Smarketing: la strategia perfetta per allineare Sales e Marketing

Avete mai sentito parlare di Smarketing? Non è un termine che ci siamo inventati noi, quanto piuttosto un neologismo relativamente recente che altro non è che la fusione tra Sales e Marketing.

Più che una parola, lo Smarketing è una vera e propria metodica strategica e operativa nel corso della quale gli obiettivi comuni dei due reparti vengono allineati, col fine ultimo di raggiungere specifici risultati di business e dunque incrementare la revenue aziendale.

Come molte altre micro-strategie specifiche, anche lo Smarketing si colloca sotto al grande cappello dell’Inbound Marketing, la metodica commerciale e comunicativa che ha rivoluzionato, trasversalmente, tutti i settori e il modo in cui questi parlano con i loro clienti e prospect.

All’interno del funnel di Inbound Marketing, lo Smarketing prende vita nella cosiddetta fase di chiusura della trattativa, ossia nel momento in cui il Marketer trasferisce al team Sales le cosiddette opportunità qualificate di vendita. Toccherà a questo punto al reparto commerciale chiudere le trattative positivamente, e farlo sarà più semplice grazie all’analisi accurata svolta dai colleghi in tutta la fase operativa di, appunto, marketing.

Nello Smarketing, è essenziale che sia il team marketing che quello sales siano perfettamente sincronizzati e orientati verso un risultato comune, ossia l’incremento della revenue di brand. Alla base dello Smarketing, dunque, esiste una comunicazione virtuosa tra due reparti che finora non hanno quasi mai cooperato bene: secondo Hubspot, infatti, ben l’87% dei termini che i due team utilizzano per descrivere l’altro non è propriamente positivo! Se, da un lato, i Marketer ritengono che il Sales non consideri in modo adeguato i loro lead, dall’altro i professionisti della vendita riferiscono di ricevere lead poco fidelizzati o comunque inadeguati.

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È facile comprendere quale sia il vantaggio dello Smarketing, vero? Allineare questi due reparti essenziali al successo di brand in modo da ottimizzare le loro attività, con in più il vantaggio competitivo di colpire lead realmente pronti all’acquisto. La perfetta coesione tra due squadre di lavoro così diverse ha una base comune: l’obiettivo finale, a cui abbiamo già accennato. Nello Smarketing, Sales e Marketing diventano due metà della stessa mela.

Vediamo dunque insieme quali sono gli obiettivi reali dello Smarketing:

  • Incrementare il ROI sia per il reparto Sales che per l’area Marketing
  • Migliorare i rapporti tra i diversi professionisti (Team Building)
  • Raggiungere obiettivi di business legati all’azienda nella sua totalità
  • Implementare metodiche e pratiche fluide e di successo dalla fase di pre-sales a quella di post-sales
  • Soddisfare le aspettative commerciali dei clienti (potenziali o acquisiti)

Se dovessimo poi collocare le figure dello Smarketing all’interno del classico funnel Inbound Marketing composto da TOFU, MOFU e BOFU, questo sarebbe il risultato:

  • Top of the Funnel (TOFU): Area Marketing
  • Middle of the Funnel (MOFU): Area Marketing + Area Sales
  • Bottom of the Funnel (BOFU): Area Sales

Come vedete, il lavoro è diviso equamente ed è sinergico nell’essenziale fase centrale del progetto. Entrambi team dovranno dunque parlare la stessa lingua e comunicare tra loro con costanza, così da mantenere la sinergia sempre efficace e, soprattutto, allineata. Insieme, le due squadre dovranno definire specifiche fondamentali legate al progetto, quali:

  • Individuazione del buyer persona
  • Comprensione delle funzioni reciproche
  • Definizione di micro e macro-obiettivi di progetto

Il primo passo dello Smarketing è quindi molto semplicecomunicare di più, comunicare meglio. Non a caso, incontri regolari stanno alla base di questa metodica, perché facilitano una comunicazione aperta su tutte le attività in essere e in divenire.

Siete pronti a collaborare?

Digital Marketing e mercato cinese: come muovere i primi passi

Chi si pone il problema di intercettare il mercato cinese con il digital marketing dovrebbe tenere innanzitutto ben presenti i primi passi da muovere da un punto di vista prettamente strategico. Sebbene sia geograficamente lontana e culturalmente molto diversa da noi, la Cina rappresenta oggi un mercato di potenzialità pressoché infinite e per questo è essenziale riuscire a raggiungerla utilizzando i giusti strumenti di marketing digitale.

La revisione profonda della propria strategia aziendale e la comprensione reale del mercato di riferimento rappresentano il primo passo da muovere. Conoscere i gusti e le aspettative dei consumatori cinesi, sapere quali strumenti utilizzano per individuarli e favorire le loro modalità di acquisto sono quelli che seguiranno.

Cominciamo con qualche dato preliminare:

  • La Cina ha una popolazione di 1,4 miliardi di persone
  • 751 milioni sono le persone connesse digitalmente sul territorio
  • Mediamente, 8 potenziali clienti cinesi su 10 utilizzano il web quotidianamente
  • La durata media di navigazione online quotidiana dell’audience cinese è pari a 6 ore e mezzo
  • 3,26 ore al giorno sono spese navigando su dispositivi mobile
  • 2 ore al giorno sono dedicate alla fruizione di social network
  • La penetrazione di internet nella Cina attuale è ancora pari soltanto al 50%


Quest’ultimo dato è incredibilmente interessante perché offre un’idea della magnitudo prevista per gli anni a venire: il potenziale di diffusione del mercato digitale cinese è infatti ancora in fortissima espansione.

Parliamo ora di questioni più pratiche: quali sono i canali di marketing cui fare riferimento per espandere il proprio mercato alla Cina? In termini generali, si tratta di motori di ricerca, piattaforme di ecommerce e social media. Tuttavia, i giganti di questi settori non sono quelli che conosciamo noi.

  • In Cina, il motore di ricerca più utilizzato non è Google ma Baidu (75% delle query online), mentre la grande G raccoglie solamente l’1,7% delle ricerche e, di norma, è utilizzato da stranieri che vivono in Cina
  • Baidu non è soltanto un motore di ricerca, ma un vero e proprio network che offre anche altre piattaforme:
    • Baidu Baike, omologa alla nostra Wikipedia
    • Baidu Tieba, omologo al nostro Google Plus

Va da sé che qualunque contenuto di marketing digitale destinato al mercato cinese dovrà dunque essere calibrato, strutturato e ottimizzato per queste piattaforme, e declinato nella lingua locale.

Per quanto riguarda i social network e i sistemi di messaggistica istantanea, è poi importante ricordare che in Cina non si utilizzano Instagram, Facebook o WhatsApp o, quantomeno, non prevalentemente. Al contrario, pressoché l’intera “torta” di mercato è destinata a piattaforme locali estremamente evolute, le cui principali sono:

  • Weibo: è una sorta di mix tra i più noti social network occidentali (Twitter, Facebook e Instagram) ed è utilizzatissima dalle aziende, dalle organizzazioni e persino dalle celebrità cinesi che desiderano interfacciarsi direttamente con il loro target di riferimento. Permette anche la creazione di microblog, sondaggi e condivisione di contenuti multimediali attraverso funzioni piuttosto avanzate, nonché la fruizione di real time news.
  • WeChat: nata come piattaforma di messaggistica, vanta oggi funzioni molto avanzate e innovative che permettono prenotazioni di servizi più svariati, la possibilità di seguire pagine ufficiali di brand, trasferimenti di denaro, pagamenti offline e online (WeChatPay) e molto altro ancora.

Attenzione particolare dovrà poi essere destinata all’ecommerce in Cina, che è prima al mondo per questo settore già dal 2013: ad oggi, un cinese su due visita e acquista presso store online almeno una volta al mese.

Nuovamente, non dovremo fare riferimento alle piattaforme più conosciute in Occidente quanto piuttosto a:

  • Tmall e JD: equivalenti cinesi del colosso Amazon, e in grado di fatturare centinaia di miliardi di dollari l’anno

Infine, qualche consiglio praticoPer espandersi in Cina, bisognerà rivalutare una serie di fattori culturali e sociali, i cui più importanti sono:

  • Il brand o product name: dovrà essere facile da pronunciare, ricordare e non avere alcun significato o riferimento negativo nelle lingue locali
  • Il calendario: le festività e celebrazioni cinesi sono molto diverse dalle nostre e l’agenda delle attività dovrà dunque essere declinata di conseguenza
  • I colori: hanno un significato molto preciso in Cina, e dovranno dunque essere considerati con la massima attenzione

Siete pronti per il Sol Levante?

 
 

È il momento di IGTV: ecco cos’è e come funziona la nuova App di Instragram

Si chiama IGTV l’ultima trovata della piattaforma social Instagram: apparsa online da qualche giorno, ha già attirato l’attenzione di semplici utenti e addetti ai lavori. Ma di cosa si tratta esattamente?

IGTV è la nuova App di Instagram che permette la pubblicazione di video lunghi fino a sessanta minuti, in verticale. Di fatto, si tratta di un servizio che fa concorrenza diretta alla principale piattaforma di video online, ossia YouTube, ma anche a tutte le altre piattaforme specializzate nella diffusione di video.

IGTV è stata recentemente presentata a San Francisco e, quel che per ora si sa, è che potrà essere scaricata sia come applicazione singola che utilizzata come servizio interno ad Instagram.

Ovviamente, IGTV è il risultato dell’interesse sempre più massivo che gli utenti di Instagram dimostrano per le “stories”, ossia i brevi contenuti che hanno una durata di 24 ore e che, già di per sé, rappresentano un avvicinamento netto ai video. Come è noto, questo medium è ormai il superfavorito online e tale resterà almeno per i prossimi 2-5 anni, ed è dunque inevitabile che le piattaforme social si muovano in questa direzione con i loro aggiornamenti.

Con IGTV, gli utenti potranno caricare i loro video all’interno di un apposito canale. Non è, almeno per il momento, un servizio che interesserà l’intera audience quanto piuttosto un target limitato e selezionato, che potrà pubblicare video lunghi fino a un’ora. Tutti gli altri dovranno accontentarsi invece di “soli” dieci minuti. Secondo Instagram, però, questo limite verrà rimosso nei prossimi mesi.

Per quanto riguarda l’engagement, i video di IGTV potranno essere fruiti così come accade attualmente per le stories: gli utenti potranno dunque apprezzati con un cuore, commentati e inviati agli amici.

Avete già verificato che l’icona IGTV si trovi in alto a destra nella schermata principale di Instagram? In alternativa, la troverete direttamente sul profilo di chi ha pubblicato un video, proprio accanto ai contenuti in evidenza.

Una nota interessante da segnalare è che, almeno per il momento, IGTV non contiene pubblicità. Pare – ma qualche dubbio è d’obbligo, visto il volume d’affari generato dall’advertising sui video – che l’applicazione resterà free from Adv anche in futuro. Al contempo, non è neppure possibile sponsorizzare a pagamento i video pubblicati. Se così fosse, sarebbe davvero un passo avanti nella fruizione dei video sulla rete!

Utenti digitali privi di senso critico: ecco i risultati di Internet@Italia2018

I risultati del recente progetto Internet@Italia2018 svolto da ISTAT e FUB lasciano ben poco spazio ai dubbi: gli utenti digitali hanno scarso senso critico.

Si tratta della conclusione raggiunta esaminando i dati relativi alla diffusione di internet nell’anno 2017, e che mostrano che il 65% della popolazione italiana ha utilizzato la rete con regolarità nei precedenti dodici mesi: in questo senso, l’incremento percentuale rispetto al 2012 si attesta sui 13 punti, e riguarda in particolare le classi di età più avanzate, che risultano quasi raddoppiate.

Per quanto riguarda invece le fasce d’età più giovaniInternet@Italia2018 evidenzia che oltre il 92% degli intervistati tra i 18 e i 34 anni utilizza la rete regolarmente. La percentuale di utenti tra le persone di età compresa tra i 35 e i 44 anni ammonta invece al 90%.

Numeri più che positivi, direte voi. , se non fosse che mostrano una certa tendenza alla saturazione, che potrebbe essere confermata nell’arco del prossimo triennio. Se da un lato il digital divide generazionale risulta ormai essere stato completamente superato in termini di classi di età, rimane ancora marcato per quanto riguarda il tempo di utilizzo, le attività svolte online, e i servizi sfruttati.

Basandosi su queste premesse, sono poche ma fondamentali le domande che Internet@Italia2018 si pone: i singoli utenti hanno effettivamente le competenze necessarie per sfruttare appieno le potenzialità della rete? È necessaria un’azione di tutela della vita online da parte delle istituzioni? Se sì, in quale modo si dovrebbe intervenire? Quali saranno gli effetti dell’attuale e vastissima offerta ICT rispetto alla domanda?

La ricerca conferma la tendenza tutta in crescita relativa all’utilizzo degli smartphone come device predominante in termini di connessione. Ciò, naturalmente, vede già una risposta da parte dei brand produttori di software e hardware, che operano attivamente per offrire prodotti dalle prestazioni sempre migliori, una gamma crescente di app e modalità di interazione sempre più additive. Un dato interessante è relativo alla modalità di utilizzo degli smartphone da parte degli italiani: il 90% del tempo di connessione è trascorso sulle app, e il restante 10% sui browser. Riuscite a indovinare qual è l’app più utilizzata dagli italiani? Facebook, naturalmente, con una percentuale del 94% del tempo complessivo passato in rete.

Ma al di là di tutti questi dati, certamente interessanti, uno dei focus chiave della ricerca di Internet@Italia2018 è relativo alle cosiddette competenze digitali o “media literacy”. Esse possono essere definite come la capacità delle persone, nella loro vita online, di valutare la qualità delle informazioni, di archiviarle, recuperarle, farne un uso efficace ed etico, e infine utilizzarle per creare e comunicare conoscenza.

In pratica, con media literacy si intende l’abilità degli utenti di governare dati, informazioni e variabili utilizzando il cosiddetto pensiero critico, ossia la capacità di analisi e valutazione.

E in questo senso, il contributo decisivo è dato da alcune teorie di psicologia cognitiva. Secondo Daniel Kahneman, la mente è il risultato di un’interazione precaria tra due sistemi: il primo è più veloce e intuitivo e agisce in modo automatico; il secondo richiede un maggiore sforzo ed è più lento perché si basa sulla razionalità.

In pratica, avere pensiero critico è faticoso, perché richiede la ricerca e la valutazione delle informazioni. Se online la maggior parte degli utenti basa le proprie decisioni basandosi su euristiche veloci e automatiche, prive di ricerca e documentazione, si darà luogo alle cosiddette distorsioni del giudizio.

Una delle euristiche che gli italiani sembrano adottare più spesso online è il pregiudizio di conferma (confirmation bias), che consiste essenzialmente nella scelta inconsapevole delle informazioni che confermano o rafforzano l’idea di partenza. Tale pregiudizio di conferma si incrementa poi con le “filter bubbles”, ossia con le gabbie generate dalle nostre scelte e preferenze passate, e con le “echo chambers”, ossia con le zone di comfort digitale composte da amici, contatti e follower che condividono le nostre idee.

Le domande a cui sarà dunque necessario trovare una risposta sono semplici e complesse allo stesso tempo: come è possibile sfruttare gli immensi vantaggi della rivoluzione digitale mantenendo sempre vivo l’esercizio del senso critico durante l’utilizzo della rete? Come possiamo costruire una società critica che renda espliciti i pericoli insiti nella semplificazione di situazioni decisionali complesse? Come possiamo dare luogo a un uso formativo e critico dei nuovi media, a una competenza digitale efficace?

È importante ricordare, come diceva Zuliani, che “destreggiarsi fra notizie e dati statistici online, è una delle condizioni per essere compiutamente cittadini e per esercitare quel controllo civico alla base della democrazia”.

Come attirare nuovi utenti sul proprio sito web

Avere un sito web oggi è molto importante: è il luogo dove rappresentiamo chi siamo e cosa facciamo, ed ecco perché è essenziale sapere come attirare il traffico giusto.

Nell’era del digitale, delle nuove tecnologie e del Web 2.0, avere un sito web è diverso rispetto al passato. Prima del 2004, anno in cui nasceva il Web 2.0, il sito ricopriva il ruolo della vetrina di un negozio che si affaccia su una strada ad alta velocità. Difficile portare gente in quel negozio, se non servendosi di specifiche metodologie tecniche e strategiche.

Attrarre le persone interessate sul sito web

Il Web 2.0 diventa una modalità utile per attirare sul sito web utenti davvero interessati, perché offre strumenti adeguati basati sulla costruzione di una relazione più diretta con l’utente. In questa ottica, quel negozio si è spostato su una piazza molto trafficata, ma stavolta pedonale. Un passo avanti, non credi? Tuttavia, rimane il problema di riuscire ad attrarle.

Aumentare il traffico sul sito

Il problema del traffico verso il sito web è un problema attuale, soprattutto nell’era dei Social Media: sono proprio questi strumenti che, se usati correttamente, si rivelano formidabili per attrarre utenti verso il sito web. Cominciamo a capire come attrarre traffico sul sito web riuscendo ad agganciare il target giusto, ossia tutte quelle persone potenzialmente interessate al contenuto.

Costruire una relazione con i visitatori

È utile sapere che il web 2.0 introduce l’elemento della relazione diretta con l’utente. Questa relazione si sviluppa attraverso la creazione di contenuti, una modalità davvero formidabile per riuscire ad attrarre utenti interessati. Il passo successivo è quello di ottimizzare il contenuto per il motore di ricerca. In questo caso, è necessario ottimizzare il sito Web alla SEO (Search Engine Optimazation), seguendo alcune semplici regole, sapendo che “si scrive per gli esseri umani e non per le macchine” come ricorda Google.

L’utilizzo dei social media per il sito web

Il contenuto diventa strumento per costruire relazioni, e per costruire relazioni abbiamo ormai bisogno dei Social Media. Innanzitutto, costruiamo la nostra “immagine digitale”, scegliendo le piattaforme che più si avvicinano al nostro modo di comunicare. In questo modo si individueranno quei canali che ci permetteranno di agganciare l’attenzione di un pubblico più interessato, permettendoci di colpire il nostro target. Obiettivo fondamentale è quello di attirarli verso il nostro sito web. Tra queste piattaforme difficilmente potrà mancare Facebook, che per l’elevato numero di utenti e la grande diffusione e opportunità che offre, è una piattaforma ormai fondamentale. È inoltre uno dei principali referral utilizzati dagli utenti per accedere ai siti web di interesse. Quest’ultimo è certamente un dato da tenere in considerazione per raggiungere utenti interessati al tuo brand.

Pensiamo “mobile”

Per raggiungere utenti potenzialmente interessati, è necessario dotare il sito web di una versione adattabile ai dispositivi mobili. In questo caso si parla di versione “responsive”. In alcuni casi, è utile anche sviluppare un’applicazione specifica per entrare in contatto ancora più diretto per iOS e Android.

 

L’email marketing per attirare traffico

In questo contesto, sebbene da qualcuno è ritenuto superato, non può mancare una strategia orientata all’email marketing. È vero che gli utenti sono sempre più coinvolti sui social media e che accedono ai siti web sempre più da dispositivi mobile, ma è altrettanto vero che ancora oggi la mail ha un suo valore importante, perché con le piattaforme di email marketing si ha la possibilità di agganciare meglio utenti interessati, riuscendo a scoprire una serie di informazioni utili.

Questi sono solo alcuni consigli che possono tornare utili per capire come attirare traffico sul sito web riuscendo ad agganciare utenti potenzialmente interessati. Resta comunque la regola d’oro da seguire, ossia quella della creazione di contenuti di qualità, vero strumento per costruire relazioni con gli utenti.

Cos’è il Neuromarketing e come sta cambiando gli scenari del sales

Il termine Neuromarketing può essere definito come l’insieme delle tecniche di marketing che, combinate con le scoperte e le metodiche tipiche delle neuroscienze, si propongono di determinare forme di comunicazione più efficaci e capaci di influire sul processo decisionale dell’utenza di riferimento. In termini più pratici, il Neuromarketing è in grado di definire la risposta emotiva a un messaggio pubblicitario tramite l’analisi del cervello attraverso tecniche come la classica risonanza magnetica.

Ma quali sono i limiti etici di questa scienza? E, soprattutto, è davvero in grado di influenzare il marketing del futuro?

Senza dubbio, il Neuromarketing ha potenzialità enormi e, se sfruttato adeguatamente, può rappresentare uno strumento molto potente per i marketer che vogliono davvero “entrare nella mente dei consumatori” comprendendo le emozioni che guidano le loro scelte. Ma è davvero opportuna una fusione tra le neuroscienze che studiano i meccanismi di funzionamento del nostro cervello e il marketing che, essenzialmente, si occupa di vendita?

In realtà, la domanda è retorica perché di fatto il Neuromarketing è già utilizzato da anni, con l’obiettivo di aumentare l’effetto dei messaggi pubblicitari, dare vita a prodotti di successo e in grado di rispecchiare le aspettative dei consumatori e addirittura ideare interi brand.

Secondo Martin Lindstrom, uno dei più celebri esperti mondiali di Neuromarketing, “oltre il 30% dei 100 marchi di Fortune sta utilizzando questa metodologia per la ricerca strategica. Il Neuromarketing ha dimostrato che oggi non bisogna più vendere prodotti, ma piuttosto sedurre i clienti”.

La “scienza della mente” riesce dunque a trovare un efficace interlocutore nel marketing quando questo viene interpretato come arte della persuasione e, dunque, più nella sua dimensione psicologica che di puro selling. Un utilizzo corretto del Neuromarketing si pone dunque l’obiettivo di individuare, nel bombardamento di informazioni di cui ciascuno di nuovo è quotidianamente obiettivo, quanto le nostre decisioni siano influenzate dalla razionalità e quanto, invece, dalla sfera emotiva.

L’esperto di intelligenza emotiva Daniel Goleman conferma che “il nostro cervello è progettato, quando ci troviamo di fronte a una decisione, per valutare e soppesare emotivamente ciascuna opzione. Nessuna decisione nella vita prescinde dall’emozione, a meno che non ci troviamo nell’ambito della matematica, che è un universo puramente teorico. È un’emozione tacita, impercettibile, ma molto rilevante”.

La neuroscienziata Susan Greenfield sottolinea che attualmente “la scienza cognitiva è molto utilizzata per studiare i consumatori, attraverso tecniche di scansione del cervello. Ci sono molte ragioni. Innanzitutto non è doloroso per le persone, che possono essere pienamente coscienti. E le immagini che si ottengono, con alcune parti del cervello che si illuminano, sono belle da vedere e, almeno apparentemente, molto chiare e facili da interpretare”.

Ma il Neuromarketing sarà effettivamente parte integrante del marketing del futuro? Secondo Lindstrom, .

La pubblicità non funziona più. I marketer spendono una quantità enorme di soldi e la gente non ricorda veramente nulla. Ovviamente, qualcosa succede. Forse memorizziamo le conoscenze a livello inconscio, che è quello che stiamo cercando di capire, o forse vanno solo in un buco nero: io fondamentalmente non credo che ci dimentichiamo tutto, ma che archiviamo le informazioni da qualche parte. Il Neuromarketing aiuta a capire dove vanno questi messaggi e come influiscono su di noi, ed è probabilmente la migliore e l’unica scelta che abbiamo in questo momento nella comprensione del consumatore e del futuro della pubblicità”.

Content Marketing e Intelligenza Artificiale: quali tool utilizzare?

Come abbiamo già avuto modo di spiegare in diversi articoli sul nostro blog, l’intelligenza artificiale occupa già un posto di grande importanza nel marketing di nuova generazione, e diventerà sempre più focale nei prossimi anni. Il panorama tecnologico è ormai in costante trasformazione e colpisce in modo trasversale pressoché qualunque tipo di industria, con innovazioni che contribuiranno a modificare per sempre non soltanto il nostro modo di fruire le informazioni, ma anche di vivere il nostro quotidiano.

E così, sulla base del fatto che la tecnologia del futuro tenderà a cambiare le modalità interazione delle persone con le informazioni, i servizi e i brand, l’AI ha l’obiettivo preciso di automatizzare i task ripetitivi per risparmiare tempo prezioso, che andrà poi investito su aspetti più creativi e strategici del business.

Neppure il digital marketing è estraneo a questa importante metamorfosi e, in questo senso, il Content Marketing e l’intelligenza artificiale si rivelano due concetti destinati a operare in una sinergia sempre più stretta.

Il Content Marketing va inteso come un’attività certamente creativa, ma anche molto strategica perché basata su statistiche e dati certi e analizzabili. Ed è proprio relativamente a quest’ultima precisazione che si evidenzia il ruolo dell’AI, strumento perfetto per automatizzare e scalare attività ripetitive. Nella pratica, questo significa poter rendere automatica la produzione di contenuti cosiddetti “di routine” e focalizzare tempo, talento e risorse su attività che richiedono invece la massima dose di creatività e strategia. Allo stesso modo, l’AI applicata al Content Marketing può includere anche tool di alto livello capaci di fornire un supporto reale nel controllo dei testi, nella loro ottimizzazione SEO, nella loro analisi.

Ma esistono già strumenti che possono aiutare in questo modo gli esperti di Digital Marketing? La risposta è . Scopriamoli insieme.

  1. Acrolinx: si tratta di uno strumento ideale per chi ha la necessità di verificare e mantenere una coerenza interna costante tra una grande mole di documenti diversi, sia in termini di stile, che di tono di voce, che di linguaggio. Di fatto, questo tool di AI analizza i contenuti per poi suggerire eventuali correzioni ortografiche, stilistiche o grammaticali così da mantenere coerenza di brand a livello di comunicazione testuale.
  2. Grammarly: è lo strumento più utilizzato per il proofreading destinato ai testi di lingua inglese. Si tratta di un editor di testo scaricabile in locale e integrabile con browser, client per email e programmi di Microsoft Office.
  3. WordLift: questo tool completamente italiano è nato per aiutare gli esperti di Content Marketing a scrivere contenuti sempre più ottimizzati in termini di SEO. Il programma di occupa infatti di tradurre gli articoli in metadati comprensibili ai browser, alle chatbox, agli assistenti digitali e ai crawler, includendo al contempo implementazioni in termini di user experience (raccomandazioni per altri contenuti, link interni, visualizzazione dei dati, immagini, ecc.)
  4. io: si tratta di uno strumento pensato per analizzare le prestazioni dei contenuti digitali attraverso il monitoraggio delle statistiche di vari canali, dai siti web ai social. Permette inoltre una facilitazione in termini di content publishing e l’automazione delle gestione delle campagne, sempre con fini di ottimizzazione. Infine, offre interessanti insight sui trend di interesse.
  5. Quill: ideale per chi è alla ricerca di un tool progettato per scrivere report, grazie alla sua capacità di trasformare i dati in interpretazioni derivanti dal contesto specifico del rapporto stesso, e di suggerire ai marketer quali azioni necessiterebbero di maggiore attenzione per generare un aumento di performance.

Ecco i cinque errori di marketing da evitare in qualunque progetto

Quali sono i principali errori che vengono commessi in ambito di marketing e che rischiano di inficiare i risultati di un progetto che, diversamente gestito, potrebbe rivelarsi invece un case history di successo?

Fermo restando che non esistono certamente abracadabra per fare andare bene ogni attività di marketing, quello che è altrettanto certo è che c’è una lista di attività che è assolutamente necessario svolgere per garantirsi un più ampio margine di successo. Commettere questi errori grossolani di fatto non permette di cogliere interessanti opportunità strategiche e fattuali che potrebbero fare la differenza.

Ecco dunque quali sono, ancora oggi, i cinque errori più comunemente commessi nel marketing.

  1. Nessuna ricerca di mercato in fase preliminare: questo tipo di attività è assolutamente fondamentale in fase strategica e in ogni fase di vita di qualunque marchio o prodotto. Non soltanto permette di individuare e dunque evitare potenziali criticità, ma anche di anticipare i risultati di progetto o le azioni dei competitor. Le ricerche di mercato hanno l’obiettivo di chiarirsi le idee sul brand, prodotto o servizio che dovremo promuovere; comprendere appieno il target di riferimento e le sue aspettative; capire come intercettarlo e sedurlo e infine testare la nostra strategia di marketing prima di attuarla sul serio.
  2. Nessuna strategia: come è possibile realizzare un progetto di marketing senza una strategia? Sembra una domanda retorica, eppure l’assenza di un piano di azione è ancora uno degli errori più generalmente commessi. Una corretta strategia di marketing, non soltanto digitale ma anche tradizionale, non soltanto supporta un piano di azione più globale, ma focalizza l’attenzione su ciò che è davvero importante, seleziona le figure più corrette per realizzare il progetto, snellisce il lavoro e definisce il successo delle azioni.
  3. Nessun piano di brand omnichannel: come si può pensare di agire al meglio se non si ha un’idea chiara in merito al DNA unico e univoco del brand che dobbiamo proporre? Questa identità chiara deve necessariamente essere espressa in modo coerente in tutte le attività, e non soltanto nel nostro progetto – che è da considerarsi parte di un tutto complesso e variegato. Ricordiamo sempre che gli attori nel settore della Comunicazione e dell’Advertising sono tantissimi, e che operano in un’infinità di canali digitali e tradizionali attraverso una quantità industriale di attività. Quale che sia il messaggio e a prescindere che si differenzi a seconda del medium utilizzato, va sempre tenuto presente che il brand rimane lo stesso. Agiamo di conseguenza.
  4. Nessun monitoraggio di attività e risultati: come è possibile stabilire la bontà di un progetto se non si misurano i suoi risultati? Eppure, questo errore viene ancora commesso. È essenziale quantificare sempre il ritorno delle attività svolte e misurare in modo preciso i risultati ottenuti, non soltanto per avere un quadro dell’andamento generale del progetto ma anche per individuare nuovi spunti e potenzialità.
  5. Nessuna promessa mantenuta: l’effetto boomerang generato dalle promesse non mantenute in ambito di marketing è ben noto. Il brand deve poter realizzare fattivamente quello che ha proposto attraverso la sua campagna promozionale: si chiama coerenza, ma anche correttezza nei confronti dei consumatori. Al contrario, sinergia tra identità e mission di brand e promesse di marketing non soltanto accontenta, ma fidelizza i consumatori.

Come il Social Media Marketing migliora il business del tuo negozio di arredamento

Tutti conoscono i Social Media. Tutti sanno cos’è Facebook e in molti lo utilizzano, spesso non nel migliore dei modi, dando l’impressione che una piattaforma tanto potente, in fondo, non sia che una piazza virtuale in cui tutti gridano e nessuno ascolta.

Naturalmente la realtà è sempre molto più sfaccettata dell’opinione, e oggi sono milioni le aziende che utilizzano il Social Media Marketing per promuovere online la loro attività sfruttando proprio il potere inarrestabile di piazze virtuali tanto frequentate. Perché non dovresti fare lo stesso anche tu, con il tuo negozio di arredamento? Se uno strumento tanto potente è a disposizione di tutti, la cosa migliore non è ignorarlo ma imparare a utilizzarlo al meglio, non credi?

Ascoltare, coinvolgere, misurare e promuovere: questi sono i quattro obiettivi cardine sui quali si fonda una buona attività di Social Media Marketing. Con il supporto di professionisti specializzati, scoprirai di poter ottenere moltissimo da Facebook, Twitter, YouTube, Google+, Pinterest, Instagram e LinkedIn a fronte di un investimento economico contenuto.

Social Media per l’arredamento: ti raccontiamo un caso di successo

Nella nostra Digital Agency a servizio completo ci troviamo spesso a gestire l’identity e la reputation sui social di molte aziende specializzate in vari settori, compreso l’arredamento. Sin dal momento in cui conosciamo il cliente, il nostro obiettivo è sempre quello di aiutarlo a comprendere quanto questi strumenti possano influire sull’opinione che gli utenti hanno della sua attività. Non solo: è importante anche ricordare che i Social Media, nella loro naturale e più moderna evoluzione, sono anche il veicolo per individuare le attività sul territorio, e per valutarne la qualità di prodotti e servizi.

Il ruolo del Social Media Manager è essenziale non soltanto nel definire al meglio l’identità aziendale del cliente sui social media, ma anche per la gestione corretta e bilanciata di eventuali criticità e delle campagne pubblicitarie previste dalle varie piattaforme.

Il Social Media Marketing dovrebbe quindi sempre tenere conto dei tanti strumenti messi a servizio delle aziende dai social network: perché questi portino dei risultati effettivi non è sufficiente aprire una pagina Facebook, un profilo Twitter, un canale YouTube… ma anche gestirli in modo coordinato e smart, offrendo agli utenti contenuti realmente interessanti che portino loro un valore aggiunto e la voglia di acquistare.

Social Media per l’arredamento.

Nel corso dei nostri dieci anni di attività, abbiamo lavorato con diverse realtà nel settore dell’arredamento e dell’Interior Design: per ciascuna di esse abbiamo formulato un piano strategico ad hoc, perché siamo consapevoli delle peculiarità e unicità di ogni azienda. Per tutte, abbiamo dato vita a una soluzione sinergica che facesse fruttare al meglio gli strumenti a nostra disposizione.

Per l’attività di Interior Design che per l’occasione chiameremo X, abbiamo iniziato con la strutturazione di profili aziendali completi su quelli che abbiamo ritenuto essere i migliori canali social per il cliente. Nello specifico, abbiamo creato una corporate image coerente e subito identificabile da un punto di vista grafico ed estetico, sulla quale abbiamo costruito profili e pagine in Facebook, Google+, Pinterest, LinkedIn e YouTube.

Una volta imbastita la brand identity sui canali social, abbiamo utilizzato Google+ e Facebook per identificare l’attività anche a livello di local advertising, approfittando al contempo dei tool di monitoraggio offerti dalle piattaforme per comprendere in quali momenti della settimane e del giorno l’azienda riceveva il maggior numero di contatti. Abbiamo poi studiato con attenzione il target di pubblico da colpire con i nostri contenuti.

È arrivato poi l’importante momento di dare vita al draft del conversation calendar: i nostri esperti copywriter e Social Media Manager hanno strutturato un piano editoriale su base mensile definendo gli argomenti di interesse attinenti e complementari alle proposte di brand, più commerciali e che devono necessariamente essere limitate sui canali social, al fine di non annoiare gli utenti. Frequenza, tono di voce, registro delle risposte da fornire agli utenti e suddivisione delle tematiche sono in questo senso gli ingredienti essenziali per dare vita a una gustosa “torta” social.

La ciliegina è però rappresentata dalla capacità di creare interazione e traffico biunivoco tra le varie piattaforme social e il sito web del cliente, così da generare lead di valore, realmente attinenti con il profilo-cliente ricercato dall’azienda.

Social Media per l’arredamento: ti raccontiamo un caso di successo.

Ed ecco che l’ensemble prende vita. Immaginatelo come un’orchestra:

  • La pagina aziendale Facebook diventa il luogo virtuale in cui condividere news di interesse generale fruibili dal pubblico, e proporre sconti, novità, prodotti sia attraverso il traffico organico che quello a pagamento
  • La pagina di brand su Google+ si trasforma in una mappa virtuale per raggiungere fisicamente l’attività del cliente e per tracciare i comportamenti degli utenti sul territorio, offrendo al contempo agli utenti la possibilità di lasciare recensioni sull’azienda
  • Il canale YouTube prende vita con contenuti immediatamente comprensibili, video tutorial, infografiche, approfondimenti su specifici elementi d’arredo o sulle modalità realizzative di divani e poltrone
  • Il profilo aziendale su Pinterest è una grande lavagna luminosa virtuale sulla quale “appendere” le immagini più belle delle collezioni dell’azienda, identificarle con contenuti di interesse e linkarle direttamente alle schede tecniche sul sito web, intercettando un’utenza particolarmente interessata all’Interior Design
  • La pagina aziendale su LinkedIn è infine il veicolo più professionale per entrare in contatto con professionisti e partner, ricercare nuovi dipendenti e collaboratori, espandere la propria attività all’estero attraverso il contatto diretto con figure di interesse, partecipare a discussioni e approfondimenti su gruppi di settore

Il progetto social intrecciato e interconnesso per lo showroom di arredamento X si è rivelato un grande successo: non ha solamente aumentato le visite al sito web e portato più clienti al negozio, ma ha anche offerto agli utenti la possibilità di conoscere meglio il brand e di parlare direttamente con i suoi referenti, comprendendone specialità e unicità.

Allo stesso tempo, la nostra azienda cliente ha compreso che un motore potente come quello dei social network può funzionare a dovere, se viene nutrito con il carburante giusto.

Perché non ci racconti di come vorresti ti raccontassimo suoi social media? Parliamone insieme!

I negozi di arredamento del futuro: i programmi fedeltà

programmi fedeltà nei negozi di arredamento del nuovo millennio sono ormai una realtà conosciuta, apprezzata ma non ancora così radicata – se si escludono i grandi brand internazionali che, per spirito, tendono a muoversi più rapidamente verso le novità tecnologiche.

Le cosiddette fidelity card possono rappresentare uno strumento di marketing di grande valore e assai vantaggioso sia per il negozio di arredamento che per i suoi clienti: attraverso i programmi fedeltà, il primo si pone nella condizione di monitorare lo sviluppo comportamentale dell’acquisto ripetuto e il sentiment dei clienti più assidui, mentre i secondi vengono premiati con sconti e agevolazioni per le loro decisioni d’acquisto.

Se ben studiato, un programma fedeltà è certamente utile per i negozi di arredamento che vogliono collocarsi in modo nuovo nel proprio segmento di mercato, facendo proprie teorie e pratiche di inbound marketing avanzato e pluridirezionale.

 

Programmi fedeltà per showroom di arredamento: i vantaggi

Ma quali sono i vantaggi dei programmi fedeltà per un negozio di interior design?

Partendo dal presupposto di una strutturazione corretta e sinergica della strategia di marketing, che dovrebbe necessariamente utilizzare più di uno strumento di promozione per aumentare la fidelizzazione al brand e il numero di clienti, vi sono senza dubbio una serie di qualità che non è possibile ignorare.

Cominciamo a parlare degli obiettivi dei loyalty program: premiare i clienti più fedeli e più assidui del nostro negozio di arredamento, di fatto orientando il loro comportamento a una fidelizzazione ancora più marcata. I clienti potranno usufruire di sconti e agevolazioni studiati appositamente sulle loro esigenze (previa naturalmente un’adeguata survey di marketing), attraverso una differenziazione e una segmentazione degli utenti e dei loro comportamenti.

I programmi fedeltà possono essere costruiti su fidelity card (o tessere fedeltà) proposte dal negozio di arredamento. Queste card offrono l’opportunità di accumulare punti o unità di valore che sarà lo stesso showroom di mobili a decidere: tali valori saranno registrati sulla tessera nel momento in cui il cliente fidelizzato procederà a un acquisto.

Tra i principali vantaggi dei programmi fedeltà vale la pena ricordare:

  • La possibilità di identificare, classificare e differenziare i clienti più fedeli dello showroom di interior design
  • La possibilità di offrire ai clienti fidelizzati un premio unico, che aumenta la consapevolezza di brand e il suo gradimento
  • La possibilità, per il negozio di mobili, di creare un vero e proprio database marketing, che conterrà tutte le informazioni relative ai clienti e ai loro funnel di acquisto. In questo modo lo showroom di arredamento potrà creare strategie di vendita ad hoc, basate sui comportamenti recepiti e registrati
  • La possibilità di ottenere maggiori guadagni cristallizzando, mantenendo, implementando e premiando la fedeltà dei clienti che, in questo caso, non ricevono più solamente prodotti ma anche servizi proattivi e positivi
  • La possibilità di promuovere la propria attività a discapito dei concorrenti attraverso un’attività di marketing avanzato, sostenibile con un investimento relativamente contenuto

Sono sempre più i negozi di arredamento che comprendono il valore dell’incentivazione all’acquisto da parte dei loro clienti più fedeli. E sanno che è più conveniente investire budget per produrre tessere magnetiche piuttosto che distribuire cartoline di raccolta punti. Le prime, infatti, consentono di registrare a livello informatico un patrimonio di informazioni preziosissime utili anche alle strategie di vendita future.

Programmi fedeltà e negozi di arredamento: l’esempio IKEA

IKEA, forse il più celebre furniture store al mondo, rappresenta un caso studio assai interessante per quanto riguarda la generazione di brand awareness e brand fidelity attraverso i programmi fedeltà e le tessere punti.

L’iniziativa, ormai capillare sul mercato mondiale per il colosso svedese, è regolarmente pubblicizzata anche sul sito web della casa madre.

L’utente viene invitato a “diventare socio” della cosiddetta “IKEA Family”, la carta-punti del brand, alla cui sottoscrizione corrisponde subito un buono sconto per il cliente. In sostanza, un piccolo incentivo che il marchio può permettersi di corrispondere a fronte dei preziosissimi guadagni che la sottoscrizione alla carta gli porterà.

L’utilizzo di IKEA Family per il cliente permette di usufruire di offerte nei punti vendita, di prodotti sempre a prezzo speciale e addirittura di beneficiare di una serie di convenzioni con tante aziende partner. VI sono poi proposte di eventi e seminari gratuiti presso i negozi, sconti sul consumo di cibo all’interno degli store, tutorial multimediali sul trasporto dei mobili acquistati. Correttamente da un punto di vista di marketing strategico, la sottoscrizione del programma fedeltà corrisponde anche all’iscrizione ad una newsletter.

Quello di IKEA è solamente uno dei tanti esempi di utilizzo virtuoso di un programma fedeltà, capace di portare innegabili vantaggi sia all’azienda che agli utilizzatori, mantenendo al contempo uno stretto legame tra marchio e clienti, sempre invogliati ad acquistare da promozioni e omaggi.

Per la strutturazione di un corretto piano di marketing che sappia integrare l’utilizzo di una fidelity card e relativi programmi fedeltà, è essenziale il supporto di specialisti della comunicazione, che sapranno guidare lo showroom di interior design verso la nuova frontiera della promozione di brand.