TikTok Marketing: nuovi strumenti per il business

Vuoi sapere come sfruttare la TikTok mania che ormai ha invaso anche l’Italia?

Se stai pensando di utilizzare la piattaforma social per la tua azienda o per la tua attività di libero professionista, ma ti stai ancora chiedendo come inserire TikTok nella strategia di vendita, allora sei nel posto giusto. In questo articolo parliamo degli strumenti di TikTok per il business.

 

Perchè TikTok?

TikTok è la destinazione numero uno quando si parla di short-form video. È una piattaforma il cui scopo principale è quello di intrattenere gli utenti e al contempo stimolare la creatività.

Ecco tre parole chiave che sintetizzato il successo di TikTok:

  • Gioia: TikTok è l’unica social app i cui utenti dichiarano di usarla con lo scopo di sorridere;
  • Scoperta: i contenuti di TikTok generano miliardi di visualizzazioni ogni giorno e circa 1 utente su 2 dichiara di utilizzare l’app per intercettare nuovi trend;
  • Creatività: si stima che ogni minuto vengano creati oltre 100 milioni di TikToks. A differenza delle altre piattaforme social, la gran parte degli utenti è abitutata a creare contenuti.

Questo mix di novità e caratteristiche peculiari rendono TikTok una piattaforma da testare anche da parte delle aziende, un luogo digitale in cui oggi essere presenti. Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli strumenti di TikTok a servizio degli obiettivi di business.

 

Il Futuro del Video Advertising

Perchè quando i marketer parlano di TikTok, tengono a precisare che non è solo un’app per balletti? La ragione è semplice: ormai i brand e i professionisti presidiando quotidianamente la piattaforma con i loro contenuti video, in quanto ottengono una visibilità organica in termini di visualizzazioni ormai difficilissima da raggiungere sugli altri social network.

TikTok del resto, è il social network che è cresciuto più velocemente negli ultimi 18 mesi. Secondo un recente report di App Annie, la nota applicazione che raccoglie i dati statistici delle piattaforma social, TikTok ha superato Youtube in USA per tempo medio di visualizzazione dei video.

Nel dettaglio l’analisi riporta che gli utenti statunitensi di TikTok guardano in media oltre 24 ore di contenuti al mese, rispetto alle 22 ore e 40 minuti trascorsi sulla piattaforma video di Google. Nel Regno Unito la differenza è ancora più netta: TikTok ha superato YouTube a maggio dello scorso anno e secondo quanto riferito, gli utenti ora guardano quasi 26 ore di contenuti al mese, rispetto a meno di 16 su YouTube.

 

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TikTok e lead generation

TikTok non garantisce solo una maggiore visibilità e una maniera inedita e originale per comunicare con il proprio target, ma offre anche alle aziende degli strumenti concreti per ottenere contatti.

La lead generation aiuta le aziende a raggiungere i clienti e promuovere la conversione in modo semplice. In pochi step è possibile infatti inserire un form di contatto integrato in TikTok, che consente di catturare le informazioni degli utenti che sono interessati a determinati prodotti e servizi.

I dati dei lead così ottenuti possono poi essere scaricati manualmente, oppure integrati nel CRM aziendale andando ad alimentare in modo automatico il database.

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TikTok e Shoppable Ads

Dopo le anticipazioni ora è ufficiale: sono arrivate le shoppable ads su TikTok grazie alla partnership con Shopify. Una novità che promette di cambiare il panorama del social commerce.

Come funzionano le Shoppable ADS? La feature consente ai gestori di un ecommerce targato Shopify di creare contenuti interattivi su TikTok che portano gli utenti direttamente allo store online per la procedura di checkout. In pratica sarà possibile acquistare prodotti online direttamente da TikTok in una modalità facile e veloce.

Considerando che il settore dell’e-commerce è in rapida espansione e che i social media sono lo strumento di acquisto preferito dai più giovani, ci sono ottime ragioni per inserire gli annunci pubblicitari di TikTok nella strategia di vendita.

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Quali prodotti funzionano di più su TikTok?

La prima considerazione da fare per ottimizzare la promozione su TikTok è quella relativa al target. In questo momento TikTok offre le condizioni migliori per rivolgersi alla fascia di consumatori di giovani e giovanissimi, utenti, che sarebbe davvero difficile oggi raggiungere altrove.

Se gestite un ecommerce con prodotti rivolta agli utenti nati dopo il 1997, la cosiddetta Generazione Z, allora l’advertising su TikTok è davvero l’arma che può permettervi di fare la differenza.

Inoltre la user experience di TikTok è davvero unica: gli utenti trascorrono il tempo dedicato al puro intrattenimento attraverso la fruizioni di video brevi ed immersivi con musica, tagli veloci e incalzanti, effetti speciali a sorpresa, transition e lipsync (cantare o recitare in playback). Tutto questo rende la piattaforma di particolare appeal per le campagne pubblicitarie di prodotti fashion e beauty.

Infine, teniamo in considerazione il fatto che la concorrenza su TikTok è ancora molto minore rispetto alle altre piattaforme social, in quanto il social cinese si è aperto all’advertising da poco e quindi lo spazio per le inserzioni non è ancora così saturo.

 

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Salone del Mobile 2021: tutte le novità

L’emergenza sanitaria risultato del COVID-19 ha modificato tutte le nostre abitudini, e in particolar modo quelle che hanno a che vedere con gli eventi collettivi. Inevitabilmente, happening prestigiosi come il Salone del Mobile (ma non è sicuramente il solo) hanno accusato il colpo e, almeno per l’edizione 2020, sono stati annullati.

Tuttavia, a ormai oltre un anno e mezzo dall’inizio della pandemia, il mondo ha cominciato ad organizzarsi secondo le regole del cosiddetto “new normal”, tarando le diverse attività – sia quotidiane che straordinarie – in funzione delle esigenze attuali. Eccoci non a caso a pochi giorni dall’inizio dell’edizione 2021 del Salone milanese, che si presenta del tutto inedita rispetto a ciò a cui eravamo abituati.

Ma in che modo?

Vediamo insieme come cambia il Salone del Mobile di Milano e quali novità ha in serbo uno degli eventi professionali dedicati al design più esclusivi al mondo.

 

Salone del Mobile 2021: un evento “ibrido”

Si terrà nella consueta cornice di Milano-Rho l’edizione 2021 del famoso Salone del Mobile, per la prima volta erogato in forma per così dire ibrida, a metà tra l’umano e il digitale.

Previsto dal 5 al 10 settembre negli spazi di Rho Fiera, il Salone presenta prima di tutto un nuovo ed esclusivo evento: il cosiddetto Supersalone. Si tratterà di un allestimento fieristico in versione decisamente più leggera rispetto al solito, e che di fatto incarnerà il nuovo format voluto dal designer e architetto Stefano Boeri (in collaborazione con un team internazionale di progettisti).

Di fatto, sarà proprio il Supersalone il punto di contatto tra reale e digitale, grazie a una proposta di opere culturali e progetti inediti che andranno ad arricchire il ben noto Fuorisalone. È anche importante ricordare che queste installazioni saranno accessibili non soltanto dagli operatori di settore, ma anche dal grande pubblico che, nonostante le ovvie difficoltà, continua a considerare Milano l’hub internazionale per il design.

Si spera che il nuovo format possa portare vantaggi all’economia della Regione Lombardia, e in questo senso il Salone rappresenta probabilmente il primo tra i più importanti eventi tenuti nell’Italia post-Coronavirus. 

In ogni caso, si punta molto sul digitale per “catturare” un numero maggiore di utenti non soltanto nazionali ma anche internazionali. La scelta è intelligente, se si considerano i limiti agli spostamenti e le restrizioni ai viaggi che interessano ancora così tanti Paesi del mondo. La tecnologia è quindi destinata a giocare un ruolo centrale, e il digital sarà il mezzo per dare vita a vetrine in real-time per tutti i brand che parteciperanno all’evento.

Ciò non significa però che l’edizione 2021 del Salone del Mobile non comprenda eventi “face to face”: sono infatti previste aree dedicate a incontri, seminari e appuntamenti espositivi, che Stefano Boeri ha concepito come agorà ecosostenibili e ariosi, professionali ma non per questo meno culturali.

Nelle sue parole: “Questo è un anno speciale, in cui dobbiamo tenere conto delle esigenze del pubblico che, dopo mesi di sofferenze, ha bisogno di uscire e ripensare gli spazi dell’abitare. Per questo è importante presentare mobili di prima qualità, nuovi e di catalogo. Poi il business sarà garantito con aree destinate agli incontri di lavoro.”

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Il Salone del Mobile è pronto al via. Si parte domenica 5 settembre. (Immagine: Iroco  https://iroco.com/salone-del-mobile-milano-2017/)

 

Il Supersalone: un evento speciale all’insegna di condivisione, design e sostenibilità ambientale

Il già citato Supersalone avrà i suoi concept da promuovere per collocarsi tra “gli eventi nell’evento” più interessanti di quest’edizione del Salone del Mobile.

Oltre alla marcata volontà di condividere e promuovere il design nella sua forma più pura, ben evidenziata dai numeri (più di 423 brand di diverse categorie merceologiche distribuiti in quattro diversi padiglioni, cinquanta designer indipendenti, 170 progetti provenienti da 40 scuole internazionali di design, venti tra le personalità più influenti del panorama creativo attuale, 110 sedute premiate dal Compasso d’Oro, sei grandi chef, cinque opere cinematografiche selezionate dal MDFF), massima attenzione è prestata al concetto dell’ecosostenibilità.

Nuovamente, lasciamo che siano i numeri a parlare: il Supersalone eviterà l’immissione in atmosfera di ben 1,2 milioni di chilogrammi di CO2 grazie al recupero degli allestimenti; prevedrà il totale recupero e riutilizzo di tutti i materiali e i componenti dell’allestimento e delle aree comuni come arene, lounge e food court; includerà pannelli in legno truciolare creati con legno riciclato al 100% e pronti per essere reimmessi circolarmente nell’economia; integrerà l’allestimento ad hoc di un “bosco” composto da circa un centinaio di alberi di Forestami che indirizzeranno i visitatori verso la porta Est, e di altri cento alberi ad alto fusto ad accompagnare il percorso nelle aree espositive e in quelle dedicate al relax.

Nota interessante: tutti gli alberi impiegati (tigli, querce, prugne da fiore e frassini) saranno, al termine dell’evento, piantati nella Città Metropolitana di Milano.

Seppur ibrido, quindi, il Salone del Mobile 2021 punta quindi davvero in alto.

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Anteprima del SuperSalone: una novità di quest’anno. (immagine: https://www.wallpaper.com/design/salone-del-mobile-guide)

 

Un sito web completamente rinnovato, all’insegna dell’interazione

“Mai come nel 2020 è mancata la possibilità di avere una visione d’insieme sulla direzione dell’intero settore e questo evento consentirà di scoprire le novità e le prospettive future. Abbiamo accettato una sfida difficile con grande senso di responsabilità. È centrale il tema della sicurezza e per questo stiamo lavorando con tutte le Istituzioni del territorio e le realtà coinvolte per far sì che i nostri espositori e visitatori vivano un’esperienza in piena sicurezza a partire dal green pass. Grazie alla nuova piattaforma digitale del Salone del Mobile.Milano con un palinsesto di eventi, dirette streaming e contenuti dedicati riusciremo a coinvolgere anche quella parte della design community che non riuscirà a viaggiare a causa delle restrizioni,” spiega Maria Porro, Presidente del Salone.

Per rispondere quindi alle esigenze di interazione digitale così necessarie a rendere il Salone di quest’anno un successo internazionale, anche il sito web dell’evento si rinnova.

In questo senso, commenta il Direttore Editoriale Annalisa Rosso: “La piattaforma […] riunisce tutte le voci del nostro settore: i brand e i loro prodotti, i partner, i migliori autori internazionali – scrittori, fotografi, videomaker, illustratori – chiamati a fare il punto sui nostri temi e a indagare ambiti diversi per fornire ispirazioni inedite. A bordo insieme a loro è chiamato tutto il variegato mondo del design business: i buyer, gli architetti e i designer, la stampa specializzata, gli appassionati e gli addetti ai lavori. Una comunità dinamica, che si confronta e interagisce. Per questo la chiave di lettura di questo progetto digitale è la sua interattivitàbreak out room, live chat, virtual showroom per attivare uno scambio proficuo e immediato, in sostegno e potenziamento di quello che accade fisicamente in fiera.”

E, correttamente, definisce questo nuovo capitolo dell’happening milanese una “new reality”, che per ora altro non è che uno sforzo necessario ad affrontare la situazione pandemica, ma che nel futuro diventerà probabilmente una prassi.

Pronti a cominciare?

Marketing per bar e ristoranti: WhatsApp Business

L’ultimo anno e mezzo ci ha davvero insegnato molte cose, sia come cittadini che come aziende – e la prima è che la disponibilità di servizi digitali rappresenta uno strumento ormai irrinunciabile sia per il consumatore che per le imprese.

In un contesto che continua inarrestabile a cambiare e ad adattarsi a un’emergenza sanitaria che ancora non svanisce del tutto, bar e ristoranti in particolare necessitano di soluzioni sempre più evolute per mantenersi in vetta al gradimento degli utenti.

In questo senso, una strategia di marketing digitale che include al proprio interno un tool come WhatsApp Business potrebbe rivelarsi davvero efficace.

 

Cos’è WhatsApp Business?

Creata nel 2018, WhatsApp Business è un’applicazione gratuitamente scaricabile e che è stata appositamente progettata per i titolari di micro e piccole imprese. Permette infatti di garantire una maggiore visibilità ai prodotti e ai servizi dell’attività, ma anche di migliorare la relazione tra brand e cliente grazie all’interazione e al contatto diretto, e alla possibilità di rispondere in real time a eventuali domande nel corso dell’intera esperienza d’acquisto.

Dal punto di vista dell’interfaccia, WhatsApp e WhatsApp Business sono praticamente identiche, ad eccezione del logo e di una serie di funzionalità extra studiate ad hoc, finalizzate a migliorare e incrementare il già citato engagement.

Con WhatsApp Business è quindi possibile:

  • Creare e personalizzare il profilo dell’attività
  • Realizzare e personalizzare messaggi di benvenuto
  • Avvertire di eventuali assenze, chiusure o aperture fuori orario
  • Customizzare messaggi e comunicazioni
  • Creare risposte rapide precompilate e automatiche
  • Ottenere badge di conferma e verifica
  • Analizzare le statistiche dei messaggi
  • Catalogare i contatti e le chat con particolari etichette
  • Realizzare e condividere menu
  • Creare gruppi a cui aggiungere i clienti e inviare link di invito
  • Realizzare liste broadcast, che permettono di spedire messaggi a diversi contatti contemporaneamente (si tratta quindi di liste di destinatari già predisposte, senza necessità di dover selezionare i clienti uno ad uno ogni volta), i quali riceveranno la comunicazione come se si trattasse di una chat diretta.

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In pratica, quindi, WhatsApp Business è uno strumento molto utile per i bar e i ristoranti, che oggi si trovano nella posizione di vincere tre sfide:

  • la prima è quella di differenziare la propria attività, rendendola unica e riconoscibile attraverso una comunicazione puntuale, efficiente e funzionale;
  • la seconda è mantenere la clientela acquisita e ampliarla in modo costante, migliorando le recensioni online all’attività e fidelizzando i propri utenti;
  • la terza è infine strettamente legata al particolare momento storico che stiamo attraversando, e si riflette nella necessità di offrire servizi di food delivery di massima eccellenza, possibilmente in modo diretto e senza passare da fornitori terzi (le ormai celebri agenzie di delivery di terze parti).

Perché questi ultimi andrebbero evitati?

È una domanda a cui vale la pena rispondere: prima di tutto, i fornitori terzi hanno spesso elevatissimi costi di gestione; inoltre, non permettono un monitoraggio completo da parte del management di bar e ristoranti, che rischiano così di ottenere spiacevoli recensioni negative a seguito di ritardi o comportamenti inadeguati da parte del fornitore.

Ecco quindi che, in questo complesso panorama, diventa indispensabile coordinare la ricezione degli ordini internamente e in modo impeccabile, così come gestire la prenotazione e la consegna diretta dei prodotti ai clienti.

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In che modo WhatsApp Business migliora il Marketing di bar e ristoranti

Siamo quindi arrivati al nodo della questione: in che modo bar e ristoranti possono affidarsi a WhatsApp Business per migliorare sia la loro strategia di marketing che l’esperienza d’acquisto dei loro clienti?

WhatsApp Business è uno strumento semplicissimo da utilizzare, molto intuitivo e che sfrutta un’app universalmente conosciuta. Permette una comunicazione immediata e risponde ai sempre più pressanti requisiti di individuare soluzioni mobile per ingaggiare l’utenza. Inoltre, offre il vantaggio di essere informale, e quindi di umanizzare l’attività, dando vita a un canale diretto e personale (un numero di telefono cellulare) decisamente meno freddo della classica e-mail o form di contatto sul sito web.

Va poi specificato che WhatsApp è oggi uno tra i principali – nonché il più diffuso – canale di messaggistica per smartphone diffuso in Italia. Nel mondo, è scelto da più di due miliardi di utenti e sono circa 1,6 miliardi quelli che lo utilizzano ogni mese. Queste caratteristiche, oltre al fatto di essere presente in più di 180 Paesi del mondo e disponibile in oltre sessanta lingue, lo hanno già trasformato in uno dei canali prediletti per oltre cinque milioni di aziende.

Se si tiene presente che ogni utente spende, in media, ben 38 minuti al giorno su quest’app di messaggistica immediata, è facile comprendere come WhatsApp Business possa costituire una nicchia interessante anche per bar e ristoranti, che fanno della tempestività e proattività i loro valori chiave!

Riassumendo, quindi, attività come bar, pub, ristoranti, pizzerie, osterie, gastronomie e via discorrendo dovrebbero scegliere di includere WhatsApp Business nel loro piano di marketing perché:

  • Praticamente tutti i loro clienti usano WhatsApp e non dovranno quindi scaricare alcuna app specifica per poter interagire con l’attività.
  • I consumatori sanno già utilizzarlo, e le comunicazioni saranno quindi immediate, intuitive e veloci.
  • WhatsApp ha già ottenuto la fiducia degli utenti, e offre buone garanzie anche in tema di privacy.

Ricorda tuttavia che, con WhatsApp Business, gli utenti saranno i soli a poterti contattare per primi. L’unico modo in cui la tua attività potrà iniziare una conversazione con un cliente è legato al fatto di essere un contatto salvato nella loro rubrica.

In conclusione, WhatsApp Business è specialmente utile per rendere più fluida e controllata la tua attività di ristorazione e per migliorare il rapporto con il cliente, dal momento che permette comunicazioni semplici e personalizzate, la ricezione di ordini e prenotazioni (e dunque anche una migliore gestione del servizio di food delivery), l’invio di promozioni, inviti a eventi o nuovi menu e la personalizzazione dei messaggi a gruppi prestabiliti.

Il tutto, a costo zero.

Vuoi integrare WhatsApp Business all’interno di una strategia di marketing digitale calibrata e coordinata? Ti aspettiamo in NAXA per parlarne!

Come creare un blog di successo

Rispetto al passato e all’era “primordiale” della rete, in cui i blog altro non erano che diari digitali di singoli individui, questo importante strumento di storytelling si è nel corso del tempo trasformato in uno dei mezzi più efficaci da includere nelle strategie di Digital Marketing delle imprese.

Ad oggi, internet è letteralmente popolata di blog aziendali, a prescindere dal settore professionale di riferimento e persino dalla dimensione dell’organizzazione.

In effetti, questi due fattori hanno un’influenza quasi tangenziale al successo di un blog, e non a caso esistono PMI con blog gettonatissimi e capaci di fare concorrenza ai giganti del mercato.

Ma come ci riescono? In sintesi, creando la giusta commistione tra talento, passione e strategia.

I blog nel 2021: qualche statistica interessante

Come specialisti del marketing, le statistiche ci piacciono sempre molto e riteniamo che siano anche molto utili per fornire un background interessante in merito a qualunque tematica.

Facendo qualche ricerca sui blog scopriamo che, attualmente, sulla rete ve ne sono circa 600 milioni – e che si tratta di una stima per difetto. Ogni giorno vengono pubblicati inoltre milioni di post blog in tutto il mondo, e il lato positivo è che, secondo Statista, circa il 70%-80% degli utenti digitali non solo li legge regolarmente, ma addirittura trascorre più tempo sui blog che sulle e-mail: un dato più che consolante per chiunque decida di investire su questo strumento!

Altrettanto degno di nota è il fatto che la maggior parte degli internauti considera i blog come uno strumento affidabile nel quale reperire informazioni, ossia degno della loro fiducia. Non a caso, il 94% dei lettori di blog ne condivide i contenuti sulla rete (per esempio sui social network) perché ritiene che potranno essere utili ad altri utenti.

Dal punto di vista più tecnico, sappiamo che WordPress è in assoluto la piattaforma più utilizzata per bloggare, tanto da essere scelta dal 64.8% degli utenti (WP alimenta anche, da solo, ben il 40% dei siti del mondo!).

Hubspot ci conferma inoltre che i marketer sono molto consapevoli dell’importanza di includere il blog nelle loro strategie digitali, tanto che il 53% di loro li classifica tra le priorità irrinunciabili.

Ci troviamo d’accordo con questo punto di vista non soltanto in termini di qualità dei contenuti che tali strumenti possono garantire, ma anche perché influenzano positivamente la SEO del sito web: Client Tech ci ribadisce in questo senso che i siti che ospitano un blog tendono ad avere ben il 434% in più di pagine indicizzate organicamente sui motori di ricerca.

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Aprire un blog nel 2021: come farlo al meglio

Ora che ti abbiamo fornito una panoramica di numeri per inquadrare lo “strumento blog” nella visione degli utenti e dei marketer, vediamo insieme non solo come aprire un blog ma anche perché farlo.

Tra le motivazioni che dovrebbero spingerti a sfruttare questo canale, oltre a quelle deducibili tra le statistiche, figurano anche:

  • La possibilità di costruire e migliorare la tua presenza online
  • La diffusione di skill e know-how al tuo target di riferimento nel tuo specifico settore operativo, così da aumentare la percezione del valore della tua impresa
  • L’inclusione del blog in una strategia di marketing multicanale oppure omnicanale
  • Il miglioramento della SEO del tuo sito web
  • L’ampliamento del tuo pubblico
  • L’opportunità di utilizzare il blog per applicare strumenti evoluti di marketing digitale, come ad esempio l’Inbound Marketing

Tutte queste motivazioni, sia prese singolarmente che nella loro totalità, sono più che degne di nota e non fanno che confermare la reale utilità di tale strumento in un contesto di comunicazione molto ampio e trasversale.

Ma come procedere?

Sicuramente, potrai trovare interessanti i nostri approfondimenti in merito a come realizzare un piano editoriale blog-oriented oppure a come sfruttare il tuo blog aziendale per generare lead di qualità da convertire in clienti.

Per quanto riguarda le regole da cui partire per creare un blog di successo, ecco invece i nostri consigli.

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Definisci la tua nicchia

Sconsigliamo sempre blog troppo generalisti per le aziende. Non si tratta infatti di un diario privato, ma di uno strumento digitale pubblico di cui clienti, fornitori, partner e lead potranno fruire in ogni momento: ecco perché dovrebbe essere sempre tematizzato.

Attenzione, però: definire la nicchia di un blog corporate non significa parlare soltanto dei propri prodotti o servizi, quanto piuttosto stabilire una strategia ad ampio raggio che includa, in modo chiaro, i temi e gli argomenti che possono essere legati alla tua impresa e agli interessi di chi ti legge.

Per esempio: nel caso in cui la tua azienda produca serramenti, avrà senso parlare degli infissi in legno o in altri materiali, ma anche dell’importanza dell’isolamento termoacusticodell’efficientamento energetico degli ambienti indoor, dell’aspetto ecosostenibile dei materiali impiegati nel tuo settore e via discorrendo.

Un blog davvero interessante non è mai esclusivamente scritto per convertire l’utente in un cliente, ma prima e più di tutto per fornire informazioni utili, interessanti e tematiche.

 

Punta sulla qualità prima ancora che sulla quantità

È chiaro che pubblicare un post blog all’anno ha ben poco senso, ma è altrettanto vero che è sempre meglio favorire la qualità rispetto alla quantità.

Scegli con cura cosa vuoi comunicare e fallo al meglio, possibilmente con l’aiuto di Content Manager e Copywriter professionisti, che sapranno rendere i tuoi contenuti sia accattivanti da leggere che orientati al migliore posizionamento sui motori di ricerca (SEO).

Ricorda che realizzare contenuti per un blog aziendale non è un’operazione semplice né rapida! Ecco nuovamente venirci in aiuto le nostre preziose statistiche: nel 2020 i blogger hanno impiegato una media di 3,3 ore per realizzare un singolo contenuto digitale.

E ancora: un content creator professionista ti dirà che soltanto in una minoranza dei casi (20% circa) sono sufficienti circa due ore per scrivere un buon blog post.

Questi numeri servono a comprendere un paradigma fondamentale: maggiore è il tempo e l’impegno riversato in un contenuto, migliore sarà la sua redemption potenziale. Di nuovo, quindi, qualità supera la quantità, specialmente per quanto riguarda la stesura degli articoli cornerstone (ossia i contenuti considerati fondamentali per il tuo blog: sono chiamati anche Pillar Content).

 

Sfrutta il tuo blog in sinergia con i canali social aziendali e nella tua strategia di marketing

Che senso ha scrivere un blog post se nessuno lo legge? A meno che il tuo sito web sia già ottimamente posizionato sui motori o sottoscritto da una quantità di utenti tale che ogni nuovo contenuto pubblicato genererà traffico automatico, la cosa migliore da fare per ottenere successo con un blog è farlo ragionare in sinergia con i tuoi canali social.

Non ti limitare alle condivisioni automatiche, ma struttura un cappello introduttivo diverso per ogni piattaforma social, tenendo conto delle differenze tra i vari target e delle specificità di linguaggio, oltre che delle buone regole per favorire la diffusione di contenuti (ad esempio l’utilizzo degli hashtag!).

 

In conclusione: quando scrivi il tuo blog, non perdere mai di vista il quadro generale

Più in generale, ricorda che per lavorare al meglio il blog deve fare parte di una più ampia strategia di marketing digitale, e che quindi dovrà operare in sinergia con altri strumenti: non solo la già citata SEO, ma anche l’e-mail marketing (che ti permetterà di inviare i nuovi contenuti pubblicati attraverso le tue newsletter), i video (linkando gli approfondimenti scritti nei contenuti multimediali presenti ad esempio sul tuo canale YouTube), l’inbound marketing (con la creazione di contenuti premium o freemium, che incrementano sensibilmente la percezione del tuo valore e ampliano la tua platea) e via discorrendo.

Tutte queste azioni, calibrate con cura e sommate ad altri processi virtuosi – dalla scelta del layout all’inclusione di contenuti multimediali negli articoli; dalla frequenza del piano editoriale alla regolarità delle pubblicazioni; per arrivare infine alla performance della piattaforma su cui il blog è ospitato – ti permetteranno di ottenere straordinari risultati da questo prezioso strumento di comunicazione.

Vuoi iniziare a progettare il blog perfetto per la tua impresa?

Vieni a trovarci: ne parliamo in NAXA.

Come sono cambiati i consumi nel settore dell’arredamento

Che l’ultimo anno e mezzo abbia totalmente rivoluzionato il nostro lavoro, la nostra vita, i nostri spostamenti e i nostri rapporti sociali è ormai evidente. Tuttavia, è importante tenere presente che anche le abitudini d’acquisto dei consumatori sono, per forza di cose, cambiate.

Il settore dell’arredamento, per sua natura fatto di contatto diretto e di momenti di pura esperienza sensoriale all’interno di showroom e punti vendita, è uno di quelli che più hanno dovuto fare i conti con il cosiddetto “new normal”.

In che modo sono cambiati i consumi per questa particolare industria, per la quale anche noi abbiamo negli anni realizzato innumerevoli progetti?

Come cambia l’industria dell’arredamento dopo il COVID-19

Soltanto in Italia, il settore dell’interior design rappresenta da solo ben il 5% del PIL con un totale di 29mila aziende su tutto il territorio nazionale. Made in Italy, nell’arredamento, è anche sinonimo di qualità, artigianalità, tradizione ed eccellenza in tutto il mondo.

In termini più ampi e generali, scopriamo che l’American Institute of Architects ha evidenziato nell’ultimo anno un aumento delle richieste per la realizzazione di home office (lo sottolinea il 68% delle 425 aziende intervistate), una maggiore ricerca dell’ecosostenibilità, della luminosità e del contatto con l’esterno attraverso solarium, portici, balconi, verande e mobili outdoor (33%), e anche un’impennata di progetti personalizzati per le cosiddette “zone filtro”, ambienti della casa studiati per ospitare oggetti come scarpe e cappotti, ossia elementi che hanno avuto contatti con l’esterno potenzialmente contaminato. Non stiamo presentando che pochi dati, ma che già fanno capire l’importanza di questa particolare industria (di cui l’Italia è sempre stata uno dei traini principali) sul mercato di scala mondiale.

E ancora, secondo il recente report “The future of Home 2030” le tendenze da tenere d’occhio nell’arredamento, almeno per il prossimo decennio, graviteranno tutte attorno al concetto di casa-isola: la casa diventerà sempre di più un luogo multifunzione in cui rilassarsi, praticare sport, leggere e fruire di infotainment, ma anche lavorare. Sempre più richiesti saranno gli arredi in materiali antibatterici come rame, sughero, vetro, ma anche accessori quali i purificatori d’aria e i sistemi di filtrazione flessibili. E poi largo ai sistemi di partizione degli spazi interni per creare case flessibili che mettono al centro il multitasking, e ambienti esperienziali fatti di gaming e digital décor, illuminazione interattiva, soluzioni d’arredo studiate per la domotica, la connessioni ad alta velocità e per accogliere elementi di decorazione immersiva. Spazi fatti di tanta tecnologia da un lato e di materiali naturali ed esperienze materiche dall’altro.

Un indoor, quindi, che dà quasi la sensazione di essere un outdoor o quantomeno in comunicazione con esso, e che sarà sempre più connesso al resto del mondo.

I trend dell'arredamento nel settore mobile

In un interessante approfondimento della scorsa primavera, Randstad ci indica d’altro canto che il soltanto 4,5% delle aziende italiane specializzate in interior design opera online, e che tale approccio ha saputo fare la differenza nel 2020, quando gli acquisti in rete di questa tipologia di prodotti sono aumentati del 30%. Non male, se si considera che, secondo InterniMagazine, nel primo semestre del 2020 si era registrata una flessione delle vendite sul mercato interno pari a -25%!

È questa la conferma di ciò che era già facile intuire, ossia che persino un’industria che si è “fatta grande” attraverso i propri punti di contatto fisici deve ora necessariamente rivolgersi (anche) alle piattaforme digitali per restituire ai possibili acquirenti un’esperienza d’acquisto quanto più possibile a quella che vivrebbero durante una visita allo store.

E se, soprattutto all’inizio della pandemia, l’idea di una Trasformazione Digitale per il settore dell’arredamento poteva fare un po’ paura, nel corso dei mesi si è rivelata la direzione vincente tanto da aver aperto inedite e inaspettate opportunità di guadagno e nuove (e virtuose) possibilità di relazione con i clienti e i lead. Emergono quindi nuove figure digitali oltre ai ben noti ruoli manageriali di Direttore Commerciale, Export Manager, International Manager e Direttore Marketing: si tratta degli E-commerce Manager, deputati alla gestione delle piattaforme online e alla coordinazione del team digitale; dei Digital Marketing Manager che si occupano della strategia online; e di figure di nicchia altamente tecniche come i Web Designer, i SEO/SEM Specialist, i Social Media Manager, i Content Manager, i Digital Insight Analyst.

Tutte queste figure, in rigorosa sinergia, possono ora offrire risposte efficaci al cambiamento dei consumi nell’industria dell’arredamento. 

Cosa è cambiato nel mercato dell'arredamento dopo il covid

 

Cos’è un processo di vendita e come può essere implementato con il digitale

Per capire la profonda rivoluzione che ha interessato il processo d’acquisto dei clienti, è necessario prima di tutto comprendere cosa si intenda per “processo di vendita”.

Definiamo in questo modo tutto l’insieme di attività e strategie – da quelle più importanti, come la consulenza o la proposta commerciale vera e propria, fino a quelle per così dire “di corollario” come il supporto tecnico e stilistico – finalizzate a vendere un determinato prodotto secondo una serie di step ben precisi.

Di fatto, il processo di vendita segue e favorisce la decisione d’acquisto del cliente in modo sempre più multicanale, anche nel settore dell’arredamento: rispetto a qualche anno fa, il consumatore utilizza oggi la rete per tutte le fasi preliminari all’acquisto vero e proprio, cercando recensioni e opinioni su un determinato prodotto, leggendo approfondimenti, osservando foto e video, confrontando prezzi.

Per rispondere adeguatamente a queste nuove esigenze, l’azienda deve essere quindi pronta a sfruttare tutto il potenziale di una strategia multicanale che, dall’inizio del 2020, significa essenzialmente utilizzare i tantissimi strumenti messi a disposizione dalle piattaforme digitali.

Se, prima dell’emergenza sanitaria, molto del lavoro era svolto all’interno del punto vendita, le limitazioni che hanno interessato gli ultimi diciotto mesi hanno costretto le imprese a rivolgersi alle nuove tecnologie (in alcuni casi) o a investire budget sempre maggiori nell’implementazione di nuove campagne di marketing online.

In questo senso, strategie di inbound marketing ben studiate, in cui diversi media operano contemporaneamente o sequenzialmente su più piattaforme, si sono spesso rivelate il quid differenziante: dall’utilizzo dei Social Media all’implementazione di canali E-commerce, dai Google Ads fino ai contenuti e ai servizi premium erogati sui siti web aziendali; per arrivare infine allo sfruttamento di videochiamate e luoghi di meeting digitali (un esempio è il nostro nuovo Digital Plaza) è stato possibile quantomeno smorzare in parte l’effetto dirompente di chiusure e lockdown che hanno colpito trasversalmente quasi ogni settore.

Si tratta di una tendenza, quella dell’acquisto di arredamento online, ormai ben consolidata e non destinata a scomparire nel prossimo futuro: non a caso, Hubspot segnala che ben l’81% degli utenti effettua normalmente ricerche in rete prima di acquistare un prodotto di qualunque tipo – mobili inclusi. E se un tempo era soltanto la convenienza dei prodotti online a far propendere per il loro acquisto via internet – ma spesso soltanto dopo aver rigorosamente testato la qualità dell’elemento d’arredo in negozio – oggi non è sempre possibile recarsi nello store fisico.

Le piattaforme di E-commerce si trasformano quindi in vetrine sempre più evolute, sempre più interattive, sempre più efficienti.

Il settore dell’arredamento domani: la dimensione digitale sarà potenziata

Potenziare la dimensione digitale è quindi un imperativo che non può più essere trasceso neppure per il settore dell’arredamento, e che secondo le tendenze attuali dovrebbe muoversi secondo quattro direttive principali:

  1. Sviluppo di una strategia di Social Media Management differenziata a seconda delle piattaforme o del Paese target, da studiarsi sul medio-lungo periodo.
  2. Sviluppo di una strategia di E-mail Marketing per offrire all’utenza contenuti di valore, di imprinting editoriale, e meno sales-oriented.
  3. Implementazione, gestione e aggiornamento costante delle piattaforme e-commerce, siano esse su domini proprietari o su grossi player di settore (come Amazon).
  4. Esperienze digitali immersive per presentare collezioni e prodotti in modo nuovo e appetibile da remoto.

A questi quattro fondamentali step andranno poi ovviamente aggiunte tutte le operazioni accessorie per un progetto di marketing digitale di reale successo per il settore dell’arredamento.

Da un lato, per quanto riguarda la relazione tra azienda e cliente avremo l’implementazione del customer care con personale umano e live chat o chatbot (gli assistenti virtuali che automatizzano la conversazione e accompagnano il visitatore verso l’acquisto elettronico); l’ottimizzazione delle consegne (modi e tempi migliorati); nuove possibilità di customizzazione del prodotto anche da remoto.

Dall’altro, per quanto riguarda invece la gestione aziendale interna, sempre più spazio dovrà invece essere destinato allo smarketing; all’allineamento delle operazioni e dei flussi con l’ausilio di strumenti come CRM e la Marketing Automation; al coordinamento impeccabile non solo di tutto il flusso produttivo, ma anche delle azioni tra canali online e in-store.

Hai già pensato a come implementare una strategia efficace che sappia unire i vantaggi delle piattaforme digitali a quelli delle presenze in negozio, per il tuo showroom di arredamento?

Vieni a parlarne con gli specialisti di NAXA!

La pubblicità su Spotify, la rivoluzione nel mondo delle ads

Sei sempre alla ricerca di nuove modalità di promozione del tuo brand online? Credi che l’audio digitale sia la nuova frontiera dell’advertising?

Allora devi dare uno sguardo a Spotify Advertising, la piattaforma che consente di pubblicare annunci sponsorizzati su Spotify, disponibile anche in Italia da marzo 2021.

Che cos’è Spotify Advertising?

Che cos’è Spotify Advertising?

Partiamo dalla base. Spotify Advertising consente di realizzare campagne pubblicitarie e pubblicare annunci audio e video sulla piattaforma di streaming musicale. Come? Attraverso Spotify Ad Studio, la modalità self-service di pubblicazione degli annunci.

Se già conosci Facebook Ads oppure le campagne su LinkedIN, avrai già familiarità con questa modalità: apri il pannello di gestione inserzioni, crei una campagna, selezioni il target, imposti il budget, scegli il formato e pubblichi.

Quali sono invece le principali differenze di Spotify Advertsing rispetto alle altre piattaforme di pubblicità online? Innanzitutto Spotify offre la possibilità di raggiungere un numero sempre più ampio di utenti che ascoltano musica online, con una modalità di targeting innovativa.

Grazie agli annunci su Spotify infatti, puoi comunicare alla tua audience durante l’ascolto di determinate playlist, in base alle quali, è possibile determinare l’attività che stanno svolgendo in quel preciso momento.

Prova a pensare agli utenti che ascoltano musica rilassante per concentrarsi e studiare meglio oppure quelli che l’ascoltano le raccolte di brani create per l’allenamento in palestra: sono tutti target potenziali raggiungibili su Spotify.

Inoltre è possibile intercettare gli utenti che hanno determinati interessi in base agli argomenti dei podcast ascoltati di recente, ad esempio economia, affari, cucina, scienze e medicina ecc…

Digital audio: un trend costante crescita

Lo streaming musicale e la fruizione di contenuti audio, in particolare dallo smartphone, sono diventate abitudini di consumo ormai molto diffusi nella popolazione, soprattutto fra il pubblico Millennial e quello della Generazione Z, due target molto interessanti per i brand alla ricerca di strategia di differenziazione.

Negli ultimi anni infatti l’audio digitale ha avuto una crescita costante nell’ambito della comunicazione online: i podcast sono un’abitudine consolidata e lo streaming musicale, capitanato proprio da Spotify, ha ormai superato l’ascolto della radio.

Ma non solo musica e podcast, il trend è confermato anche nel mondo dei social network con l’esplosione nel 2020 del fenomeno Clubhouse e l’effetto traino su piattaforme social più mature come Twitter e Facebook che stanno implementando funzionalità audio.

Quanti utenti usano Spotify?

Quanti utenti usano Spotify?

Vediamo più nel dettaglio i numeri di Spotify. Oggi Spotify è la piattaforma di streaming musicale leader di mercato, utilizzata da 199 milioni di utenti free in tutto il mondo (fonte: Q4 ’20 Earnings Report ) e ca 155 milioni di utenti paganti.

In Italia, gli utenti di Spotify sono 10 milioni e  l’ascolto di musica digitale ha di fatto superato l’ascolto della radio: 69 minuti al giorno è infatti la media di ascolto di musica digitale (in particolare da smartphone e da tablet) contro i 61 minuti di media giornaliera di ascolto della radio.

Come funziona la pubblicità su Spotify?

Per muovere i primi passi nel mondo di Spotify Advertsing, è necessario aprire un account e impostare la prima campagna pubblicitaria con un budget minimo di partenza di 250€.

Questi invece sono i formati pubblicitari disponibili:

 

Annunci Audio

Annunci in modalità audio trasmessi tra un brano e l’altro in ogni momento della giornata su mobile, tablet, desktop e web.

L’annuncio è composto da un file audio wav o mp3 massimo 30 secondi + un banner 640×640. Si può inserire il nome del brand + CTA (link al sito, app o landing page).

 

Video Takeover

Annunci video trasmessi durante una sessione di ascolto mentre l’utente naviga attivamente nel catalogo per ascoltare e scoprire musica e podcast. Sono trasmessi solo quando lo schermo è in primo piano su mobile, desktop e tablet.

L’annuncio è composto da video MOV o Mp4 massimo 30 secondi formato verticale (mobile) e orizzontale (desktop) + un banner 640×640. Si può inserire il nome del brand + CTA (link al sito, app o landing page).

 

Sponsored session e Sponsored Playlist

Il brand diventa lo sponsor di una sessione gratuita di ascolto ininterrotto di 30 minuti in cambio della visualizzazione del video. Disponibile in modalità mobile su smartphone e tablet.

Con Sponsored Playlist invece è possibile associare il nome dell’azienda alle playlist più ascoltate del momento sia con annunci audio e video.

Ci sono poi i formati display, ossia i banner simili alle altre piattaforme che appaiono nei formati Leaderboard, Overlay e in Homepage.

Servizi e strumenti creativi gratuiti con Spotify

Se non si hanno a disposizione audio e video professionali, Spotify offre un servizio di doppiaggio e di mixaggio con un brano in background, senza costi aggiuntivi.

È sufficiente indicare il testo del messaggio e l’eventuale musica di sottofondo, poi Spotify si occuperà di registrazione il copione e mixare l’audio di sottofondo.

Best practice per l’utilizzo di Spotify Ads

Fra queste ci sono la durata dell’annuncio: per un annuncio di 30 secondi sono sufficienti 55-70 parole

Consigliabile personalizzare l’annuncio, ad esempio se ci rivolgiamo ad una città specifica (esempio Ciao Roma! ecc)

Come raggiungere il pubblico su Spotify.

Come raggiungere il pubblico su Spotify

Per massimizzare l’efficacia dei messaggi su Spotify, è necessario raggiungere gli utenti con messaggi che siano rilevanti rispetto al profilo dell’utente e al contesto di ascolto.

Le principali opzioni di targeting sono:

  • Demografico: età, posizione, sesso e device utilizzato;
  • Interessi, ricavato sulla base di argomenti di playlist e podcast ascoltati di recente;
  • Contesti in tempo reale, sulla base della playlist che stanno ascoltando al momento;
  • Fan di un artista, opzione disponibile solo se si promuove un artista o un evento musicale.

Vediamoli nel dettaglio.

Targeting per posizione

Si basa sull’indirizzo IP dell’utente ed è possibile selezionare:

  • Paese
  • Citta
  • CAP codice postale

Paesi disponibili per ora: USA, Italia, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito, Messico, Australia, Nuova Zelanda, Canada.

Targeting per interessi

Basato sui comportamenti di ascolto degli utenti. Si possono selezionare più categorie per ampliare il pubblico potenziale.

Ecco la lista completa:

  • Libri
  • Affari
  • Contenuti comici
  • Pendolari
  • Cucina
  • Cultura e società
  • Fai da te
  • Contenuti educativi
  • Salute & Lifestyle
  • Storia
  • Fitness
  • Gaming
  • Ascolto in auto
  • Amore e incontri
  • Notizie
  • Genitori
  • Festa
  • Podcast
  • Corsa
  • Scienza e medicina
  • Studio o concentrazione
  • Tecnologia
  • Teatro
  • Viaggi
  • TV e film

Targeting per contesto reale

Utenti attivi che stanno ascoltando musica personalizzata in base alle loro attività, ai momenti e al mood. Si basa sulle playlist create dagli utenti e da Spotify allineate a momenti e attività specifiche.

Ecco quelli disponibili:

  • Allenamento
  • Concentrazione
  • Gaming
  • Relax
  • Vacanze
  • Cena
  • Cucina
  • Party
  • Studio
  • Viaggi

 

Targeting per genere musicale

Invia messaggi subito dopo che un utente ha ascoltato un genere musicale fra i seguenti:

  • Alternative
  • Blues
  • Cristiana
  • Classica
  • Country
  • Easy Listening
  • EDM
  • Elettronica
  • Folk
  • Funk
  • Natale
  • House
  • Indie Rock
  • Jazz
  • Latina
  • Metal
  • New Age
  • Pop
  • Punk
  • Reggae
  • R&B
  • Rock
  • Colonne Sonore
  • Spoken Audio
  • Tradizionale

 

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Dark Pattern: attenzione alla coercizione digitale

Il termine “dark pattern” non è particolarmente diffuso né conosciuto, e ciò significa che molti utenti digitali rimangono ancora oggi vittima di raggiri online perché ingannati dal design di particolari app mobile o siti web.

Vediamo quindi di comprendere esattamente cosa sono i dark pattern e in che modo possono manipolare le nostre azioni e decisioni durante la navigazione online.

Traducibile in italiano come “schema oscuro”, il dark pattern può essere definito come un’interfaccia web accuratamente progettata per spingere l’utente a compiere determinate azioni, come ad esempio acquistare prodotti oppure sottoscrivere quelle che di primo acchito sembrano convenienti promozioni. Il termine è relativamente nuovo (è stato coniato soltanto nel 2010) e, a oggi, i dark pattern sono presenti sul web in quantità incalcolabile.

 

Dove si trovano i dark pattern e come sono fatti: qualche esempio

Come accennato poco sopra, i dark pattern sono interfacce digitali studiate per “convincere” o ingannare gli utenti a svolgere azioni che, in condizioni di piena trasparenza, non compierebbero. Possiamo dunque considerarli come una sorta di coercizione digitale, che peraltro sembra essere esponenzialmente aumentata dall’inizio della pandemia di COVID-19 – ossia in una fase che, per ovvie ragioni, ha portato le persone a navigare online più del solito.

Dove si trovano, tipicamente, i dark pattern? Ferma restando la loro presenza in praticamente ogni tipologia di sito web e app mobile, i casi più eclatanti riguardano di solito:

  • E-commerce e booking di viaggio: su queste piattaforme, è possibile spingere l’utente a sottoscrivere offerte di cui non è realmente sicuro comunicando un falso senso di urgenza. Messaggi quali “altre X persone stanno tenendo d’occhio questo volo/questa stanza/questo albergo” piuttosto che “questo prezzo potrebbe aumentare nel giro di qualche minuto” sono strategie comuni per ottenere questo risultato.
  • App: durante la fase di download, l’utente può essere spinto ad accettare autorizzazioni e disclaimer estremamente densi di comunicazioni confuse prima di poter accedere al prodotto che desidera.
  • Raccolta dati in fase di opt-out: può accadere che venga dato estremo risalto ad alcune scelte e pochissima prominenza ad altre. Un esempio è rendere più visibile e pre-flaggata l’opzione di iscrizione a una newsletter, piuttosto che l’autorizzazione alla ricezione di comunicazioni commerciali. In questo caso l’obiettivo è favorire, quasi forzandolo, il permission marketing.
  • Durante la sottoscrizione di servizi: attraverso grafiche e percorsi che rendono estremamente difficile la cancellazione dal servizio stesso.

 

Per quanto riguarda invece le strategie tipiche dei black pattern, le più comuni includono:

  • Richieste di carta di credito per trial gratuiti: già durante la creazione di un account, e nonostante l’utente abbia deciso di sottoscrivere il periodo di prova gratuito per un determinato prodotto o servizio digitale, viene richiesto l’inserimento dei dati dalle carta di credito. Se l’utente non ricorderà di cancellare l’iscrizione entro i termini prestabiliti (cosa che tende ad accadere con una certa frequenza) si troverà addebitata automaticamente una sottoscrizione mensile e scoprirà che sospendere il servizio non è facile come sembra.
  • Roach Motel: è una modalità di black pattern che si collega alla precedente, e che di fatto rende estremamente complicato per l’utente sospendere un servizio che non desidera più vedersi erogato. L’internauta passerà da link a link, senza mai individuare l’opzione che porta effettivamente alla cancellazione del proprio account. Di fatto, questa modalità di black pattern è orientata a sfinire e disorientare l’utente attraverso procedure di cancellazione talmente lunghe e complesse da portare una fetta dell’utenza a rinunciare, mantenendo attivo il servizio. Riassumendo, il Roach Motel è quindi un servizio online a cui è facile iscriversi ma estremamente complesso da sospendere.
  • Misleading popup: è il classico popup ingannevole a cui tutti noi ci troviamo di fronte quotidianamente quando navighiamo in rete. Tipicamente, questo popup presenta un grande pulsante di Call To Action a fronte di un pulsante di chiusura quasi invisibile. In alcuni casi, gli utenti finiranno col cliccare sul pulsante azione pensando che non ci sia altro modo per continuare a navigare il sito.
  • Un prodotto in più nel carrello: inserito però in modo che sia quasi impossibile da notare. Tale processo avviene di solito durante la fase di checkout e riguarda un prodotto così piccolo e poco costoso che l’utente può non accorgersene. Si tratta quasi sempre di un oggetto non fisico, come un’estensione della garanzia, un’assicurazione o la sottoscrizione (a pagamento) di un servizio che l’utente non ha richiesto.
  • Confirmshaming: la strategia di black pattern cercherà in questo caso di provocare disagio o vergogna nell’utente che decide di non compiere una determinata azione. Qualche esempio? Il messaggio “Sei sicuro di non voler sottoscrivere il servizio? X/Y/Z hanno bisogno di te!” oppure un pulsante che riporta la dicitura: “No, grazie, non mi interessa contribuire alla riforestazione” e via discorrendo.

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I dark pattern funzionano perché sfruttano le nostre fragilità cognitive

Quando esposto razionalmente, il funzionamento dei dark pattern sembra piuttosto facile da comprendere e da evitare. Tuttavia, queste interfacce ingannevoli e manipolatorie continuano a prosperare nel web e sono numerosissimi gli utenti che cadono nella trappola.

La ragione è insita nel fatto che i “percorsi oscuri” sfruttano le nostre fragilità cognitive e la psicologia umana, andando ad agire come trigger su bias cognitivi che talvolta neppure sappiamo di avere. Di fatto, queste interfacce sono studiate con la massima cura per disorientare e manipolare la mente delle persone e spingerle a prendere decisioni che quasi certamente sarebbero evitate, se tutte le informazioni venissero poste in modo più chiaro, diretto e trasparente.

Nell’e-commerce questo tipo di strategia sembra funzionare molto bene, quasi certamente perché va a toccare corde emotive che condizionano l’acquisto: il desiderio, l’urgenza, la necessità effettiva di ottenere un determinato prodotto in un determinato momento. Il dark pattern avrà quindi, in questo caso, vita facile e un buon esempio è rappresentato dal caso di Commerce Planet, una piattaforma di e-commerce americana che aveva strutturato il proprio design in modo tale da spingere gli utenti a sottoscrivere un piano di pagamento mensile. Il caso si è poi concluso con un risarcimento verso gli utenti pari a quasi 750 mila dollari.

Anche il gigante dell’e-commerce, Amazon, è stato accusato di praticare black pattern, in questo caso dall’Associazione Consumatori Norvegesi, la quale ritiene che tale strategia venga messa in atto per rendere estremamente difficoltosa la cancellazione del servizio Prime.

Una curiosità: negli USA, Paese in cui i dark pattern sono estremamente utilizzati, si discute in merito alla possibilità di creare una legge che proibisca la progettazione, modificazione o manipolazione di un’interfaccia utente con lo scopo di oscurare, sovvertire o compromettere il processo di scelta dell’utente a fornire i propri dati personali. La webzine Cybersecurity ha dedicato alla relazione tra GDPR e dark pattern un interessante approfondimento che mette in luce gli aspetti etici e normativi del problema.

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Le conseguenze dei dark pattern per l’utente e per il brand

Le conseguenze dell’utilizzo di strategie di dark pattern sono duplici, ossia interessano sia l’utente che il brand dietro al sito web che le mette in atto.

Per quanto riguarda i primi, si troveranno chiaramente a compiere azioni che si basano su un inganno percettivo oppure sullo sfruttamento sottile di un bias cognitivo, con il risultato di spendere soldi in prodotti e servizi che non desideravano e, quasi certamente, di rivolgersi ad altre piattaforme più corrette e trasparenti.

Per quanto riguarda invece le aziende che utilizzano black pattern, in gioco c’è la loro reputazione, la percezione di brand, la fiducia e la fidelizzazione dei consumatori: di fatto il marchio si troverà di fronte a un danno d’immagine, a una perdita di credibilità e a numerose recensioni negative sul web.

Dal momento che i black pattern sono spesso utilizzati per generare un boost di vendite o di sottoscrizioni (con relativa acquisizione di dati) nel breve-medio periodo, vale forse la pena chiedersi se il gioco valga davvero la candela, e se l’impatto reputazionale che senza dubbio seguirà a tali comportamenti digitali possa essere tollerato a fronte di un relativo incremento del profitto.

 

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I trend dell’e-commerce del 2021: per far crescere le vendite online

Quali sono i trend attuali che possono contribuire a far decollare le vendite online? Quali strategie e tendenze e-commerce contribuiscono a incrementare il volume di affari delle imprese che, in questo delicato momento della ripartenza, si trovano a dover fare i conti con un mercato che evolve in modalità ancora in parte inedite?

La recente emergenza sanitaria che ha colpito trasversalmente tutte le industrie ha modificato in modo precedentemente inimmaginabile gli scenari di mercato, e in questa fase si conta sulle analisi di marketer ed esperti di settore per studiare le migliori strategie digitali finalizzate a mettere il “turbo” alle vendite.

Dal momento che, tra le certezze che abbiamo, c’è quella che l’e-commerce non è destinato a sparire – al contrario! – abbiamo selezionato per te quelli che sono considerati i trend più importanti in quest’ambito.

Vediamoli insieme!

 

La realtà aumentata: per rendere più tangibile lo shopping online

La realtà aumentata ha saputo fare la differenza nei mesi in cui, a causa del lockdown, i consumatori non potevano recarsi fisicamente in negozio per il loro shopping. La tendenza non svanirà neppure in futuro e diventerà invece uno dei cardini del commercio online proprio per la capacità di questa nuova tecnologia di trasferire una sensazione più realistica all’esperienza d’acquisto.

Addirittura, gli esperti di settore si aspettano di vedere questa tecnologia sempre più integrata negli ambienti e-commerce e persino sulle piattaforme social, non soltanto dai grandi player di settore ma anche dalle piccole aziende.

La voice search continuerà ad aumentare perché i device mobili sono ormai irrinunciabili

La tecnologia delle ricerche vocali era già ben affermata prima della pandemia, perché fortemente interconnessa all’utilizzo sempre più diffuso dei device mobile. Andrà quindi tenuta in massima considerazione anche in ambito e-commerce, soprattutto perché ci si attende che entro il 2025 gli smart speaker saranno presenti in modo molto più capillare nelle case.

Attualmente, la voice search è già utilizzatissima per individuare luoghi, per mangiare fuori, per stilare liste e per l’organizzazione dei to-do quotidiani, ma anche per cercare prodotti da acquistare. Queste informazioni rendono questa tendenza una delle più importanti da tenere d’occhio per chi punta all’e-commerce nella propria strategia di marketing digitale.

 

L’Intelligenza Artificiale aiuterà i commercianti a conoscere meglio i loro clienti

Assieme al machine learningl’AI è considerata una delle evoluzioni più importanti anche nell’ambito dell’e-commerce perché offre la possibilità di analizzare in modo più euristico, completo e approfondito i comportamenti d’acquisto dei clienti. Come è noto, infatti, l’Intelligenza Artificiale raccoglie continuamente una quantità di informazioni in una modalità che sarebbe impossibile replicare con l’ausilio di personale umano.

I dati raccolti dovrebbero quindi essere analizzati con cura dalle aziende e utilizzati per strutturare strategie di vendita ad hoc, in grado di comunicare al consumatore esattamente ciò che desidera, ossia che il brand ha interesse a fornirgli esperienze sempre più personalizzate sia in termini di prodotti proposti che di tempistiche in cui erogare il messaggio.

 

La personalizzazione dovrà arrivare anche sulle piattaforme di e-commerce

Potrebbe essere piuttosto difficile da concepire ora, ma i nuovi trend dell’e-commerce parlano di esperienze sempre più personalizzate sul singolo utente anche on-site, ossia quando il consumatore naviga la piattaforma su cui intende effettuare i suoi acquisti.

Dalla raccomandazione customizzata di possibili prodotti di interesse fino a un customer care puntuale ed efficiente, ci si attende un’impennata del 25% per le aziende che sapranno implementare un servizio “a misura di consumatore”.

Se poi consideriamo il fatto che le tecnologie oggi disponibili permettono alle imprese di ottenere una mole impressionante di Big Data sui loro clienti, la customizzazione dovrebbe già essere un must perché, in termini di fattibilità, è già ora più che possibile.

 

Big Data e Chatbox saranno sempre più importanti

Big Data e Chatbox sono due ulteriori strumenti che permetteranno di erogare esperienze sempre più personalizzate anche nell’ambito del commercio online. Nel primo caso, però, bisognerà prestare la massima attenzione al corretto trattamento dei dati personali e informare gli utenti in modo chiaro e trasparente, così che diventi lapalissiano che la contropartita sarà efficace per il consumatore: a fronte del rilascio di informazioni, l’utente riceverà un servizio di alto valore e prodotti tarati sulle sue esigenze.

Per quanto riguarda invece le Chatbox, il loro compito è essenzialmente quello di interagire con i visitatori della piattaforma e velocizzare la loro esperienza d’acquisto, riducendo al minimo il rischio che l’utente non trovi rapidamente ciò che sta cercando. Opereranno dunque da supporto alla clientela, ma non dovranno mai trascendere da un’assistenza clienti erogata da esseri umani.

 

Più modalità di pagamento disponibili, più potenziale di guadagno

Una delle maggiori discriminanti nella scelta di acquistare presso uno store online o un altro risiede nella disponibilità di metodi di pagamento “appetibili” per l’utente. Come è facile intuire, ogni consumatore ha le proprie predilezioni, che influiscono in modo anche molto deciso sulla decisione d’acquisto: ecco quindi che offrire più modalità di pagamento aprirà il business dell’e-commerce a guadagni potenziali più elevati, a una fruizione più rapida della piattaforma con relativi acquisti d’impulso e a check-out veloci ed efficaci.

In questo senso, un altro trend e-commerce da non sottovalutare potrebbe essere quello della centralizzazione dei pagamenti. Immagina il potenziale di poter offrire a un cliente un ID univoco che è il solo dato da inserire per procedere al check-out, perché legato a un servizio di storage sicuro di ogni dato utile: dall’indirizzo di spedizione alla modalità di pagamento preferita. È più che possibile che tale trend diventi cruciale nel prossimo futuro, quindi è bene prestarvi attenzione.

 

La sostenibilità ambientale non più il futuro: è già il presente

Infine, vale la pena spendere qualche parola in merito all’importanza giocata dalla sostenibilità nella brand awareness delle aziende di oggi e di domani.

La pandemia di COVID-19 ha spinto sempre più consumatori a osservare con occhio critico i player che scelgono di non alleggerire la loro impronta ambientale su un pianeta già fortemente depauperato delle proprie risorse. Si tratta di una tendenza così importante da spingere a “shift” improvvisi nelle decisioni d’acquisto, con utenti che abbandonano brand un tempo favoriti perché non ne condividono più la politica ambientale.

Allo stesso tempo vale anche l’assioma contrario: marchi meno influenti e famosi ma più rispettosi dell’ambiente stanno trovando sempre più spazio per affermarsi, perché la mentalità del consumatore è cambiata e, pur nell’edonismo dell’acquisto d’impulso, tende a considerare ora anche “l’altro da sé”.

Questa è una delle discriminanti da tenere quindi in assoluta considerazione per le imprese che vogliono continuare a fare e-commerce di successo ed evolvere in un mercato che, senza dubbio, genererà ancora tante soprese ma che, allo stesso tempo, si muove già secondo direttrici ben definite.

 

In conclusione, possiamo affermare che l’ecommerce si conferma un settore in forte crescita e, soprattutto, in continua evoluzione.

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L’evoluzione del processo d’acquisto secondo Google: il “messy middle”

Hai mai sentito parlare di “messy middle”? In questo modo, i marketer definiscono le fasi centrali del percorso d’acquisto che permettono al potenziale acquirente di passare dallo stage di “contemplazione” di una potenziale soluzione alla decisione di comprare proprio quel prodotto o quel servizio.

Due specialisti del team Google dedicato agli insight sui consumatori, Alistair Rennie e Jonny Protheroe, hanno dedicato un intero approfondimento all’argomento proprio in virtù delle loro costanti analisi dei cambiamenti di comportamento dei consumatori, e il risultato è davvero interessante, perché permette una visione privilegiata nel processo decisionale degli acquirenti.

Si tratta dunque di conclusioni non soltanto utili per i marketer e gli specialisti di advertising, ma anche per le aziende che, quotidianamente, investono budget e impegno nella promozione dei loro prodotti.

 

Processo decisionale d’acquisto: caotico oggi, ancora di più domani

L’analisi di Google indica prima di tutto che la modalità in cui le persone decidono di acquistare qualcosa è caotica e che, quasi certamente, lo diventerà ancora di più nel futuro. Ferma restante quindi questa variabile importante, risulta ancora più fondamentale saper valutare con cura i punti cardine del percorso mentale che il consumatore compie, e calibrare le proprie azioni strategiche di conseguenza.

Sappiamo ad esempio che tra il primo stimolo che innesca il funnel che porterà l’acquisto e la decisione vera e propria di comprare qualcosa non vi è una direttrice lineare, ma una rete di touchpoint complessa e molto diversa tra un individuo e l’altro. Non siamo attualmente in grado di sapere in che modo il possibile acquirente elabori le informazioni che riceve, ma possiamo ipotizzare come esse influenzino la sua decisione finale. 

La rete stessa offre importanti spunti semplicemente analizzando come sono cambiate le query di ricerca nel corso degli anni: da “più economico” gli utenti hanno col trascorrere del tempo (dal 2004 al 2020) iniziato a favorire search su Google orientate invece a “il migliore”. È anche molto singolare notare che si tratta di un cambiamento trasversale che sembra aver interessato un po’ tutte le nazioni, Italia compresa.

Il passo successivo risiede nell’analizzare cosa significhi “migliore” per ciascuna persona e quale prezzo l’individuo potrebbe attribuire (ossia essere pronto a pagare) a questa caratteristica. Tale valutazione va fatta a ogni step del funnel, compreso il messy middle – ossia in tutte quelle fasi confuse che intercorrono, come abbiamo detto, tra la considerazione iniziale e l’azione di acquisto vera e propria.

Comprendere come muoversi in un contesto tanto complesso era già fondamentale prima della pandemia di Coronavirus, e lo è diventato ancora di più adesso.

 

Perché comprendere il consumatore passa dalle Scienze Comportamentali

Come funziona il percorso mentale che porta a un acquisto? Di norma, il processo decisionale passa dapprima dalla ricerca di determinate informazioni, poi dalla valutazione delle diverse opzioni disponibili e, infine, all’azione del “comprare” vera e propria.

Abbiamo quindi una fase di esplorazione, che per sua natura è espansiva, e una di valutazione, che è d’altro canto riduttiva, e sappiamo che ogni consumatore sul web si muoverà seguendo prevalentemente uno di questi due approcci mentali, spostandosi di tanto in tanto verso l’altro per un numero indefinito di volte: ecco quindi perché il middle è tanto messy!

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Andranno poi considerati i diversi bias cognitivi che possono influenzare il comportamento d’acquisto e spingere l’utente a indirizzare la propria scelta verso un prodotto piuttosto che un altro.

Come senza dubbio saprai esistono un’infinità di bias diversi, ma secondo Google il marketer e/o l’azienda dovranno prestare particolare attenzione soprattutto a questi sei:

  1. L’euristica di categoria: la decisione d’acquisto è semplificata da brevi descrizioni delle informazioni salienti relative al prodotto.
  2. Il potere dell’immediatezza: l’utente che deve aspettare troppo a lungo per poter usufruire del prodotto che cerca passerà a un’altra soluzione.
  3. La prova sociale: l’acquisto finale potrà essere influenzato dalle opinioni e dai consigli di altre persone.
  4. Il bias di scarsità: minore è la disponibilità di un prodotto, più questo diventerà desiderabile agli occhi dell’utente.
  5. Il bias di autorità: la decisione d’acquisto potrà essere influenzata dall’opinione di chi l’utente considera un esperto.
  6. Il potere della gratuità: quando l’acquisto è corredato di un omaggio, la decisione verrà influenzata positivamente anche laddove il regalo fosse totalmente diverso dal prodotto ricercato.

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Per capire come questi sei bias potessero realmente influenzare il percorso all’interno del funnel, Google ha messo in atto la simulazione di 310.000 scenari d’acquisto nei settori più diversi, chiedendo agli acquirenti di scegliere il primo e secondo brand preferito relativamente a una categoria e applicando poi una serie di bias per vedere se e come questi potessero modificare l’intenzione d’acquisto. Particolarmente degno di nota è il fatto che questo “esperimento” includesse addirittura un marchio immaginario e del tutto inedito per il pubblico testato.

Quali sono stati i risultati? In sintesi, anche il brand meno efficace (che era peraltro fittizio) ha conquistato il 28% delle preferenze rispetto a un marchio “favorito” e consolidato, semplicemente perché è stato in grado di convincere i possibili acquirenti di offrire una quantità maggiore di vantaggi (dalle alte valutazioni allo sconto all’acquisto). Addirittura, quando l’esperimento è stato tarato su un’assicurazione auto immaginaria, questa ha ottenuto l’87% delle preferenze grazie a una serie di vantaggi attribuiti a tutti e sei i bias. 

Ecco quindi che, in definitiva, le scienze comportamentali possono essere applicate in modo intelligente per conquistare la fiducia degli acquirenti e favorire un processo decisionale positivo per il brand.

 

Digital Marketing e messy middle: come farsi notare?

Ora che abbiamo esplorato gli interessanti risultati dello studio di Google, quali conclusioni possiamo trarre e applicare come professionisti del Digital Marketing?

Possiamo riassumere a seguire quattro principi utili:

  • Assicurare che il brand sia presente in modo strategico così da poter essere notato dai potenziali acquirenti durante il loro percorso di esplorazione delle diverse opzioni.
  • Utilizzare le scienze comportamentali non solo in modo smart, ma anche responsabile, così da convincere gli utenti con la nostra proposta.
  • Rendere il momento del trigger e quello dell’acquisto vero e proprio più ravvicinati, esponendo quindi per meno tempo il consumatore a potenziali competitor.
  • Sfruttare il talento di un team flessibile e competente, che sappia superare il tradizionale branding e trasformare il percorso decisionale in un processo fluido e sinergico per l’utente.

Vuoi parlare meglio del percorso che i tuoi potenziali acquirenti potrebbero compiere per arrivare al tuo prodotto o servizio? Ti aspettiamo in Naxa!

Come acquisire nuovi clienti per la tua azienda

L’acquisizione regolare di nuovi clienti è un’attività cardine per qualunque azienda perché, senza di essa, l’azienda semplicemente smetterebbe di esistere. Ed è questa la ragione per cui il management e il reparto commerciale sono costantemente alla ricerca di nuove modalità e strategie per individuare nuovi utenti potenzialmente interessati.

In particolar modo in questa fase, che si colloca a metà strada tra un’emergenza sanitaria ancora in corso e un delicato periodo di ripresa, è essenziale che il business possa contare su soluzioni efficaci per continuare a operare al meglio delle proprie possibilità. Ma come si può stabilire quali tra queste soluzioni funzionano davvero?

Ferma restando la necessità, per ogni impresa, di valutare con cura il proprio settore, le tendenze di mercato e le tecnologie disponibili per incrementare il business, in questa guida vogliamo offrirti alcuni suggerimenti che speriamo potrai trovare interessanti per individuare nuovi potenziali clienti.

 

Il marketing virale può fare la differenza per le PMI?

Specialmente le aziende di dimensioni contenute e le start-up in fase di lancio necessitano di boost particolari per promuovere la loro attività. In questo senso, il marketing virale può rivelarsi un grande supporto. Di fatto, questa strategia promozionale ha lo scopo di rendere popolare un marchio o un prodotto cosicché gli stessi utenti se ne facciano promotori, portando all’azienda nuovi utenti potenzialmente interessati.

Le modalità attraverso cui il marketing virale può dimostrarsi efficace sono molteplici: passaparola, inherent virality (che spinge gli amici di un cliente a scegliere lo stesso prodotto), collaborazione (viralità generata dall’integrazione di un prodotto o servizio con altri), incentivi, e via discorrendo.

Il ciclo virale è semplice ed efficace nel suo funzionamento: il prodotto o il marchio colpiscono un determinato utente, che inizia a parlarne; i suoi interlocutori sono incuriositi e cominciano a utilizzare il prodotto; apprezzando la soluzione, fanno ripartire il ciclo da zero.

Nel marketing, il risultato ottenuto da queste azioni si misura attraverso una metrica specifica, chiamata “coefficiente virale.”

Il content marketing, perché il contenuto è sempre il re

In questo blog abbiamo spesso parlato dell’importanza, per le aziende, di generare con regolarità contenuti di valore (informativi, utili, efficaci per chi li legge). Nonostante la costante evoluzione dei trend di marketing digitale, questo principio non è destinato a cambiare. Questo significa che, per trovare nuovi clienti, sia le grandi aziende che i piccoli player dovranno continuare a scrivere (o far scrivere) e pubblicare (o far pubblicare) contenuti.

Strumenti ormai comunemente utilizzati, anche multimediali, aiuteranno a incrementare la brand reputation e awareness, portando all’azienda nuovi e utilissimi lead.

Largo dunque a blog e riviste di settore o territorialiguide informativeapprofondimenti e contenuti premium sul sito web istituzionale, infografiche, video tutorial e apprezzatissimi contenuti scaricabili come ebook e whitepaper.

La SEO: uno strumento ancora utile per trovare nuovi clienti

Seppure ormai sinergicamente integrata con i molteplici strumenti messi a disposizione dal marketing digitale (pensa ad esempio all’Inbound Marketing), la SEO continua a rimanere uno strumento chiave per presidiare il web e farsi notare da nuovi clienti.

Il posizionamento organico sui motori di ricerca è particolarmente efficace se i tuoi potenziali clienti cercano su Google il tuo prodotto o servizio, e specialmente se a comparire nei risultati della ricerca non sei tu ma, ahimè, i tuoi competitor.

In questo senso, affidarti a professionisti della SEO ti permetterà non soltanto di scrivere contenuti di valore (ossia il content marketing di cui parlavamo al punto precedente), ma anche di veicolarli in modo tale che il motore di ricerca li consideri degni di essere collocati nelle prime posizioni per specifiche query.

Google Ads e Social Media Marketing: l’investimento che può portare risultati rapidi

Una buona strategia per trovare nuovi clienti è intercettarli sul web o sulle principali piattaforme social attraverso specifiche strategie di advertising a pagamento.

Praticamente tutti i social media offrono oggi la possibilità di investire un budget in campagne promozionali: Twitter, Facebook, Instagram, YouTube e LinkedIn potranno quindi rivelarsi incredibili alleati non soltanto per promozioni specifiche che hanno bisogno di essere “spinte” in modo più rapido rispetto a quanto riusciresti a ottenere con la SEO, ma anche se desideri pubblicizzare eventi oppure offerte speciali.

Nuovamente, al fine di ottimizzare il tuo budget e non bruciarlo tutto su utenti che di fatto non stanno cercando quello che proponi, il nostro consiglio è di affidarti a un team esperto di campagne online.

Gli eventi, magari mescolati a un po’ di marketing digitale

Se desideri trovare nuovi clienti targhettizzati e quindi perfettamente in linea con il tuo buyer persona idealel’organizzazione di eventi – anche piccoli e di nicchia – rientra potenzialmente tra le soluzioni più efficaci.

La ragione è semplice: in una fase come questa, in cui tutti desiderano tornare progressivamente alla normalità, è difficile superare l’emozione generata da un evento – sia esso sul territorio o anche digitale, purché ben organizzato. Online o offline, l’evento studiato in ogni dettaglio ha un potenziale di engagement e redemption molto alto, e crea terreno fertile per le pubbliche relazioni: è quindi l’opportunità perfetta per stringere nuove partnership e alleanzepercepire e analizzare il sentiment dell’utenzaintavolare nuovi potenziali deal e, naturalmente, far conoscere quello che proponi.

Quando l’evento viene supportato con le giuste strategie di marketing, soprattutto digitale, è in grado di portare risultati talvolta persino insperati.

Come scegliere il modo migliore per trovare nuovi clienti?

Quelli che ti abbiamo proposto sono soltanto alcuni dei tantissimi approcci per trovare nuovi clienti. Non è detto che tutti vadano bene per la tua impresa, ed è possibile che vi siano altre strategie che potresti mettere in atto per raggiungere i tuoi obiettivi.

Ecco perché è sempre fondamentale prima di tutto valutare con cura le tue effettive possibilità in termini di:

  • Impegno al supporto delle strategie
  • Tempo
  • Team dedicato al progetto
  • Tipologia di target che desideri colpire
  • Disponibilità di budget

È questo il punto di partenza per comprendere in che direzione andare.

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In linea generale, per noi di NAXA un approccio creativo e una mentalità “out of the box” sono strumenti sempre molto preziosi, che ci permettono di declinare in maniera inedita le diverse possibilità promozionali a seconda del business che ci troviamo di fronte.

Ecco perché ci piacerebbe incontrarti (anche in modo virtuale!) per discuterne meglio. Contattaci ora!