Vendere online prodotti alimentari: ecco la nostra guida

Come senza dubbio saprai, l’ultimo anno ha cambiato profondamente le abitudini d’acquisto. L’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del COVID-19 ha modificato le nostre abitudini quotidiane e limitato le nostre possibilità di spostamento, e attività che un tempo erano comuni e date per scontate, come ad esempio fare la spesa al supermercato, hanno dovuto evolversi assieme alle nuove routine. In questo senso, vendere online prodotti alimentari si è rivelata una scelta vincente sia per i giganti della GDO che per i piccoli commercianti, che hanno trovato nel digitale una risposta efficace alle limitazioni fisiche causate da lockdown e zone rosse.

Anche prima della pandemia, però, erano sempre più numerose le imprese che avevano già puntato all’e-commerce per proporre i loro prodotti alimentari. Tale scelta è legata al fatto di poter raggiungere una platea molto più ampia rispetto a quella che è possibile coinvolgere con una tradizionale attività territoriale, e si rivela estremamente efficace soprattutto per chi propone prodotti particolari, che riscontrano una richiesta molto più vasta e trasversale.

Virtualmente, pressoché qualunque attività abbia a che fare con prodotti enogastronomici può valutare la possibilità di vendere online. Ciò che è importante è saperlo fare nel modo giusto, specialmente tenendo conto delle normative tipiche dell’industria alimentare (diversificate e stringenti) che potrebbero quasi certamente dover richiedere la consulenza di tecnici o periti specializzati.

In questa piccola guida, ti proponiamo quelle che secondo noi sono le strategie e le regole più efficaci per operare al meglio.

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Quale normativa per la vendita online di prodotti alimentari?

Per quanto riguarda i riferimenti normativi relativi alla vendita digitale di prodotti enogastronomici, quelli di cui sarà essenziale tenere conto sono principalmente tre: il Regolamento europeo 1169/2011/UE, per le indicazioni sull’etichettatura; il  D. Lgs. 114/1998 e la sua integrazione nel D. Lgs. 59/2010 per quanto riguarda i requisiti del gestore del canale e-commerce; e il D.Lgs 70/2003 per conoscere gli adempimenti previsti per il settore del commercio online.

Ti consigliamo di leggerli con la massima cura: ti servirà a individuare punti di forza e debolezza della tua proposta e a correggere eventuali inadempienze che non avevi fino a questo momento considerato.

Attenzione all’etichettatura degli alimenti e alle informazioni all’utente

Un’altra questione cruciale a cui dovrai prestare la massima cura riguarda l’etichettatura dei prodotti alimentari che venderai nel tuo negozio online. Ricorda infatti che il consumatore ha il diritto di ricevere tutte le informazioni sul prodotto, e che tu hai il dovere di fornirgliele in modo chiaro, preciso e trasparente.

I dati in etichetta dovranno includere quanto segue:

  • Elenco degli ingredienti contenuti e utilizzati per la produzione dell’alimento
  • Possibili allergeni
  • Durata e scadenza del prodotto
  • Consistenza del prodotto (liquido, in polvere, surgelato) e indicazioni per la sua conservazione (frigo, freezer, temperatura ambiente)
  • Tipologia di oli o grassi vegetali usati per la produzione
  • Provenienza dell’alimento
  • Informazioni nutrizionali relative a 100 g/ml e valore energetico
  • Eventuali informazioni in merito al consumo del prodotto

Infine, tieni conto che il tuo consumatore dovrà anche essere educato in modo chiaro sulle tue politiche di vendita, sul diritto di reso/recesso e rimborso, sulle modalità di pagamento e di consegna (delivery presso il domicilio, ritiro in negozio, ecc.) e su qualunque altra indicazione possa condizionare la sua decisione di acquistare o meno i tuoi prodotti.

La spedizione: prodotti freschi o non deperibili?

Per quanto riguarda la spedizione dei tuoi prodotti alimentari, il nodo della questione riguarda la loro freschezza e possibile deperibilità durante la fase di trasporto e consegna.

Specialmente se intendi vendere online alimenti freschi, dovrai conoscere in dettaglio i principi e le norme che regolano questo importante passaggio del commercio digitale.

Tipicamente, alla categoria dei prodotti freschi (e dunque deperibili) corrispondono prodotti come i salumi, i latticini, i surgelati, le preparazioni gastronomiche da frigo, la frutta, la verdura e via discorrendo. I prodotti non deperibili includono invece pasta, riso, legumi, farine, ecc.

Per questi ultimi, il servizio di un corriere tradizionale sarà sufficiente, ma sempre nel pieno rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie relative al Paese di consegna.

Per la spedizione di alimenti freschi, dovrai invece necessariamente rivolgerti a un corriere che fornisca questo esplicito servizio, erogato di norma con particolari veicoli isotermici che assicurano un accurato controllo e mantenimento della temperatura durante tutto il tragitto. Dovrai in questo caso fare riferimento alla classe di trasporto più adatta per i tuoi prodotti:

  • A, per mezzi che mantengono una temperatura tra i 12° C e 0° C
  • B, che prevede temperature tra +12°C e –10°C;
  • C, per temperature comprese tra i +12°C e –20°C

L’importanza dell’imballaggio

Anche l’imballaggio gioca un ruolo fondamentale nella vendita online di prodotti alimentari. Dovrai quindi procurarti scatole e confezioni che si adattino perfettamente alla dimensione dei prodotti che intendi spedire, i quali dovrebbero sempre essere avvolti nel pluriball così da evitare spiacevoli danneggiamenti e rotture durante il trasporto.

Per quanto riguarda gli alimenti freschi, a prescindere dalla fase di trasporto controllata termicamente dal corriere dovrai comunque preoccuparti di confezionarli sottovuoto e ricoprirli di ghiaccio secco, così da mantenere la temperatura ideale ed evitare muffe e deperimenti. In questo senso, esistono scatole di polistirolo estremamente funzionali da cui potresti trarre grande utilità.

Non dimenticare infine di apporre le diciture corrette sulla scatola, indicando se il suo contenuto è fragile o fresco.

E la parte di marketing digitale?

Ora che ti abbiamo fornito qualche informazione in merito alle modalità di gestione pratica della vendita online di prodotti alimentari, vogliamo indicarti alcuni suggerimenti relativamente alla realizzazione e promozione del tuo e-commerce.

Tieni infatti presente che la modalità di acquisto online sta ormai rapidamente scalando la classifica del gradimento e che sempre più consumatori utilizzano la rete per comprare qualunque genere di prodotto o servizio.

Fare la spesa, come abbiamo evidenziato all’inizio di questo articolo, è ora diventata un’attività che è facile compiere dalla poltrona di casa. Questo significa che il tuo negozio di prodotti alimentari online dovrà distinguersi da un numero sempre più alto di competitor, e che dovrà dunque seguire una strategia ben precisa.

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Tanto per cominciare, trova la tua nicchia

La prima cosa che ti suggeriamo di fare è individuare la nicchia di mercato in cui posizionarti, sia rispetto ai tuoi prodotti che alla tipologia di utenza a cui intendi rivolgerti.

Punta su uno o due prodotti che possono differenziarti dall’offerta della concorrenza e, successivamente e in funzione dei risultati raggiunti, amplia la tua proposta a raggi concentrici, tenendo sempre presente qual è il fondamento della tua attività e cosa i tuoi consumatori si aspettano da te sia in termini di prodotti che di filosofia/etica commerciale.

Per avere maggiori garanzie in merito a come procedere, ti consigliamo di investire una parte del tuo budget nelle ricerche di mercato, così da testare l’effettiva fattibilità della tua idea: esiste spazio per il prodotto che vuoi lanciare? Qual è la tua platea di consumatori? In che modo puoi differenziare la tua offerta?

Queste sono tutte domande a cui, dati alla mano, sarà più semplice rispondere e che ti permetteranno di studiare una strategia di vendita con maggiori probabilità di successo.

Valuta inoltre i vari trend di mercato e individua quello che potrebbe ospitare anche i tuoi prodotti: al momento attuale, le tendenze favoriscono alimenti bio, GOP, etnico, con restrizioni particolari (privo di glutine, lattosio, allergeni, ecc.), provenienti da commercio equo-solidale, vegetariani, vegan, di produzione locale o artigianale e via discorrendo.

A quale categoria appartengono i tuoi?

Scegli la tua piattaforma web

Per quanto riguarda lo strumento di vendita vero e proprio, ossia la tua piattaforma e-commerce, puoi fare riferimento alla nostra guida sulle principali a tua disposizione, tenendo comunque presente l’importanza di rivolgersi a professionisti del settore che ti supportino nella creazione del sito, tanto a livello grafico, che di contenuti, che di esperienza utente.

Il tuo negozio online è, di fatto, una versione virtuale del punto vendita reale e dovrà quindi essere studiato in ogni dettaglio, a partire dal branding fino ai colori istituzionali, dal tono di voce dei testi fino alla scelta delle immagini.

L’obiettivo primario del sito non sarà soltanto proporre i prodotti, ma anche semplificare e rendere piacevole il processo di acquisto per il consumatore, fornendo informazioni in modo chiaro e immediato, col fine ultimo di non dirottare altrove utenti potenzialmente interessati.

Oltre alla parte tecnica di messa nel carrello, check-out e pagamenti, un buon sistema di e-commerce ti potrà supportare anche nell’invio di e-mail personalizzate e codici di tracking, nonché nella proposta di prodotti simili e consigliati, di offerte, codici sconto e promozioni.

Supporta il tuo e-commerce con la giusta strategia di marketing digitale

Social network, video-ricette, e-mail marketing, paid ADV su Facebook, Instagram o Google sono soltanto alcuni dei numerosi strumenti che il marketing digitale mette oggi a tua disposizione per aiutarti a comunicare la tua offerta enogastronomica a un pubblico sempre più ampio.

Nuovamente, il supporto di un team specializzato in strategie digitali ti aiuterà a differenziarti nella tua nicchia di mercato e a presidiarla nel modo corretto, favorendo le visite al tuo sito di e-commerce, la tua brand reputation e l’awareness del tuo marchio rispetto al tuo target di riferimento.

In questo senso, gli esperti di NAXA sono sempre a tua disposizione per mettere a punto un piano digitale completo e multicanale, che trasformi il tuo negozio online in un’impresa di successo, innovativa e originale per gli acquirenti.

Contattaci per parlarne!

Come creare un brand da zero

Come si costruisce un brand da zero? La risposta sta nella definizione dell’identità del marchio, tanto per cominciare, ossia della personalità del business che si decide di promuovere o lanciare e della sua promessa ai clienti, espressa attraverso un messaggio chiaro e coerente che il pubblico può percepire e comprendere. Ma, ovviamente, non si tratta solo di questo: una volta definita la Brand Identity, si dovrà procedere a progettare e strutturare tutti gli strumenti di marketing e comunicazione necessari a “spingere” il marchio.

Sull’argomento si potrebbe scrivere un libro (forse dieci), quindi nell’articolo di oggi ci limiteremo a parlare di tutte le operazioni preliminari e imprescindibili che stanno alla radice dell’identità di brand.

Per cominciare, sarà quindi importante dedicare qualche cenno al logo.

Il logo: è importante per il brand, ma non è il brand

In molti casi – ed erroneamente – i termini “logo” e “brand” sono considerati sinonimi e intercambiabili, anche se si riferiscono a due concetti diversi. Sebbene il logo rappresenti il simbolo del brand, esso non è il brand nella sua interezza e il suo sviluppo va dunque considerato soltanto come uno dei tanti step necessari a creare un brand da zero.

Tuttavia, nel momento in cui si procede alla costruzione di una brand identity, il logo giocherà un ruolo cruciale perché avrà il compito di differenziarsi in un mercato che è oggi globale e include milioni di business che cercano di emergere. Dovrà dunque interpretare al meglio l’identità del business, i suoi valori, e le emozioni che l’impresa dovrebbe suscitare negli utenti: in pratica, è considerabile come la sua personalità espressa in termini grafici.

Qualche esempio di logo che funziona perché perfettamente in linea con i valori del brand che rappresenta? Coca-Cola, con il suo marchio così potente da essere il più facile in assoluto da richiamare alla memoria, oppure Nike, la cui forma a onda interpreta al meglio le qualità di movimento, energia e vitalità che sono proprie del business.

Puoi scoprire altri ottimi esempi di logo in questa interessante guida di HubSpot.

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I sette pilastri per costruire un brand da zero

Ora che abbiamo definito cosa sia esattamente il logo di un business, possiamo tornare all’argomento principale e illustrare i sette passi chiave per creare un brand da zero.

Tieni presente che il risultato finale sarà un’impresa con un nome, un volto, uno stile, un preciso tono di comunicazione e – idealmente – una serie di tratti differenzianti rispetto ai suoi competitor.

  1. Ricerca la tua target audience e i tuoi concorrenti.
    É questo lo step preliminare nella creazione di un brand. Prima di scegliere cosa farai e come, è bene analizzare cosa richiede il mercato e individuare chi sta già fornendo la risposta a quelle determinate domande. Senza una comprensione profonda dello stato delle cose as-is e le sue possibili traiettorie di sviluppo, il tuo brand avrà infatti molte difficoltà a emergere nel mare di offerte già disponibili.
    Prova quindi a cercare in rete il prodotto o servizio che desideri offrire e osserva il panorama: chi saranno i tuoi principali competitor? In che modo la loro offerta si differenzia dalla tua? Quali sono i punti di miglioramento del tuo prodotto o servizio? Cosa pensano i clienti target dei tuoi concorrenti della loro proposta? Come puoi risolvere tu le criticità a cui i tuoi competitor non hanno ancora pensato? Quale tra i prodotti offerti dai tuoi concorrenti acquisteresti e perché?
    Porsi queste domande (e darsi delle risposte oneste) sarà vitale per procedere al passo successivo.
  2. Scegli la personalità che vuoi comunicare.
    É il momento di dare vita al tuo Brand Positioning Statement, ossia al documento che servirà per reclamare il tuo posto nel segmento di mercato che ti riguarda.
    Non è detto che si tratti di qualcosa che dovrai poi includere nel tuo sito web: potrebbe anche trattarsi di un documento destinato a rimanere interno, ma ciò non toglie che sia fondamentale per mettere a fuoco la missione, la visione, i valori e lo storytelling della tua impresa.
    Chi sei? Cosa proponi? Come pensi di ottenere quel risultato? Qual è la promessa al cliente che ti differenzia da tutti i tuoi concorrenti? La Unique Value Proposition è quel dettaglio per cui stai competendo: ecco perché è importante individuarla in modo chiaro, attraverso le parole che meglio comunicano il messaggio. Queste ultime saranno infatti i termini che i tuoi futuri clienti assoceranno a te, in modo quasi automatico. Sceglile con cura.posizionamento-mercato-competitor-usp-azienda
  3. Il nome di brand.
    Alcuni clienti o start-up partono con un nome già deciso e prestabilito. Talvolta si tratta di un eccellente naming, in altri casi invece poco racconta degli obiettivi reali dell’impresa o della sua identità.
    Quale che sia il settore del mercato in cui desideri posizionarti, il nome conta perché racconta la tua personalità, le tue azioni, il tuo approccio e perché avrà ripercussioni su logo, dominio web, eventuali brevetti e, ovviamente, sul piano di marketing.
    Il nostro suggerimento è di non scegliere un nome di brand che i tuoi futuri utenti potrebbero facilmente confondere con altri player di settore, ma neppure un nome che è difficile memorizzare.
    Meglio puntare su un nome breve, d’impatto e che crei curiosità, suggerendo il settore in cui operi. In questi casi, sarebbe sempre opportuno rivolgersi a creativi professionisti.
  4. Definisci la tua tagline.
    É chiamato anche payoff di brand ed è lo slogan da associare al naming.
    Anche in questo caso, varranno le regole che abbiamo suggerito al punto tre: meglio evitare di copiare slogan già sentiti, ma anche di uscire eccessivamente dal seminato raccontando qualcosa di poco attinente alla tua impresa. È anche preferibile evitare tagline eccessivamente lunghe, poco comprensibili o poco memorizzabili. Se decidi di utilizzare una lingua straniera per il tuo slogan, accertati che la tagline sia grammaticalmente e sintatticamente corretta.
    Partire da un brainstorming con i tuoi consulenti o collaboratori potrebbe essere una buona idea: identifica le parole che meglio ti raccontano, sia nell’identità che nella missione, e poi prova a giocare con esse.
    Anche in questo caso, il supporto di creativi professionisti potrebbe rivelarsi la chiave di volta per ottenere un risultato davvero in linea con le tue aspettative.payoff-naming-comunicazione-aziendale-marketing
  5. Colori e font.
    Quali colori e quali caratteri tipografici meglio raccontano chi sei? La scelta dei colori di brand non è così facile come potrebbe sembrare all’apparenza. Va invece compiuta con cura, perché è uno degli elementi che i tuoi consumatori più ricorderanno. Inoltre, ricorda che non soltanto colori e caratteri tipografici definiscono il look del tuo brand, ma anche i sentimenti che vuoi evocare con esso e che dovranno essere consistenti con tutto ciò che farai d’ora in poi.
    Chiediti dunque quali siano queste emozioni: innovazione? Ecosostenibilità? Rigore? Creatività? Fiducia?
    Ecco qualche consiglio: il giallo è ideale per stimolare ottimismo, calore e fiducia (un esempio: UPS); l’arancione è legato alla fiducia e all’amichevolezza (Amazon); il rosso al coraggio, alla gioventù e alla vitalità (Coca-Cola); il viola all’immaginazione, alla saggezza e alla creatività (Yahoo); il blu/azzurro alla forza, all’affidabilità e alla fiducia (Dell); il verde alla salute, alla crescita e alla pace (Animal Planet); il grigio all’equilibrio, alla neutralità e alla calma (Apple).
    Per quanto riguarda invece i font, sceglili con attenzione per il tuo sito web: dovranno essere due al massimo, uno per i titoli e l’altro per il corpo dei testi. Dovranno essere leggibili facilmente, comprensibili e in linea con quello del tuo logo/ tagline. Un suggerimento: evita il Comic Sans.comunicare-colori-marchio-pubblicità-immagine
  6. Realizza il logo.
    Come accennato in apertura di articolo, il logo della tua impresa dovrà contribuire a differenziarti rispetto ai tuoi competitor e a renderti memorabile nella mente dei tuoi futuri clienti.
    È sempre la prima cosa che torna alla mente di un potenziale consumatore quando pensa a un brand, quindi quando qualcuno non se ne ricorda, significa che qualcosa non va!
    Il nostro suggerimento è di creare qualcosa che sia semplice e identificabile, scalabile senza perdere di definizione e che sappia tenere in considerazione ogni luogo e medium su cui dovrà comparire: dal sito web ai social, dalle firme e-mail ai documenti ufficiali, dalle insegne alle vetrofanie, dai mezzi ai prodotti.
  7. Applica il tuo branding al tuo business.
    L’obiettivo sarà, in questo caso, creare una storia in tutto e per tutto coerente. Si definisce in questo modo la “brand story”, ossia il racconto del tuo business, dei suoi valori e di ciò che propone e che definirà la comunicazione con i tuoi clienti a ogni stadio del funnel, dalla considerazione iniziale fino alla fidelizzazione e all’advocacy finali. Se logo, tagline, colori, font e brand positioning statement non sono in armonia tra loro, come potrà il tuo target avere un’idea chiara di chi sei?

 

Sei pronto a creare il tuo brand da zeroTi aspettiamo in Naxa per parlarne!

Come creare una newsletter efficace

Contrariamente al credere comune, l’e-mail marketing è ancora una colonna strategica portante per la maggior parte delle aziende che sfruttano il digitale per la promozione di brand, prodotti e servizi. Questo significa che la newsletter, quando realizzata in modo efficace, può contribuire in modo significativo a incrementare le possibilità di redemption di un contenuto, una campagna o virtualmente qualunque altra iniziativa digitale.

A tal proposto, lo sapevi che secondo quanto reso noto dalla Direct Marketing Association, ben il 25% della revenue dei Black Friday arriva proprio dalle newsletter?

Partendo dal presupposto che questo strumento è importante laddove venga sfruttato al meglio nell’ambito di una strategia multicanale oppure omnicanale, la creazione di una newsletter può senza dubbio seguire alcune linee di guida per garantire i migliori risultati possibili.

Facciamo però innanzitutto un passo indietro e ricordiamo di cosa parliamo quando ci riferiamo alle newsletter. Si chiamano in questo modo messaggi e-mail periodici e mirati, inviati a determinati utenti che hanno apertamente manifestato il loro consenso a ricevere questo genere di comunicazioni, e che contengono informazioni, notizie o aggiornamenti relativamente alle più diverse tematiche.

Come senza dubbio saprai, in qualunque momento il tuo lead o cliente può richiedere espressamente di essere rimosso dalla lista dei sottoscrittori alla tua newsletter, e il tuo primo obiettivo sarà dunque evitare che questa prospettiva diventi realtà. Per fare questo, dovrai strutturare newsletter interessanti, efficienti e ingaggianti, che offrano al destinatario uno – o meglio ancora molti motivi per restare.

Nel corso degli anni, quelle che un tempo erano pure newsletter testuali senza particolari fronzoli visivi si sono trasformate in comunicazioni sempre più interattive e personalizzate sulle particolari caratteristiche dell’utente, arricchendosi inoltre di immagini, infografiche, video e contenuti multimediali.

importanza newsletter email marketing digital

Quali sono gli obiettivi di una newsletter?

Per creare una newsletter efficace, è essenziale tenere sempre a mente quali sono gli obiettivi di questo strumento digitale. Riassumendo, i principali includono:

  • Comunicare novità, eventi, aggiornamenti relativamente a servizi e prodotti
  • Informare i tuoi utenti in modo rapido in merito a comunicazioni aziendali (es. chiusure o aperture anticipate, nuovi protocolli, sostituzioni, ecc.)
  • Promuovere prodotti e servizi
  • Interagire con i tuoi clienti o prospect
  • Offrire contenuti premium, scaricabili attraverso appositi link soltanto dai sottoscrittori
  • Valutare il sentiment dei tuoi utenti
  • Garantire follow-up dopo l’erogazione di un servizio o la vendita di un prodotto

In termini più ampi, la newsletter ha anche lo scopo di:

  • Incrementare la tua brand reputation
  • Favorire il riscaldamento di prospect “freddi”
  • Gestire in modo ottimale i dati e le caratteristiche dei tuoi utenti

Non è un caso che oggi questo strumento sia sempre più utilizzato in sinergia con software di marketing automation o e-mail marketing, che consentono di implementare significativamente sia l’esperienza del sottoscrittore che il potenziale di ritorno per l’impresa.

Ai software per la creazione di newsletter, però, ci dedicheremo in chiusura di articolo.

Le regole per creare una newsletter efficace

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La segmentazione del database

Prima di inviare la tua newsletter, domandati sempre a chi la stai inviando, ossia esamina con la massima cura il database di utenti che la riceverà. Questo è il primo e fondamentale step preliminare per realizzare newsletter efficaci, perché ti permetterà di colpire un target adeguato al tipo di comunicazione che intendi costruire. Prova in questo senso a immaginare che senso avrebbe, per un lead non ancora diventato cliente, ricevere una newsletter in cui parli ad esempio dei pezzi di ricambio del tuo prodotto: molto poco, non credi?

Ecco perché la segmentazione dell’utenza è cruciale. Ad oggi, sistemi di normale utilizzo come i CRM o CMS possono aiutarti per definire quale “fetta” del tuo target può essere interessata a ciò che hai da dire, e chi invece dovrà essere colpito in modo diverso: clienti acquisiti, clienti potenziali, clienti storici, clienti persi, lead e prospect sono tutte categorie differenti che meritano contenuti customizzati.

Ricorda inoltre che non puoi semplicemente inviare la tua newsletter a chiunque abbia un indirizzo e-mail: ciascuno dei destinatari dovrà infatti aver espressamente fornito l’autorizzazione a ricevere questo genere di comunicazioni, così come stabilito dalle recenti regole del GDPR.

La strategia di contenuto e la schedulazione

Una volta definito il target del tuo messaggio, dovrai procedere a stabilire il tipo di comunicazione che vuoi inviare: presta quindi attenzione non soltanto al contenuto della tua e-mail, ma anche al tono di voce con cui lo stai comunicando, alla lunghezza del messaggio, agli elementi multimediali che vorrai aggiungere, ai colori.

Poniti delle domande e cerca di rispondere nel modo più obiettivo possibile: ciò che stai inviando è davvero importante? È raccontato nel modo giusto? È in tema con l’utente e potrebbe essere davvero di suo interesse?

Ricorda di non esagerare con la lunghezza della tua comunicazione, specialmente se la CTA (Call To Action, ossia la chiamata all’azione, generalmente espressa attraverso un apposito link o pulsante) mira a dirottare l’utente verso un contenuto esterno, come ad esempio una news o un post blog sul tuo sito web. Il tuo obiettivo è favorire la curiosità e il click, non raccontare tutto nell’e-mail!

Inoltre, non considerare necessariamente ogni newsletter come uno strumento commerciale, ossia non cercare di vendere sempre e comunque qualcosa ai tuoi lettori: punta molto anche alla genuina informazione, all’approfondimento, alla risoluzione di problematiche che il tuo destinatario potrebbe riscontrare – senza chiedere per forza qualcosa in cambio.

La schedulazione, ossia la frequenza con cui decidi di inviare la tua newsletter, è un fattore altrettanto importante nel successo di questo strumento: definisci a priori quante newsletter intendi inviare nel corso dell’anno e con quale cadenza (mensile, bimestrale, trimestrale?). Il nostro suggerimento è di non esagerare: nessuno ama vedersi recapitare newsletter di continuo, e se ciò avvenisse è altamente probabile che il tuo sottoscrittore ti chiederà di essere rimosso dalla lista.

Il software: HubSpot e Active Campaign sono buone soluzioni

Molte aziende non utilizzano ancora software specifici per inviare newsletter, e si limitano a spedire comunicazioni via e-mail a una serie di indirizzi, magari inseriti come CCN perché non possano vedersi l’un l’altro. Nel 2021, questo tipo di approccio non è più consigliato, anzi: al contrario, meglio orientarsi su strumenti specifici per la gestione di questo tipo di contenuti, non soltanto perché permettono un monitoraggio delle attività molto più efficace (tassi di apertura, spam, click-through eccetera), ma anche perché garantiscono la creazione di newsletter dall’aspetto professionale.

I nostri personali favoriti sono HubSpot e ActiveCampaign, entrambi software che assicurano il massimo potenziale di resa a ogni newsletter che decidiamo di inviare.

HubSpot – che di fatto è un sistema completo per l’Inbound Marketing – ha tanti vantaggi in questo genere di attività. Dalla facile e intuitiva creazione di lead flow (che potrai inserire nelle pagine del suo sito web per invogliare i visitatori a iscriversi alla tua newsletter) fino alla realizzazione di eccellenti contenuti premium (come ebook, whitepaper, guide, ecc.) da offrire ai destinatari, per arrivare infine al semplicissimo inserimento di un form di contatto direttamente nel template, questo software è molto efficace per seguire in modo dettagliato il famoso Buyer’s Journey.

Per quanto riguarda invece ActiveCampaign, l’alto grado di controllo e la grande versatilità del sistema rendono questo software ugualmente interessante per le tue campagne di e-mail marketing: dall’invio multiplo alle newsletter automatiche (ad esempio in base all’acquisto appena effettuato, all’interazione sul sito o al coinvolgimento del cliente); dall’autoresponder al semplice designer drag-and-drop. Sicuramente, anche questa soluzione è efficace per far sì che la tua strategia renda al meglio delle sue possibilità!

In conclusione: qualche altro tip per realizzare newsletter efficaci

Concludiamo infine con la lista di quelli che, secondo noi, sono i dieci tip essenziali per realizzare newsletter che funzionano.

  1. Sii breve, conciso e facile da leggere
  2. Esprimi in modo chiaro il messaggio che vuoi comunicare
  3. Non ingolfare le caselle e-mail dei tuoi sottoscrittori con un numero troppo elevato di comunicazioni
  4. Racconta storie realmente ingaggianti
  5. Non includere nel titolo della newsletter parole che potrebbero essere interpretate come spam
  6. Ricorda sempre che tipo di utente ti sta leggendo
  7. Mantieni uno stile chiaro, coerente e uniforme
  8. Fornisci informazioni precise e accurate per ridurre al minimo dubbi e confusione
  9. Bilancia correttamente i tuoi contenuti tra commerciali/promozionali e informativi/utili
  10. Utilizza strumenti multimediali per aumentare l’engagement: sfrutta il potenziale di foto, video e infografiche

Vuoi organizzare la tua campagna di e-mail marketing nell’ambito di una strategia di marketing digitale più articolata sulle tue esigenze? Parlane con gli esperti di NAXA!

E-commerce: come è andato il settore Salute & Farmaci nel 2020

È ormai evidente che l’inizio della pandemia di Coronavirus, nei primi mesi del 2020, abbia profondamente modificato gli scenari di business e che abbia messo le organizzazioni di praticamente ogni settore nella condizione di affidarsi sempre di più agli strumenti digitali. L’obiettivo, ovviamente, era (ed è tuttora) quello di poter garantire continuità del servizio rispettando allo stesso tempo le esigenze di distanziamento sociale necessarie a contenere i contagi da COVID-19.

In questo senso, è interessante esplorare l’andamento del settore Health & Pharma, ossia salute e farmaci, e di come un utilizzo virtuoso dei canali e-commerce abbia saputo fare la differenza.

Prima di addentrarci nell’argomento, tuttavia, dobbiamo chiarire cosa sia la cosiddetta Società Onlife e come abbia contribuito a questa evoluzione nel marketing.

 

Cos’è la Società Onlife e come influenza il marketing online nel settore dell’Healthcare

Si definisce Società Onlife il momento storico e sociale che stiamo attraversando attualmente, e che annulla le distanze tra le esperienze online e quelle offline, di fatto rendendole un tutt’uno in cui le prime si mescolano in modo sinergico alle seconde. In pratica, le piattaforme digitali agevolano, semplificano e rendono più sicure le interazioni nel mondo reale, anche per quanto riguarda il settore della Salute.

Se teniamo conto di come gli utenti di internet siano diventati progressivamente più curiosi, più impazienti e più esigenti nella ricerca di beni e servizi personalizzati, risulta facile capire come anche il cosiddetto “Patient Journey” si dimostri sempre più svincolato da orari di apertura e chiusura e da luoghi fisici istituzionali, di fatto “costringendo” le aziende che operano nel settore medico e farmaceutico ad adeguarsi con proposte personalizzate. Non è un caso che, proprio nel 2020, Netcomm (il consorzio del commercio digitale italiano) e diversi enti farmaceutici e sanitari abbiano dato vita al manifesto On-Life Health per “costruire una visione comune e accelerare lo sviluppo del digital Health & Pharma in Italia e la sua integrazione a livello europeo”.

Gli obiettivi? Quelli che ci si attende da qualunque tipo di servizio online, a prescindere dal suo settore: universalità di accesso, semplicità e rapidità nell’erogazione del servizio.

Come è andato l’e-commerce sanitario nel 2020

Come è ormai noto, il profilo tipico dell’e-shopper italiano è ormai in linea con la popolazione, anche se continua a denotarsi una predisposizione all’e-commerce per le fasce di utenti più giovani.

Per quanto riguarda più specificamente gli acquirenti di prodotti farmaceutici o destinati alla salute, il target tende a focalizzarsi sulla fascia di età che va dai 45 ai 55 anni, e su utenti di genere prevalentemente femminile (55%). Altre caratteristiche anagrafiche di questa target audience includono un buon grado di istruzione e una concentrazione geografica prevalente nel Nord-Ovest, sebbene con una scarsa differenziazione tra piccoli Comuni della provincia e grandi centri urbani.

Il dato più degno di nota relativo all’e-commerce di prodotti farmaceutici e per la salute è però legato all’impennata di vendite registrata nel 2020: pari al +72%. Se consideriamo che, attualmente, gli acquisti online vedono coinvolti 27.2 milioni di acquirenti soltanto in Italia per un valore totale stimato di 30.6 miliardi di euro, è facile capire che ci troviamo di fronte a una mole d’affari davvero imponente!

In questo senso, il settore Health-Pharma ha senza dubbio contribuito a fare la differenza, dal momento che, assieme all’industria del Food, ha registrato un picco di crescita pari al 95% soltanto lo scorso anno.

Eshop prodotti farmaceutici mercato

Quali sono stati i prodotti farmaceutici (o similari) più acquistati online nel 2020

Per quanto riguarda invece le categorie di prodotti farmaceutici, nutraceutici o più in generale legati alla salute e al benessere più acquistati attraverso le piattaforme di e-commerce nel 2020, la classifica è la seguente:

  • Vitamine, integratori alimentari e potenziatori per lo sport
  • Creme e pomate per la pelle e i muscoli
  • Prodotti naturali per la salute
  • Farmaci generici

acquirenti online mercato ecommerce farmaci sanitari

Ad oggi, il valore di mercato del solo settore Health e Farmaceutico online italiano ammonta a 1.22 miliardi di euro, con una crescita dell’89% rispetto al 2019.

Tale impennata è il risultato di diversi fattori: non soltanto si è incrementato il valore dello scontrino medio, ma si registra anche il 27% di acquirenti abituali di prodotti (ossia che garantiscono acquisti ripetuti e regolari nel tempo). Questi ultimi vanno a costituire, da soli, ben il 40% del valore totale di mercato: non soltanto comprano più spesso, ma spendono infatti mediamente di più!

Ai più curiosi segnaliamo che l’ammontare di risorse economiche più alto viene investito nell’acquisto di vitamine, integratori e prodotti farmaceutici legati allo sport, seguiti da prodotti ottici e da creme e pomate. Il 45% circa degli acquisti online di prodotti legati alla salute viene effettuato su piattaforme e-commerce generaliste, ma è interessante anche il dato relativo alle farmacie online (35.4%, seppure con una lieve flessione, di circa il 6%, molto probabilmente da addursi alle difficoltà logistiche nella gestione dei picchi di ordini durante le fasi di lockdown), quello dell’e-retailer di settore (11,1% con un aumento del 2.2%) e persino del produttore (7.2% degli acquisti, con un aumento dello 0.8% rispetto al 2019).

Le farmacie online generano un valore totale pari a 440 milioni di euro sui 1.22 miliardi di valore totale del mercato di settore in Italia.

Ma cosa spinge gli utenti del web a utilizzare la rete anche per acquistare questo genere di prodotti?

I driver d’acquisto sono diversi, e tra questi spicca in particolar modo la ripetitività dell’ordine, la risposta offerta dai motori di ricerca, la tendenza ad acquistare anche prodotti nuovi (indice di un mercato dinamico e in evoluzione, ma anche non ancora maturo), il particolare attaccamento a una marca o a un prodotto specifico. Va da sé che altri valori da non sottovalutare includeranno la convenienza economica, la comodità di ricevere i prodotti direttamente a domicilio, le offerte speciali promosse dai vendor, i consigli del medico di fiducia o di uno specialista sanitario e la tendenza a rimanere a casa nei periodi di lockdown, che già da sola favorisce gli acquisti online.

Come vendere al meglio prodotti Healthcare e Farmaceutici online?

Le farmacie che desiderano offrire online i loro prodotti dovranno, in conclusione, tenere in considerazione tutti gli elementi determinanti per un servizio efficiente alla luce di quanto abbiamo illustrato finora.

Ciò che il potenziale acquirente si aspetta non è soltanto sicurezza e affidabilità del prodotto, ma anche una sua descrizione accurata, che includa la lista degli ingredienti e dei componenti, la posologia di utilizzo, le indicazioni specifiche e gli eventuali effetti collaterali. A questo, dovrà essere sempre sommata sia la convenienza economica che la velocità di consegna dei prodotti.

Attenzione infine ai valori che, rispetto al 2019, si sono fatti ancora più preponderanti e che l’e-shopper si aspetta di vedere incarnati da chi propone in rete prodotti per la salute: integrità, qualità e corretta conservazione.

Vuoi impostare una strategia di e-commerce per la tua realtàVieni a parlarne con gli specialisti di NAXA!

Social Media: trend per il 2021

A un paio di mesi dall’inizio del 2021, possiamo finalmente avere una buona idea di quelli che saranno i principali trend relativi ai social media che ci accompagneranno da qui alla fine dell’anno.

In questo pratico articolo, ci proponiamo quindi di offrirti una panoramica delle tendenze da tenere d’occhio non soltanto perché relative alle attività di digital marketing da attuarsi sul breve e medio termine, ma anche perché rappresenteranno quasi certamente la base su si svilupperanno anche i trend dell’anno a venire.

La capacità di interpretare e addirittura predire l’andamento di settore è stata infatti senza dubbio alterata dallo scossone provocato dalla pandemia di COVID-19 che, a partire dal 2020, ha costretto marketer e aziende a correre ai ripari. Tuttavia, i prossimi mesi serviranno a valutare come sia opportuno procedere per “aggiustare” le proprie strategie adeguandole alle effettive necessità del mercato.

Vediamo dunque cosa sarà opportuno tenere a mente per i nostri progetti di social media marketing presenti e futuri.

Più attenzione alla comunicazione e all’informazione, meno alla vendita

La prima tendenza per il 2021 per quanto riguarda i social media è relativa a un marcato “shift” nella loro modalità di utilizzo. Dall’anno in corso e probabilmente anche dai primi mesi del prossimo ci si attende che le imprese sfruttino queste piattaforme principalmente per comunicare, conversare e informare i loro clienti e prospect, prima ancora che per cercare di vendere qualcosa a tutti i costi.

La pandemia ha, in effetti, modificato in modo brusco la relazione tra brand e consumatori: questi ultimi prestano ora molta più attenzione alla qualità del servizio e alla capacità di ascolto del marchio, e molta meno alla proposta commerciale fine a sé stessa. Operare bene in questo senso oggi permetterà una maggiore conversione e fidelizzazione domani.

trend social media marketing 2021

Spazio al nostalgia marketing

Questo trend sta già prendendo piede, e nuovamente la ragione è emotiva e legata ai profondi cambiamenti sociali che l’epidemia di Coronavirus ha portato con sé: in un mondo in cui uscire, viaggiare e intrattenere relazioni sociali è diventato estremamente difficile, il digitale va a sostituire l’incontro face-to-face e aiuta anche a sognare e ricordare “i bei tempi passati”.

Ai brand si consiglia dunque di puntare molto su una comunicazione che evochi forti reazioni emotive, che favorisca la nostalgia positiva e la speranza, e che sia profondamente sentimentale. Perché? Perché nei momenti di incertezza tutti noi abbiamo bisogno di connetterci a qualcosa che consideriamo consolante, familiare e sicuro, e il passato – i ricordi – hanno proprio questo scopo.

Una curiosità: il nostalgia marketing è stato già utilizzato con successo in passato. Non a caso, durante la grande depressione americana degli anni Venti e, in termini più globali, nel corso della grande recessione internazionale dei primi anni Duemila.

nostalgia marketing comunicazioni social

Un marketing social più consapevole dal punto di vista sociale

È ormai noto che i consumatori siano sempre più socially-conscious, e si tratta di un dettaglio che i brand non possono più ignorare.

La coscienza sociale collettiva sta generando impatti notevoli sulla politica, sulla reputazione dei marchi e sulla società nel suo complesso, e questo significa che argomenti come la salute mentale, l’educazione, la finanza, l’inclusività, gli stili alimentari alternativi, l’ecosostenibilità sono ormai discussi quotidianamente sui social media.

I nuovi consumatori, i millennial, considerano questi argomenti cruciali: qualunque azienda sia anche solo tangenzialmente coinvolta in essi dovrà quindi operare di conseguenza, e studiare strategie di marketing mirate che tengano in considerazione anche questi importanti aspetti della nuova società.

Attenzione alle fake news

Il paradosso creato dai social media è che si sono, nel corso del tempo, rilevati piattaforme perfette per la diffusione di disinformazione e notizie false. Il potenziale conversazionale altissimo e una sostanziale mancanza di controllo da parte di un team di moderatori composto da persone reali ha reso il problema imperante e, molto spesso, addirittura incontenibile.

Sta (anche) alle aziende contribuire a risolvere il problema, attraverso una comunicazione e un marketing improntati alla verità, alla trasparenza, all’evidenza scientifica e alla precisione assoluta.

Mai sentito parlare di memetic media?

Il termine “memetic media” fa riferimento ai celebri “meme”, ossia a quei contenuti di natura generalmente umoristica che vengono diffusi in rete attraverso la rielaborazione creativa di scene prelevate da film, programmi TV o video musicali, diventando virali.

Le statistiche ci dicono che il 55% degli utenti tra i 13 e i 35 anni utilizza meme con frequenza settimanale, e che tali percentuali sono salite del 26% negli ultimi 13 mesi. Il trend non è quindi destinato a diminuire, anzi!

I meme possono impattare l’utenza in merito a opinioni, decisioni e abitudini d’acquisto, e dovrebbero essere dunque considerati nell’ambito di una strategia di social media marketing efficace. Connettere il proprio target di riferimento attraverso meme virali può aiutare il brand, purché l’azienda sia sempre completamente consapevole di tutti i significati che quel meme implica. Attenzione, dunque!

Altre tendenze da tenere d’occhio

Quelli che vi abbiamo illustrato sono, a nostro avviso, i cinque trend fondamentali per i social media del 2021 e che non dovrebbero quindi trascendere dalle strategie di marketing digitale delle organizzazioni.

Tuttavia, non sono gli unici. Concludiamo quindi il nostro articolo con un rapido excursus delle altre tendenze da tenere d’occhio: 

  • Focus sulle 4C dopo l’esperienza Coronavirus: Community, Cleanliness, Contactless e Compassion. Cosa significa, in breve? Che la maggior parte dei consumatori (per la precisione, il 78% secondo Social Media Today) si aspetta che i brand offrano non prodotti, ma vere e proprie soluzioni che contribuiscano a rendere la vita quotidiana più facile e sicura, attraverso una corretta comunicazione, prodotti e servizi senza contatto, salubrità/sicurezza e compassione intesa come capacità di comprendere le reali esigenze degli utenti.
  • Un social sempre più gaming: rispetto allo scorso anno, ben il 32% in più di utenti di età superiore ai 13 anni si descrive sulle piattaforme social con il termine “gamer”. Chiaro è che i giochi online stiano rappresentando una grande forma di distrazione in questo particolare momento, e i brand dovrebbero approfittare di questa tendenza concentrandosi su soluzioni e messaggi che ingaggino questa particolare categoria di pubblico.
  • Coproduzione tra brand e utenti: si chiama anche remixing, e consiste nel rielaborare o anche solo rilanciare prodotti digitali della propria community per coinvolgerla ancora di più, fidelizzarla e convincerla. Remixing significa però anche fornire al proprio target di riferimento template su cui basare i loro contenuti, siano essi testuali, fotografici o video, così da creare connessioni sempre più organiche tra marchio e cliente.
  • L’old school marketing approda sui social: radio, live tv, real-time footage permettono di mantenere un contatto con il mondo “reale” e con la componente umana che sta al di fuori delle nostre case. L’old school marketing, ossia i contenuti che vedono protagoniste le persone e non le macchine, è tornato in auge soprattutto nell’ultimo anno ed è approdato sui social media, che vedono ora un’impennata nel gradimento di strumenti come i podcast. La produzione di questi contenuti è dunque favorita per creare engagement e fidelizzazione.

Su quali trend punterà la tua azienda nei prossimi mesi? Quali tra le tendenze che abbiamo elencato è in grado di integrare nella sua strategia di social media marketing?

Vieni a parlarne con gli esperti di Naxa!

Il futuro di Arredo & Design: la realtà virtuale

Se ne parlava già da qualche tempo, ma soltanto a seguito della recente “rivoluzione” causata dalla pandemia di Coronavirus quella che un tempo era prevalentemente una tendenza si sta trasformando in una soluzione sempre più tangibile e diffusa: la realtà virtuale come nuova piattaforma per il settore di Arredo e Design (così come per molte altre industrie, a più ampio raggio).

In considerazione del fatto che la stragrande maggioranza degli utenti utilizza ormai il proprio smartphone, tablet o computer per progettare ed effettuare i propri acquisti, è diventata sempre più imperante la necessità delle aziende di offrire esperienze digitali e multimediali totalmente immersive.

A partire dalla cosiddetta “realtà aumentata” che aveva già iniziato a prendere piede attorno al 2017 (si pensi ad esempio all’app di Augmented Reality basata sulla tecnologia ARKit di Apple), la possibilità di definire arredi, prodotti, complementi e abbinarli e combinarli all’interno di un ambiente virtuale ha rappresentato la parola d’ordine del settore.

In termini pratici, questo significa che i brand di interior design che saranno in grado di comunicare tutto il valore dei loro prodotti, offrendo al contempo la possibilità di collocarli in ambienti digitali, si vedranno sempre più favoriti negli acquisti online da parte degli utenti.

L’evoluzione dalla realtà aumentata alla realtà virtuale (così come alla realtà mista) è relativamente recente e, quasi certamente, la tendenza è sostenuta e strettamente interconnessa all’esperienza COVID-19, che ha costretto le aziende tutte a spingere sull’acceleratore delle tecnologie per offrire servizi sempre più evoluti e flessibili.

Di fatto, la realtà virtuale per il settore Arredo & Design consiste nella proposta di ambienti (intesi come stanze, aree o addirittura edifici completi) in costruzione, parzialmente realizzati, finiti o ancora in fase di progetto. 

In questo modo, il cliente o l’osservatore digitale ha la possibilità di penetrare negli spazi senza alcuna necessità di trovarsi fisicamente sul posto, così come di muoversi all’interno di essi. La tecnologia, che è costantemente in fase di evoluzione, consente di aggiungere contenuti multimediali di diversa tipologia (dai testi scritti ai video, dalle immagini alle didascalie di spiegazione, e via discorrendo) e può essere erogata in diverse modalità.

Esistono quindi diversi tipi di realtà virtuale. Vediamo insieme i più degni di nota.

Cos’è la realtà virtuale: le principali tipologie disponibili

In termini generali, si definisce Virtual Reality (realtà virtuale) una realtà simulata utilizzando un ambiente tridimensionale che viene progettato e costruito digitalmente.

Tale ambiente virtuale può essere esplorato, ossia è possibile interagire con esso, utilizzando particolari strumenti quali guanti, auricolari o visori che “trasportano” l’osservatore in uno spazio talmente realistico da sempre in tutto e per tutto concreto.

Al fine di ottenere questi risultati, è possibile utilizzare diverse modalità:

  1. La realtà aumentata: consiste nel potenziare e nell’arricchire la percezione di un ambiente attraverso diversi contenuti digitali e input che, in real time, permettono di conoscere in modo più dettagliato un ambiente o sua parte di esso. Non si tratta di una realtà “immersiva” come quella virtuale, ma resta comunque una tecnologia estremamente inclusiva e interattiva di cui è possibile fruire con device ormai a disposizione di tutti. Un esempio? Gli smartphone.
  2. La realtà mista: chiamata anche MR o Mixed Reality, è una tecnologia che ha la peculiarità di mescolare la realtà fisica con quella virtuale utilizzando la realtà aumentata. Si crea dunque una sorta di sovrapposizione tra il piano concreto e quello virtuale, offrendo all’osservatore la possibilità di immergersi nell’ambiente che lo circonda ottenendo al contempo informazioni utili su di esso. Un’altra caratteristica della realtà mista risiede nella possibilità di osservare e muovere oggetti virtuali all’interno di uno spazio reale.
  3. La realtà virtuale: è la tecnologia in assoluto più evoluta e quella a cui punta sempre di più il settore Arredo & Design. Prevede il completo isolamento dell’ambiente esterno, che viene trasferito e riprodotto in dettaglio in una realtà parallela che è, per l’appunto, virtuale e totalmente immersiva. Di fatto, questa tecnologia rende tangibili ipotesi progettuali che ancora non esistono, oppure trasporta l’osservatore in un ambiente esistente senza che la persona debba trovarsi fisicamente al suo interno, annullando lo spazio e il tempo.

Il settore Arredo & Design sembra sempre più intenzionato a sfruttare l’incredibile potenza della Virtual Reality per comunicare con il proprio target di riferimento attraverso una interazione profondissima tra utente e ambiente.

Come? Non soltanto mostrando le proprie realizzazioni, ma anche suggerendo progetti e scelte stilistiche, tecniche o cromatiche, collocando oggetti nello spazio, personalizzando gli ambienti in funzione delle esigenze del committente e permettendogli di osservare un progetto prima ancora che sia fisicamente compiuto.

Digital Plaza: lo strumento per l’Interactive Virtual Tour

Quella dell’Interior Design è una delle numerose industrie che possono beneficiare delle straordinarie potenzialità di Digital Plaza, il Virtual Business Place progettato dal team NAXA per ospitare, collaborare e interagire in massima libertà e piena sicurezza, a prescindere dal luogo e del momento.

Digital Plaza è, di fatto, uno spazio virtuale in cui il brand può incontrare partner, collaboratori e clienti e che permette al visitatore di entrare virtualmente in azienda o in qualunque specifica location.

In particolare per il settore Arredo & Designl’Interactive Virtual Tour in 3D si pone come strumento di realtà virtuale evoluto che consente l’esplorazione e l’interazione con ambienti estremamente dettagliati, offrendo all’utente la possibilità di immergersi completamente nello spazio utilizzando il proprio device e una connessione ad Internet.

Si tratta soltanto di uno dei diversi strumenti progettati per rendere Digital Plaza un’experience a trecentosessanta gradi sia per l’impresa che per i suoi interlocutori. La rosa delle soluzioni proposte è infatti molto ampia, e include sale meeting virtuali e personalizzabili, configuratori di prodotto, eventi digitali, render in tempo reale, e webinar/web-conferencing e corsi di formazione.

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Core Web Vitals: cosa sono e come influiscono sulla SEO del 2021

Si chiamano Core Web Vitals e sono un nuovo fattore di ranking nel posizionamento organico sui motori di ricerca, ossia la ben nota SEO, che secondo Google farà la differenza nei prossimi mesi. È dunque opportuno comprendere in modo chiaro cosa siano esattamente e come potranno influenzare la performance di una pagina web o di un intero sito.

In questo pratico articolo, cercheremo di esplorare un po’ più in dettaglio queste nuove metriche di posizionamento, a partire dalla loro definizione, senza dimenticare che sono soltanto una delle diverse discriminanti di cui dovremo tenere conto per implementare l’ottimizzazione sui motori di ricerca nel 2021.

Cosa sono i Core Web Vitals

Core Web Vitals sono un set di tre metriche di experience sulla pagina web che Google considera cruciali per la SEO del 2021. Mettono al centro del potenziale di posizionamento organico di un sito o di una web page l’UI, ossia l’esperienza dell’utente che si trova a navigare sulla pagina e a interagire con i diversi elementi che la compongono.

Questi tre fattori di ranking sono i seguenti:

  • LCP, ovvero Largest Contentful Paint: definibile come il tempo di rendering dell’elemento più grande della pagina web in funzione delle dimensioni della schermata (viewport) del browser, sia esso sullo schermo di un computer che su quello di un dispositivo mobile. Più basso sarà questo valore, più rapido sarà il caricamento della pagina e dunque la sua performance in termini di esperienza dell’utente.

  • FID, ovvero First Input Delay: questa metriche identifica il tempo che passa tra la prima interazione dell’utente con la pagina web e la risposta del browser a quella interazione. In pratica, è definibile come il tempo impiegato dal browser a reagire agli input dell’utente, sia che si tratti di click su link, che di touch su pulsanti azione, che di reattività di un player. L’ambito di misurazione sarà in questo caso la rapidità di interazione, e quindi tanto più basso sarà il valore, maggiore sarà la performance della pagina.

  • CLS, ovvero Cumulative Layout Shift: definibile come la metrica di stabilità visiva della pagina web che l’utente sta esplorando. In sintesi, misura i cambi di layout che si verificano durante la visita dell’utente e che possono influenzarne negativamente l’esperienza di navigazione, ad esempio modificando la posizione di un pulsante. Nuovamente, più basso sarà questo valore, migliore sarà la performance e l’esperienza dell’utente.

Per Google, l’esperienza dell’utente si affianca sempre più alla qualità dei contenuti

Core Web Vitals, ossia le metriche di user experience, vengono ora considerati da Google come coerenti e complementari alle metriche di ricerca a cui i digital marketer sono abituati a fare riferimento nello studio della SEO di un sito web (vedi immagine a fine paragrafo).

Questo non significa (almeno per il momento) che i siti web che presentano ancora oggi un’esperienza utente “povera” non saranno più posizionati tra i primi risultati della ricerca, quanto piuttosto che il fattore dell’UI giocherà progressivamente un ruolo sempre più centrale nella SEO.

Google afferma infatti: “Prioritizzeremo comunque le pagine web che includono i contenuti più informativi, anche se alcuni espetti dell’esperienza utente sono insufficienti.”

Attenzione però: ignorare la centralità sempre più preponderante dei Core Web Vitals sarebbe un errore. Al contrario, il momento attuale va considerato ideale per rimettere mano all’aspetto dell’esperienza utente di qualunque sito web, così da ottimizzarlo nel pieno rispetto delle nuove logiche di posizionamento che Google considera fondamentali.

Come migliorare i Core Web Vitals del tuo sito web?

Come operare per migliorare in modo significativo i Core Web Vitals del tuo sito web in modo che Google noti la differenza e incrementi la tua SEO?

L’approccio all’esperienza utente di qualunque sito web dovrebbe sempre essere studiato con il supporto di marketer e web designer preparati, non soltanto competenti da un punto di vista tecnico ma anche aggiornati in termini di web marketing trend. In questo modo, sarà possibile differenziare la tipologia di intervento a seconda delle caratteristiche specifiche dello strumento digitale su cui bisognerà lavorare: va da sé che un sito che opera su Shopify avrà logiche molto diverse rispetto a un sito basato su WordPress, solo per fare un esempio.

Tuttavia, puoi senza dubbio iniziare a familiarizzare con queste nuove metriche di ranking andando su Google Search Console e cliccando proprio sull’opzione “Core Web Vitals”.

Dai un’occhiata ai grafici presentati in pagina, prestando particolare attenzione a quelli dedicati al Mobile, che è sempre più cruciale nella navigazione degli utenti (e quindi anche nella tua strategia). Ciò che vedrai è il risultato della nuova libreria JavaScript e delle API che Google ha messo a punto per il tracciamento e la misurazione di questi parametri.

In particolare, ricorda che puoi utilizzare Google Tag Manager per tracciare gli utenti del tuo sito sfruttando le API a tua disposizione.

Il tuo obiettivo a intervento ultimato sui Core Web Vitals sarà quello di ottenere un valore di “poor URLs” pari a 0, ossia nessuna pagina del tuo sito con una performance di UI scarsa o addirittura insufficiente.

Dovrai poi valutare quale delle tre metriche tra quelle che abbiamo esplorato insieme in questo articolo sia particolarmente problematica per il tuo sito web e intervenire di conseguenza, col fine ultimo di ottenere uno strumento digitale fluido, omogeneo e funzionale per i tuoi utenti.

Vuoi migliorare non soltanto la qualità del content del tuo sito web e anche i suoi Core Web Vitals? Vieni a parlarne con noi di Naxa!

Lead Nurturing: come nutrire i tuoi contatti con contenuti di valore

Il Lead Nurturing è l’insieme delle tecniche di digital marketing che permettono di costruire relazioni con utenti non ancora pronti per l’acquisto ma che potrebbero rivelarsi clienti ideali in un prossimo futuro.

Come potrai facilmente immaginare, l’obiettivo primario di questa attività risiede nell’educare il prospectcostruire la sua consapevolezza nei confronti di un determinato brand o prodotto e, più di tutti, sviluppare con lui un rapporto di fiducia. È infatti proprio questo, prima di qualunque altro, il valore fondante che sta alla base di ogni acquisto.

In definitiva il Lead Nurturing ha senza dubbio lo scopo finale di generare conversioni (e dunque profitto per l’azienda) partendo da contatti acquisiti ma non ancora fidelizzati, ma non va semplicemente interpretato come una tecnica di vendita. Al contrario, si basa piuttosto sulla virtuosa conduzione dell’utente lungo il funnel (che è, di fatto, un percorso) in modo da guidarlo prima all’acquisto, poi alla retention e infine al referral.

Come funziona il Lead Nurturing in termini pratici

Abbiamo spiegato che il Lead Nurturing consiste nell’accompagnamento degli utenti lungo il processo d’acquisto.

Questo percorso è il risultato della combinazione tra diverse operazioni che dovranno essere integrate in una strategia multicanale, ossia utilizzando diversi strumenti e piattaforme messi a disposizione dal digital marketing. Ciascuno step del percorso avrà l’obiettivo di far entrare in relazione il brand con i suoi potenziali consumatori, stimolandone la curiosità e l’interesse e guadagnandosi la loro fiducia attraverso l’erogazione di contenuti interessanti, utili e rilevanti.

Tenendo bene a mente che ogni singolo lead si trova in un forma mentis differente da quella di tutti gli altri nel momento in cui inizia il funnel di acquisto e che, molto probabilmente, si colloca anche in un punto diverso del percorso, la creazione della comunicazione con i lead dovrà tararsi in modo customizzato.

I marketer agiranno dunque a monte segmentando il pubblico così da effettuare azioni mirate sui diversi target: in questo senso, tecnologie come la marketing automation o anche il machine learning si riveleranno utilissime, specialmente nel caso di database molto grandi.

L’automazione, nello specifico, permetterà di programmare una serie di azioni che sarebbe impossibile gestire manualmente. Tra queste, le più importanti includono:

  • L’inbound marketing, con la creazione di particolari funnel TOFU, MOFU, BOFU
  • L’email marketing, automatizzando l’invio di messaggi personalizzati al momento giusto e ai contatti giusti
  • Il social media marketing, programmando conversation calendar coinvolgenti e specifici
  • Il social media advertising, progettando e programmando campagne pubblicitarie sui social
  • Le campagne Google Ads, attraverso l’erogazione di annunci su Google tarati su segmenti di pubblico specifici

Il Content Marketing – inteso come ideazione di contenuti di valore da declinare su diversi media o strumenti, con lo scopo di attrarre, sedurre, interessare, convincere e fidelizzare gli utenti, è al cuore delle attività di Lead Nurturing.

I vantaggi del Lead Nurturing

Strutturare una strategia di Lead Nurturing calibrata comporta senza dubbio impegno e risorse, ma genera anche una serie di innegabili vantaggi.

Non soltanto permette all’azienda di coltivare il rapporto con i suoi potenziali clienti, imparando a comprenderne desideri, aspettative, criticità, ma offre anche la possibilità di incrementare la brand reputation (ossia la propria autorevolezza) intesa come influenza che l’organizzazione è in grado di esercitare sul proprio pubblico attraverso la proposta di contenuti informativi e interessanti, di risposte puntuali e approfondimenti realmente utili.

Il Lead Nurturing genera anche un incremento dei tassi di conversione perché, basandosi sull’accrescimento del valore insito nella relazione tra impresa e cliente, porta a un aumento dei clienti che tendono a fidelizzarsi dopo il primo acquisto.

Se studiato correttamente, un buon programma di Lead Nurturing consente anche di programmare in anticipo e con cadenze regolari i contenuti da proporre, e di definire a monte i canali attraverso i quali erogarli a seconda dei diversi target che dovranno colpire. La pianificazione è un’attività che, di per sé, produce un risparmio di tempo e risorse per qualunque azienda.

Infine, sul lungo termine il Lead Nurturing dà vita a pubblicità gratis per l’azienda, perché i clienti fidelizzati prenderanno il ruolo di ambassador, agendo come megafono del brand nelle loro comunicazioni con altri lead potenziali.

Qualche consiglio per una strategia di Lead Nurturing efficace

Alla base di un Lead Nurturing efficace vi è la capacità del marketer di produrre contenuti che agiscono su un fronte duplice: da un lato generando interesse nell’utente, dall’altro stimolando la sua volontà di comunicare con il brand.

Tali contenuti saranno il risultato dell’analisi dei lead e dei loro diversi livelli gradi di coinvolgimento con il brand: va da sé che un’azione di marketing studiata per generare Awareness (ossia conoscenza del brand) sarà diversa da quella destinata agli utenti già in fase di ConsiderationConversion o addirittura Post-Purchase (ossia riacquisto).

Quelli che ti offriamo a seguire sono quindi trucchi e consigli generali in merito a come agire per nutrire i tuoi contatti con contenuti di valore – ferma restando la necessità, da parte di ogni azienda, di rivolgersi agli specialisti di marketing digitale per definire un piano di nurturing corretto e tarato sia sulle specificità dell’impresa che su quelle del suo pubblico.

  • Studia e definisci i tuoi buyer persona: il tuo content di valore funzionerà meglio se sarà destinato a utenti che sono realmente interessati al tuo prodotto o servizio (o che potrebbero esserlo). Ricorda che soltanto studiando con la massima cura i tuoi clienti potenziali potrai costruire contenuti realmente interessanti e ingaggianti.
  • Utilizza una piattaforma di marketing automation: perché ti aiuterà a identificare, segmentare e colpire i diversi buyer persona man mano che la strategia di Lead Nurturing viene adattata e modificata sulle esigenze reali della tua azienda e/o del suo piano di marketing digitale.
  • Utilizza tecniche multicanale: il semplice email drip non funziona più. Al contrario, una buona strategia di Lead Nurturing prenderà in considerazione diversi strumenti con cui colpire diversi segmenti di pubblico, in diversi momenti e con diversi obiettivi sul breve termine. Bisogna quindi andare ben oltre il semplice email nurturing e concentrarsi sulle tante opzioni rese attualmente disponibili in ambito digitale.
  • Sii puntuale nei follow-up: quando quest’azione avviene in modo tempestivo, i benefici sono evidenti. La ragione è semplice: il lead è “caldo” e viene immediatamente stimolato dal contatto da parte dell’azienda, incrementando le possibilità di acquisto. Purtroppo, molte aziende tendono a soprassedere questo step che, invece, risulta fondamentale ai fini della conversione, rendendo nulli i risultati ottenuti con il nurturing con un follow-up tardivo che equivale, a volte, quasi a una sorta di cold call.
  • Punta alla personalizzazione: lo ripetiamo sempre. Nel nuovo concept di marketing digitale, la personalizzazione dei messaggi è al cuore di ogni comunicazione. Tanto più il lead si sentirà trattato come un individuo unico piuttosto che come un nominativo in un database, tanto maggiore sarà la possibilità che effettui l’acquisto o che si fidelizzi al marchio, consigliandolo ad altri. Il valore aggiunto del business attuale non risiede soltanto in ciò che si offre, ma nel modo in cui lo si offre.
  • Usa tattiche di lead scoring: si tratta di una metodologia utilizzata per classificare i lead e i prospect su una scala che rappresenta il loro valore così come viene percepito dall’azienda. Il lead scoring può essere implementato con la già citata tecnologia di marketing automation da ormai quasi tutte le piattaforme sul mercato, permettendo di assegnare valori numerici a certi comportamenti degli utenti, eventi di conversione o interazioni sui social network. A seconda dello score ottenuto, sarà possibile procedere al nurturing con specifiche azioni, tarate specificamente su quei comportamenti.

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LinkedIn: come costruire un profilo ottimale

Presidiare la piattaforma social LinkedIn destinata agli utenti professionali è ormai fondamentale per le aziende B2B (o B2B4C) così come per i professionisti e, in molti casi, anche per le startup. LinkedIn è inoltre fruibile da aziende e imprese trasversali per portata, dimensione e settore.

Ciò che tuttavia è indispensabile, nel momento in cui si approccia questo social network, è costruire un profilo ottimale che permetterà di sviluppare reti di contatti professionali non solo virtuose e in linea con le proprie competenze, ma anche fruttuose dal punto di vista del business.

Ma come si costruisce un profilo ottimale su LinkedIn?

Secondo la guida messa a disposizione degli utenti dalla stessa piattaforma, è innanzitutto fondamentale tenere a mente che il profilo LinkedIn va inteso come una landing page professionale che permette la gestione del proprio personal brand. Questo significa che servirà a far capire chi si è, cosa si fa e anche come lo si fa, così come quali sono i valori e i principi che guidano la propria attività professionale e i propri interessi. In pratica, il profilo LinkedIn è una sorta di storyboard personale progettato per raccontare la propria attività lavorativa.

Gli obiettivi di un profilo LinkedIn

Gli obiettivi di un profilo su LinkedIn possono essere riassunti come segue:

  • Gestione del proprio personal brand: con la definizione e lo sviluppo della percezione di sé da parte di altri professionisti attraverso la descrizione di competenze, esperienze e qualifiche.
  • Creazione di opportunità professionali: calibrate sui propri skill, che pertanto dovranno essere descritti al meglio. Va infatti tenuto presente che, attualmente, questo social network è considerato focale nella ricerca di nuovi profili da parte dei team HR delle aziende.
  • Costruzione di network e tracciamento delle milestone professionali: LinkedIn permette di descrivere e condividere i traguardi professionali raggiunti, così da mostrare e “sponsorizzare” il proprio talento ad altri membri della community.

Qualche consiglio per creare un profilo LinkedIn perfetto

Ora che abbiamo esplorato più in dettaglio cos’è LinkedIn e quali sono i suoi obiettivi principali, entriamo nel merito della creazione del profilo.

Come operare al meglio per dare vita a un profilo LinkedIn che possa davvero generare risultati soddisfacenti per un professionista?

Ecco i consigli chiave secondo il support center della piattaforma.

  • Attenzione alla scelta della foto: su LinkedIn, è sempre meglio optare per una foto che esalti l’aspetto della professionalità. Dovrà essere chiara e di buona qualità, così da essere notata in mezzo a una miriade di altri profili. Secondo le statistiche, un profilo con una foto di buon livello ha 21 volte più opportunità di essere notato rispetto a profili che non mostrano alcuna immagine.
  • Immagine di background: LinkedIn non prevede soltanto la presenza di una foto del profilo, ma anche di un’immagine di background. Si suggerisce di personalizzare anche questo aspetto della propria pagina, utilizzando una foto o un visual che sia in linea con il profilo.
  • L’importanza dell’headline: nel momento in cui crea un profilo, l’headline viene prodotta sulla base delle posizioni lavorative aggiunte dall’utente. Se è inconsistente o insufficiente per comunicare la propria identità, è sempre opportuno modificarla e personalizzarla: è la frase che chi consulta il profilo vedrà per prima, ed è dunque centrale per offrire un’idea chiara di chi si è.
  • Il summary: si tratta di una sorta di breve riassunto della propria identità professionale, competenza ed esperienza in ambito lavorativo. Dovrebbe esprimere la missione, la motivazione e gli skill del professionista in uno, massimo due brevi paragrafi. Un’altra buona strategia per compilare questa sezione consiste nell’utilizzare il classico punto elenco.
  • Le posizioni lavorative: non è necessario che il profilo LinkedIn includa tutti i lavori svolti, specialmente se tra questi ve ne sono alcuni che non più in linea con le proprie ambizioni professionali. Meglio invece concentrarsi sulle posizioni che ha un senso promuovere alla luce di ciò che si desidera ottenere dalla piattaforma o dei propri progetti futuri.
  • Mai sottovalutare l’eduzione accademica: i profili LinkedIn includono anche un’accurata sezione dedicata all’educazione del professionista. È sempre bene compilarla con attenzione e in toto, così da garantire un’ottima panoramica sotto l’aspetto della formazione, un dettaglio considerato molto importante nella scelta di un candidato.
  • Le raccomandazioni: particolarmente degna di nota è la funzione di LinkedIn che consente di richiedere raccomandazioni e valutazioni scritte sul proprio operato da parte di altri membri del network. Si tratta di un passaparola digitale che ha decisamente peso nella selezione di una risorsa o nella valutazione delle sue abilità e non andrebbe mai sottovalutato, al contrario.

Mai smettere di aggiornarsi (e di aggiornare)

Per concludere questa panoramica, suggeriamo di includere nel proprio profilo anche i corsi di LinkedIn Learning eventualmente completati, i webinar e i convegni a cui si è partecipato, i risultati raggiunti realizzando progetti o dando vita a collaborazioni con altri utenti.

Creare un profilo LinkedIn adeguato è centrale, certo, ma altrettanto lo è mantenere viva l’attenzione degli utenti con aggiornamenti regolari e azioni di ampliamento del proprio network di contatti: maggiore sarà il numero di persone che ascolteranno ciò che hai da raccontare, migliore sarà la tua possibilità di creare nuove e fruttuose partnership.

NAXA diventa socio IAB Italia!

NAXA è entrata ufficialmente a far parte della lista dei soci di IAB Italia, l’associazione fondata nel 1998 con l’obiettivo di sviluppare la collaborazione tra i diversi brand, orientandola al raggiungimento di standard di eccellenza. Dalle ricerche alle certificazioni, dalle attività formative fino ai momenti di incontro, IAB offre la possibilità di discutere e valutare scenari e mercati, così da individuare le best practice da applicare nell’industria digitale.

Particolarmente interessante è l’approccio sostenibile dell’iniziativa, che mira a garantire al proprio settore di riferimento gli strumenti giusti per continuare a fare impresa non soltanto nel presente, ma anche nel futuro.

Semplificare ciò che è complicato

Da sempre, la semplificazione delle attività apparentemente più complicate è uno dei capisaldi dei servizi digitali offerti da NAXA. In questo senso, la coesione con la filosofia di IAB Italia è molto forte, dal momento che l’associazione favorisce proprio questo approccio con l’ausilio di eventi e iniziative ormai celebri per chi opera nel digital: dallo IAB Forum alla Milano Digital Week, i soci e i partecipanti possono fruire di aggiornamenti e approfondimenti e vedere favorito il confronto tra domanda, intermediazione e offerta.

Il futuro del digital advertising è, dopotutto, anche il risultato di un costante think tank, agevolato da IAB grazie al nuovo programma di certificazioni, ai playbook e alle ricerche sulle novità di settore.

Chi sono i soci IAB

Entrando a far parte di IAB Italia, NAXA si unisce ora a un gran numero di aziende italiane che si distinguono sia per dimensione che per area di business. Il “parco soci” dell’associazione ospita infatti agenzie digitali ma anche editori, brand e tech provider, così da garantire un parterre onnicomprensivo dell’industria digitale.

NAXA ha voluto cogliere al volo questa occasione per gli infiniti vantaggi che porta con sé, non soltanto in termini di formazione e costante aggiornamento professionale, ma anche per le numerose opportunità di workshop, sponsorship, attività e progetti speciali.

Non solo: anche in termini di certificazioni IAB Italia ha molto da offrire, dal momento che nasce per accreditare l’expertise e la competenza del digital marketing e advertising delle agenzie secondo i criteri oggettivi tipici degli standard dell’associazione.

Siamo orgogliosi di essere entrati a far parte della famiglia IAB Italia!