Naxa è Google Premier Partner: siamo nel Top 3% in Italia

Abbiamo sempre dato il 100%.
E oggi siamo nel 3% dei migliori partner Google in Italia.

Siamo fieri di annunciare che Naxa si riconferma Google Premier Partner 2022.

Questo significa che ci rientriamo nel 3% dei migliori partner Google in Italia.

 

Scopri come far crescere la tua azienda con noi!

Parliamone insieme! 

 

Il programma Google Partners si rivolge ad agenzie pubblicitarie e terze parti che gestiscono account Google Ads per conto di altri brand o attività.

Google ha riconosciuto a Naxa gli importanti obiettivi raggiunti in questi anni nel marketing digitale. La grande G ha così deciso di conferire a Naxa lo status di Premier Partner nell’ambito del nuovo programma Google Partners.

Google con questa partnership si impegna a garantirci tutti gli strumentirisorse assistenza di cui abbiamo bisogno per aiutare i nostri clienti a raggiungere i loro obiettivi con Google Ads.

 

“Congratulazioni ai nostri Premier Partner per essersi classificati nel migliore 3% dei partner di Google. Si tratta di aziende che si sono distinte per l’impegno profuso nell’ampliare le proprie conoscenze sui prodotti, instaurare rapporti con nuovi clienti e aiutare gli attuali clienti a crescere. Siamo impazienti di offrire loro tutto il sostegno di cui hanno bisogno per consentire ai propri clienti di avere successo online.”

Davang Shah, Senior Director, Google Ads Marketing

 

Siamo davvero fieri di questo risultato!
Grazie a tutti, e grazie a noi!

 

Rivoluzione Cookie: cosa cambia nell’advertising online?

Oggi ci troviamo in una fase di transizione.

Dal 2023 diremo addio ai cookie di terze parti. Si sapeva dallo scorso anno, e ora sta ufficialmente accadendo.

Con l’accelerazione della trasformazione digitale del 2020, i dati provenienti dalle attività di comunicazione e marketing si sono diventati un vero e proprio patrimonio intangibile, straordinariamente prezioso. E come tali, essi necessitano di una sempre maggiore tutela.

Le differenze tra Cookie di terze parti e Cookie di prima parte

È quindi arrivato il momento per marketer e advertiser di investire sempre di più sui cookie di prima parte.

Ma cosa sono? 

La differenziazione tra cookie di prima parte e di terze parti è legata all’ente che li emette:

Cookie di prima parte

Hanno 2 caratteristiche:

  • Vengono creati e impiegati esclusivamente dal proprietario del sito web che li ha emessi
  • Non vengono mai trasferiti a terze parti

L’obiettivo di questi cookie è migliorare l’UI dell’utente, che viene riconosciuto quando visita il sito.
Ad esempio, per l’utente si potranno salvare prodotti a carrello o preferenze di navigazione, anche tra una sessione e l’altra.

I cookie di terze parti

  • Sono creati da domini diversi rispetto al sito di navigazione
  • Vengono impiegati per le attività di profilazione cross-site

Questi cookie sono sempre stati considerati essenziali per strategie di retargeting, attribuzione degli Adv, profilazione degli annunci e via discorrendo.

 

Rivoluzione Google dal 2023: cosa cambia?

Entro il 2023 Google Chrome non supporterà più i cookie utilizzati per tracciare la navigazione web degli utenti.

La ragione è semplice e intuibile: lavorare sull’aspetto della sicurezza, individuando nuove modalità per proteggere la privacy degli utenti.

Si tratta di un cambiamento molto importante per quanto riguarda il marketing digitale.

Basti pensare che questo è stato il metodo utilizzato negli ultimi 20 anni per dare vita ad attività di profilazione sempre più targhettizzate.

 

Chi prenderà il posto dei cookie di terze parti?

In un contesto tanto rivoluzionario è lecito farsi delle domande.

Cosa accadrà al momento della scomparsa dei cookie di terze parti? Chi prenderà il loro posto?

La risposta risiede nei nuovi sistemi di intelligenza artificiale, sempre più evoluti.

Questi si prenderanno carico di profilare gli utenti sulla base dei loro interessi, dei loro acquisti e delle loro abitudini. Tutto questo già a partire dal prossimo futuro,

Ma la novità più grande sta nel fatto che lo faranno direttamente dal browser.

 

La grande novità di Google: la Privacy Sandbox

Google sta introducendo un nuovo progetto: la Privacy Sandbox.

Nello specifico, la grande G sta implementando una soluzione composta da diverse API (Application Programming Interface), tra cui un browser con FLoC abilitato che funziona in questo modo:

  • Raccolta delle informazioni sulle abitudini di navigazione dell’utente
  • Assegnazione dell’utente a una coorte attraverso l’impiego di tecnologie AI
  • Raggruppamento nella medesima coorte di utenti con abitudini simili
  • Conservazione e analisi dei dati direttamente sul browser

Il colosso di Mountain View ha segnalato che il suo obiettivo primario è stabilire nuove modalità di raccolta di dati che siano più rispettose della privacy degli utenti.

Questa necessità è amplificata dai diversi “scivoloni digitali” a cui abbiamo assistito negli utlimi anni, che hanno finito col mirare la fiducia della comunità digitale. Alcuni esempi possono essere i leak di dati sensibili o l’utilizzo selvaggio dei cookie di terze parti da advertiser di ogni tipo.

Attualmente, Privacy Sandbox sta ancora individuando il perfetto equilibrio tra un’efficace protezione dei dati privati degli utenti e modelli di business basati sulla pubblicità che siano targettizzati ed efficaci.

Non è un obiettivo semplice, dal momento che si basa sul voler conciliare gli interessi di utenti, marketer, aziende, editori e autorità di regolamentazione.

Quali sono le conseguenze della Privacy Sandbox?

Con Privacy Sandbox Google renderà impossibile il tracciamento cross-site.

Lo eliminerà, spostando l’attenzione di editori ed inserzionisti sui cookie di prima parte.

Le conseguenze?

  • Gli utenti dovrebbero poter guadagnare un maggiore controllo sui loro dati personali
  • Gli annunci pubblicitari potrebbero essere meno personalizzati rispetto ad oggi
  • Editori siti web che ospitano advertising potrebbero avvertire un declino degli introiti, anche molto sensibile. Una simulazione di Google in questo senso parla di percentuali alte, anche fino al 64%.
  • Gli inserzionisti dovranno modificare totalmente il loro modello di business, individuando nuovi modi per comunicare con gli utenti e offrire user-interface (UI) sempre più personalizzate

 

Puntare ai cookie di prima parte: come fare?

Come si traduce tutto quello detto finora?

  • Gli editori dovranno investire budget più elevati sulla pubblicità contestuale alle pagine del sito web o strutturare modalità per favorire l’autenticazione, che di per sé assicura una conoscenza più mirata dell’utente.
  • Le piattaforme ad-tech dovranno proporre nuove tecnologie e strumenti per una profilazione tarata su Privacy Sandbox, ossia su interazioni su sito singolo invece che cross-site. Spazio quindi all’analisi di comportamenti aggregati!

Nonostante le oggettive complessità legate a questa rivoluzione digitale, è comunque importante ricordare che esistono alternative ai cookie di terze parti. Con il tempo e con le giuste strategie queste potranno trovare il modo di performare al meglio.

Un esempio può essere rappresentato dall’email, intesa come strumento abilitatore di specifiche funzionalità o contenuti su un determinato sito. L’indirizzo verrebbe in questo caso incrociato con quello disponibile per altri editori e inserzionisti, rappresentando un interessante “nodo” per un’analisi strategica e successiva profilazione.

Lo stesso discorso di identificazione individuale tramite cookie di prima parte avverrebbe naturalmente anche con soluzioni tecnologiche ormai ampiamente utilizzate come il local storage.

 

Autenticazione, dati e privacy: le parole chiave del marketing di domani

L’autenticazione consapevole e volontaria degli utenti giocherà quindi un ruolo centrale nel futuro del marketing digitale. Essa sarà il punto di partenza per creare una relazione e una comunicazione sempre più virtuose con ciascun utente, col fine ultimo di migliorare sia la profilazione, sia l’UI.

Acquisire dati sarà la parola d’ordine già a partire dal 2022, e le aziende e i marketer dovranno regolarsi di conseguenza. ll tutto mantenendosi in piena compliance con la legge.

È quindi essenziale che ogni organizzazione possa contare sull’esperienza di uno specialista in tutela della privacy che metta l’organizzazione al sicuro da errori e passi falsi.

Hai già pensato a come adattare la tua strategia advertising al nuovo scenario?

Parliamone insieme! 

6 previsioni di Gartner per il Marketing del 2022

Quali saranno le tendenze del marketing e della tecnologia nel 2022?

A questa domanda risponde Gartner, una delle più note società di consulenza strategica a livello mondiale.

Come ogni anno, Gartner ha reso note le sue previsioni, evidenziandone 6.

Prima di iniziare l’analisi, una premessa: il futuro del marketing dovrà rispondere al particolare e delicato momento sociale che stiamo vivendo.

Sarà più che mai importante costruire nuove connessioni con partner, clienti, fornitori e dipendenti per poter mantenere la necessaria resilienza in un mercato ancora imprevedibile.

L’emergenza sanitaria che continua a imperversare dal 2020 ha modificato profondamente gli scenari mondiali, accelerando notevolmente la trasformazione digitale. Tornare indietro non è più possibile.

 

I touchpoint digitali e il tracking

Nel 2022 i touchpoint trasleranno totalmente dal mondo fisico a quello digitale, con sempre più imperante necessità di creare nuove connessioni virtuali con i diversi attori della filiera.

In particolare, l’attenzione sarà dedicata ai seguenti aspetti:

  • privacy
  • flessibilità sul luogo di lavoro (smart working)
  • advocacy dei dipendenti
  • Virtual Influencer
  • commercio sui social media
  • intelligenza artificiale e machine learning per implementare e migliorare le azioni di vendita

Si prevede che, entro il 2023, le percentuali di opt-out da mobile passeranno dall’85% al 60%. Questo perché gli utenti digitali sono sempre più consapevoli che imbattersi in Ads non targhettizzati sulla loro persona significa essere esposti a contenuti di scarsa qualità.
Si tratta di un dettaglio importantissimo, specialmente nell’ottica di generare i nuovi touch point appena menzionati.

Per quanto riguarda i sistemi di tracking online, strettamente interconnessi alle attività di marketing, Gartner sottolinea che il tanto temuto “collasso” non sta assolutamente avvenendo. Almeno un quarto degli utenti continua ancora ad autorizzare il tracking, e altrettanti lo farebbero in determinate situazione.

Tuttavia, l’aspetto della privacy influenzerà le esperienze digitali che i brand saranno in grado di offrire e dovrà quindi essere utilizzato in modo proficuo. Si stima in questo senso che le app e i siti web che offriranno agli utenti reali e convincenti ragioni per l’opt-in registreranno aumenti di revenue sensibili.

Quindi, come comportarsi?
La risposta è realizzare le aspettative degli utenti. I modi per farlo sono diversi, ad esempio:

  • offrendo loro motivi vantaggiosi per comunicare i loro dati personali
  • semplificando i processi di setting della privacy
  • evitando la degradazione dei dati attraverso l’ottimizzazione di targeting contestuale e analisi

 

Smart working e nuove opportunità di Advertising

Entro il 2023, il volume delle Ads Impression su media come la TV e i canali di streaming negli orari di lavoro (indicativamente, dalle 9 alle 17) subirà un incremento del 60%.

Questo è dovuto al cambio delle abitudini e gli orari di lavoro indotte dalla pandemia. A partire da quest’anno, i professionisti ibridi o che operano in smart working guarderanno il 20% di video content in più (durante il giorno) rispetto a quanto facevano nel passato.

I marketer potranno beneficiare della nuova routine collocando Ads altamente targhettizzati in fasce di programmazione che, fino al 2019, non avrebbero assolutamente performato.

Ultimo fattore: sarà decisivo puntare sull’aspetto audio degli annunci: bisognerà infatti considerare la tendenza, da parte dei lavoratori dinamici, ad ascoltare prima ancora che guardare.

 

L’advocacy dei dipendenti

Tra le tendenze di marketing per il 2022 figura anche il valore che l’advocacy dei dipendenti potranno garantire al loro marchio.

LinkedIn stima che quando un operatore condivide un contenuto legato al brand, questo potrà raggiungere una click-through rate superiore del 200% rispetto alla semplice condivisione da parte dell’azienda.

La ragione è legata al fatto che il dipendente è una persona, e che la sua credibilità e percezione positiva di un messaggio, di un prodotto o di un marchio sono considerate importanti da parte dei clienti e dei lead.

Le aziende potranno fare leva su questo valore per incrementare la fiducia nel brand da parte dei suoi consumatori.

Il 2022 sarà quindi l’anno in cui la cosiddetta employee advocacy raggiungerà una dimensione nuova nella gestione e distribuzione del brand content sui social media.

 

Il mercato B2B

Entro il 2025, 1 impresa B2B su 5 utilizzerà l’intelligenza artificiale e il machine learning per ottimizzare la gestione dei customer journey digitali. In particolare, la tecnologia mirerà a rallentare e migliorare i percorsi d’acquisto e per creare connessioni tra i clienti e i responsabili commerciali di un’azienda.

Questa è la prosecuzione di un trend che ha preso vita dall’inizio della pandemia, e che pone l’ecommerce in vetta ai canali d’acquisto favoriti dagli utenti.

Entro il 2023 si presume avverrà il sorpasso del commercio digitale rispetto a quello umano.
Ma attenzione: gli acquirenti continueranno a essere più soddisfatti se potranno interagire con persone reali, anche attraverso i device online.

Di conseguenza, Marketing e Sales dovranno unire le forze per dare vita a strategie integrate che, oltre ad offrire una UI di alto valore, comprendano anche interazioni umane capaci di rendere il processo d’acquisto fluido, personalizzato ad efficace.

In particolare per le aziende B2B, l’obiettivo sarà bilanciare il customer engagement digitale con il rapporto umano nei momenti cruciali delle fasi d’acquisto.

 

I Virtual Influencer

Entro il 2026, i chief marketing officer dedicheranno il 30% del budget messo a disposizione per influencer e celebrità ai cosiddetti Virtual Influencer.

Si tratta di personaggi fittizi (animati) creati da agenzie di marketing e PR che andranno a rappresentare il brand (marchi di portata internazionale come Renault*, KFC e LG li stanno già impiegando), a prescindere dal suo settore.    *Nell’immagine qui sopra Liv, il Virtual Influencer ufficiale di Renault.

Già estremamente popolari in Asia, tali figure si stanno espandendo rapidamente negli Stati Uniti e sono destinati ad approdare a breve anche in Europa.

Il futuro prossimo includerà quindi personaggi animati ai quali i brand affideranno i loro messaggi, peraltro a un costo inferiore di quello che dovrebbero investire su influencer o celebrità in carne e ossa.
Il tutto, senza il rischio di scandali o scivoloni che potrebbero renderli impopolari. Ovviamente, massima cura dovrà essere sempre e comunque dedicata alla qualità, autenticità e correttezza del messaggio che i Virtual Influencer saranno incaricati di trasferire.

 

Generazione Z e Millennial: nuovi acquirenti social

Entro il 2026, la cosiddetta Generazione Z – così come i Millennial – preferirà acquistare sui social rispetto ai ben noti canali di e-commerce ora in vetta alle preferenze.

L’incremento stimato è pari al 60%, ed è il risultato dell’incoraggiamento all’acquisto da parte di player sempre più potenti e pervasivi come Instagram, Twitter e TikTok.

Di conseguenza, marketer e aziende si troveranno a dover ripensare l’intero processo di customer experience e di design per favorire esperienze d’acquisto soddisfacenti su questi canali, attraverso percorsi semplici ma arricchenti per l’utente.

Nel 2022 bisognerà quindi accrescere la qualità delle pagine prodotto sui social media, offrendo messaggi davvero capaci di rispondere alle esigenze di questi nuovi acquirenti. Il tutto manifestando sempre la massima trasparenza in termini di tutela della privacy.

 

Hai già pensato a come sfruttare a tuo favore le nuove tendenze del 2022?

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I nostri consulenti sono pronti a prestarti ascolto e a fornirti indicazioni.

Nuovi incentivi alle MPMI per il Digital Marketing

Il 2022 inizia con una novità allettante per le micro, piccole e medie imprese.

La Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi è pronta a lanciare il bando “Connessi 2022”: contributi alle MPMI per lo sviluppo di strategie digitali per i mercati globali.

L’agevolazione consiste in contributi a fondo perduto per investimenti di minimo 5mila €, fino ad un massimo di contributo concedibile ad ogni azienda di 10mila €.

In questo articolo trovi tutte le risposte che cerchi su questo nuovo bando.

In cosa consiste il bando?

  • Sostenere le MPMI che vogliono sviluppare o consolidare il proprio business all’estero grazie al digitale
  • Valido per le aziende delle province di:
    • Milano
    • Monza Brianza 
    • Lodi 
  • A disposizione 2 mln € da parte della Camera di Commercio

In cosa si impegna il bando nello specifico? A che canali digitali fa riferimento?

Il bando si impegna in tutte le attività di digital marketing volte ad ampliare il business delle aziende.

Nel dettaglio:

  • Strategia digitale
  • Content marketing
  • Social media marketing
  • Advertising (motori di ricerca, social media, marketplace)
  • SEO
  • Cura sito web / sviluppo, manutenzione, aspetti tecnici
  • Realizzazione foto/ video
  • Traduzioni sito / contenuti
  • Attività di live streaming
  • Canoni di inserimento e/o mantenimento marketplace

 

Quali sono i requisiti per partecipare al bando?

  • Essere micro, piccola o media impresa
  • Avere sede legale e/o unità locali iscritte ed attive al Registro imprese nella circoscrizione territoriale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi
  • Essere in regola con il pagamento del diritto camerale annuale
  • Essere titolari di almeno uno dei seguenti canali digitali: sito internet, sito ecommerce, pagine social *(dovranno obbligatoriamente essere l’oggetto su cui verranno realizzate le attività di digital marketing preventivate)
  • Non essere fra le imprese beneficiarie del bando del 2021
  • Non essere fra le imprese che, assegnatarie del contributo, non hanno completato positivamente la rendicontazione del bando del 2020
  • Non trovarsi in stato di fallimento

 

Di che progetti e cifre stiamo parlando?

  • Il valore minimo di un progetto è 5.000 €
  • Il contributo massimo concedibile ad ogni azienda è 10.000 €

Il contributo a fondo perduto è erogato con le seguenti caratteristiche:

  •  70% per la Misura A 
  •  65% per le Misura B e C 

*Percentuali riferite alle spese al netto di IVA

*Le misure A, B e C sono illustrate nel seguente paragrafo

Come è strutturato il bando?

Il bando è suddiviso in tre differenti misure: 

  • MISURA A (400.000,00 euro) 

Per le imprese che non hanno beneficiato di contributi a valere sui Bandi:

    • Contributi alle MPMI per lo sviluppo di Strategie digitali per i mercati globali Anno 2019 e 2020
    • CONtributi per lo Sviluppo di Strategie digitali per i mercati globali – CONneSSi Anno 2021
  • Misura B (400.000,00 euro)

Per le imprese che abbiano partecipato nel corso del 2021 ad una delle iniziative promosse da Camera di commercio in collaborazione con Promos Italia scrl nell’ambito dei Progetti ITZ 2021.

  • Misura C (1.200.000,00 euro)

Per tutte le imprese in possesso dei requisiti generali di partecipazione previsti dal bando ed escluse dalle precedenti misure A e B.

 

Quando e come presentare la propria richiesta?

Le richieste di contributo potranno essere presentate:

  • dalle ore 9.00 del giorno 20 gennaio 2022;
  • fino ad esaurimento delle risorse / entro e non oltre le ore 14.00 del 18 marzo 2022.

La domande di contributo possono essere inoltrate esclusivamente in via telematica attraverso il sito https://webtelemaco.infocamere.it.

 

Dove trovo maggiori informazioni?

Ecco alcuni link utili per saperne di più sul bando Connessi 2022:

 

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Cross-Channel Marketing: cos’è e a cosa serve

Il Cross-Channel Marketing è uno degli approcci più adatti al contesto odierno, in cui i rapporti utenti-aziende passano attraverso una moltitudine di canali e linguaggi, per 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

E soprattutto, è un approccio  che si sposa perfettamente con le possibilità di tracciare dati e raccogliere informazioni offerte dal digitale.

Si tratta di un marketing capace di “incrociare” e interconnettere diversi canali e tutti i dati provenienti da essi.

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Cos’è il Cross-Channel Marketing? Cosa cambia dal Multi-Channel Marketing?

Tale approccio si basa sul fatto che oggi gli utenti si collegano quotidianamente a tanti diversi canali e a differenti dispositivi. Sia per ricercare informazioni, sia per intrattenimento.

Oggi le persone leggono email dagli smartphone, confrontano aziende e negozi visitando i loro siti web, leggono testate giornalistiche online, ricercano informazioni, prodotti e persone sui social media, ascoltano podcast e musica in streaming, e tanto altro ancora. Il tutto senza abbandonare i media tradizionali, TV e radio su tutti.

È quindi necessario tener conto del fatto che i marketer di oggi non possono più permettersi di produrre strategie rigide e immutabili. Al contrario, un approccio maturo prevede l’utilizzo dei vari canali in modo coordinato e strategico.

Ecco dunque che emerge il Cross-Channel Marketing, ossia un approccio integrato che mira a relazionarsi con gli utenti attraverso molteplici canali (push notification, in-app message, e-mail…) e dispositivi (PC, smartphone, tablet…).

Attenzione: spesso si fa confusione tra il Cross-Channel Marketing e il Multi-Channel Marketing.

Quest’ultimo ha l’obiettivo di entrare in relazione con gli utenti utilizzando diversi canali, che però non sono affatto collegati tra loro, ma del tutto indipendenti l’uno dall’altro.
Al contrario, il Cross-Channel Marketing crea anche una connessione diretta tra i diversi canali di comunicazione.

Cos’è il Cross-Channel Marketing? Cosa cambia dal Multi-Channel Marketing?

Come funziona il Cross-Channel Marketing?

Il funzionamento di una strategia di Cross-Channel Marketing si basa su 3 step:

  • la raccolta di dati provenienti da diverse piattaforme
  • la loro analisi
  • la creazione di una o più campagne

Lo scopo è creare delle comunicazioni sulla base degli insight individuati dallo studio e dall’analisi dei dati raccolti. Il tutto per veicolare messaggi iper-personalizzati cuciti ad hoc sui diversi utenti e canali.

I dati raccolti verranno impiegati in modo tale che dispositivi e canali interagiscano tra loro in modo fluido e sinergico, ottimizzando il target delle campagne e il tono della comunicazione.

 

Alcuni esempi pratici di Cross-Channel Marketing

Un esempio pratico è rappresentato dal “Cross-Channel Messaging”.

Funziona in questo modo: un utente accede a un evento in-app, viene inserito in una campagna e-mail ed infine riceve una notifica push (o un ping).

Ad esempio, se stiamo guardando una determinata serie TV su Netflix, potremmo ricevere una notifica via e-mail nel momento in cui dovesse essere rilasciato un nuovo episodio.

E ancora: immaginiamo di visitare un’app di vendita per ricercare un prodotto di nostro interesse. In questo caso, la campagna di Cross-Channel Marketing potrebbe comportare il proporci articoli simili a quello che stiamo cercando acquistati da altri utenti prima di noi (non solo online ma anche nei negozi fisici).

Per comprendere il potenziale del Cross-Channel Marketing è importante capire l’utilizzo dei dati alla base della sua strategia. Dal momento che questi provengono da diversi canali, offriranno una visione del tutto nuova del pubblico, quasi olistica.

In questo modo il team di marketing potrà non soltanto definire meglio i buyer personas, ma anche tarare le proprie campagne sia sui device che sui media più apprezzati, secondo modalità che si basano sui comportamenti precedenti degli utenti. Basterà analizzare le loro azioni passate e i risultati ottenuti.

 

Quali sono i vantaggi del Cross-Channel Marketing?

Una strategia di Cross-Channel Marketing è decisiva per 3 principali motivi:

  • osservare la platea di utenti da una prospettiva inedita, più completa e interconnessa
  • trasformare campagne di scarso successo su un determinato canale in una fonte di analisi e revisione della strategia. Il tutto grazie ad una visione panoramica dei comportamenti degli utenti su tutte le piattaforme
  • creare campagne sempre più personalizzate e tarate sulle effettive esigenze degli utenti. Questo grazie all’apprendimento di informazioni risultato di ogni singola interazione e alla loro analisi e rielaborazione nell’ottica di interazioni future.

Quali sono i vantaggi del Cross-Channel Marketing?

Per l’utente, una campagna di Cross-Channel Marketing ben studiata equivale a un’esperienza d’acquisto più soddisfacente e personalizzata, alla ricezione di consigli che risultano effettivamente interessanti e a comunicazioni pertinenti da parte del brand.

Per l’azienda, il Cross-Channel Marketing ha il potenziale di incrementare il tasso di conversione riducendone il costo. La ragione è semplice: l’analisi così accurata delle informazioni che è alla base di questo approccio permette di rendere più specifiche e mirate le comunicazioni di marketing.

In conclusione, il sistema integrato di dati alla base del Cross-Channel Marketing consente di incrementare il ROAS (Return On Advertising Spend) perché viene canalizzato in modo specifico in una strategia unica e ben definita.

Certamente, non si tratta di un approccio semplice e neppure intuitivo. Ma resta uno di quelli più interessanti ed in linea con i tempi odierni. Specialmente se si considera che i mercati sono ormai sempre più competitivi nel voler offrire al target esperienze super-customizzate.

 

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Inbound Marketing per Arredo & Design

Nel settore dell’arredamento la qualità dei tuoi mobili e la raffinatezza del tuo design non bastano per fare successo.

 

Attenzione: questo non significa che la ricerca del bello negli ambienti, nei pezzi d’arredo e nei materiali sia inutile. Al contrario, tutto questo rimane l’anima dell’intera industria del mobile. Ma senza una strategia mirata ai tuoi obiettivi di business, la qualità della tua offerta rischia di non essere valorizzata. E, ancora peggio, di passare inosservata. https://www.naxa.ws/inbound-m

Un valido approccio al marketing in questo scenario? L’inbound.
Vuoi saperne di più? Continua a leggere!

In questo articolo parliamo di:

  • Comportamenti d’acquisto nel mercato arredo & design
    • I clienti non scelgono in base alla qualità, ma in base al valore percepito
    • Decisioni d’acquisto nell’arredamento: una questione di fiducia
  • La strategia di Inbound Marketing
    • Perché l’inbound si applica perfettamente al settore arredo?
    • La filosofia Inbound
  • Il funnel: le 4 fasi dell’inbound marketing
    • Attract / Fase 1
    • Convert / Fase 2
    • Closing / Fase 3
    • Delight / Fase 4
  • Sales & marketing automation & HubSpot: ulteriori vantaggi dell’inbound

 

Comportamenti d’acquisto nel mercato arredo & design

Valore percepito e fiducia. Sono queste le parole chiave che descrivono meglio l’evoluzione del comportamento dei player del settore arredo. Andiamo a vedere nel dettaglio di cosa si tratta.

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I clienti non scelgono in base alla qualità, ma in base al valore percepito

Oggi i consumatori non scelgono in base alle qualità dei tuoi prodotti. Spesso nemmeno li conoscono. Anzi, molto spesso non li conoscono.

Pensaci, i tuoi clienti quando scelgono quale tavolo da cucina acquistare, si informano nel dettaglio sulle caratteristiche del legno? Sul modo in cui sono stati lavorati e tagliati i vari listelli? Sul modo in cui sono assemblati i diversi pezzi? Nella maggior parte dei casi no.

I clienti scelgono un determinato tavolo per il colore del legno, per le sue venature, per come se lo immaginano nella loro cucina, oppure per la storia che racconta il mobile. Oppure per il modo in cui tu lo introduci e presenti.

In sostanza, i clienti scelgono cosa comprare in base al valore percepito, ovvero in funzione della loro visione soggettiva dell’offerta. La qualità percepita batte la qualità oggettiva.

Come migliorare il valore percepito dei tuoi mobili, del tuo showroom o del tuo brand? Con il marketing e con la comunicazione! E soprattutto con una strategia!

 

Decisioni d’acquisto nell’arredamento: una questione di fiducia

Un’altra dinamica centrale nel settore Arredo & Design è la fiducia.

La maggior parte dei buyer vedono l’arredamento come un impegno importante. Questo vale sia per i buyer B2C, sia per i B2B.

Nel B2C, i consumatori finali vogliono scegliere con cura i propri pezzi d’arredo. I mobili entreranno infatti a far parte della loro casa, della loro vita e addirittura della loro identità, dal momento in cui l’abitazione è una parte importante della propria persona.

Nello scenario B2B, architetti, designer e rivenditori cercano produttori di mobili di fiducia con cui collaborare e stringere accordi commerciali. Dopotutto, oggi l’offerta è davvero ampia, esistono tantissime aziende produttrici, e ognuna di loro è rintracciabile online in pochi semplici click.

La skill che può cambiare le carte in tavola per un’azienda è la capacità di costruire relazioni professionali. E soprattutto di generare fiducia. Questo vale sia nel B2C, sia nel B2B.

Come generare fiducia? Con una buona strategia di marketing!

 

La strategia di Inbound Marketing

Ricapitolando, nel mercato Arredo & Design due componenti sono fondamentali: la qualità percepita e la fiducia.

Queste componenti sono facilmente raggiungibili grazie ad una strategia inbound.

L’inbound Marketing si basa sull’attirare nuovi clienti e fidelizzare quelli già acquisiti. Il tutto attraverso la creazione di contenuti di valore e di esperienze studiate su misura. L’approccio inbound mira a costruire relazioni di valore con il proprio pubblico, adottando una comunicazione costruita ad hoc per il proprio target.

In questa logica i contenuti proposti alla tua target audience saranno puntuali, coinvolgenti e quanto più possibile personalizzati. Ma soprattutto, saranno in grado di rispondere a specifiche esigenze e necessità, gusti e desideri.

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Perché l’inbound si applica perfettamente al settore arredo?

Se condividi contenuti di valore, ti posizionerai come un punto di riferimento del settore. Guadagnerai la fiducia dei tuoi utenti. Come diretta conseguenza, i tuoi buyer penseranno direttamente al tuo marchio nel momento in cui saranno pronti ad una decisione d’acquisto (o collaborazione nel caso del B2B).

Inoltre, i consumatori che avrai attratto al tuo brand ti vedranno con altri occhi. Percepiranno un valore più alto nella tua offerta.

La filosofia Inbound

L’idea dell’inbound è attrarre i migliori prospect impostando una comunicazione di loro interesse. E soprattutto senza dare la sensazione di essere invadenti o insistenti. Chi fa inbound si propone di aiutare gli utenti e di stimolarli con contenuti interessanti.

Lo scopo è farsi trovare al momento giusto nel posto giusto, senza interrompere il loro percorso di navigazione. È una strategia in grado di attrarre target qualificato che, una volta colpito, tornerà sempre da te. Questa è una componente fondamentale nel settore arredo!

 

Il funnel: le 4 fasi dell’inbound marketing

L’Inbound Marketing si basa su quattro fasi principali. Queste rispecchiano il buyer journey, ovvero il percorso d’acquisto dell’utente.

Le diverse fasi sono spesso rappresentate dal funnel, ovvero da un imbuto. Nella parte iniziale (sezione alta dell’imbuto) il pubblico è molto vasto, mentre proseguendo nel processo (scendendo nell’imbuto)  l’audience si restringe. Alla fine del percorso rimangono solamente gli utenti che si sono decisi ad acquistare (sezione bassa dell’imbuto).

Ecco le 4 fasi del funnel:

inbound marketing hubspot funnel buyer journey touchpoint

Attract / Fase 1

Nella prima fase l’obiettivo è attrarre nuovi visitatori alle tue piattaforme (sito web o pagina social).

Come attrarre nuovi utenti? Per prima cosa dovrai conoscerli. Occorre sapere cosa cercano in un pezzo d’arredo, quali informazioni cercano online, quali sono i loro dubbi e che di che risposte hanno bisogno. In questo modo sarà possibile costruire contenuti ad hoc. Per aiutarti, potrai costruire dei buyer personas, ovvero degli identikit dei tuoi buyer. Questo ti risulterà davvero utile.

Proponendo contenuti di qualità, come ad esempio articoli blog, e promuovendoli online, potrai intercettare nuovi utenti.

Convert / Fase 2

In questa fase l’obiettivo è convertire i visitatori del tuo sito in contatti.

Puoi vincere questa sfida fornendo contenuti davvero interessanti e posizionando CTA (call-to-action) sul tuo sito. Queste sono “inviti all’azione”. Sono ad esempio i pulsanti “contattaci ora” o “iscriviti subito” che hai di sicuro visto online migliaia di volte.

Grazie alle CTA potrai spingere gli utenti a lasciarti i loro dati in modo volontario e spontaneo. Potrai così ricontattarli, continuando a fornire loro contenuti di valore, come aggiornamenti email sugli ultimi trend dell’interior design, oppure sui tuoi nuovi mobili. Lo scopo? Coltivare i rapporti (e la fiducia) con gli utenti, gettando le basi per convertirli in clienti.

Closing / Fase 3

Questa è la fase della chiusura: consiste nella trasformazioni dei contatti in clienti.

A partire dal database che abbiamo acquisito grazie alle fasi precedenti, e con l’ausilio di campagne di email marketing, potrai guidare i tuoi contatti all’acquisto. Grazie all’automazione delle campagne, gestite da specifici workflow, potrai “nutrire i contatti con contenuti di valore, trasformandoli in clienti.

Delight / Fase 1

Trovato nuovi clienti? Bene! Ma le azioni di marketing non finiscono qui. L’ultimo step di basa sulla seduzione dei propri clienti. L’obiettivo? Deliziarli.

Sviluppando legami di fiducia, i clienti si trasformeranno in veri e propri seguaci del tuo brand, in evangelist. Significa che parleranno di te con entusiasmo e positività, attirando a te altre persone. Non dimenticare che il passaparola (word-of-mouth) rimane uno dei canali più potenti nel marketing.

Anche in questo caso, i contenuti sono determinanti. Sono proprio le comunicazioni interessanti, coinvolgenti e utili a fidelizzare gli utenti al tuo brand.

 

Sales & marketing automation & HubSpot: ulteriori vantaggi dell’inbound

L’inbound marketing si basa sul condividere contenuti e comunicazioni personalizzate, indirizzate alle persone giuste.

A questo proposito, la sales & marketing automation gioca un ruolo fondamentale. Non a caso, inbound e automation vanno sempre a braccetto. Pensa che la metodologia inbound è stata introdotta nel lontano 2006 da HubSpot, software di marketing, vendita e automazione leader a livello mondiale.

L’automazione delle attività porta numerosi vantaggi in ambito business:

  • automazione delle attività sales & marketing
  • gestione delle form sui siti web
  • CRM, gestione contatti e database
  • automazione delle campagne email
  • creazione di pipeline di vendita
  • ottimizzazione delle risorse
  • raccolta di dati e informazioni preziose per ottimizzare la strategia

 

Conclusione

In sostanza, le parole chiave che riassumono al meglio l’approccio inbound sono: valore percepito, fiducia, contenuti, conversione in clienti e potenziamento del business. 

Il tutto si applica perfettamente al settore Arredo & Design. Sia B2C, sia B2B.

Il futuro è inbound.

Vuoi saperne di più sul marketing per il settore Arredo & Design?
Contattaci ora!

Guida completa al Digital Marketing B2B

Il marketing digitale B2B gioca oggi un ruolo fondamentale per il successo delle imprese.

Negli ultimi anni sono cresciuti gli sforzi di investimento verso strategie sempre più omnicanale, orientate a migliorare la customer experience, il servizio di assistenza in prevendita, il processo d’acquisto e via discorrendo.

 

Oggi il digital marketing per il B2B non è più all’ombra di quello destinato al B2C. L’idea che soltanto i marchi o le imprese che si rivolgono al consumatore finale abbiano bisogno di un’opportuna promozione sul web è assolutamente errata ed obsoleta.

Il marketing per il B2B si pone obiettivi specifici che possono riguardare:

  • Brand Awareness
  • Lead Generation
  • Engagement
  • Sales
  • Customer Loyalty
  • Customer Evangelism
  • Upselling

Le strade e gli strumenti a disposizione delle aziende sono in questo senso numerosissimi.

Vuoi saperne di più? Continua a leggere!
In questo articolo parliamo di:

  • La filosofia del marketing B2B
  • LinkedIn: un buon termometro della crescita del Marketing B2B
  • L’importanza del pubblico target: i buyer personas
  • I valore dei contenuti
  • Strumenti, tattiche e canali digitali del Digital Marketing B2B
    • Blog e sito web aziendale
    • SEO
    • Marketing & Advertising PPC (Pay Per Click)
    • Social Media Marketing
    • Video Marketing
    • E-mail Marketing

 

La filosofia del marketing B2B

Nel Digital Marketing per il B2B, gli obiettivi devono necessariamente essere diversi da quelli che attueremmo per un’azienda B2C.

In quest’ultimo caso la strategia è solitamente orientata alle conversioni, il tutto grazie ad un piano mirato al coinvolgimento degli utenti.

Al contrario, per le imprese business to business si ragiona in modo diverso. In questo caso si punta all’informazione degli utenti di interesse e alla costruzione di una reputazione solida nella propria nicchia di riferimento. In tal modo l’azienda diventerà un punto di riferimento, incrementando la propria brand awareness.

Per ottenere questi risultati e massimizzare l’efficacia di qualunque campagna di Digital Marketing, la prima e più importante attività consiste nell’analizzare e nell’imparare a conoscere nel modo più approfondito il proprio pubblico.

 

LinkedIn: un buon termometro della crescita del Marketing B2B

LinkedIn: un buon termometro della crescita del Marketing B2B

Una dimostrazione dell’importanza del Marketing B2BLinkedIn!

Questo social network è stato inventato proprio per mettere in contatto i professionisti e le aziende, creare network, dare il via a nuovi rapporti commerciali, fornire assistenza in post-vendita, condividere expertise e skill.

Oggi dietro tutti i profili o le pagine LinkedIn di successo si nasconde una strategia di Digital Marketing studiata con la massima attenzione per ingaggiare, interessare, convincere, invogliare i prospect a entrare in contatto con il professionista o con l’azienda. Ecco come può iniziare una nuova relazione di business!

Recenti statistiche ci dicono che LinkedIn è oggi considerato il più importante strumento di marketing per le aziende, per le quali ben l’80% dei lead generati proviene proprio da questo social network.

Mantenere un profilo o una pagina attivi e popolati da contributi coerenti e di buona qualità può rappresentare un eccellente biglietto da visita per l’impresa e un interessante veicolo per intrecciare nuove relazioni con potenziali clienti, fornitori, partner e collaboratori.

 

L’importanza del pubblico target: i buyer personas.

L’importanza del pubblico target: i buyer personas

 

Nello sviluppo di una strategia è senza dubbio cruciale definire cosa vogliamo comunicarein che modo e dove vogliamo distribuire i contenuti. A questo proposito, i canali disponibili sono davvero tanti: social network, siti web, portali di settore, e-mail marketing, blog e altro ancora. Ma prima di tutto ciò è necessario definire il nostro target di interesse: i cosiddetti buyer personas.

buyer personas sono rappresentazioni ideali dei propri consumatori, veri e propri identikit che descrivono il proprio pubblico nei dettagli. Ma attenzione: l’analisi dei buyer personas consiste in qualcosa di più che nel porsi una serie di semplici domande come: “con chi voglio parlare? A chi mi rivolgo? Chi sono i miei consumatori?”

Senza dubbio queste sono caratteristiche di base che dovremo conoscere, ma saranno comunque moltissimi gli ulteriori aspetti che dovremo approfondire per ciascuno dei nostri buyer personas. Ad esempio:

  • la sua situazione lavorativa (ruolo, posizione, ambizione, anzianità, skill)
  • le sue peculiarità demografiche
  • le sue preferenze comunicative
  • i suoi desideri
  • le sue aspettative
  • gli strumenti che usa nel suo lavoro
  • il tipo di impresa per cui opera
  • le sue sfide quotidiane
  • problemi che deve risolvere
  • i suoi canali di informazione preferiti
  • il modo in cui comunica con i suoi fornitori
  • la sua relazione con le piattaforme digitali

Come vedi, sono tantissimi i fattori che potremmo decidere di analizzare per realizzare identikit quanto più attinenti alla realtà.

Buyer Personas sono gli “avatar” alla base di tutta la nostra strategia di Digital Marketing B2B, e sono quindi – in termini pratici – quasi sempre le figure che prendono le decisioni d’acquisto in un contesto aziendale o imprenditoriale.

Analizzare il prezioso patrimonio di Big Data relativo ai clienti già fidelizzati e a quelli persi, ai lead attualmente in trattativa, ai prospect da gestire è un’altra modalità efficace per definire in modo preciso i buyer personas a cui dovremo rivolgerci.

Anche i brainstorming più liberi e creativi possono aiutare, ad esempio se vogliamo valutare settori o tipologie di aziende che, pur non essendo ancora stati colpiti da un determinato prodotto o servizio, potrebbero beneficiarne.

A lavoro terminato, avremo sottomano il “curriculum” dei nostri clienti potenziali sui quali strutturare una strategia di Digital Marketing mirata. Sarà comunque sempre importante tenere a mente che ciascun buyer persona avrà quasi sicuramente un customer journey diverso da quello degli altri.

 

Il valore dei contenuti.

Il valore dei contenuti

Considerato il fatto che il Digital Marketing per il B2B punta a informare per incrementare la propria brand awareness nel proprio settore di riferimento, la qualità dei contenuti ha un valore chiave.

Va inoltre ricordato che in ambito digitale vale ancora oggi la massima “Content is King”. Il contenuto è sempre il re, il valore principale di ogni attività di comunicazione e distribuzione.

Il Content Marketing è dunque strategicamente essenziale per avere successo. Si tratta di una strategia che si concentra sull’ideazione, realizzazione e diffusione di contenuti informativi e di elevata qualità, in modo che raggiungano un target di utenti ben definito per far conoscere la propria expertise ed eventuale offerta commerciale.

Già nel 2017, emergeva dal Social Marketing Industry Report che il 43% dei marketer B2B riteneva i blog la principale tipologia di contenuto da convogliare nell’ambito di una strategia di Digital Marketing. In questo senso, nel 2019 Hubspot indicava che ben il 51% dei marketer B2B si poneva come priorità l’integrazione di risorse visive (immagini, video, infografiche) all’interno delle proprie strategie di content marketing. L’anno precedente, la ricerca B2B Content Marketing chiariva come addirittura il 72% dei marketer ritenesse che un’efficace strategia di contenuti fosse la chiave per il successo.

Affidarsi quindi a content writer, web writer e strategisti digitali rappresenta oggi un processo essenziale per convogliare al meglio le proprie conoscenze sia in termini di linguaggio, che di timing, di medium e di distribuzione.

Strumenti, tattiche e canali digitali del Digital Marketing B2B.

Strumenti, tattiche e canali digitali del Digital Marketing B2B

Vediamo ora quali ulteriori strumenti, canali e tattiche possono rivelarsi più efficaci nell’ambito di una strategia di Digital Marketing B2B, tenendo sempre ben presente che non esiste una soluzione che vada bene per tutte le aziende e settori.

 

Blog e sito web aziendale

Rappresentano i principali asset del Digital Marketing di un’azienda e sono quindi essenziali per guidare il potenziale cliente a qualunque stadio si trovi del suo customer journey.

Entrambi dovranno essere aggiornati, ben curati, adeguatamente progettati per i dispositivi mobili e capaci di riflettere appieno il sentiment del brand.

Dovranno inoltre essere veloci, includere chiare call to action, link di approfondimento e contact form, collegarsi correttamente ai canali social dell’azienda e, se aperti ai commenti, essere costantemente moderati.

SEO

L’ottimizzazione per i motori di ricerca permette alle aziende B2B di posizionarsi tra i primi risultati di Google, Bing e altri motori in funzione di specifiche query, sia con contenuti dedicati che con l’intero sito web.

Tale posizionamento è organico, ossia non risultante da attività a pagamento (come ad esempio avviene con Google Ads).

Le strategie di Digital Marketing B2B sono imprescindibili da questa attività, che serve a rispondere a un comportamento standard dell’utente in rete: quello di interrogare il motore di ricerca prima di scegliere con chi interagire.

Marketing e Advertising PPC (Pay Per Click)

Si tratta di attività online che comportano la creazione e la diffusione di annunci a pagamento, che compariranno in risposta a determinate query degli utenti (nel caso del già citato Google Ads), in relazione a specifici interessi (pensa ad esempio al social media advertising) oppure su determinati siti web o portali.

Questa modalità di Paid Marketing rientra sotto il più ampio ombrello della SEM, ossia dell’insieme di strategie che mirano a posizionare contenuti in cima alla SERP con l’ausilio di strumenti a pagamento.

Social Media Marketing

Abbiamo già citato LinkedIn, che comunque non è la sola piattaforma social su cui potersi appoggiare per una strategia di Digital Marketing B2B efficace.

Qualunque siano i network che scegliamo – Facebook, Instagram, Tik Tok, Pinterest, Twitter, YouTube – l’obiettivo sarà di creare engagement e brand awareness nei confronti dell’azienda, con contenuti testuali e multimediali studiati a partire dai target di riferimento e declinati con particolari toni di voce, frequenze e mood in piani editoriali opportunamente pianificati.

Tra i contenuti più efficaci per le strategie social B2B figurano link a blog post, statistiche, inviti a webinar ed eventi (di persona o digitali), aggiornamenti sui prodotti o servizi, news di settore, casi studio e progetti, ricerche e whitepaper, link a video di prodotto o video tutorial, testimonianze e approfondimenti tecnici.

 

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Video Marketing

Anche i video trovano oggi sempre più spazio nelle strategie di Digital Marketing B2B.

Si parlerà in questo caso di Video Marketing for Business, sul quale si investe moltissimo perché il video rappresenta una delle modalità di fruizione di contenuti preferite dalle persone, che ne fruiscono attualmente soprattutto da mobile.

In questo senso, l’approccio giusto comporterà non soltanto definire che tipo di argomenti vogliamo trattare, ma anche valutare in modo onesto quanto questi possano essere di reale interesse per il nostro target, come vogliamo comunicarli e su quali piattaforme vogliamo distribuirli.

E-mail Marketing

Contrariamente al credere comune, questa attività ha ancora un ruolo importante nelle strategie di Digital Marketing B2B.

Attraverso un sistema di newsletter ben strutturato, supportato dalla Marketing Automation, potremo segmentare le nostre comunicazioni in modo mirato, ottimizzando i processi di acquisizione di nuovi clienti, incrementando l’efficienza del reparto vendite, massimizzando il ricavo delle campagne di lead generation e offrendo un reale valore aggiunto ai nostri interlocutori (ad esempio proponendo contenuti premium o freemium, inviti a eventi speciali, promozioni dedicate o supporto ad hoc).

 

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Google rivoluziona le ricerche web e la SEO

Google è pronto a rivoluzionare la SEO e il modo di ricercare informazioni online.

Il “continuous scrolling”, ossia lo scorrimento continuo, sta arrivando sulle ricerche Google effettuate da dispositivi mobili. È questa l’ultima novità della Grande G, che da qualche tempo a questa parte sta riprogettando la pagina dei risultati di ricerca da smartphone per assicurare agli utenti un’esperienza sempre più fluida, semplice da recepire e comoda da fruire.

Come cambia la pagina dei risultati di ricerca?

La SERP, ovvero la Search Engine Results Page (pagina dei risultati di ricerca), appare come un flusso di informazioni ininterrotto e stimolante alla navigazione dell’utente. Per intenderci, il tutto sarà simile al feed dei social network, con uno “scroll infinito”.

Il colosso di Mountain View, nel suo annuncio ufficiale, ha dichiarato

“In Google, esploriamo sempre nuove strade per aiutare le persone a trovare ciò che stanno cercando in modo facile e veloce. All’inizio di quest’anno, abbiamo lanciato un restyling della pagina dei risultati di ricerca sui dispositivi mobili per un’esperienza più moderna, più semplice da consultare e navigare.”

L’introduzione dello scorrimento continuo sembra seguire proprio questa logica strategica. Tra qualche tempo, ogni ricerca effettuata da device mobile non comporterà più il clic sulla pagina successiva, ma il caricamento automatico di ulteriori risultati una volta che l’utente raggiunge la parte inferiore di una pagina attraverso lo scroll.

Come cambia la SEO e la ricerca di informazioni online?

Il principale vantaggio di questo cambiamento consiste in un maggiore comfort nell’analizzare i diversi risultati di una query, quasi certamente. Tuttavia, dal punto di vista di noi marketer, l’attenzione è puntata anche su altri fattori.

Se consideriamo che uno dei fondamenti della SEO risiede nell’interesse che gli utenti manifestano nei confronti dei primissimi risultati in prima pagina, sarà interessante scoprire se il continuous scrolling sarà di vantaggio a chi si colloca nelle posizioni successive, finora relativamente nascoste e meno consultate.

Potrebbe quindi cambiare l’approccio SEO, dal momento che piano piano (e per ora solo sui dispositivi mobile) si smetterà di fare riferimento a pagina 1, pagina 2, pagina 3 e via discorrendo? C’è chi pensa di sì e chi pensa di no.

Al momento attuale è difficile fare pronostici precisi, se non altro perché le dinamiche di ricerca che guidano gli utenti non sono poi così meccaniche, né eccessivamente rigide e predeterminate. Pensa ad esempio agli Ads che si annidano nella parte bassa dei risultati da mobile, e che non prestano poi molta attenzione alla paginazione!

Anche il comportamento della SERP non è facilmente pronosticabile, dal momento che questa non ritiene necessariamente che un risultato di qualità debba per forza trovarsi in prima pagina.

Come evolve il comportamento degli utenti?

user-experience seo google cambia pagina risultati serp

Sempre di più e a prescindere dal funzionamento degli algoritmi, gli specialisti della SEO dovranno comunque tenere presente che gli utenti della rete evolvono, cambiano, diventano sempre più smart.

Questo significa che non si limitano più a effettuare una ricerca e dare un’occhiata veloce ai primi cinque risultati su Google, ma confrontano, leggono, guardanointeragiscono – specialmente se devono prendere una decisione d’acquisto.

Rimangono dunque in qualche modo un passo avanti rispetto alle macchine e sono, almeno in parte, imprevedibili nei loro comportamenti.

Qual è l’obiettivo dello scorrimento continuo?

Lo scopo finale di questa novità è ispirare gli utenti, rendendo accessibili in modo più naturale e comodo più risultati di ricerca. Google sostiene che un utente davvero interessato può arrivare a consultare fino a quattro pagine, specialmente se ha posto una domanda aperta. Un esempio: “Come posso lavorare le zucche per Halloween?”

Puoi facilmente intuire perché: chi è alla ricerca di suggerimenti o ispirazioni sarà, per sua natura, più incline a esplorare diverse opzioni e quindi a consultare un numero più elevato di fonti.

Lo scorrimento continuo nelle ricerche da mobile, che ormai sono dominanti nell’utilizzo della rete, potrebbe quindi portare risultati sorprendenti che gli specialisti di marketing digitale non hanno finora tenuto in considerazione. Nelle parole di Google, “scorrendo una gamma più ampia di risultati potresti scoprire tantissime opzioni a cui non avevi ancora pensato.” 

Per gli utenti particolarmente curiosi, questa nuova esperienza di ricerca potrebbe quindi rivelarsi estremamente funzionale.

Nel momento in cui scriviamo questo articolo, il continuous scrolling viene progressivamente implementato solo per le query in lingua inglese provenienti dagli Stati Uniti, e non esiste ancora una data di deployment per l’Italia. Ma siamo certi che non tarderà ad arrivare.

 

Vuoi saperne di più sulla SEO e sulla novità che promette di rivoluzionare le ricerche online?

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Email Marketing: 6 settori a cui ispirarti

L’email marketing è uno dei canali più importanti per i marketer digitali.
Negli ultimi 2 anni, con l’arrivo della pandemia, è diventato uno strumento ancora più determinante.

Questo perché le email hanno rimpiazzato le interazioni faccia-a-faccia con i clienti.
Dall’arrivo del Covid-19 sono state il principale canale per generare engagement con il proprio pubblico, specialmente in alcuni settori.

 

6 diversi settori, 6 diversi approcci strategici

Per quanto riguarda le email marketing, molti brand puntano sulla quantità rispetto che alla qualità nella definizione della propria strategia.

Tuttavia, per i brand può essere utile ampliare i propri orizzonti e guardare anche alle strategie di altri brand, sia che si tratti di competitor, sia che si tratti di aziende di altri settori e mercati.

Gartner, in una sua recente indagine, ha mostrato come 6 diverse industrie si sono adattate al nuovo contesto attraverso 6 diversi approcci all’email marketing.

Le industrie prese in esame sono:

  • Retail
  • Servizi Finanziari
  • Hospitality
  • Manifatturiero B2B
  • Beni di consumo
  • Sanità

Osservando 6 diversi approcci strategici, siamo arrivati a diverse conclusioni:

  • L’email marketing non è un canale in declino. Anzi, tutt’altro.
  • Conoscere il proprio pubblico rimane la priorità per campagne di successo.
  • L’automazione della campagne è un ingrediente necessario per performance ottimali.

Retail

Il retail è il settore più performante nell’email marketing.

I rivenditori possono infatti sfruttare della grande quantità di dati in loro possesso per mandare comunicazioni mail super specifiche a pubblici super-targettizzati.

Un esempio? Nike o altri rivenditori di abbigliamento, che aggiornano i propri utenti su nuovi prodotti e promozioni, veicolando diversi contenuti in base ai gusti e alle preferenze dei singoli utenti.

Inoltre, chiunque è più portato ad aprire email in cui sono promossi sconti e promozioni. Specie se vengono spinti prodotti che si ha visto online la settimana precedente, rispetto a prodotti random.

Il settore retail è quello che genera più traffico al sito proveniente dall’email marketing. In quest’industria il traffico e le conversioni provenienti da questo canale crescono ogni anno.

 

Servizi Finanziari

Il settore dei servizi finanziari nell’email marketing va forte quasi tanto quanto il retail.

Quest’industria può vantare il tasso di apertura delle email più alto di tutti, oltre al miglior incremento del traffico proveniente da questo canale.

Anche in questo settore, come nel retail, i marketer possono sfruttare la marea di dati a disposizione sugli utenti per consegnare comunicazioni costruite ad hoc sui target specifici. E questo è un vantaggio notevole.

Un esempio di successo in questo campo è dato dalla Bank of America. La banca nazionale statunitense raccoglie informazioni da questionari sulla sua app ufficiale e sfrutta i feedback per creare comunicazioni mirate ed offrire via mail servizi specifici. Ad esempio, un millennial che compila un questionario sulle sue abitudini e necessità risparmio potrà ricevere comunicazioni indicanti mutui o piani di risparmio specifici.

 

Hospitality

Quello dell’hospitality è uno dei settori che ha sofferto di più negli ultimi 2 anni.

Ma forse non tutti sanno che questo stesso settore è uno di quelli che meglio si è adattato al nuovo contesto, puntando sull’email marketing ed ottenendo risultati soddisfacenti.

Quest’industria vanta il secondo posto nella classifica dell’open rate delle campagne di email marketing. Anche il traffico al sito proveniente da questo canale è a buon livello.

Nel dettaglio, le campagne di email marketing per i protagonisti dell’hospitality hanno portato risultati importanti nelle riaperture post-quarantene. Una volta che le persone hanno ricominciato a spostarsi e a cenare fuori, molte aziende hanno premiato i clienti dopo ogni visita inviando email di follow-up con promozioni e offerte per le future visite. Il tutto per far tornare i clienti il prima possibile e fidelizzarli.

 

Manifatturiero B2B

Il settore manifatturiero per il B2B ha spesso il problema di non riuscire a raccogliere dati interessanti sui propri clienti e prospect. Questo è chiaramente un ostacolo verso la realizzazione di comunicazioni mirate verso target profilati.

Molti brand di quest’industria, come ad esempio Milwaukee Tools, ha iniziato a raccogliere informazioni più specifiche dai suoi form sul sito, come ad esempio il settore di provenienza dei prospect. Lo scopo è profilare il database dal principio, gettando le basi per realizzare campagne di email marketing personalizzate in base ai diversi utenti.

Questa soluzione può sembrare banale e scontata, ma non è così. La semplice conoscenza del settore di provenienza dei contatti del database ha permesso di ottimizzare notevolmente le performance.

I risultati? Un maggior tasso di apertura delle mail e maggiori visite al sito (indirizzate sulle pagine o contenuti in linea con il settore dei singoli utenti).

 

Beni di consumo

Anche nel campo dei beni di consumo il problema principali per i brand del settore sta nel fatto di non avere dati e informazioni specifiche sui suoi clienti.

In questo settore i tassi di apertura delle email sono i più bassi in assoluto, e negli ultimi anni sono stati anche in declino.

Molti brand del settore hanno iniziato ad incentivare i clienti a creare account personali su siti web o app, offrendo in cambio sconti, promozioni o la possibilità di accumulare punti per ogni acquisto, per poi spenderli per premi o buoni-acquisto.

Il vantaggio per i brand? Raccogliere dati sui clienti e creare uno storico dei loro acquisti. Il tutto si traduce in un’approfondita conoscenza dei consumatori, nella profilazione dei database, nell’invio di email personalizzate ed infine nel miglioramento delle performance.

 

Sanità

Nel settore della sanità non tutti i brand sono riusciti ad ottenere risultati interessanti dall’email marketing.

I numeri relativi alle performance di questo canale non sono sempre rassicuranti in questo settore. Molte aziende faticano a creare un buon traffico al sito dalle email, specialmente le realtà più piccole.

I brand più grandi sono invece riusciti a creare strategie di email marketing performanti, consegnando contenuti educazionali ed informativi, in linea con gli interessi dei singoli utenti.

In questo settore il problema delle scarse performance di questo canale riguarda principalmente i player più piccoli, le cui difficoltà si ricollegano al fatto di non avere strategie di marketing e processi di automation ben definiti.

 

Cosa abbiamo imparato

L’email marketing non è un canale in declino

L’email marketing non è in crisi. Anzi, se ben sfruttato può portare grandi soddisfazioni.

Chiaramente dei contenuti realizzati in altri formati possono essere sicuramente più ingaggianti e attraenti, non c’è dubbio. Ad esempio, un video sui social sarà nella maggior parte dei casi più intrigante di una mail scritta.

Ma non dimentichiamoci che anche le mail hanno i loro lati positivi, che possono essere decisivi.
L’email marketing può infatti:

  • Essere un fantastico strumento di lead nurturing
  • Comunicare con contenuti mirati ai singoli utenti
  • Catturare maggiore interesse di altri contenuti quando gli utenti sono particolarmente interessati e coinvolti dal brand in questione, oppure quando il contenuto stesso delle email si presta al format in questione
  • Portare traffico al sito e conversioni

Conoscere il proprio pubblico rimane la priorità per comunicare con efficacia

Per creare una comunicazione di successo è fondamentale sapere a chi stiamo parlando.

Se conosco il mio pubblico posso creare mail con contenuti mirati, che otterranno migliori performance.

Occorre chiedersi:

  • Chi è il mio interlocutore?
  • Quali sono i suoi obiettivi?
  • Quali sono le sue paure?
  • Che soluzioni cerca?
  • Come cerca di soddisfare le sue esigenze?
  • In che stato del buyer journey si trova?
  • Come posso aiutarlo in questa fase del buyer journey?
  • … (ogni altra domanda utile in base al contesto)…

L’automation è essenziale

Conoscere il proprio pubblico è determinante ma non basta.

Occorre creare un database profilato ed impostare campagne di email marketing mirate agli specifici pubblici.

Il tutto si realizza appoggiandosi ad un software di marketing automation, come ad esempio Hubspot.

 

Vuoi scoprire come integrare l’email marketing nella tua strategia?

Parliamone! 

I vantaggi dei Social Media per le PMI

Se sei il titolare di una PMI, oppure Marketing Manager o CEO dell’azienda, sai bene quanto i Social Media possano essere utili alleati nel raggiungimento dei tuoi obiettivi di business.

Questo vale sia per il mercato B2C, sia per il B2B.

Piattaforme social come Facebook, Instagram e LinkedIn (solo per citare tre delle tante a disposizione) possono diventare parte integrante della tua strategia di marketing multicanale, ormai irrinunciabile soprattutto nell’ottica della Digital Transformation.

I benefici dell’utilizzo dei social per il business?

  • Migliorare Brand Awareness
  • Comunicare al meglio & conoscere i propri utenti
  • Trovare nuovi clienti & fidelizzarli
  • Creare una strategia completa, offrire servizi mirati, monitorare competitor
  • Ampliare il proprio network professionale grazie al social selling

Al fine di raggiungere questi obiettivi, è fondamentale comprendere tutte le potenzialità delle piattaforme social e utilizzarle in modo corretto.

I benefici dei social media per le PMI.

I benefici dei social media per le PMI

Quali sono i vantaggi dei social media per le PMI? Abbiamo raccolto i principali, che valgono sia per B2C, sia per B2B. Eccoli:

Migliorare la Brand Awareness.

Migliorare Brand Awareness

I social media sono perfetti per far crescere la notorietà del proprio brand, rendendolo popolare e facendolo diventare un punto di riferimento per il pubblico online.

I social permettono di aumentare consapevolezza del brand, fattore fondamentale nella decisione d’acquisto del potenziale cliente. Dopotutto, rendere il proprio pubblico consapevole dell’esistenza della propria azienda è lo step zero per guadagnare nuovi clienti ed ampliare il proprio business.

Come si fa strada un brand sui social? Con una comunicazione identificativa e differenziante, con contenuti brandizzati e con messaggi utili e interessanti per la propria audience.

Comunicare al meglio & conoscere i propri utenti.

Comunicare al meglio & conoscere i propri utenti

I social sono ottimi alleati per comunicare valori aziendali, filosofia e visione, creando punti di connessione con gli utenti.

Ogni messaggio può essere condiviso in modo semplice e veloce, informando, educando o intrattenendo gli utenti online. Notizie di settore, promozioni e offerte, aggiornamenti su eventi a cui l’azienda partecipa, lanci di nuovi servizi o prodotti, collaborazioni, sponsorship e progetti importanti: la scelta degli argomenti è incredibilmente vasta.

Imparare a conoscere il proprio pubblico è un ulteriore vantaggio, grazie all’analisi delle opinioni, il cosiddetto sentiment. Questo consente di tarare meglio la strategia aziendale o di prodotto sulla base delle intenzioni di acquisto, delle esigenze e degli argomenti considerati importanti dal pubblico di riferimento.

Trovare nuovi clienti & fidelizzarli.

Trovare nuovi clienti & fidelizzarli

Queste piattaforme permettono di individuare in modo specifico e preciso la target audience aziendale. I social ospitano un pubblico incredibilmente vasto e differenziato, la cosa importante è capire su che specifici network stanno i propri utenti, come li utilizzano e cosa interessa loro.

Una buona strategia consente di trasformare sconosciuti prima in “amici” del proprio brand, successivamente in clienti e infine in clienti fedeli e felici. Il tutto seguendo a pieno la logica dell’Inbound Marketing, accompagnando l’utente in ogni fase del suo buyer journey (percorso d’acquisto).

Altri vantaggi dei social media per il b2b.

Altri vantaggi

I benefici dei social non finiscono qui. Anzi, tutt’altro. Eccone altri:

  • Danno la possibilità di creare strategie di comunicazione e marketing complete, andandosi ad integrare con tutti gli altri strumenti per massimizzare performance;
  • Consentono di offrire una gamma di servizi nuova e più articolata, ad esempio il supporto tecnico o il customer care digitale;
  • Sono uno strumento ideale per monitorare i competitor e prendere ispirazione da brand di riferimento;
  • Offrono la possibilità di individuare potenziali nuovi partner e dunque di creare relazioni commerciali che, diversamente, sarebbero impossibili.

Ulteriori vantaggi per il B2B: il social selling

Per le aziende B2B esiste un ulteriore mondo da scoprire per quanto riguarda i social: il Social Selling. Questo si basa sullo sfruttare al massimo LinkedIn, social media basato su mondo business & relazioni professionali.

Su LinkedIn è possibile connettersi con chiunque, allargando la propria rete di relazioni e rendendo la comunicazione più raffinata e personalizzata. In particolare, risulta particolarmente vantaggioso entrare in contatto con chi condivide stessi interessi professionali, obiettivi e competenze.

Il Social Selling sfrutta proprio le potenzialità dei network relazionali e di LinkedIn per aumentare le vendite, creare connessioni strategiche e stringere partnership di ogni tipo.

Il tutto si basa sul costruire e coltivare rapporti di qualità con i singoli contatti, coinvolgendoli con contenuti ad hoc, di diverso tipo. Le aziende possono così generare contatti, nutrirli, convertirli in clienti e fidelizzarli, raggiungendo e superando i vari obiettivi sales.

Come si stanno muovendo le PMI.

Come si stanno muovendo le PMI

La maggior parte delle PMI sembra aver compreso questo paradigma. Diversi numeri lo dimostrano: già nel 2019 ben l’89% delle PMI intervistate da The Manifest ha dichiarato di investire budget nel marketing. Addirittura il 35% di esse ha affermato di preferire i canali online a quelli tradizionali.

La pandemia ha naturalmente esacerbato questa tendenza: internet si è trasformato nel principale mezzo di comunicazione con il pubblico, e i social media in una sorta di piazza virtuale nella quale comunicare e interagire in tempo reale.

Se già prima dell’attuale emergenza sanitaria il digitale era parte integrante delle nostre vite, ora è più mai intrecciato con tutte le nostre attività quotidiane. Ad oggi i social network rappresentano per gli aziende e gli utenti uno dei più importanti strumenti per conoscere opinionivalutare soluzionicercare partnership e prodotti.

Questa è una delle principali ragioni per cui anche le PMI non possono più trascendere da tali strumenti – neppure se operano nel B2B.

Il ruolo degli specialisti

Molte piccole e medie imprese integrano i social network nella loro strategia di marketing, o semplicemente utilizzano i social media, in modo del tutto autonomo. Tuttavia, questa potrebbe non essere la direzione corretta specialmente nell’ottica di strategie multichannel o omnichannel).

Oltre a non avere tempo sufficiente da dedicare ai loro profili social, alcune PMI non riescono a sfruttare totalmente le potenzialità di queste piattaforme perché non sono a conoscenza di tutte le feature – e quindi le possibilità – che esse offrono (un esempio è rappresentato dall’Advertising, ossia dall’opportunità di sponsorizzare e quindi pubblicizzare alcuni contenuti), né di come utilizzarle al meglio.

Queste ragioni, oltre a una corretta ottimizzazione dei budgettarghettizzazione del pubblicomonitoraggio e reportistica, sono le prime che dovrebbero spingere anche le piccole e medie imprese ad affidarsi all’esperienza di degli specialisti. 

I vantaggi del supporto di consulenti esperti?

  • l’azienda riuscirà a comunicare al meglio senza perdere la propria identità, ma anzi raccontandosi in modo efficace e mirato
  • potrà ricevere supporto nella gestione dei commenti e di eventuali criticità nelle recensioni, così come nella risposta alle domande che gli utenti potrebbero porre
  • avrà modo di tracciare e misurare i dati in modo oggettivo per consentire all’impresa di migliorare in modo costante la propria strategia di business sulla base di dati reali
  • imparerà ad analizzare al meglio i dati ottenuti, monitorare i giusti KPI evitando le cosiddette vanity metric, (osservazione di metriche in realtà poco utili alla propria strategia)
  • stabilire obiettivi chiari, misurabili, fattibili e scadenziati nel tempo, gettando le base per raggiungere risultati reali e utili all’impresa.

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