • Homepage Value Proposition: La Value Proposition della homepage è la promessa ai visitatori del sito web quando atterrano sulla homepage. Deve essere immediatamente comprensibile e coinvolgente per farli rimanere sul sito web e navigare verso altre pagine. Dovrebbe rispondere alle domande principali dei visitatori, ad esempio: “Che cosa fa l’azienda?” e “Perché dovrei scegliere questa azienda invece di altre?”.
  • Category Value Proposition: La Value Proposition della categoria è la promessa ai clienti all’interno di una specifica categoria di prodotti o servizi. Si concentra sulle esigenze specifiche dei clienti all’interno di una determinata categoria e cerca di distinguere l’azienda dai suoi concorrenti. Dovrebbe rispondere alle domande principali dei clienti all’interno di quella categoria, che potrebbero essere: “Quali sono i prodotti/servizi offerti?” e “Perché dovrei scegliere i prodotti/servizi di questa azienda, anziché optare per quelli di altre nel mercato?”.

Come creare una Value Proposition efficace?

 

Come creare una Value Proposition efficace?

Qui di seguito riportiamo alcuni consigli, tecniche e metodologie per iniziare a lavorare sulla Value Proposition della propria azienda. Tutti i concetti qui riportati (e molti altri ancora) sono approfonditamente trattati all’interno della guida alla creazione di una Corporate Value Proposition, disponibile per il download. 

 

Conosci il tuo pubblico di riferimento

Devi capire chi sono i tuoi clienti, cosa desiderano e quali problemi cercano di risolvere. In questo modo puoi creare una Value Proposition mirata che parla direttamente alle loro esigenze e desideri. Ad esempio, puoi fare delle ricerche di mercato, intervistare i tuoi clienti o analizzare i dati delle vendite per capire meglio il loro comportamento e le loro preferenze.

 

Capisci i costi e i benefici della tua offerta

Deve essere evidente che i vantaggi che offri superano i costi, sia in termini di tempo che di denaro. In questo modo, i tuoi clienti saranno più inclini a sceglierti rispetto ai concorrenti. Puoi anche cercare di offrire delle promozioni o dei pacchetti che rendono la tua offerta ancora più conveniente e allettante.

 

Analizza la concorrenza

Non devi solo concentrarti sulla tua offerta, ma anche sui tuoi concorrenti. Devi capire cosa offrono e cosa li rende unici. In questo modo, puoi creare una Value Proposition che ti differenzia e che ti permette di distinguerti dalla concorrenza.
Puoi anche cercare di migliorare i tuoi prodotti o servizi in base alle lacune che hai identificato nei prodotti dei tuoi concorrenti.
Oppure, puoi cercare di creare una relazione più forte con i tuoi clienti. Ad esempio, puoi offrire un servizio clienti migliore, rispondere alle domande e ai commenti dei clienti sui social media o creare una comunità di clienti attraverso i programmi di fidelizzazione.

Che cosa rende "top" una Value Proposition?

 

Che cosa rende “top” una Value Proposition?

Per concludere, dedichiamo questo capitolo agli aspetti che fanno, di una Value Proposition qualsiasi, una grande Value Proposition, meritevole di essere notata da tutti, memorabile e invidiabile dalla concorrenza. 

Qui di seguito riportiamo gli aspetti e le peculiarità che, secondo noi, possono aiutarti a scrivere un testo unico, accattivante, efficace. Tutti i concetti qui presentati potrai ritrovarli, approfonditi e dettagliati, all’interno della nostra guida alla creazione di una Value Proposition efficace. 

Per essere davvero “top”, una Value Proposition deve avere le seguenti caratteristiche: 

  • Risolvere un problema del cliente (dimostrando di conoscerne le esigenze e i desideri)
  • Aiutare l’azienda a differenziarsi dalla concorrenza (sottolineandone le unicità)
  • Essere chiara e semplice (così da poter essere compresa da tutti)
  • Specifica e concreta (legata ai reali vantaggi, priva di divagazioni)
  • Visibile e accessibile (facile da percepire, su tutti gli strumenti di comunicazione)
  • Sostenibile e flessibile (così da potersi adattare ai mutamenti di mercato)

 

 

GDPR e Privacy: cosa sono e come adeguarsi | Guida completa

Nell’evoluzione di un’azienda e nella sua espansione digitale l’elemento della legalità, della protezione dei dati e della privacy dei propri utenti è senza dubbio un elemento cruciale.

In questo articolo parliamo di tutto quello che c’è da sapere su GDPR e privacy, dalle definizioni normative ai casi pratici.

Privacy e la sicurezza dei dati: una sfida per le aziende

Privacy e la sicurezza dei dati: una sfida per le aziende

La protezione della privacy e della sicurezza dei dati dei propri utenti è un aspetto estremamente importante per qualsiasi azienda che operi nel contesto digitale. 

Oggi più che mai, viste le sempre più frequenti perdite di dati da parte dei grandi marchi tech, la protezione della privacy e della sicurezza dei dati degli utenti è un fattore chiave per il successo dell’azienda, anche perché sempre più utenti si dicono attenti a questi aspetti e ricercano, in un brand, affidabilità e serietà sotto questo punto di vista. 

Per contro, la violazione della privacy degli utenti e la perdita di dati sensibili possono avere conseguenze disastrose

Privacy e reputazione del brand

 

Privacy e reputazione del brand

In primo luogo, la perdita di dati sensibili degli utenti può causare un danno reputazionale all’azienda, minando la fiducia degli utenti e dei clienti nell’azienda stessa. La reputazione è un fattore chiave per il successo dell’azienda, perderla può avere un impatto negativo sulla percezione dell’azienda nel lungo periodo.

 

Violazioni e conseguenze legali

In secondo luogo, le violazioni della privacy degli utenti e la perdita di dati possono avere conseguenze legali per l’azienda. Le aziende possono essere soggette a sanzioni pecuniarie pesanti, richieste di risarcimento danni, azioni legali o anche la chiusura delle loro attività in seguito a gravi violazioni.

 

Sicurezza dei dati come diritto degli utenti

Inoltre, la protezione della privacy e della sicurezza dei dati degli utenti è importante per la tutela dei diritti fondamentali degli stessi utenti. Le informazioni personali degli utenti sono una risorsa preziosa e delicata che deve essere protetta, al fine di garantire la loro sicurezza e la loro libertà di scelta.

 

La Privacy come vantaggio competitivo 

Infine, l’attenzione alla privacy e alla sicurezza dei dati può rappresentare un vantaggio competitivo per l’azienda. Un’azienda che dimostra di avere un alto livello di sicurezza e di rispetto della privacy dei propri utenti, può guadagnare la fiducia dei propri clienti e attirare nuovi utenti interessati alla protezione dei propri dati, soprattutto in un periodo in cui queste tematiche sono molto sentite, come dicevamo poco sopra.

Che cosa dice la legge? Parliamo di GDPR.

Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) è entrato in vigore il 25 maggio 2018 e sostituisce la Direttiva sulla protezione dei dati del 1995.
In sintesi, il GDPR obbliga le aziende a rispettare rigorose norme sulla raccolta, l’elaborazione e la conservazione dei dati personali dei cittadini europei.
Le aziende devono essere in grado di dimostrare che rispettano le norme del GDPR e che hanno implementato le misure di sicurezza adeguate per proteggere i dati personali dei cittadini europei.

La normativa del GDPR, come abbiamo visto, si applica a tutte le aziende che trattano dati personali di cittadini europei. Questo è vero indipendentemente dalla loro ubicazione geografica. Ciò significa che le aziende al di fuori dell’UE che raccolgono o elaborano dati personali di cittadini europei sono tenute a rispettare il GDPR.

Il GDPR definisce i dati personali come qualsiasi informazione relativa a una persona fisica identificata o identificabile. Ciò può includere il nome, l’indirizzo e-mail, l’indirizzo IP, il numero di telefono, l’indirizzo postale, le informazioni bancarie, le immagini fotografiche, le informazioni mediche e altro ancora.

Il GDPR stabilisce che le aziende debbano fornire ai cittadini europei un controllo maggiore sui loro dati personali. Ciò significa che le persone hanno il diritto di sapere quali dati personali sono raccolti, l’uso che se ne fa e con chi vengono condivisi. Le persone hanno anche il diritto di richiedere la modifica o l’eliminazione dei propri dati personali e di opporsi al loro utilizzo.

In caso di violazione della normativa del GDPR, le aziende possono essere soggette a sanzioni amministrative. Per conoscerne l’entità, vi rimandiamo alla documentazione ufficiale, disponibile a questo indirizzo, per approfondire: 

https://ec.europa.eu/newsroom/article29/items/611237 

GDPR: come essere compliant?

GDPR: come essere compliant?

Essere compliant con il GDPR richiede l’implementazione di una serie di misure e controlli tecnici e organizzativi finalizzati alla protezione dei dati personali degli utenti. Qui di seguito raccogliamo una serie di possibili soluzioni, rimandando però alla consultazione della documentazione ufficiale, per accedre a informazioni sempre aggiornate: 

 

Il Data Protection Officer, o DPO

L’azienda deve nominare un responsabile della protezione dei dati (Data Protection Officer o DPO) che ha il compito di monitorare la conformità del trattamento dei dati personali rispetto al GDPR.

Misure di sicurezza per la protezione dei dati

 

Misure di sicurezza per la protezione dei dati

L’azienda deve adottare una serie di misure tecniche e organizzative per garantire la sicurezza dei dati personali degli utenti. Ad esempio, deve adottare politiche di sicurezza informatica. Tra queste, elenchiamo le più rilevanti, lasciando agli interessati il compito di accedere alla documentazione completa e alle linee guida: 

  • uso di password robuste
  • crittografia dei dati sensibili
  • uso di software antivirus
  • controllo degli accessi alle informazioni

Il GDPR, inoltre, prevede che le aziende debbano garantire la riservatezza e l’integrità dei dati, utilizzando modalità di trattamento adeguate al livello di rischio. Ad esempio, i dati sensibili (come quelli relativi alla salute o alle preferenze sessuali) devono essere trattati con particolare cautela, e deve essere prevista una specifica autorizzazione scritta dell’utente interessato.

Oltre a quanto riportato sopra, segnaliamo anche ulteriori best practices da adottarsi per mettere in sicurezza e mantenere protetti i dati degli utenti.

 

Valutazione del rischio di perdita dei dati

L’azienda deve effettuare una valutazione dei rischi per identificare eventuali minacce per la sicurezza dei dati personali e definire le azioni da intraprendere per mitigarle.

 

Informativa per gli utenti

L’azienda deve informare gli utenti sui loro diritti in relazione ai loro dati personali, ad esempio il diritto di accesso, il diritto alla rettifica e il diritto all’oblio

 

Consenso esplicito ed informato

L’azienda deve ottenere il consenso esplicito degli utenti per il trattamento dei loro dati personali e deve fornire loro informazioni trasparenti sui dati che vengono raccolti, come vengono utilizzati e con chi vengono condivisi.

 

Gestione della crisi e “data breach”

L’azienda deve essere in grado di rispondere rapidamente in caso di violazioni della sicurezza dei dati personali, notificando le autorità competenti entro 72 ore dalla scoperta della violazione. In caso di violazione che possa rappresentare un rischio elevato per i diritti e le libertà degli utenti, l’azienda deve anche informare gli utenti interessati.

 

Formazione sul tema della sicurezza 

Infine, l’azienda deve assicurarsi che tutti i dipendenti coinvolti nel trattamento dei dati personali siano adeguatamente formati e consapevoli delle norme di sicurezza e privacy da rispettare. 

Privacy degli utenti: che cosa dice la legge?

 

Privacy degli utenti: che cosa dice la legge?

La privacy degli utenti è una tematica molto importante e delicata, che ha assunto un’importanza ancora maggiore con l’avvento dell’era digitale. Come abbiamo visto poco sopra, nel contesto dell’Unione Europea, la privacy degli utenti è tutelata dal GDPR. Pertanto, ribadiamo rapidamente quanto già espresso sopra: 

I doveri delle aziende

Il GDPR prevede che l’azienda debba informare gli utenti in modo trasparente e chiaro sulle modalità di raccolta, trattamento e conservazione dei loro dati personali, compresi gli scopi per i quali verranno utilizzati e per quanto tempo verranno conservati. L’azienda deve inoltre garantire che i dati personali degli utenti siano adeguatamente protetti da accessi non autorizzati, perdita, distruzione o danneggiamento. I dati personali degli utenti possono essere trattati solo per scopi specifici e legittimi e solo se ci sono le giuste basi legali.

 

I diritti degli utenti

In particolare, il GDPR prevede che l’azienda debba rispettare i diritti degli utenti a disporre dei propri dati e, più nello specifico, che gli utenti possano avere: 

  1. diritto di accesso ai propri dati personali
  2. diritto alla rettifica
  3. diritto all’oblio
  4. diritto alla portabilità dei dati
  5. diritto di opporsi al trattamento dei propri dati
  6. diritto di revocare il consenso.

In caso di violazione delle norme previste dal GDPR, l’azienda può essere soggetta a sanzioni pecuniarie commisurate al danno causato ai propri utenti.

Privacy degli utenti, come proteggerla?

 

Privacy degli utenti, come proteggerla?

Data l’importanza di questa nuova forma di “ricchezza” che i dati costituiscono, e in ragione della loro delicatezza, vediamo ora quali modalità, strumenti e best practices le aziende possono mettere in atto per proteggere e preservare i dati dei propri utenti. 

L’elenco che riportiamo di seguito, ben lungi dall’essere completo ed esaustivo, offre però una visione generale su quelle attività che possono essere compiute per intraprendere il cammino della protezione della privacy dei propri utenti, per essere GDPR compliant e, quindi, in regola con quanto stabilito dalla UE. 

Ecco alcune possibili misure tecniche per proteggere la privacy dei propri utenti.

 

Limitare l’accesso ai dati

L’accesso ai dati personali dovrebbe essere limitato solo a coloro che effettivamente necessitano di accedervi per svolgere le proprie attività lavorative. In questo modo, le aziende possono evitare che i dati siano utilizzati per finalità non autorizzate o che siano compromessi da eventuali attacchi informatici.

 

Crittografare i dati sensibili

La crittografia dei dati è un metodo efficace per proteggere la privacy degli utenti. Attraverso la crittografia, i dati personali vengono trasformati in codici indecifrabili, rendendoli illeggibili per chi non dispone delle chiavi di decrittazione. Questo riduce il rischio che i dati vengano intercettati o rubati da terze parti non autorizzate.

 

Pianificare la gestione dei “data breach”

In caso di violazione della sicurezza dei dati, le aziende dovrebbero essere pronte a rispondere prontamente, in modo da limitare i danni potenziali. Ciò implica la predisposizione di un piano di gestione delle violazioni dei dati, che definisce le azioni da intraprendere in caso di perdita, accesso non autorizzato o divulgazione dei dati personali.

 

Formazione del personale

Una formazione adeguata del personale è un’importante misura per proteggere la privacy degli utenti. I dipendenti devono essere consapevoli dei rischi legati al trattamento dei dati personali e delle procedure da seguire per minimizzare questi rischi.
Ciò può includere, tra le altre cose, la formazione sulla gestione delle password, la sicurezza delle e-mail, la conoscenza di comportamenti digitali potenzialmente rischiosi. 

recap e takeaways

 

Recap e takeaways

L’argomento privacy è tanto importante quanto complesso. Proprio per questo, suggeriamo delle fonti (autorevoli ed ufficiali) alle quali rimandiamo tutti coloro i quali fossero interessati (o, magari, tenuti a formarsi sulla questione). 

Oltre a fornire fonti di approfondimento, riportiamo anche un breve elenco dei punti chiave trattati in questo articolo, così che possa fare da comoda (seppur parziale) checklist. Uno strumento per chiunque volesse valutare, rapidamente, il grado di adeguamento della propria azienda alle normative sulla privacy. 

GDPR & Privacy: alcune fonti

  • Per consultare il GDPR, un motore di ricerca dedicato: https://gdpr-info.eu/ 
  • Per consultare una guida completa, per essere certi che la propria azienda sia conforme a quanto stabilito dal GDPR: https://gdpr.eu/ 

Sicurezza e protezione dei dati: una checklist

  1. Studiare la legge. La protezione della privacy e della sicurezza dei dati è fondamentale per qualsiasi azienda che operi nel contesto digitale, poiché la violazione della privacy degli utenti e la perdita di dati sensibili possono avere conseguenze disastrose. Fate riferimento alle fonti (riportate in questo articolo) per sapere che cosa fare e come. 
  1. Approfondire il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), poiché stabilisce norme rigorose sulla raccolta, l’elaborazione e la conservazione dei dati personali dei cittadini europei, obbligando le aziende a implementare misure tecniche e organizzative per garantire la sicurezza dei dati personali degli utenti.
  2. Investire nella Privacy, perché è parte della Brand Equity di un’azienda. Le aziende, infatti, possono dimostrare la loro attenzione alla privacy e alla sicurezza dei dati, guadagnando la fiducia dei propri clienti e attirando nuovi utenti interessati alla protezione dei propri dati.
  3. Per chi volesse “una checklist nella checklist”, ecco un punto “bonus”. Dal seguente link è possibile consultare una lista molto precisa di attività da svolgersi per essere “a prova di GDPR”: https://gdpr.eu/checklist/ 

 

Un partner per la protezione dei tuoi dati

Se la tua azienda sta cercando un supporto professionale per gestire la conformità al GDPR e alla Privacy, non esitare a contattarci. Siamo pronti ad aiutarti a identificare le aree di rischio e a fornirti le soluzioni giuste per soddisfare le normative sulla protezione dei dati. 

 

Economia dell’attenzione e Personal Branding: come sfruttare LinkedIn per il B2B

L’economia dell’attenzione è diventata il nuovo paradigma dell’economia moderna. In un mondo in cui il contenuto è accessibile a tutti, la concorrenza per l’attenzione del pubblico è diventata estremamente alta. Per avere successo, i creatori di contenuti devono creare qualcosa di unico che catturi l’attenzione dell’utente. In questo scenario, il Personal Branding è uno strumento potente per farsi notare in un mondo affollato di contenuti

Costruire un personal branding efficace su LinkedIn è fondamentale per avere successo nel contesto B2B. In questo articolo, ti forniremo consigli e strategie per costruire il tuo personal branding su LinkedIn e sfruttarlo nel contesto B2B.

Che cos’è l’economia dell’attenzione?

L’economia dell’attenzione è un termine che si riferisce al fatto che l’attenzione delle persone è diventata la risorsa più preziosa dell’economia moderna. Con l’avvento di internet e della tecnologia, il contenuto è diventato accessibile a tutti, e questo ha portato a una sovrabbondanza di informazioni e di opzioni tra cui scegliere. In questa nuova era, il valore non risiede solo nel creare contenuti di alta qualità, ma anche nel catturare e mantenere l’attenzione dell’utente.

Il problema principale con l’economia dell’attenzione, per contro, è che la quantità di contenuti disponibili è esplosa. Ogni individuo con un dispositivo mobile e una connessione internet può creare e distribuire il proprio contenuto, il che significa che la concorrenza per l’attenzione è diventata estremamente alta

Perché l’attenzione del pubblico è un valore?

Ciò che rende l’economia dell’attenzione così importante è che la maggior parte dei prodotti, servizi e idee sono ormai disponibili online, il che significa che la competizione è globale

L’unico modo per emergere è creare un’esperienza coinvolgente e memorabile per il pubblico. I creatori di contenuti devono essere in grado di catturare l’attenzione degli utenti e di mantenerla, offrendo contenuti rilevanti e di alta qualità.

 

Per avere successo nell’economia dell’attenzione, è importante comprendere che l’attenzione è limitata e preziosa. Le persone sono disposte a pagare per il contenuto e l’esperienza che ritengono di valore, e quindi i creatori di contenuti devono creare contenuti che soddisfino i bisogni del pubblico e che siano rilevanti per loro. La chiave per il successo è creare contenuti unici, coinvolgenti e di alta qualità, che si distinguano da quelli prodotti dalla massa.

Come ottenere l’attenzione: il Personal Branding

Che cos’è il Personal Branding

Il personal branding può essere definito come il processo di creare un brand personale attraverso la promozione di sé stessi, le proprie competenze e le proprie passioni. È un’attività che richiede tempo, impegno e coerenza, ma che può portare a molti vantaggi

Quali vantaggi porta il Personal Branding

Qui di seguito forniamo un elenco dettagliato di alcuni dei vantaggi che una buona strategia di personal branding può portare ad aziende, professionisti, enti e content creator: 

 

  • attraverso il personal branding si può diventare un leader aziendale più strategico e moderno, in grado di distinguersi dagli altri professionisti del proprio settore. 
  • si ha la possibilità di ampliare la propria rete di contatti a livello globale, incontrando persone che possono offrire nuove opportunità di lavoro, partnership o collaborazioni. 
  • si può instaurare una relazione migliore con i prospect, i clienti, i colleghi e i partner, creando così un ambiente lavorativo più collaborativo ed efficace. 
  • attraverso il personal branding si può diventare più digital-savvy, acquisendo competenze nel campo dei social media e delle nuove tecnologie
  • lavorare al personal branding consente di imparare e crescere in modo pratico, acquisendo una visione più completa dei motivi per cui le tecnologie sociali stanno causando una rivoluzione in molti settori. 

 

Oltre a quanto sopra espresso sotto forma di elenco, però, vi sono altri vantaggi che meritano di essere menzionati e dettagliati, per via della loro importanza.

Il personal branding aiuta ad acquisire talenti

Un personal brand di qualità può aiutare a attrarre talenti di valore per l’azienda. Oggi, i candidati alla ricerca di lavoro si informano sul CEO dell’azienda per capire se questa può rappresentare una buona opportunità per la loro carriera. Se sei un leader riconosciuto nel tuo settore, sarai in grado di attrarre nuovi talenti per le posizioni aperte. Persone intelligenti e capaci cercheranno di lavorare con te per contribuire al tuo successo. Maggiore è l’influenza che hai nel tuo mercato, maggiori saranno le possibilità di avere professionisti di talento a tua disposizione.

Aumenta le vendite con il personal branding

Le persone sono il 77% più propense a comprare da un’azienda se il CEO utilizza i social media. Questo è particolarmente importante nel mercato B2B, dove il processo di acquisto può durare tra sei e dodici mesi. Curare la propria presenza digitale è quindi fondamentale per accelerare il processo di acquisizione dei clienti.

Creare una presenza sui social media autentica e genuina permette al pubblico di capire te e il tuo marchio e di connettersi con te su un livello umano. In fin dei conti, non stai vendendo a un’azienda, ma a una persona.

Il personal branding aiuta a controllare la narrazione

Il tuo personal brand è l’intersezione tra chi sei e cosa fai, quindi proteggerlo è essenziale. Un personal brand consolidato ha il potere di amplificare il successo dell’azienda. Al contrario, senza una strategia ben strutturata si rischia di lasciare spazio alla narrazione che gli altri faranno di te, della tua azienda, del tuo prodotto. Per questo motivo è importante fare personal branding, producendo contenuti che portino beneficio alla propria azienda, alla propria persona e, soprattutto, che guidino la narrazione che si vuol dare di queste cose. Il personal brand, potremmo dire, offre il controllo su come si è percepiti nel mercato e, quindi, su come gli altri vedono e giudicano l’operato di persone e aziende. 

Costruisci la fiducia con il personal branding

Utilizzando il tuo personal brand, puoi partecipare a discussioni di tendenza per condividere le tue opinioni e aprire una linea di comunicazione con il tuo pubblico. La comunicazione chiara e l’interazione sono fondamentali per stabilire la fiducia e la credibilità per te e la tua azienda.

 

In sintesi, il personal branding è uno strumento potente per farsi notare in un mondo affollato di contenuti, per ampliare la propria rete di contatti e per migliorare le opportunità di carriera. Scegliere di intraprendere questo percorso, approfondendone gli strumenti e le metodologie, può costituire un vantaggio competitivo per molte aziende e molti professionisti

 

Come costruire un Personal Branding efficace

  • Conosci i tuoi obiettivi e il tuo pubblico di riferimento. Per costruire un personal branding efficace, devi avere ben chiari gli obiettivi che vuoi raggiungere e il tuo pubblico di riferimento. Una volta che hai definito questi elementi, puoi adattare i tuoi contenuti per soddisfare le esigenze del tuo pubblico di riferimento e raggiungere i tuoi obiettivi.
  • Scegli e ottimizza i tuoi account sui social media. Non è necessario creare un account su ogni piattaforma social, ma bisogna selezionare quelle che attirano il pubblico di riferimento. Ad esempio, LinkedIn, Facebook e Twitter sono spesso utilizzati nel settore B2B. Assicurati che il tuo profilo sui social media sia coerente con la tua immagine e il tuo brand e che includa immagini professionali e un titolo accattivante.
  • Crea un calendario di pubblicazione costante. La costanza è fondamentale per il personal branding, per cui è importante creare un calendario editoriale e rispettarlo. Si consiglia di pubblicare almeno due o tre volte alla settimana.
  • Interagisci con il tuo pubblico per far crescere il tuo brand. Il personal branding serve a creare relazioni genuine e significative con il pubblico di riferimento, per cui è importante interagire con il pubblico. In questo modo, potrai trasformare i prospect in lead e far crescere il tuo brand.
  • Sii autentico. La personalità è un fattore importante per il personal branding, per cui è importante essere autentici. Devi essere coerente con il tuo brand e le tue attività, e i tuoi contenuti devono rispecchiare la tua personalità.
  • Fornisci contenuti di valore. Il personal branding è basato sulla condivisione di contenuti di valore che rispondono alle esigenze del pubblico di riferimento. Devi fornire contenuti educativi e informativi che risolvono i problemi del tuo pubblico di riferimento e dimostrare la tua esperienza.
  • Usa il tuo brand in modo coerente. Assicurati che il tuo brand sia coerente in ogni contesto, da quello online a quello offline. Utilizza lo stesso stile e lo stesso tono di voce in tutte le tue attività di branding.
  • Partecipa a eventi e conferenze. Partecipare a eventi e conferenze del tuo settore può aiutarti a costruire il tuo personal branding e a fare networking. In questo modo, potrai metterti in mostra e stabilire relazioni significative con i tuoi colleghi e il tuo pubblico di riferimento.
  • Costruisci la tua autorevolezza. Essere autorevole nel tuo settore può aumentare la tua credibilità e la tua visibilità. Scrivi articoli su argomenti pertinenti al tuo settore, partecipa a podcast e webinar, e utilizza i social media per condividere i tuoi pensieri e le tue esperienze.
  • Misura i tuoi risultati e adatta la tua strategia di conseguenza. Il personal branding richiede un lavoro costante, ma è importante monitorare i tuoi risultati e adattare la tua strategia di conseguenza. Misura le metriche di engagement e di visibilità per capire cosa funziona e cosa no, e apporta i cambiamenti necessari per ottenere risultati migliori.

Personal Branding su LinkedIn per il B2B

Costruire un personal branding efficace su LinkedIn è fondamentale per avere successo nel contesto B2B. LinkedIn è una piattaforma professionale che consente di connettersi con professionisti di tutto il mondo, costruire una forte rete di contatti e creare opportunità di lavoro, partnership o collaborazioni.

Ecco alcuni consigli e strategie per costruire il proprio personal branding su LinkedIn e sfruttarlo nel contesto B2B:

  • Ottimizza il tuo profilo: il tuo profilo LinkedIn è il tuo biglietto da visita online, per cui devi assicurarti che sia professionale e che evidenzi le tue competenze e le tue esperienze.
  • Crea contenuti di valore: creare contenuti di valore è fondamentale per costruire la tua autorità su LinkedIn. Cerca di scrivere post educativi e informativi che rispondano alle esigenze del tuo pubblico di riferimento.
  • Partecipa attivamente alle discussioni: partecipare alle discussioni è un ottimo modo per creare relazioni genuine e significative su LinkedIn. Cerca di partecipare attivamente alle discussioni nei gruppi pertinenti al tuo settore e rispondi ai commenti e alle domande del tuo pubblico.
  • Collabora con altre aziende: la collaborazione con altre aziende è un ottimo modo per espandere la tua rete di contatti e creare partnership di successo. Cerca aziende che operano nel tuo stesso settore e che condividono i tuoi stessi valori per collaborare a progetti comuni.
  • Sii coerente: è importante essere coerenti nel proprio personal branding su LinkedIn. Usa lo stesso stile e lo stesso tono di voce in ogni contesto, da quello online a quello offline.
  • Fornisci contenuti di valore per il tuo pubblico B2B: nel contesto B2B, è importante fornire contenuti che rispondano alle esigenze del tuo pubblico di riferimento. Cerca di scrivere post che siano pertinenti al tuo settore e che forniscano soluzioni ai problemi del tuo pubblico.
  • Fai networking con altri professionisti B2B: LinkedIn è un ottimo modo per fare networking con altri professionisti del tuo settore. Cerca di connetterti con persone che lavorano nel tuo stesso campo e partecipa a eventi e conferenze per ampliare la tua rete di contatti.

 

In sintesi, costruire un personal branding efficace su LinkedIn è fondamentale per avere successo nel contesto B2B. Seguendo questi consigli e strategie, sarai in grado di creare una forte presenza online, costruire relazioni significative e creare opportunità di lavoro, partnership o collaborazioni.

Sales automation in azienda: come fare e quali vantaggi?

L’automazione delle vendite, ovvero l’utilizzo di tecnologie e strumenti informatici per automatizzare le attività di vendita, può portare numerosi vantaggi alle aziende che la adottano. Questi vantaggi includono un aumento dell’efficienza del processo di vendita, un miglioramento della relazione con i clienti, un aumento delle entrate e un risparmio di tempo e risorse

In questo articolo illustriamo le diverse tecnologie e gli strumenti che possono essere impiegati nei processi di automazione delle vendite, tra i quali: 

  • il software di gestione dei clienti (CRM)
  • l’email marketing
  • il social media marketing
  • i chatbot
  • le applicazioni mobili 

Automazione delle vendite: di che cosa si tratta?

Con il termine “automazione delle vendite” (o “sales automation”) ci si riferisce all’impiego di tecnologie e strumenti informatici per automatizzare le attività di vendita, migliorare l’efficienza del processo di vendita e incrementare le opportunità di vendita e le entrate dell’azienda. 

L’automazione delle vendite può essere considerata come una sorta di evoluzione delle strategie di marketing e di vendita tradizionali, che spesso si basano su tattiche e tecniche manuali.

L’automazione delle vendite si serve di una vasta gamma di strumenti per migliorare la relazione con i clienti e facilitare il processo di vendita. Alcuni di questi li abbiamo menzionati sopra, ma li nominiamo nuovamente, scendendo un maggiormente nel dettaglio, sebbene siano strumenti e concetti molto diffusi (quasi divenuti “consueti” nelle aziende minimamente avvezze all’integrazione di soluzioni digital nei propri processi):

  • CRM (Customer Relationship Manager): software che permette alle aziende di gestire i contatti dei clienti e le informazioni relative alle loro attività di acquisto, fornendo un’efficace gestione dei dati e una maggiore conoscenza del cliente.
  • Email marketing: attività che consiste nell’inviare messaggi personalizzati e di qualità ai clienti, in modo automatico. Questi possono includere, a titolo di esempio: ringraziamento, messaggi di promozione di prodotti e servizi, offerte speciali e newsletter. 
  • Social media marketing: attività che permette di coinvolgere i clienti sui social network e di creare una presenza online solida e coerente con l’immagine dell’azienda.
  • Chatbot: software dotati di un certo grado di “intelligenza artificiale”, possono interagire con i clienti e rispondere alle loro domande in modo automatico. Grazie ai chatbot, le aziende possono fornire un servizio di assistenza ai clienti 24 ore su 24, 7 giorni su 7, migliorando l’esperienza del cliente e risparmiando tempo e risorse.
  • Mobile App: le applicazioni mobili permettono ai clienti (tra le tante cose, visto che “c’è una app quasi per ogni cosa”) di effettuare acquisti online in modo facile e veloce, senza dover accedere a siti web complessi e difficili da navigare. 

 

Grazie all’automazione delle vendite, le aziende possono aumentare la produttività dei propri team di vendita, ridurre i costi, migliorare la qualità del servizio offerto ai clienti e incrementare le entrate complessive dell’azienda.

 

Come integrare la sales automation in azienda?

L’integrazione della sales automation in un’azienda può essere un processo complesso, ma altamente redditizio

  1. In primo luogo, l’azienda deve avere una chiara comprensione del processo di vendita, dalle attività di proposta alla chiusura del contratto, al fine di identificare le aree in cui l’automazione può essere utilizzata per migliorare l’efficienza.
  2. Successivamente, l’azienda deve selezionare una piattaforma di sales automation adatta alle sue esigenze e che possa integrarsi con i suoi attuali strumenti e processi. Alcune delle funzionalità principali che l’azienda potrebbe cercare in una piattaforma di sales automation includono la gestione dei lead, la gestione dei contatti, la gestione delle attività, l’automazione delle email, la gestione delle previsioni e la creazione di report.
  3. Una volta selezionata la piattaforma, l’azienda deve formare i propri dipendenti sull’utilizzo della piattaforma e sulla nuova strategia di sales automation. I dipendenti dovrebbero comprendere come utilizzare la piattaforma e come integrare le attività di sales automation nelle loro attività quotidiane.
  4. Inoltre, è importante monitorare continuamente l’efficacia dell’automazione delle vendite, utilizzando i dati e le analisi fornite dalla piattaforma per identificare le aree in cui l’automazione può essere ulteriormente migliorata e ottimizzata. 
  5. L’azienda dovrebbe inoltre effettuare regolarmente una revisione della sua strategia di sales automation per garantire che sia allineata con gli obiettivi aziendali e che continui a soddisfare le esigenze dei clienti.
  6. Infine, l’integrazione della sales automation dovrebbe essere vista come un processo continuo e in evoluzione, che richiede un costante monitoraggio e adattamento

 

Come abbiamo già sottolineato, con l’approccio giusto l’automazione delle vendite può essere un’opportunità per migliorare l’efficienza, aumentare le vendite e migliorare l’esperienza del cliente. A patto, però, di rispettare tutte le fasi sopra descritte, dedicandovi impegno e approfondimento da parte di tutti gli stakeholder

 

Sales Automation: quali vantaggi per il business

I vantaggi connessi con l’integrazione della sales automation li abbiamo elencati sopra, più volte. Vale però la pena di scendere maggiormente nel dettaglio, per capire realmente – e in modo approfondito – in che modo l’automazione delle vendite può giovare ad un’azienda. 

Risparmio di tempo e di risorse

L’automazione dei processi di vendita consente di eliminare molte attività ripetitive e noiose, liberando così il tempo dei dipendenti per concentrarsi su compiti più importanti, come il contatto diretto con i clienti.

 

Maggiore efficienza

I software di automazione delle vendite possono automatizzare molti dei processi di vendita, come l’invio di email e la gestione dei lead, consentendo di ridurre gli errori e di aumentare la produttività. In questo modo, l’azienda può gestire più clienti con meno risorse e conseguire un maggiore successo commerciale.

 

Migliore qualità del servizio clienti

Grazie all’automazione, le informazioni sui clienti sono più facilmente accessibili e gestibili, consentendo di offrire un’esperienza personalizzata e di maggior valore. L’azienda può, quindi, rispondere più rapidamente alle richieste dei clienti e gestire i problemi in modo più efficiente, migliorando la soddisfazione del cliente e aumentando le possibilità di fidelizzazione.

 

Monitoraggio e analisi delle performance aziendali

I software di automazione delle vendite consentono di raccogliere e analizzare i dati sui clienti, sui lead e sulle vendite in tempo reale, consentendo di identificare le aree di miglioramento e di adottare le giuste strategie di marketing e di vendita per migliorare le performance dell’azienda.

 

 

Aumento della competitività dell’azienda

Grazie alla maggiore efficienza, alla personalizzazione dei servizi e alla capacità di analizzare i dati in modo accurato, l’azienda può rispondere meglio alle esigenze dei clienti e mantenere una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza

 

Ampliamento della presenza sul mercato

L’automazione delle vendite può aiutare l’azienda ad ampliare la propria presenza sul mercato, aumentando le opportunità di vendita e di acquisizione di nuovi clienti.

Quali strumenti e quali metodologie è bene conoscere?

Anche degli strumenti abbiamo già parlato, però ne esistono altri che possono risultare interessanti per quelle aziende che sono decise a lanciarsi con convinzione nella sales automation

 

Qui di seguito elenchiamo alcuni di questi strumenti, con una breve descrizione per ognuno. Inoltre, parleremo anche di tecniche e metodologie che è bene conoscere, per poterle trasferire a tutti gli stakeholder. 

Strumenti di sales automation

Per integrare la sales automation in azienda è necessario conoscere gli strumenti e le metodologie che permettono di automatizzare il processo di vendita. 

 

Il CRM è il cuore di tutto

Lo abbiamo già detto, ma… questo strumento è davvero il fulcro di tutta la strategia, quindi non ribadiremo mai abbastanza questo concetto È importante disporre di un sistema di CRM (Customer Relationship Management) per gestire in modo efficiente i dati dei clienti e delle loro attività. Il CRM permette di registrare informazioni sui contatti dei clienti, sui loro acquisti e sulle loro interazioni con l’azienda, facilitando la creazione di profili personalizzati e consentendo di avere una visione completa del ciclo di vita del cliente.

 

Marketing, ma automatico

Inoltre, per automatizzare il processo di vendita, è possibile utilizzare diverse soluzioni di marketing automation che consentono di pianificare, gestire e monitorare le attività di marketing digitale, come l’invio di email, la creazione di landing page, l’analisi dei dati e l’automazione dei flussi di lavoro.

 

 

Chatbot, aiutami tu!

Un altro strumento importante è l’utilizzo di chatbot, che consentono di automatizzare la gestione dei contatti dei clienti, fornendo risposte immediate a domande frequenti e supportando i clienti nella fase di acquisto e post-vendita.

 

Activity trackers, please! 

Gli strumenti di gestione delle attività sono utilissimi, perché consentono ai venditori di gestire le attività quotidiane, come appuntamenti, chiamate e follow-up. Un buono strumento di gestione dei tasks e delle attività costituisce un grande alleato per tutta la forza vendita. Con o senza automazione delle vendite, questo è un pezzo che non deve mai mancare in un’azienda. 

 

Allora mi richiami tu?

Il software di automazione delle chiamate è uno strumento che permette di automatizzare le attività di chiamata, richiamata, primo contatto. Questo aiuta tantissimo la forza vendite e permette di monitorare le interazioni dei clienti, per migliorare la loro esperienza. 

 

Lead generation, con SEM e SEO

Infine, per automatizzare il processo di vendita è possibile utilizzare anche soluzioni di lead generation, come l’utilizzo di annunci pubblicitari su Google o sui social media, che permettono di generare contatti qualificati e di indirizzarli verso il processo di vendita. A quanto detto prima si aggiungono anche attività di SEO organico, come la gestione di un corporate blog di successo, la creazione di pagine (sul sito corporate) ottimizzate per i motori di ricerca, la pubblicazione di articoli su altri siti e blog di settore, e via dicendo… 

 

Metodologie di sales automation

Qui di seguito vediamo alcune tecniche e alcune metodologie che ben si sposano con la sales automation. Alcune di esse funzionano anche da sole, eh.. ma ormai lo sapete, perché lo ripetiamo spesso: l’integrazione di canali e risorse è la chiave per il miglioramento dei risultati aziendali! 

Sales automation, meglio se “data-driven”

Per quanto riguarda le metodologie, è fondamentale adottare un approccio data-driven, basato sull’analisi dei dati, per ottimizzare il processo di vendita. È necessario monitorare costantemente i dati dei clienti e delle loro attività per individuare i punti di forza e di debolezza dell’azienda, individuare le opportunità di miglioramento e adattare il processo di vendita alle esigenze dei clienti.

 

Automazione delle vendite “customer-oriented”

Inoltre, è importante adottare un approccio orientato al cliente, ponendo il cliente al centro del processo di vendita e utilizzando la sales automation per offrire un’esperienza personalizzata e di qualità ai clienti. 

 

In compagnia la sales automation è migliore

Infine, è importante coinvolgere tutto il team di vendita nell’implementazione della sales automation, fornendo formazione e supporto per garantire una corretta applicazione delle metodologie e degli strumenti.

 

Un cliente da 10 e lode!

Il lead scoring (valutazione del cliente) è una metodologia che consente di assegnare un punteggio ai potenziali clienti, in base alle loro azioni, comportamenti e interessi. Questo aiuta a capire su quali lead è meglio intervenire, perché più interessati ad un prodotto, o alla ricezione di materiali di marketing. 

 

 

Il percorso del cliente

La sales pipeline management è una metodologia che consente di gestire il processo di vendita, dal contatto iniziale del cliente alla chiusura della vendita, assegnando al contatto vari “stati”, a seconda di come si comporta, delle informazioni che richiede o fornisce. Il modo in cui le persone interagiscono con l’azienda, con i venditori, con i contenuti di sito e blog fa sì che possano essere interessati, interessati ad informazioni di marketing, in attesa di ricevere un preventivo, in attesa di accettare un preventivo, e così via…

 

Segmentare in questo modo il proprio pubblico e, di conseguenza, i messaggi che si inviano ad ogni segmento, consente di fidelizzare i già clienti e di fornire, agli indecisi, informazioni cruciali, che potrebbero (auspicabilmente) trasformarli più facilmente in nuovi, entusiasti clienti dell’azienda

 

 

Automatizzare le vendite, insieme.

Hai bisogno di un partner che ti guidi e ti consigli nel percorso di integrazione della sales automation all’interno della tua azienda? Parliamone! Saremo felici di raccogliere le tue esigenze e di offrirti le nostre migliori soluzioni.

Strategie e Tecniche per un Blog Aziendale di Successo

I blog sono una delle più grandi risorse online per informazioni, contenuti e servizi

La gestione di un blog richiede la comprensione di come funzionano le piattaforme di blog, gli strumenti per promuovere i contenuti, le tecniche di creazione di contenuti di qualità e le strategie di marketing. 

Con questo articolo, esamineremo alcuni degli strumenti, delle tecniche e delle strategie nella gestione di un blog di successo.

Gestire un blog, dalle fondamenta alle idee. Il blog management

Gestire un blog: dalle fondamenta alle idee. Il blog management

Blog (nel caso servisse una definizione)

Un blog è un sito web che contiene “post regolari, scritti in modo informale, su un argomento specifico”, come vedremo tra poco.
Un’azienda che decide di gestire un blog può beneficiare di una maggiore visibilità online e di un aumento delle vendite

Utilizzando un blog come mezzo per fare brand awareness e inbound marketing, un’azienda può raggiungere nuovi clienti e fidelizzare quelli esistenti, aumentando la propria autorevolezza nel settore.


Il blog esiste dal 1999…

Il termine “blog” è stato coniato nel 1999 da Jorn Barger, un americano, che utilizzò la parola “weblog” per descrivere il suo sito web personale in cui documentava le sue scoperte in internet. Successivamente il termine è stato abbreviato in “blog” e si è diffuso per descrivere una categoria di siti web che contengono post regolari, scritti in modo informale, su un argomento specifico.


Ha ancora senso aprire un blog nel 2023?

Ancora oggi, nel 2023, aprire un blog può essere una scelta vantaggiosa per le aziende

Tra i vantaggi che un blog può portare ad un’azienda, in particolare per quanto concerne la sua presenza online, figurano i seguenti: 

  • maggiore visibilità online
  • aumento delle vendite (a seguito di un aumento del traffico su un e-commerce, ad esempio)
  • miglioramento del rapporto tra marchio e consumatori (un blog, ad esempio, può contribuire a costruire relazioni con i clienti, attraverso contenuti di valore e interessanti)

Inoltre, come è facile immaginare, un blog può essere utilizzato come strumento di inbound marketing per attrarre potenziali clienti verso il sito web dell’azienda e aumentare la propria autorevolezza nel settore. 

Naturalmente, affinché quanto scritto sopra si verifichi, è importante che un blog sia gestito in modo professionale, ovvero: con un piano editoriale e una strategia di marketing chiari e definiti.

Qui di seguito proveremo a delineare alcune strategie di blogging dalle quali la vostra azienda potrebbe cominciare la propria attività di content marketing e, da qui, migliorare il proprio posizionamento SEO e migliorare l’acquisizione di clienti tramite il posizionamento di contenuti nelle SERP dei motori di ricerca. 

 

le strategie per un blog aziendale

Strategie

Esistono una varietà di strategie che devono essere prese in considerazione quando si gestisce un blog. Un blog è parte essenziale di una strategia di Digital Marketing (a proposito, se volete conoscere i trend 2023, date un’occhiata a questo articolo).

  • È importante definire un pubblico di riferimento, ad esempio, così da poter creare contenuti di qualità in linea con le aspettative dei lettori.
  • È importante creare una presenza online attraverso la creazione di contenuti su altre piattaforme (altri siti, blog di partner, testate giornalistiche, ecc.) e la promozione del blog sui social media (Instagram o TikTok, Facebook o Linkedin, a seconda di quanto previsto dalla vostra strategia di Social Media Marketing). 
  • È importante mantenere una buona frequenza di aggiornamento dei contenuti del blog, per mantenere i lettori interessati e assicurarsi che i contenuti siano aggiornati e pertinenti.

 

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Gestire un blog aziendale: aspetti tecnici

 

Gestire un blog aziendale: aspetti tecnici

Scelta dell’hosting

La scelta dell’hosting per un blog aziendale è fondamentale per garantire la velocità e la stabilità del sito. Un’opzione di hosting inadeguata può portare a problemi di carico lento, interruzioni del servizio e difficoltà nell’accesso al sito da parte dei visitatori. Per questo motivo, è importante valutare attentamente le diverse opzioni di hosting disponibili e scegliere quella più adatta alle esigenze dell’azienda.

Esistono diverse opzioni tra cui scegliere, come l’hosting condiviso, dedicato e VPS.

  • Hosting condiviso: un’ottima opzione per i blog aziendali di piccole dimensioni,
  • Hosting dedicato o VPS: più adatto per i blog con un alto volume di traffico e una maggiore necessità di risorse.

Il consiglio è quello di valutare le esigenze specifiche del proprio blog e di scegliere l’opzione di hosting che meglio si adatta alle esigenze dell’azienda.

Scelta della piattaforma

La scelta della piattaforma per la creazione di un blog aziendale è fondamentale per la gestione e la personalizzazione del sito. La piattaforma scelta può influire sull’aspetto estetico del blog, sulle funzionalità offerte, e sulla facilità di gestione del contenuto

Esistono diverse piattaforme di blogging disponibili, tra cui WordPress, Blogger, Tumblr e Squarespace. Di seguito approfondiamo brevemente le peculiarità di quelle menzionate, lasciando però a voi la ricerca di quella più adeguata (anche sulla base di eventuali tecnologie già impiegate nel sito aziendale):

  • WordPress è una delle piattaforme più popolari e flessibili, che offre una vasta gamma di temi grafici e plugin per personalizzare il blog.
  • Blogger e Tumblr sono piattaforme più semplici, perfette per i blog aziendali di piccole dimensioni. Se intendete percorrere questa strada, allora date un’occhiata anche a Medium.
  • Squarespace, invece, è una piattaforma di design professionale, ideale per i blog aziendali con una forte enfasi sull’estetica. 

Il consiglio è quello di valutare le esigenze specifiche del proprio blog e di scegliere la piattaforma più adatta alle esigenze dell’azienda. Inoltre, è importante scegliere una piattaforma facile da gestire e personalizzare, per garantire che il blog sia efficiente e funzionale, e capace di implementare le principali soluzioni per il monitoraggio del traffico e dei dati relativi al comportamento degli utenti (utilissimi per ottimizzare le strategie in atto, comprendere meglio le User Personas, creare contenuti sempre più pertinenti, in futuro…). 

Aspetti creativi nella gestione del corporate blog

Aspetti creativi nella gestione del corporate blog

Per creare contenuti di qualità, è importante comprendere i principi di scrittura (in generale) e i principi della scrittura SEO (in particolare): 

  • La ricerca, la sintesi, l’organizzazione e l’utilizzo di parole chiave sono tutti elementi importanti da considerare.
  • La scrittura del contenuto vero e proprio (che non è mai soltanto “produzione testuale”, ma utilizzo di espedienti retorici, creatività, elementi estetici che trascendono la semplice scrittura e diventano, in qualche modo, elementi di marketing veri e proprio, nel momento in cui sono finalizzati ad aumentare il coinvolgimento delle persone). 
  • La revisione e la modifica dei contenuti, prima della messa online (per evitare errori) e dopo la messa online (perché internet è un mondo in costante evoluzione e un blog è un luogo nel quale è bene tornare spesso, per ritoccare, integrare, arricchire anche contenuti molto vecchi, per renderli nuovamente attuali e pertinenti con il momento presente). 

Inoltre, è importante assicurarsi di creare contenuti pertinenti rispetto al tema del blog. È necessario sapere quali argomenti interessano i lettori e quali contenuti possono aiutare a soddisfare le loro esigenze. Questo può aiutare a garantire che i contenuti siano di qualità e pertinenti rispetto ai lettori. Inoltre, è importante assicurarsi che i contenuti siano aggiornati e pertinenti rispetto all’argomento scelto.

Il piano editoriale

Per quanto riguarda la gestione di un piano editoriale, gli strumenti come Trello o Evernote possono aiutare a pianificare i contenuti, assegnare compiti e tenere traccia dei progressi. 

Inoltre, gli strumenti di gestione dei contenuti come Hootsuite o Buffer possono aiutare a programmare e condividere i post sui social media.

Scrittura dei contenuti

Per quanto riguarda la scrittura dei contenuti, è importante trovare nuove idee per i post del blog attraverso la ricerca sui social media, la partecipazione a forum e gruppi di discussione del settore e la lettura di altri blog. 

Per creare testi di qualità, è importante scrivere in modo chiaro, conciso e coinvolgente, utilizzando immagini e video per arricchire il contenuto

Inoltre, è importante ottimizzare i contenuti per i motori di ricerca (il SEO copywriting al quale accennavamo poco fa) utilizzando parole chiave pertinenti e creando titoli accattivanti.

Qui di seguito riportiamo una semplice checklist che può tornare utile a chiunque stia decidendo di lanciarsi nell’avventura di gestire il proprio blog aziendale: 

 

01.   Scegli un argomento di interesse per il tuo pubblico:

l’argomento deve essere interessante e rilevante per il tuo pubblico per assicurare che il tuo articolo venga letto e condiviso.

 

02.   Fai ricerche sul tuo argomento:

Utilizza diverse fonti per raccogliere informazioni sull’argomento e assicurati di verificare l’accuratezza delle informazioni. Tieni traccia delle fonti, organizzale e custodiscile come se fossero la cosa più preziosa di questo mondo, perché… una buona fonte di conoscenza è davvero tra le cose più preziose che si possano incontrare online! 

 

03.   Crea un piano editoriale:

Organizza le informazioni raccolte in un piano editoriale e struttura il tuo articolo in modo da presentare le informazioni in modo chiaro e coerente.

 

04.   Utilizza un tono di scrittura adeguato:

Il tono di scrittura deve essere professionale ma anche facile da capire e coinvolgere il lettore.

 

05.   Utilizza immagini e multimedia:

L’utilizzo di immagini e multimedia come infografiche, video e fotografie, può aiutare a rendere l’articolo più interessante e facile da comprendere. Fai anche uso di link e di allegati, se questi costituiscono un reale vantaggio per i tuoi lettori. Non depistarli nel loro processo di lettura, ma arricchiscilo con contenuti preziosi! 

 

06.   Ottimizza i contenuti per i motori di ricerca:

Utilizza parole chiave pertinenti e ottimizza il tuo articolo per i motori di ricerca, per aumentare la visibilità del tuo sito, rispettando le regole base del SEO e, in particolare, configura Page Title e meta description e fai uso di headings. 

 

07.   Rivedi e modifica:

Prima di pubblicare l’articolo, assicurati di rivederlo e modificarlo per eliminare eventuali errori di ortografia e grammatica.

 

08.   Promuovi il tuo articolo:

Una volta pubblicato, promuovi il tuo articolo attraverso i canali social media e email marketing per aumentare la portata e il tuo engagement. Perché, se è vero che il blog promuoverà il tuo brand e la tua azienda, è anche vero che, sempre più spesso, una strategia di Digital Marketing si compone di vari tasselli che cooperano in modo sinergico: i social spingono il blog, il blog promuove il sito, il sito promuove i social… e così via. Ogni parte è parte di un tutto organico, coeso, coerente. 

 

Ricorda che un articolo ben scritto e ben strutturato è uno strumento efficace per raggiungere e coinvolgere il tuo pubblico, aumentare la visibilità del tuo sito e migliorare la reputazione della tua azienda.

la scrittura dei contenuti

 

Commenti dei lettori

Per quanto riguarda la gestione dei commenti dei lettori, è importante utilizzare strumenti per moderare e gestire i commenti in modo da garantire che siano pertinenti e di qualità. Questo può aiutare a creare una community attiva e coinvolgente intorno al blog, aumentando la fidelizzazione dei lettori e la visibilità del blog.

 

Promozione e monitoraggio del blog aziendale

Come promuovere il corporate blog?

Per quanto riguarda la promozione del blog, la collaborazione con altri blog del settore e il social media marketing sono ottime strategie per aumentare la visibilità del blog e raggiungere un pubblico più ampio. 

Ad esempio, la creazione di partnership con altri blogger e la condivisione dei contenuti sui social media possono aiutare a raggiungere un pubblico più ampio e aumentare il traffico sul blog.

Monitorare i risultati generati dal blog

Per monitorare le performance del blog, è importante utilizzare strumenti di analisi come Google Analytics. Questi strumenti possono aiutare a identificare le fonti di traffico, a monitorare le statistiche di visualizzazione delle pagine e a ottenere informazioni sull’audience, come il loro comportamento e le loro preferenze. 

Utilizzando questi dati, è possibile ottimizzare i contenuti e la strategia di marketing per raggiungere i propri obiettivi.

Promozione e monitoraggio del blog aziendale

 

Conclusione: creiamo un blog?

La gestione professionale di un blog richiede la scelta degli strumenti adatti, la creazione di contenuti di qualità e una buona promozione dei contenuti. Utilizzando questi strumenti e tecniche, un’azienda può ottenere una maggiore visibilità online e aumentare le vendite.

 


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Visual Thinking: come può migliorare il tuo marketing e il tuo business

Il pensiero che procede per immagini

Il visual thinking è una tipologia di comunicazione che trasforma concetti, idee o programmi in immagini. In altre parole, permette di rappresentare visivamente le informazioni, la conoscenza ed i processi, semplificandone la comprensione e la memorizzazione.

Questa tecnica viene spesso utilizzata in ambito didattico, ma può rivelarsi altrettanto utile nell’ambito aziendale, soprattutto per lo sviluppo di idee e soluzioni innovative.

 

Introduzione: dal design thinking al visual thinking

 

Introduzione: dal design thinking al visual thinking

Il visual thinking è uno dei pilastri del design thinking, un approccio creativo che si basa sulla costruzione di soluzioni partendo dalle esigenze degli utenti. Questo metodo si presta particolarmente bene all’ambito aziendale, dove l’obiettivo principale è quello di soddisfare le esigenze dei clienti e sviluppare soluzioni innovative che possano far crescere il business.

In questo articolo approfondiremo il visual thinking e il suo utilizzo in ambito aziendale, analizzando di cosa si tratta, perché è utile e come può essere determinante per lo sviluppo di un’azienda.

 

Cos'è il visual thinking

Cos’è il visual thinking

Il visual thinking consiste nell’utilizzo di immagini, disegni e simboli per rappresentare concetti complessi e schemi logici.

Questa tecnica consente di rappresentare in modo chiaro e intuitivo idee e concetti che altrimenti potrebbero risultare difficili da comprendere.

 

La teoria della doppia codifica

Il visual thinking si basa sulla teoria della doppia codifica di Allan Paivio, secondo cui le immagini e i concetti verbali sono elaborati in modo diverso dal nostro cervello.

La teoria è molto affascinate e, ovviamente, molto complessa. Pertanto, riportiamo di seguito soltanto due stralci, citando le fonti dalle quali abbiamo attinto.

Secondo la teoria del doppio codice, esistono due sistemi di codifica dell’informazione, nettamente distinti: uno relativo all’individuazione ed elaborazione degli oggetti o eventi non verbali, l’altro relativo agli aspetti verbali […]

E, ancora:

I due sistemi di codifica di Paivio, sono correlati fra di loro, in maniera biunivoca, per cui l’informazione presente in uno dei due sistemi di codifica può attivare un processo nell’altro, attraverso delle connessioni referenziali, e viceversa; più in particolare, la descrizione verbale di un oggetto può generare un’immagine mentale e, viceversa, un’immagine mentale può condurre ad una descrizione verbale

(Fonte delle citazioni: https://it.wikipedia.org/wiki/Allan_Paivio#La_teoria_del_doppio_codice)

la teoria della doppia codifica

 

Le immagini elaborate grazie al visual thinking hanno il vantaggio di agevolare una migliore comprensione dei concetti. Quando sono chiare, semplici e intuitive da leggere, suscitano maggior attenzione da parte del pubblico. Il carattere meno rigido e più ludico delle immagini incoraggia la partecipazione rispetto a forme più tradizionali di comunicazione informativa. Infine, è bene ricordare che le immagini sono in grado di creare empatia. La grafica agevola un legame più autentico tra chi produce il contenuto e chi lo fruisce, perché oltre a trasmettere informazione veicolano emozione e, quest’ultima, è qualcosa di potentissimo quando si cerca di apprendere qualcosa (o, perché no, quando si cerca di persuadere qualcuno di qualcosa… ma questo è argomento per un altro articolo, magari…)

Il visual thinking consente anche di facilitare la memorizzazione. Le illustrazioni vengono ricordate più facilmente dal nostro cervello rispetto ai concetti verbali. Secondo la teoria della doppia codifica di Allan Paivio, quando leggiamo solo il testo, tre giorni dopo ricordiamo circa il 10% delle informazioni, invece nel caso ci fossero immagini pertinenti la percentuale potrebbe salire al 65%.

 

Il visual thinking, nelle aziende e nel marketing

Quando si tratta di marketing, il visual thinking può aiutare a sviluppare nuove idee e strategie, grazie all’utilizzo di tecniche e strumenti che consentono di visualizzare il proprio pensiero e, quindi, di renderlo più fruibile per gli altri (e per se stessi). Tra le varie modalità esistenti, riportiamo qui di seguito quelle che hanno maggiormente attirato la nostra attenzione:

Design Thinking Canvas

Una delle tecniche di visualizzazione più utilizzate è il canvas del design thinking. Il canvas è uno strumento visuale che aiuta a rappresentare l’intero processo di sviluppo del prodotto o della strategia. Ci sono diverse varianti del canvas del design thinking, ma tutti hanno lo stesso obiettivo: aiutare a strutturare le idee e a visualizzare il processo di creazione del prodotto o della strategia.

Il canvas è diviso in diverse sezioni, ognuna delle quali rappresenta una fase diversa del processo di sviluppo. Ad esempio, ci potrebbe essere una sezione per la comprensione del cliente, una sezione per l’ideazione, una sezione per la progettazione e così via. Ogni sezione contiene una serie di domande e prompt che aiutano a generare idee e a strutturare il processo.

Il canvas del design thinking è utile perché fornisce una struttura visuale che consente di capire meglio l’intero processo di sviluppo. Aiuta anche a rimanere concentrati sui risultati desiderati, a capire i punti di forza e di debolezza del prodotto o della strategia, e a sviluppare idee per migliorare o perfezionare il prodotto o la strategia.

 

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La tecnica dello Sketchnoting

Un’altra tecnica di visualizzazione comune è lo sketchnoting, che consiste nell’annotare le informazioni visivamente, invece che solo testualmente.

Lo sketchnoting è utile perché aiuta a organizzare le informazioni in modo chiaro e visivo, e rende più facile rivedere le note in seguito. Inoltre, le immagini possono essere memorizzate più facilmente rispetto al testo, il che significa che le informazioni potrebbero essere ricordate più a lungo.

 

La tecnica del Mind mapping

Un altro modo in cui il visual thinking può aiutare il marketing è attraverso le mappe mentali.

Le mappe mentali sono diagrammi che aiutano a organizzare le informazioni in modo visuale. Sono utilizzate per generare idee, organizzare le informazioni, pianificare progetti e risolvere problemi.

Le mappe mentali possono essere utilizzate in qualsiasi fase del processo di marketing, dalla pianificazione della strategia alla creazione del contenuto.

Una mappa mentale è costituita da un nucleo centrale che rappresenta il tema principale, e da rami che si diramano dal nucleo centrale e rappresentano idee correlate. Ogni ramo può a sua volta ramificarsi ulteriormente in sottorami. Le mappe mentali possono essere create a mano o con l’aiuto di software specifici, come MindNode o XMind.

Le mappe mentali sono utili perché consentono di organizzare le informazioni in modo visivo, rendendo più facile rivedere e comprendere le idee. Inoltre, sono flessibili e possono essere utilizzate in qualsiasi fase del processo di marketing. Ad esempio, possono essere utilizzate per sviluppare idee di contenuti, pianificare una campagna pubblicitaria o per strutturare un piano di marketing completo.

Visual Thinking: esempi di utilizzo nelle aziende

Visual Thinking: esempi di utilizzo nelle aziende

Il visual thinking è un’importante risorsa per le aziende che desiderano sviluppare idee creative e soluzioni innovative. L’uso di diagrammi, mappe mentali e altri strumenti visivi può aiutare a organizzare le idee, a comunicare le informazioni in modo efficace e a sviluppare soluzioni che incontrino le esigenze del cliente.

Qui di seguito riportiamo alcune situazioni nelle quali fare ricorso al visual thinking può aiutare a fluidificare i processi (di gestione, di progettazione, di sviluppo), rendendoli più chiari e più fruibili per tutti gli stakeholder.

 

Mappare le idee dei clienti

Le mappe mentali sono anche un modo per visualizzare le idee dei clienti. Invece di scrivere a mano o digitare note, gli intervistatori possono utilizzare mappe mentali per registrare le risposte dei clienti in modo visivo. Ciò rende più facile per gli intervistatori vedere le connessioni tra le risposte dei clienti e utilizzarle per sviluppare campagne di marketing più efficaci.

 

Sviluppare un piano marketing

Il visual thinking può anche essere utilizzato per sviluppare il piano di marketing di un’azienda. Ad esempio, l’utilizzo di un canvas di design thinking può aiutare a organizzare le idee, i concetti e le strategie in un formato visivo che può essere facilmente compreso da tutti i membri del team. Il canvas di design thinking è un’ottima soluzione per le aziende che desiderano sviluppare strategie di marketing innovative e creative. Consiste in un set di domande, divise in sezioni, che aiutano il team a definire l’obiettivo, il pubblico di riferimento, i canali di marketing e molto altro. Questo processo aiuta il team a concentrarsi sui bisogni del cliente e a sviluppare soluzioni che incontrino le loro esigenze.

sviluppare un piano marketing

 

Rappresentare le informazioni aziendali

Il visual thinking può anche essere utilizzato per la presentazione delle informazioni aziendali, come presentazioni, report o brochure. Un report o una presentazione visivamente accattivante e organizzata è più probabile che attiri l’attenzione del pubblico e li tenga impegnati durante l’intera presentazione. L’uso di immagini, grafici e diagrammi può aiutare a comunicare i dati in modo più efficace e visivo.

 

Supportare lo sviluppo di prodotti / servizi

Infine, il visual thinking può essere utilizzato per lo sviluppo di prodotti e servizi. L’uso di mappe mentali e canvas di design thinking può aiutare a sviluppare soluzioni innovative che incontrino le esigenze del cliente. Le mappe mentali possono aiutare a identificare le aree di miglioramento e a trovare soluzioni creative a problemi esistenti. Inoltre, l’utilizzo di disegni e modelli può aiutare a visualizzare come un prodotto o servizio funzionerà e come sarà utilizzato dai clienti.

Supportare lo sviluppo di prodotti / servizi

 

Perché portare il visual thinking nelle aziende? 

Il design thinking è un approccio creativo che aiuta a risolvere problemi complessi in modo innovativo e funzionale. I vantaggi del design thinking sono molteplici e riguardano diverse fasi del processo di ideazione e progettazione, tra cui:

 

Sintetizzare e semplificare i contenuti:

le immagini utilizzate a scopi aziendali, come diagrammi, mappe concettuali e infografiche, permettono di rappresentare concetti, dati e flussi in modo sintetico e facilmente comprensibile.

Approccio dinamico:

le immagini sono più dinamiche rispetto a un documento Word o a un blocco di note, in quanto è possibile rimodulare e modificare il loro contenuto in modo agile e veloce.

Schematizzare strategie complesse:

le immagini aiutano a schematizzare strategie complesse e a semplificare la comprensione, facilitando l’apprendimento e la messa in pratica.

Visione d’insieme:

le immagini forniscono una visione d’insieme quando si deve prendere una decisione, aiutando a comprendere la situazione nella sua completezza.

Soluzione dei problemi:

le immagini aiutano a mettere a fuoco la soluzione migliore al problema, supportando il pensiero laterale e la creatività.

Prospettiva diversa:

le immagini offrono una prospettiva diversa della situazione analizzandone sia il dettaglio sia il quadro d’insieme, consentendo di esplorare nuove possibilità.

Miglioramento della comunicazione:

le immagini migliorano la comunicazione e rendono le riunioni più coinvolgenti, partecipative ed efficaci, consentendo di presentare idee e progetti in modo più accattivante ed efficace.

 

perché portare il visual thinking nelle aziende

 

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Approfondimenti e riferimenti bibliografici

Teoria della doppia codifica, approfondimenti

Per chi volesse approfondire affascinante argomento della teoria della doppia codifica, rimandiamo al seguente link, per cenni storici ed enciclopedici (oltre alla già citata e immancabile WikiPedia):

Per approfondire ulteriormente la teoria vera e propria, invece, rimandiamo alle seguenti fonti:

 

Sketchnoting: prendere appunti con le immagini

Se volete approfondire la tecnica dello Sketchnoting, iniziate sempre dalla immancabile Wikipedia, ma non fermatevi lì:

Per comprendere meglio questa tecnica, anche detta “Visual Notetaking” (letteralmente, “prendere appunti visivi”), consultate anche il seguente link (ricco di riferimenti bibliografici, per i super appassionati del tema):

 

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Social Media Marketing: i trend del 2023

Li abbiamo usati ogni giorno, negli anni passati. Sono diventati sempre più importanti nella vita delle persone e delle aziende. E sono destinati a crescere, almeno nel corso del 2023. 

Stiamo parlando dei Social Media e dei Social Network che, nel 2023, saranno pervasi da tanti nuovi trend dei quali è bene che le aziende siano consapevoli, per poterli sfruttare al meglio per la crescita del proprio business. 

Prima di iniziare, però, è giusto fare una premessa che inquadri la situazione generale e che definisca come, per tutti i Social Media, il contenuto originale e lo UGC (acronimo per User Generated Content, ovvero: contenuto generato dagli utenti ) stiano diventando sempre più importanti per i creatori e per i brand. Inoltre, anche l’aumento dell’uso di parole chiave e di tecniche SEO all’interno dei Social Network è qualcosa che dovrà tenersi sempre più in considerazione. 

Quindi, chiarito che anche per il 2023 il contenuto sarà King, ma anche Queen (parafrasando un famoso modo di dire), lanciamoci nell’esplorazione dei Social Media Trends del 2023

Due ragazze che guardano i loro cellulari

 

Le piattaforme da tenere sott’occhio

 

TikTok continuerà a dominare

Ci aspettiamo che TikTok continui a dominare lo spazio dei social media. Le aziende stanno iniziando a utilizzare l’app per raggiungere nuove audience e mostrare la loro personalità di marca. Inoltre, altre piattaforme stanno prendendo spunto dalle funzionalità di TikTok per creare contenuti “snackable” e attrarre la generazione TikTok. Ad esempio… (leggete sotto). 

 

YouTube, sempre più Shorts

Secondo Adweek, le visualizzazioni su YouTube Shorts hanno generato una media di 30 miliardi di visualizzazioni al giorno

I creatori che postano su Shorts riescono ad attirare più spettatori ai loro contenuti di lunga durata e aumentare il loro numero di abbonati. Inoltre, con le future opportunità di monetizzazione di YouTube per gli Shorts, la piattaforma ritornerà come una scelta obbligata per i creatori.

 

Creatori, anche su LinkedIn 

LinkedIn è più vecchio di Facebook. Allora perché è sulla nostra lista di tendenze social da tenere d’occhio nel 2023? I creatori stanno prendendo la piattaforma, infondendo personalità nei loro post e distinguendosi come esperti nei loro rispettivi campi

Ci sono addirittura stati aumenti di “Power Users” di LinkedIn che assumono ghostwriter per creare contenuti per i loro fedeli seguaci

Se hai ignorato LinkedIn in passato, potrebbe essere il momento di riconsiderare questo vecchio, nuovo social! 

 

La generazione Z usa i social come motore di ricerca

Quasi la metà della Generazione Z usa TikTok e Instagram per la ricerca di contenuti, anziché affidarsi ai classici motori di ricerca.

Google terrà conto di questi cambiamenti nei comportamenti degli utenti? Sicuramente, ma al momento non ha ancora adottato un nuovo approccio o una nuova strategia.

Inoltre, attendiamo un aumento dell’utilizzo di strumenti di SEO per migliorare la visibilità dei contenuti sui social media.

Robot che utilizza il pc

 

Le tecnologie social del 2023

 

Sempre più qualità (video-fotografica)

Ci aspettiamo che le aziende investano sempre di più in immagini e video di qualità per attirare l’attenzione dei loro seguaci sui social media. Ma non solo, perché si prevede che a questi classici media si aggiungeranno anche AR e VR. Interessati? Leggete qui sotto…

 

Pronti per AR / VR?

La realtà aumentata (AR) e la realtà virtuale (VR) stanno diventando sempre più accessibili e utilizzabili per le aziende. Ci aspettiamo di vedere un maggior utilizzo di AR in pubblicità e nella creazione di esperienze di vendita immersive, mentre la VR potrebbe essere utilizzata per creare nuove modalità di formazione e per mostrare i prodotti in modo nuovo.

 

Le chat hanno fatto il bot! 

La messaggistica istantanea e i chatbot stanno diventando sempre più popolari come mezzo per le aziende di interagire con i clienti. Ci aspettiamo che le aziende utilizzino sempre di più questi strumenti per fornire supporto ai clienti, raccogliere feedback e persino condurre vendite.

 

L’ascesa delle Intelligenze Artificiali

La AI sarà sempre più diffusa e accessibile e supporterà aziende e creator nella produzione di contenuti multimediali di vario genere: dalla produzione testuale (script per video YouTube, micro-testi per Instagram, ecc.) alla creazione di immagini (di profilo, e o visual per post e pubblicazioni), alla realizzazione di brani musicali o di video completi di inquadrature, volti, controcampi. 

Anche se l’IA non potrà sostituire l’originalità e la creatività, la vedremo sempre più coinvolta all’interno dei processi creativi gestiti e organizzati da intelligenze umane.

Persona che registra un video per i social

 

Le social content strategy del 2023

 

La tendenza non fa più tendenza

Nel 2022, cavalcare le tendenze è stata una strategia chiave per crescere su TikTok e Instagram. Ma nel 2023, utilizzare solo audio di tendenza sta perdendo popolarità. Per distinguersi, prevediamo che i creatori e le marche incorporeranno sempre più contenuti originali nella loro strategia generale. 

Dai vlog di lunga durata alle conversazioni senza fronzoli su argomenti specifici, i contenuti video stanno già diventando più casuali e spontanei. Anche l’editing video sta diventando sempre più legato alla narrazione. 

La sfida ora è quella di fare in modo che il tuo video si distingua in un mare di copie. Quindi, ci aspettiamo di vedere un aumento delle marche e dei creatori che iniziano le loro “tendenze” utilizzando un audio popolare, ma mettendo il proprio tocco unico.

 

Il contenuto sarà creato dagli utenti (o quasi)

I contenuti generati dagli utenti (UGC) sono estremamente popolari tra i brand. 

Uno studio del 2021 ha rivelato che l’80% dei consumatori afferma che i contenuti generati dagli utenti hanno un forte impatto sulle loro decisioni di acquisto.

Ma non tutti i brand hanno una banca di contenuti UGC da utilizzare, né un team interno per creare foto che sembrino organiche. 

Ecco dove entrano in gioco i creatori di UGC. Essenzialmente, questi creatori vengono pagati per creare contenuti ispirati ai contenuti generati dagli utenti.

Al contenuto generato dagli utenti si aggiunge anche il contenuto generato dalla community, ovvero tutto quel sapere condiviso da persone accomunate da una o più caratteristiche che, adeguatamente esplorato, può portare grandi vantaggi a brand e aziende. Per questo, immaginiamo di vedere un aumento dell’utilizzo di sondaggi, concorsi e altre iniziative che incoraggiano gli utenti a creare contenuti, creando una maggiore engagement e coinvolgimento, ma anche generando tantissime informazioni utili per i brand che sapranno sfruttare queste opportunità. 

 

Influencer Marketing, il ritorno! 

L’Influencer Marketing è un trend in costante crescita e nel 2023 ci aspettiamo di vedere ancora più brand che utilizzano gli influencer per promuovere i loro prodotti e servizi. 

Ci aspettiamo anche di vedere un maggiore utilizzo di micro-influencer, che hanno una nicchia di seguaci altamente profilati e fedeli.

 

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Tre persone che lavorano insieme al computer

 

Social e persone, nel 2023

 

C’è bisogno di gente nuova sui social

Raggiungere nuove audience diventerà uno dei principali obiettivi delle aziende sui social media. Con l’aumento dell’acquisto online durante la pandemia, le aziende stanno pensando a come raggiungere nuove audience attraverso i social media, fidelizzare i clienti esistenti e migliorare il servizio clienti per garantire la fedeltà a lungo termine.

 

C’è bisogno di professionisti dei social 

Con l’aumento dell’importanza dei social media in diversi e molteplici aspetti del business, ci aspettiamo che le aziende assumeranno sempre più professionisti dedicati ai social media, per gestire e ottimizzare le loro presenze sui social media.

 

C’è un social per ogni cosa

Le aziende utilizzeranno ancor di più un approccio multicanale, per raggiungere i loro clienti sui social media. 

L’utilizzo di più piattaforme social (e web, aggiungiamo) consentirà alle aziende di raggiungere un pubblico più ampio o, meglio ancora, più segmenti di pubblico, a seconda del social network impiegato, potendo così espandere la propria presenza non solo dal punto di vista “territoriale”, ma anche “generazionale” e “culturale”. Perché ogni social ospita un pubblico diverso, parla con un suo codice e si rivolge a persone con ideali e visioni leggermente diverse

Essere consapevoli di tutto questo renderà le aziende molto più profittevoli, sui social network e nel mondo reale (sempre ammesso che si faccia ancora questa distinzione, visto che da anni i social hanno dimostrato di essere molto, molto reali). 

Grafica che rimanda all'idea di chiave per il futuro

 

Dati e valori tra i social trend 2023

 

Integrità e trasparenza

Con l’aumento della consapevolezza dei consumatori sui problemi sociali e ambientali, ci aspettiamo che le aziende siano sempre più trasparenti nella loro comunicazione sui social media e che mostrino la loro posizione su questioni sociali importanti, raccontando costantemente in che modo stanno lavorando per migliorare l’impatto ambientale delle loro attività, l’inclusività, la difesa dei diritti fondamentali di lavoratori e consumatori. 

Nel 2023 sarà fondamentale fare scelte. A volte difficili. E, poi, come sempre, bisognerà saperle raccontare a tutti, perché esse saranno parte integranti di quel set di valori che ogni brand deve coltivare al suo interno e nel rapporto con i propri consumatori e supporter.

 

Sempre più dati, sempre più importanti

Nel 2023 vi sarà un crescente utilizzo di strumenti di analisi dei dati, che saranno impiegati in molteplici attività, tra le quali meritano di essere menzionate le seguenti:

  • monitorare e ottimizzare le attività sui social media.
  • capire meglio il pubblico e modificare le strategie in atto per meglio andare incontro alle sue esigenze.
  • analizzare i dati demografici, le interazioni, i tassi di conversione.

Persona che registra un video professionale

 

Come sfruttare i Social Media nel 2023?

Conoscere i trend 2023 non basta! Come è possibile sfruttarli per ottenere ancora di più dai propri canali social e dal social media team della propria azienda

Qui di seguito elenchiamo per te alcuni suggerimenti grazie ai quali potrai cominciare, fin da subito, ad implementare la Social Media Strategy della tua azienda!

Se puoi, fai un video

  1. Dovresti sfruttare il video ogni volta che è ti possibile, poiché le persone amano molto i video, soprattutto i contenuti in diretta, che appaiono particolarmente autentici.
  2. Crea contenuti che ti aiutino ad entrare in relazione con le persone. Ad esempio, puoi evidenziare le storie dei clienti, parlare della missione o dello scopo più grande della tua azienda o raccontare una “giornata tipo” di uno dei tuoi dipendenti. In questo modo, potrai creare con il tuo pubblico un legame più profondo, capace di andare al di là del semplice prodotto o servizio. 
  3. Usa un tono informale, parlato, che faccia venire voglia di entrare in relazione e in confidenza con il tuo marchio. Potresti rivolgere domande ai tuoi follower o raccontare storie per aumentare i livelli di coinvolgimento. Infine, dovresti utilizzare elementi di design per creare contenuti accattivanti, come meme, gif, brevi video, quiz divertenti, infografiche e così via. 
  4. Il tuo pubblico apprezza la qualità rispetto alla quantità, quindi dovresti stabilire un programma in modo da pubblicare regolarmente contenuti, ma senza esagerare

Considera l’esplorazione di nuove piattaforme social inaspettate, per raggiungere persone nuove e, perché no, clienti che non ti saresti mai aspettato di poter incontrare.

 

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Content Strategy, quali sono le fasi e gli strumenti?

La strategia dei contenuti (in inglese Content Strategy) è un processo di pianificazione e creazione di contenuti digitali (siano essi testuali, grafici, video-fotografici, audio) che mira a raggiungere obiettivi aziendali specifici tramite un sistema di offerta di valore ai propri utenti.

Al di là di quello che un’azienda può offrire tramite canali (ormai) tradizionali, quali il sito web, il blog aziendale e i social, vi sono tante altre possibilità e, mai come in questo caso, il limite è quello della propria fantasia. 

Ecco di che cosa tratteremo in questo blog:

Una mano che tiene un megafono

Content Strategy: nuovi modelli e strategie innovative

Qui di seguito schematizziamo, in modo molto sintetico, alcune tipologie di contenuti che possono essere veicolati online (la loro pertinenza è data, naturalmente, dal tipo di azienda che decide di produrli, nonché dalla specifica strategia di digital marketing che si è deciso di porre in essere):

  • Blog Posts: interviste, approfondimenti, ricette, notizie, tutorial, consigli, storie personali…
  • Video: interviste, tutorial, recensioni, dimostrazioni, documentari, produzioni televisive, presentazioni…
  • Podcast: interviste, notizie, storie personali, tutorial, lezioni, recensioni…
  • Infografiche: statistiche, dati, timeline, mappe, diagrammi, grafici…
  • Contenuti social: post sui social media, foto, GIF, meme, sondaggi…
  • Contenuti di email marketing: newsletter, promozioni, aggiornamenti, inviti ad eventi…
  • White Papers: analisi, ricerche, opuscoli, guide, documenti tecnici…
  • Webinar: dimostrazioni, seminari, lezioni, conferenze…
  • E-Book: guide, manuali, libri di testo, romanzi, racconti…
  • Pagine web con contenuti ottimizzati per la SEO: in modo da apparire nelle prime posizioni dei motori di ricerca per argomenti rilevanti per il proprio business e per i propri clienti.

Prima di passare alla fase di produzione dei contenuti e lasciare, così, che la creatività abbia il sopravvento su tutto… è necessario fare un po’ di strategia! Ecco perché, qui di seguito, andremo a vedere di quali e quante fasi si compone il processo di Content Strategy. Per ognuna, forniremo un rapido approfondimento e qualche link per chi volesse avere ulteriori informazioni. Cominciamo!

Ragazza seduta per strada che lavora al pc portatile

 

Le fasi della Content Creation

La Content Strategy si compone di diverse fasi. In ognuna di essa ci si occupa di aspetti che sfociano – per ovvie ragioni – nella strategia di marketing, nell’analisi e nella ricerca. Naturalmente, vi è anche una fase dedicata alla Content Creation (la produzione vera e propria dei contenuti), ma essa costituisce solo uno dei passi richiesti per formulare una strategia basata sui contenuti che sia davvero efficace e ben costruita.

Gli step da seguire per realizzare contenuti sono i seguenti:

  1. Definire obiettivi e KPI per misurare il successo della strategia
  2. Individuare il target di riferimento
  3. Sviluppare un piano editoriale per la pubblicazione dei contenuti
  4. Creare un calendario dei contenuti
  5. Creare contenuti di qualità e di valore
  6. Generare contenuti interattivi
  7. Utilizzare l’analisi dei dati

Lo schema di Naxa con le fasi della content creation strategy

Andiamo a vedere le varie fasi una ad una.

Grafica di un metro che rimanda all'dea di misura dei KPI

Definire obiettivi e KPI per misurare il successo della strategia

È importante definire obiettivi chiari e misurabili per assicurarsi che la strategia di contenuti sia orientata ai risultati. I KPI (Key Performance Indicator) sono un modo utile per misurare i risultati della strategia. Si consiglia di monitorare costantemente i risultati e di utilizzare strumenti di misurazione per valutare i risultati. Le informazioni ottenute possono essere utilizzate per ottimizzare la strategia in futuro.

 

Persone che rappresentano il target di riferimento

Individuare il target di riferimento

Per individuare il target di riferimento, è importante analizzare le abitudini di consumo dei clienti target per comprendere meglio i loro interessi. I dati raccolti possono essere utilizzati per creare contenuti personalizzati. Si consiglia di testare contenuti diversi per ottenere i migliori risultati.

 

Due persone impegnate nello sviluppo di un piano editoriale per la pubblicazione dei contenuti

Sviluppare un piano editoriale per la pubblicazione dei contenuti

Un piano editoriale ben pianificato è essenziale per la distribuzione dei contenuti. È importante utilizzare una varietà di canali di distribuzione (social media, sito web, blog, etc.) per raggiungere il pubblico desiderato. Si consiglia inoltre di valutare le opportunità di marketing, come ad esempio le campagne di annunci a pagamento o le collaborazioni con influencer. Altri strumenti utili per la distribuzione dei contenuti includono piattaforme di terze parti, come Google Ads o Facebook Ads, e l’ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca (SEO).

 

Grafica che ricorda il calendario per la pianificazione dei contenuti

Creare un calendario dei contenuti

Un calendario dei contenuti è essenziale per gestire le tempistiche della strategia. Un calendario ben pianificato può aiutare a organizzare in modo efficiente la pubblicazione dei contenuti e a monitorare le metriche. Si consiglia di scegliere il momento migliore per pubblicare in base al proprio target (quando è attivo, quando è più disposto ad interagire con i contenuti), differenziando il calendario a seconda del canale al quale fa riferimento (blog o social network, nuovi contenuti sul sito o e-mail di marketing…).

 

Diamante che rimanda all'idea di creare contenuti di qualità e di valore

Creare contenuti di qualità e di valore

Di consigli come questo è pieno il web. E, per quanto questa frase sia divenuta un po’ troppo “abusata”, resta vera. A patto di comprendere il significato. 

Un contenuto è di valore quando:

  • dice cose che altri non dicono
  • spiega ciò di cui parla
  • è utile e non solo un mero riempitivo

Utile è ciò che gli utenti cercano, non ciò che piace ai motori di ricerca. I contenuti utili piacciono ai motori di ricerca solo perché le persone dimostrano di essere interessati a questi contenuti. Un contenuto è di valore se è pensato dalle persone per le persone, per andare incontro ad una esigenza, per risolvere un problema, per offrire una conoscenza unica e reale. Il resto… è rumore di fondo.

Un contento di valore è importantissimo per costruire una relazione con il proprio pubblico (e aumentare l’engagement). Perché questo accada, dopo una ricerca web e dopo aver cliccato su un titolo accattivante, le persone non devono sentirsi tradite dai contenuti che troveranno. Devono essere parole e frasi meritevoli della loro attenzione, prima ancora che meritevoli della prima posizione su Google.

Persona che utilizza lo smartphone che rimanda al concetto di generare contenuti interattivi

Generare contenuti interattivi

I contenuti interattivi possono aiutare a aumentare l’engagement e a coltivare relazioni più profonde con il pubblico. Gli esempi di contenuti interattivi includono quiz, sondaggi, sfide e giochi. Naturalmente, mai come in questo caso, il canale influisce molto su quello che si può (e non si può) realizzare. Un contento è interattivo quando richiede l’intervento dell’utente e, pertanto, si può andare dalla semplice CTA (chiama ora, scarica, invia) a qualcosa di più complesso, come un form per conoscere meglio il lettore, un mini-game per chi arriva sul sito, un contest proposto sui social… e via dicendo. È solo questione di affilare la propria creatività e fare tanto, tanto brainstorming!

Persone che analizzano dei dati

Utilizzare l’analisi dei dati

L’analisi dei dati può aiutare a comprendere meglio le abitudini dei consumatori e a generare contenuti più pertinenti. È importante monitorare costantemente le metriche per assicurarsi che la strategia sia in linea con gli obiettivi prefissati. Si consiglia di utilizzare l’analisi dei dati per comprendere le tendenze dei consumatori e valutare l’efficacia dei contenuti attraverso i KPI definiti in precedenza.

 

Gruppo di persone che discutono di content mangement

Content Strategy: ogni fase ha il suo strumento

Qui di seguito proviamo ad elencare tools e strumenti (ma anche metodologie e approcci) che possono rivelarsi utili in alcune delle fasi sopra descritte o, perché no, anche in più fasi contemporaneamente. Come vedrete, in alcuni casi parleremo di tools anche se, molto più spesso, si tratterà di “modi di procedere” e di “atteggiamenti” per i quali, in ogni caso, internet saprà fornire i nomi delle piattaforme e delle app più appropriate. Se evitiamo di fare nomi è solo perché questo mondo cambia ad una velocità impressionante, quindi non vogliamo suggerire servizi che, magari, risulteranno superati tra un mese, a differenza di un metodo che, invece, è destinato a durare molto, molto di più. Inoltre, crediamo molto nel fatto che ognuno debba trovare lo strumento più adatto a sé, al proprio modo di essere e, più banalmente, al proprio ambiente di lavoro (Windows, macOS, Linux…).

Calendari editoriali

I calendari editoriali sono strumenti utilizzati per pianificare in anticipo i contenuti che verranno pubblicati e per tenere traccia dei progressi. Possono essere utilizzati sia in formato digitale che cartaceo. I calendari editoriali possono essere utilizzati per pianificare i contenuti per un determinato periodo di tempo (ad esempio, per un mese o per un anno), e possono includere informazioni come il titolo del post, la data di pubblicazione, il tipo di contenuto e il canale di distribuzione

Questi strumenti possono aiutare a mantenere una programmazione regolare e a evitare di pubblicare contenuti troppo ravvicinati o troppo distanti nel tempo

Internet è letteralmente stracolmo di app e tools che assolvono a questo compito e, per gli amanti delle cose semplici, anche il caro, vecchio foglio di calcolo può andare bene…

 

Content Management System (CMS)

I Content Management System (CMS) sono strumenti utilizzati per creare, gestire e pubblicare i contenuti in modo efficiente. Esistono diversi CMS disponibili, alcuni dei quali sono open source e altri a pagamento. I CMS possono includere funzionalità come la creazione e la gestione degli articoli, la gestione delle categorie e delle etichette, la gestione dei commenti, la gestione dei media, la gestione dei permessi utente e la programmazione della pubblicazione.

Il calendario incontra il CMS: strumenti di pianificazione

Gli strumenti di pianificazione (spesso sono quelli propri dei social media, ma ne esistono anche per i blog e per le pagine web) sono utilizzati per pianificare in anticipo i post sui social media e di gestire più account in modo efficiente. Questi strumenti possono includere la programmazione dei post, la gestione delle conversazioni, l’analisi delle prestazioni dei post e la gestione delle campagne pubblicitarie sui social media. Sono molto utili perché, come abbiamo detto, fungono sia da CMS sia da calendario editoriale, consentendo di accorpare, in unico strumento, due funzioni molto, molto utili. Il fatto che, molto spesso, questi strumenti consentano l’accesso a più gestori dei contenuti li rende molto simili a degli strumenti di collaborazione…

Strumenti di collaborazione

Gli strumenti di collaborazione sono utilizzati per consentire a più persone di lavorare insieme su un progetto di contenuti, condividere documenti e file e tenere traccia dei progressi. Possono includere funzionalità come la gestione dei compiti, la gestione dei commenti, la condivisione dei documenti e la gestione delle revisioni. Questi strumenti possono aiutare a migliorare la comunicazione e la collaborazione all’interno del team e garantire che tutti i membri del team siano sempre informati sullo stato del progetto.

Raccolta e analisi dei dati

Gli strumenti di analisi dei dati sono utilizzati per raccogliere e analizzare i dati sull’audience e sulle prestazioni dei contenuti, in modo da comprendere meglio le esigenze del pubblico e ottimizzare la strategia in base ai risultati. Questi strumenti possono includere analisi del traffico del sito, analisi delle fonti di traffico, analisi dei tassi di conversione, analisi dei tassi di rimbalzo e analisi dei tassi di clic.

Ovviamente, ne esistono di specifici per i social network e di specifici per il web. Il consiglio è quello di usarne sempre più di uno, per poter avere più fonti di dati da incrociare e confrontare, per analisi più precise e… perché, in ogni caso, fa sempre bere una seconda opinione!

Gioco in scatola che rimanda al concetto di creazione di una content strategy

 

Vari modelli di Content Strategy

Come spesso accade, non c’è solo un modo di fare qualcosa. Lo stesso vale per la Content Strategy, per la quale vi sono diversi modelli (o approcci) che possono essere utilizzati a seconda delle esigenze dell’azienda. Qui di seguito elenchiamo i principali, descrivendoli per sommi capi. È superfluo specificare che, per ognuno di essi, può rendersi utile un approfondimento, qualora si decidesse di accoglierlo come modello di Content Strategy per la propria azienda.

Modello di Content Strategy basata su “buyer personas”

Si tratta di un modello che prevede la creazione di profili dettagliati dei propri utenti, chiamati “buyer personas”, che rappresentano i diversi tipi di clienti. In base a questi profili, si creano contenuti mirati alle esigenze e agli interessi di ogni persona, in modo da raggiungere in maniera mirata e personalizzata il proprio target di riferimento.

Modello basato sulla “customer journey”

Si tratta di un modello che prevede la creazione di contenuti in relazione alle diverse fasi del percorso d’acquisto del cliente. Ad esempio:

  • Durante la fase di awareness, si possono creare contenuti come articoli informativi, infografiche, webinar, podcast, webinar, video tutorial, e-book, guide o tutorial per introdurre i prodotti o servizi dell’azienda.
  • Durante la fase di considerazione, si possono creare contenuti come recensioni di prodotti, case study, comparazioni di prodotti, commenti e testimonianze di clienti soddisfatti.
  • Durante la fase di acquisto, si possono creare contenuti come offerte speciali, promozioni, coupon, demo, video dimostrativi, ecc.
  • Durante la fase di post-acquisto, si possono creare contenuti come tutorial, guide, podcast, webinar, video o e-book per far sì che i clienti siano soddisfatti del prodotto o servizio acquistato.

 

La Content Strategy dei “content pillars”

Consiste nel definire i temi principali su cui si vuole concentrare la propria comunicazione e creare contenuti in relazione a questi temi. I “content pillars” sono temi che rispecchiano la missione e i valori dell’azienda e che vengono ripresi in diversi formati e su diversi canali.

Modello di Content Strategy basato sui “topics”

Consiste nell’identificare i temi di interesse per il target di riferimento e creare contenuti in relazione a questi temi. In questo modo si può attirare l’attenzione degli utenti e migliorare l’engagement.

Persone che giocano e che rimanda al Content Strategy dei "content pillars"

Quali vantaggi per un’azienda?

Come abbiamo già accennato, una Content Strategy ben pianificata e implementata può aiutare l’azienda a raggiungere i propri obiettivi di business, aumentando la visibilità del brand e migliorando l’esperienza utente, fidelizzando i clienti e aumentando le conversioni. 

Tramite i contenuti, un’azienda può rendersi utile, ma anche autorevole, fino a diventare un punto di riferimento per i consumatori e, perché no, perfino per i competitor, diventando leader nell’ambito delle informazioni e del know-how del proprio settore o del proprio mercato.

Qui di seguito elenchiamo, per completezza, alcuni dettagli circa i vantaggi derivanti da una buona Content Strategy, aggiungendo un po’ di dettagli.

  1. Aumento del traffico sul sito: Creando contenuti di qualità e distribuendoli sui canali giusti, si può attirare l’attenzione degli utenti e aumentare il traffico sul proprio sito. Inoltre, una buona ottimizzazione dei contenuti per i motori di ricerca (SEO) può aiutare a migliorare la visibilità del sito nei risultati di ricerca e, di conseguenza, aumentare il traffico organico.
  2. Maggiore brand awareness: Creando contenuti rilevanti e di qualità, si può aumentare la consapevolezza del brand e migliorare la percezione degli utenti nei confronti dell’azienda. Inoltre, una buona distribuzione dei contenuti sui canali giusti può aiutare a raggiungere un pubblico più ampio e aumentare la portata del brand.
  3. Maggiore fidelizzazione dei clienti: Creando contenuti rilevanti e di valore per i propri clienti, si può migliorare l’esperienza utente e aumentare la soddisfazione dei clienti. Inoltre, una buona relazione con i propri clienti attraverso i contenuti può aiutare a creare un legame più forte con l’azienda e aumentare la fidelizzazione.
  4. Maggiore conversione dei lead in clienti: Creando contenuti che rispondano alle domande e alle esigenze dei propri clienti e che aiutino a risolvere i loro problemi, si può aumentare la fiducia degli utenti nei confronti dell’azienda e migliorare la conversione dei lead in clienti. Inoltre, una buona segmentazione dei contenuti può aiutare a raggiungere i lead giusti al momento giusto e migliorare le probabilità di conversione.

Ragazza che pensa

Content Strategy: saperne di più

Se il mondo della produzione dei contenuti vi affascina e cercate un partner che possa creare una Content Strategy adatta alla vostra azienda, contattateci! In fondo… non è proprio grazie a questo contenuto che siete incappati in noi? Vi aspettiamo!